Archivi categoria: Acqua

A Palermo l’acqua ritorna pubblica

Fonte: Il Cambiamento
Di: Laura Pavesi

Il Comune di Palermo ha confermato la decisione dell’amministrazione di trasformare AMAP – la società che gestisce il servizio idrico integrato della città – da S.p.A. (ente di diritto privato) in Azienda speciale (ente di diritto pubblico).
Grande soddisfazione è stata espressa dal Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua.

Giovedì scorso, 4 aprile 2013, è stata una giornata storica per il Comune di Palermo: l’amministrazione ha deciso di ritornare ad una gestione interamente pubblica dell’acqua e del servizio idrico integrato (SII) ed ha deliberato la trasformazione di AMAP S.p.A. (attualmente ente di diritto privato) in Azienda speciale (ente di diritto pubblico).
Era stato lo stesso Sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, ad annunciare il ritorno ad una gestione dell’acqua totalmente pubblica e lo aveva fatto proprio durante una manifestazione in difesa dell’acqua pubblica, organizzata a Villa Niscemi dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua. In mattinata, il Sindaco aveva anticipato la storica decisione e, nel pomeriggio dello stesso giorno, l’amministrazione palermitana ha approvato la Delibera che dà il via libera alla ripubblicizzazione di AMAP. AMAP, infatti, pur essendo costituita dal Comune di Palermo quale Socio unico , oggi è un’azienda di diritto privato.
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Di quanta terra abbiamo bisogno?

Volentieri inoltriamo l’art. del Dott.Federico Valerio Chimico ambientale
pubblicato su Scienziato Preoccupato

Di Quanta Terra Abbiamo bisogno?

Se qualcuno avesse chiesto a vostro bis-nonno di quanta terra aveva bisogno per vivere decentemente lui e la sua famiglia, lui avrebbe saputo rispondere, senza esitazione.
La sua generazione aveva ben chiaro quanto grano, quanto fieno, quanta legna, ogni anno produceva una determinata superficie di campo e di bosco. E la stessa generazione sapeva anche quanta superficie di pascolo ci voleva per allevare, allo stato brado, pecore e mucche.
Se poi gli chiedevate quanta poteva essere la superficie utile per rigenerare le deiezioni umane ed animali della fattoria, non avrebbe avuto esitazioni, pochi metri quadrati, da usare a rotazione.
Oggi, nessuno, io per primo, ha la minima idea di quanta Terra, ogni anno, abbiamo bisogno per il nostro vivere quotidiano: mangiare, vestirci, muoverci, produrre beni e servizi, ripararci dal caldo e dal freddo, riciclare i nostri avanzi, goderci l’happy hour quotidiano…
In sintesi, ognuno di noi quanto pesa sulle risorse rinnovabili che, grazie al Sole, il Pianeta da circa 200.000 anni (da quanto i nostri progenitori, Homo e Mulier sapiens sapiens, hanno mosso i primi passi dal Corno d’Africa), ci regala generosamente?
Non è certamente un conto facile, ma qualcuno ci ha già pensato per noi, sviluppando il concetto di “impronta ecologica”.
Il concetto di “impronta ecologica” è stato introdotto nel 1996 da Mathis Wackernagel e William Rees nel loro libro “Our Ecological Footprint: Reducing Human Impact on the Earth.” (La nostra impronta ecologica: come ridurre l’impatto umano sulla Terra), pubblicato in quell’anno.
A partire dal 1999, il WWF aggiorna periodicamente il calcolo dell’impronta ecologica nel suo Living Planet Report.
Nel 2003, Mathis Wackernagel e altri hanno fondato il Global Footprint Network, (GFN) che si propone di migliorare la misura dell’impronta ecologica e di conferirle un’importanza analoga a quella del prodotto interno lordo.
Tornando a vostro bis-nonno, lui sapeva bene quanta legna doveva tagliare ogni anno dal suo bosco per riscaldarsi, in modo da garantirsi che, anno dopo anno, con la crescita di nuovi alberi, nuova legna fosse garantita per lui e la sua discendenza. Sapeva quindi, quanti ettari di boschi gli avrebbero garantita la disponibilità continua di legna, in equilibrio con le sue necessità.
I ricercatori del Global Footprint Network hanno calcolato gli ettari “virtuali” presenti sul Pianeta, da cui sia possibile ottenere risorse rinnovabili (fibre vegetali, proteine animali e vegetali, alimenti) e quanti ettari “virtuali” sono disponibili per assorbire, senza problemi, le nostre scorie, in particolare l’anidride carbonica che immettiamo in atmosfera, ogni volta che bruciamo qualche cosa (legna, benzina, carbone, metano..).
L’anno scorso, con 7 miliardi di Homo Sapiens Sapiens sul groppone, la buona madre Terra metteva a disposizione di ognuno di loro, di noi, ben 1,8 ettari “virtuali”, ettari che il GFN definisce “globali”: un pezzo di Paradiso Terrestre di 18.000 metri quadrati, quasi tre campi di calcio.
Ebbene, un cinese, oggi ha una impronta ecologica pari a questa superficie, quindi se i nostri consumi fossero uguali a quelli dei cinesi, saremmo in pace con nostra Madre Terra che ci dà tutto quello che consumiamo e che ci serve per vivere.
Peccato che ogni Italiano, certamente meno sobrio di un cinese, abbia bisogno di 5,5 ettari globali, equivalenti a 8,6 campi di calcio.
In assoluto, tra tutti i paesi del mondo, il primato negativo spetta al cittadino americano medio, il quale, per soddisfare il suo irrinunciabile stile di vita (the American Way of Life) ha bisogno di 9 ettari di Pianeta: 14 campi di calcio.
La conclusione di tutto ciò, è che dal 1975 l’umanità, nel suo complesso, ha consumi annuali superiori a quelli rinnovabili che l’intero Pianeta ci mette a disposizione.
Di qui, lo slogan che avremmo bisogno di un altro Pianeta: ma di Terra ce n’è una sola !
Io comincio ad essere un po’ più preoccupato.
Non so voi!

