Archivi categoria: Denunce

Interrogazione parlamentare sull’eolico ad Orvieto presentata dal M5S

Atto Camera
Interrogazione a risposta scritta 4/00357
[...] Firmatari
Primo firmatario: GALLINELLA FILIPPO
Gruppo: MOVIMENTO 5 STELLE[...]

Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro per i beni e le attività culturali, al Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, al Ministro dello sviluppo economico. – Per sapere – premesso che:
lo sviluppo e la promozione di fonti di energia rinnovabile sono fondamentali per il futuro del nostro Paese;
l’energia eolica, solare e fotovoltaica dovranno trovare una strada privilegiata nel territorio italiano che, in base alle sue caratteristiche geomorfologiche, si presta allo sviluppo di queste energie naturali, ma mantenendo necessariamente le peculiarità paesaggistiche, naturalistiche, ambientali e culturali;
molti impianti, infatti, spesso invadono aree protette o di particolare importanza per la produzione agricola o la bellezza del paesaggio; basti pensare alle distese di pannelli solari che occupano centinaia di ettari del territorio agricolo ormai fondamentale per la produzione di cibo, nonché impianti eolici di grandi dimensioni che stanno arrecando danni ambientali non più sopportabili in molte regioni del Paese;
uno dei casi che stanno suscitando maggiore interesse nelle ultime settimane è quello dei due impianti eolici ravvicinati sul Monte Peglia, in vista del duomo di Orvieto, una delle città simbolo del nostro Paese;

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Il Consiglio di Stato blocca il parco eolico di Zeri

Fonte: Città della Spezia

Stop a “Vento di Zeri” in attesa della pronuncia edl Tar. Esultano gli ambientalisti: “Salvaguardato il valore ambientale dell’Appennino”.

Lunigiana - “Sussistono gli estremi del pregiudizio grave ed irreparabile alle posizioni fatte valere in giudizio dalle associazioni ricorrenti”. Con questa formula il Consiglio di Stato ha prorogato la sospensiva dei lavori per “Vento di Zeri”, il grande parco eolico in costruzione al Parco dei Due Santi sull’Appennino, proprio al confine tra Liguria, Toscana ed Emilia-Romagna.
Lo stop era arrivato il 16 aprile scorso dopo l’azione promossa dal Wwf e da altre associazioni ambientaliste emiliane, e portato avanti dagli avvocati Daniele Granara e Federico Tedeschini. Grande soddisfazione per i ricorrenti che ritengono di “aver contribuito all’affermazione dei valori costituzionali in materia ambientale, salvaguardando l’elevato pregio ambientale e paesistico, oltre che storico e culturale, dell’Appennino Tosco-Emiliano”.
Cinque pale alte fino a 120 metri in rotazione, circa 10 Mw di potenza, in fila sulla cresta del Monte Colombo a 1250 metri: un pugno in un occhio secondo gli abitanti zeraschi. Dall’altra parte dei monti, sul versante emiliano, sono stati invece i cittadini di Albareto a subire i disagi legati alla viabilità. Per settimane betoniere piene di calcestruzzo e camion con i macchinari hanno percorso le strade di montagna per alimentare il cantiere, con grande sofferenza delle vie di comunicazione.
Sconfessate la Regione Toscana, la Fera srl – l’azienda responsabile del progetto – e il Comune di Zeri, che in ogni caso non si è constituito in giudizio in questo grado. Il prossimo round è atteso per il 29 maggio presso il Tar di Firenze, che si riunirà in assemblea pubblica.

Parchi eolici sequestrati in Toscana e Sicilia

Fonte: Eco blog

Due sequestri nel giro di pochi giorni a Zeri e nell’ennese: stop anche a quello che avrebbe dovuto nascere ai laghi di Conversano

È guerra ai parchi eolici. Nella sola giornata di venerdì due parchi eolici sono stati sequestrati: quello di Zeri, nel massese, e quello del Giunchetto, posto fra i comuni di Nicosia, Leonforte e Assoro.
Da venerdì pomeriggio i sigilli della Procura di Parma bloccano la strada d’accesso che da Albareto, nell’Appennino parmense, conduce al crinale di Zeri, situato in Toscana. Lì dovrebbe nascere Vento di Zeri che prevede l’installazione di cinque pale eoliche di oltre 120 metri d’altezza.
A causare il sequestro è stato il mancato rispetto dei parametri fissati per il trasporto delle pale: per far transitare le pale le strade montane avrebbero dovuto essere allargate di 3 metri, ma l’aumento è stato di 10 metri. Da qui il sequestro.
In zona, precisamente nel parco eolico di Santa Donna a Borgo Taro, la polemica potrebbe accendersi a breve a causa del progetto d’installazione di 9 pale di 150 metri d’altezza.
Sempre venerdì, in Sicilia, è stato effettuato il sequestro preventivo del parco eolico del Giunchetto che sorge fra i comuni ennesi di Nicosia, Leonforte e Assoro. Il provvedimento ordinato dal Gip del tribunale di Nicosia Stefano Zammuto è stato aperto contro ignoti per inquinamento acustico dopo un esposto dei residenti della zona. Nei mesi scorsi gli inquirenti hanno accertato gravi violazioni edilizie e difformità tra i progetti originari approvati dalla Regione e le opere poi realizzate.
Sempre per rimanere in tema, negli scorsi giorni la Regione Puglia tramite il bollettino ufficiale ha reso noto l’annullamento del parco eolico che avrebbe dovuto nascere nel territorio dei comuni di ConversanoTuri e Putignano, una zona a forte valenza paesaggistica e naturalistica che si è deciso di tutelare.

