Italia Nostra Onlus – Sez. Crotone
L’istituzione di un Parco nazionale, con tutte le leggi di tutela che lo dovrebbero governare, in primo luogo la legge quadro 391/94, non sono stati sufficienti a garantire la protezione e la conservazione dell’ecosistema all’interno del Pollino. Tutt’altro.
Mancati controlli, interventi autorizzati di tagli boschivi e progetti di “valorizzazione”, a nostro avviso non coincidenti con le finalità prioritarie di conservazione degli habitat e tutela degli ecosistemi, hanno provocato, e continuano a farlo, dei gravissimi danni all’ecosistema ed alla biodiversità ormai rara di quel parco.
Da alcuni anni a questa parte prosegue un’incessante opera di deforestazione “scientifica” di alcune aree protette; in particolare, si tratta di tagli forestali molto intensi nella valle del fiume Argentino, affluente del Lao, una delle aree più selvagge e meglio conservate del parco.
L’esecuzione di un nuovo invasivo progetto dell’Ente Parco del Pollino, denominato “ripristino sentieristica luogo il Fiume Argentino” prevede la realizzazione di ben 11 ponti e di una strada lungo il fiume, hanno avuto conseguenze devastanti per l’habitat fluviale, situato in area protetta SIC e ZPS, Riserva naturale dello Stato gestita dal CFS, e facente parte di Rete Natura 2000.
Le associazioni Altura ed Italia Nostra chiedono come sia stato possibile ottenere la valutazione di Incidenza Ambientale indispensabile per iniziare i lavori.
Da due anni a questa parte, con l’allestimento del cantiere, il degrado dell’area si è ancora di più intensificato.
Succede così che, mentre da un lato si autorizzano tali opere invasive nell’habitat naturale dell’ Argentino affluente del Lao, che compromettono la qualità dell’acqua, finora cristallina, mettendo a rischio la sopravvivenza delle simpatiche lontre, (i mustelidi a più alto rischio di estinzione in Italia), dall’altro si firmano patti per la tutela proprio della Lontra del fiume Lao, come quello sottoscritto anche dalla Regione Calabria e dall’Ente Parco.
E’ risaputo che solo preservando tutta la vegetazione nella valle del fiume Argentino e del Lao, protette per legge, si aiuta la lontra a sopravvivere.
Tali improvvidi e devastanti interventi hanno causato anche l’allontanamento della coppia di aquile reali visibile sopra la valle (ai piani di Novacco), coppia che nel 2011 non ha nidificato. Tutto ciò in spregio alla direttiva 79/409/CEE “conservazione degli uccelli selvatici” e la direttiva 92/43/CEE “conservazione degli habitat Naturali e semi naturali della fauna selvatica”.
Persino i caprioli autoctoni di Orsomarso sono a rischio. Come ben noto, il capriolo italico è molto raro nella nostra penisola essendosi estinto in gran parte del Paese a causa della caccia indiscriminata e rimpiazzato poi da esemplari reintrodotti da Oltralpe. Come per gli orsi morti nel Parco Nazionale d’Abruzzo, anche per i caprioli italici del Pollino dobbiamo ricordare che un singolo esemplare ucciso vuol dire che l’Italia ha perso in un solo colpo un’altissima percentuale del suo patrimonio di biodiversità, essendo ormai poche decine le coppie di caprioli autoctoni stimate nel Parco.
Oltre che alla biodiversità, altra conseguenza della deforestazione e cementificazione della valle del fiume Argentino è la rumorosa ed inquinante presenza di fuoristrada e moto da cross insieme a cumuli di rifiuti sparsi dovunque, senza alcun controllo da parte del CFS e/o dell’Ente Parco. Danni ingenti anche al paesaggio montano, una volta suggestivo nella sua naturalità selvaggia ed incontaminata. Prima dell’intervento dell’uomo.
Le associazioni Italia Nostra ed Altura hanno più volte denunciato, e continuano a farlo, questi gravi scempi all’Ente Parco ed alle Istituzioni responsabili, in primis al Ministero Ambiente, chiedendo degli interventi urgenti a tutela della biodiversità minacciata persino all’interno di un parco nazionale!
Lì, 8 Maggio 2012
Teresa Liguori - Consigliera nazionale Italia Nostra, Gruppo Parchi e Biodiversità
Stefano Allavena - Presidente nazionale Altura
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Uso di asfalto e cemento, cicli di ceduazione irrispettosi della riproduzione sessuale, asporto di genotipi “buoni” con tagli poco selettivi, compattazione del suolo, sono tutti fattori che comportano non solo un degrado visivo del paesaggio ma anche funzionale e strutturale (frammentazione ecologica, perdita di specie e riduzione della resilienza dell’ecosistema). Non c’è nulla di “scientifico” in questi interventi. Esiste solo “l’accanimento terapeutico” di pochi portatori di interessi che utilizzano la giustificazione tecnocratica come surrogato della validazione scientifica.