Videoforum con il ministro Mario Catania

Videoforum con il ministro Mario Catania che parla di consumo di suolo e rinnovabili. Si segnala per la sua PARZIALITÀ e per il LOBBISMO a favore del fotovoltaico sui terreni verdi il giornalista Cianciullo. Il Ministro Catania gli risponde per le rime e difende efficacemente il suo sacrosanto provvedimento che ha tolto gli incentivi a questi impianti mangia-terreno-agricolo.

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L’emergenza idrica infiamma la valle “Solvay ci consegni i dati sui prelievi”

Distruzione del Lago di Santa Luce

Fonte: Montescudaio – Insieme per cambiare

Distruzione del Lago di Santa Luce:
si dimetta l’assessore provinciale Picchi

La drammatica vicenda dell’essiccamento totale del lago di Santa Luce, prevedibile ed assolutamente evitabile con un minimo di controllo, ha un principale responsabile: una classe politica che nulla ha fatto negli ultimi 30 anni per limitare i prelievi idrici per uso industriale. Il lago era in una situazione drammatica da molti mesi ormai e che si sia giunti a questa situazione è del tutto incredibile visto gli allarmi lanciati da più parti nei mesi scorsi. E visto che la competenza per le acque interne è della Provincia di Pisa, principale responsabile della distruzione di uno degli habitat più pregiati della Provincia di Pisa per l’avifauna è l’assessore all’ambiente Walter Picchi. Riteniamo perciò che si debba dimettere per manifesta incapacità nello svolgimento del proprio incarico e per aver dimostrato la più completa sudditanza alle pretese dell’industria, dimenticando del tutto il proprio ruolo istituzionale di tutela dell’ambiente.
Si tratta del quarto episodio gravissimo negli ultimi mesi sulla questione acqua che vede coinvolta Solvay: in primis gli emungimenti probabilmente non autorizzati dai laghetti di Casagiustri, poi la forzatura per ottenere le concessioni del sale a Volterra, giocando la pesante carta del ricatto occupazionale,e ancora la pretesa di bloccare i nuovi pozzi ad uso idropotabile di ASA nel Comune di Montescudaio.
In tutti questi casi la Provincia di Pisa si è distinta per inerzia e per la mancata tutela dell’interesse pubblico. Ci auguriamo anche che si valuti la possibilità di revoca delle concessioni d’acqua a Solvay, ai sensi del regolamento provinciale in materia art. 28 e 29, visto che appare ormai evidente a tutti come tali concessioni siano contrarie all’interesse pubblico. Il successivo rilascio di concessioni deve essere accompagnato da precise garanzie di tutela dell’ambiente e del diritto all’acqua dei cittadini.

Fabio Tinelli Roncalli - Insieme per Cambiare Montescudaio
Alessandro Lucibello Piani - Insieme per Cambiare Riparbella

Inceneritore di Selvapiana: modifiche articoli 141 e 142 della LR 66/2011

Italia Nostra-Onlus- Firenze
Associazione Valdisieve
Associazione Vivere in Valdisieve

Rufina, 9 Maggio 2012
Domani 10 Maggio 2012 la VI° Commissione della Regione Toscana si riunisce per discutere di nuovo sulle modifiche alla LR 66/2011, con particolare riferimento agli articoli n. 141 sulla “Tutela dei corsi d’acqua”e il n.142 che riguarda “Interventi nelle aree a pericolosità idraulica molto elevata”.
Le sottoscritte Associazioni VALDISIEVE e VIVERE IN VALDISIEVE, altamente preoccupate che le eventuali e non auspicabili modifiche, pericolosamente, possano sbloccare l’inceneritore di SELVAPIANA, situato in parte in area PI4, fanno proprie le parole del Prof. Ing. Gianfranco Liberatore, Ordinario di Costruzioni Idrauliche, Marittime e Idrologia, presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Udine (in allegato): “In particolare non ha senso costruire un impianto di incenerimento in un area classificata ai massimi livelli di pericolosità idraulica, con la conseguente difficoltà di garantire adeguati livelli di sicurezza per l’opera in sé e per i territori a valle: sicurezza che non può essere ottenuta solo tenendo conto dei massimi livelli prevedibili di piena (peraltro valutabili, come noto, solo in termini probabilistici e nell’ipotesi di invariabilità morfologica dell’alveo, che invece è una struttura variabile nel tempo).
Un eventuale collasso dell’opera può avvenire, oltre che per il verificarsi di piene superiori a quelle di progetto (comunque da non escludere anche nel breve termine), anche per il verificarsi di fenomeni non facilmente prevedibili come divagazioni d’alveo e conseguente erosione delle opere protettive, variazioni della morfologia dell’alveo a seguito di fenomeni di sedimentazione-erosione, ostruzioni dell’alveo per frane o per accumulo di materiali galleggianti, ecc.
La legge regionale n. 66/2011 correttamente esclude la possibilità che nelle aree golenali possano essere realizzate “edificazioni e manufatti di qualsiasi natura” (art. 141,1), essendo consentita in aree ad alto rischio idraulico solamente – e sotto precise condizioni – la realizzazione di “infrastrutture di tipo lineare” quando queste non siano diversamente localizzabili (art. 142,1).
In tal modo viene esclusa la possibilità che in aree ad alto rischio idraulico in prossimità degli alvei fluviali vengano realizzate edificazioni di qualsiasi tipo, e la cui sicurezza, per i motivi sopraesposti, non potrebbe essere garantita in modo certo.
Alcune modifiche successivamente proposte (…) porterebbero, se approvate, allo stravolgimento della sostanza della legge 66, consentendo nelle aree ad alta pericolosità idraulica la realizzazione di varie tipologie di opere, tra le quali quelle per lo stoccaggio e il trattamento dei rifiuti, nelle quali potrebbe rientrare l’inceneritore in oggetto.
Tipologie di opere queste ultime che nulla hanno a che fare con le “infrastrutture di tipo lineare” consentite in precedenza, che non presentano alcuna necessità di localizzazione in adiacenza ad un corso d’acqua, che anzi appare decisamente inopportuna, e che possono comportare l’occupazione di aree di non trascurabile superficie, l’edificazione di fabbricati con volumetrie anche rilevanti, oltre che, nel caso specifico, lo svolgimento di attività industriali non esenti da rischi di inquinamento del corso d’acqua adiacente con possibili conseguenze disastrose nel caso di eventi fluviali estremi o comunque non prevedibili.”

CHIEDIAMO CHE LE MODIFICHE forniscano adeguate risposte ai problemi di interpretazione che sono emersi sugli
articoli 141 e 142 della legge 66/2011, 

COME EVIDENZIATO anche nella “RELAZIONE ILLUSTRATIVA DEL TESTO”,  E CHE NON INCLUDANO
COMMI AD HOC PER UN IMPIANTO!