Fermiamo le centrali a biomassa in Valdichiana

Firmate e diffondete!!
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Perché è importante
La Valdichiana è una valle toscana in provincia di Arezzo; per la sua conformazione è particolarmente adatta all’agricoltura; finora è stata ricca di frutteti e caratterizzata da diversi borghi e piccole città di cui la più famosa è Cortona. Nel corso del tempo l’agricoltura ha dovuto competere con nuovi insediamenti produttivi ma ora viene gravemente minacciata, insieme con il turismo locale e i centri abitati, dal progetto di realizzazione di ben 18 nuove centrali a biomasse da oltre 50 MW. Questo progetto è portato avanti da due società, l’Enel e la Powercrop, spinte dai lauti fondi europei concessi a questo scopo. Queste centrali sono fortemente inquinanti e oltre a minacciare seriamente la salute degli abitanti, rischiano di minare un’area che trae dall’agricoltura e dal turismo importanti fonti di sostentamento. La stessa Provincia ha già dato parere negativo ma la competenza ultima è della Regione Toscana.

Ricostruiamo L’Aquila

Fonte: Il Fatto Quotidiano
Di: Tomaso Montanari

 Gli storici dell’arte per l’Aquila

Ieri all’Aquila 1000 storici dell’arte hanno chiesto una «ricostruzione civile» per la città martire del patrimonio artistico europeo. Questo il documento finale, che è stato anche consegnato al ministro Bray, presente per tutta la giornata.
«Gli storici dell’arte riuniti all’Aquila oggi, 5 maggio 2013, intendono scuotere con forza tutte le istituzioni e ogni cittadino italiano. Vogliamo ricordare che non ha paragone al mondo la tragedia di un simile centro monumentale abitato che ancora giaccia distrutto, a quattro anni dal terremoto che l’ha devastato e a quattro anni dalle scelte politiche che l’hanno condannato a una seconda morte.
La prima cosa che vogliamo dire è che l’Aquila è una tragedia italiana, non un problema locale. È questo il senso della nostra presenza fisica, è questo il senso della volontà di guardare con i nostri occhi i monumenti aquilani in rovina. L’articolo 9 della Costituzione impone alla Repubblica di tutelare il patrimonio storico e artistico «della Nazione» attraverso la ricerca: ecco, oggi la comunità nazionale della storia dell’arte è all’Aquila. Per dire che il centro dell’Aquila è un unico monumento di assoluto valore culturale che appartiene alla Nazione: e che ora la Nazione deve essere al servizio dell’Aquila.
Mai come oggi, mentre finalmente i primi ventitré cantieri iniziano a prendersi cura di alcuni tra gli edifici monumentali del centro, è vitale che il sapere critico, la ricerca, l’insegnamento, la professionalità degli storici dell’arte siano a disposizione degli organi di tutela pubblici. E noi ci siamo.
Siamo anche profondamente consapevoli del valore civile della storia dell’arte, e non accettiamo la riduzione della nostra disciplina a leva dell’industria dell’intrattenimento ‘culturale’ al servizio del mercato.
Ed è per questo che affermiamo con forza che la ricostruzione della città di pietre non basta. Per questo la nostra giornata è intitolata alla «ricostruzione civile».
Gli storici dell’arte sanno che la città di pietre ha senso solo se è vissuta, giorno dopo giorno, dalla comunità dei cittadini. E questo legame vitale all’Aquila è stato volontariamente spezzato. Così, anche ammesso che, tra vent’anni, riusciamo ad avere l’Aquila com’era e dov’era, avremo una generazione di aquilani che non è cresciuta in una città, ma nelle cosiddette new town: cementificazioni del territorio senza alcun progetto urbanistico, e anzi immaginate come somme di luoghi privati. Senza spazio pubblico, senza arte, con un paesaggio violato.
Dunque, gli storici dell’arte riuniti all’Aquila chiedono con forza:

  1. Che il restauro del centro monumentale dell’Aquila, inteso come un unico e indivisibile bene culturale da proteggere, sia la prima urgenza della politica nazionale del patrimonio culturale. Che il flusso del finanziamento sia costante, e che l’andamento dei lavori sia pubblico, e totalmente trasparente. Che questo processo riguardi anche tutti gli altri centri storici del cratere, parti di un unico sistema ambientale, paesaggistico, urbanistico, storico-artistico.
  2. Che l’Aquila risorga com’era e dov’era. Che non si ricorra a demolizioni, e non si ceda all’assurda tentazione di improprie ‘modernizzazioni’ del tessuto urbano che violino la Carta di Gubbio. Che il significato civile e sociale di ogni monumento, del suo aspetto storico e della sua connessione con tutto l’organismo urbano che lo accoglie, sia considerato il primo, più importante, inderogabile valore.
  3. Che si rinunci ad ogni progetto di trasformare l’Aquila in una sorta di Aquilaland, cioè in un parco a tema che estremizzi quella perdita di nesso tra monumenti e cittadini che consuma giorno per giorno città come Venezia e Firenze. Per questo diciamo no ai progetti di realizzare parcheggi sotterranei, centri commerciali, richiami turistici a spese del tessuto storico monumentale e abitativo.
  4. Che il restauro del centro sia progressivamente accompagnato dal ritorno degli abitanti. Non possiamo aspettare venti anni per far trasferire gli aquilani dalle ‘new town’ nelle loro vere case: bisogna immaginare una politica di incentivi che acceleri questo processo, e che faccia progressivamente rivivere il centro. Per far questo, la ricostruzione deve inserirsi in una pianificazione urbanistica governata dalla mano pubblica, e non deviata da interessi privati. A questa pianificazione spetterà anche decidere del futuro delle ‘new town’: alcune dovranno essere abbattute, per ripristinare il paesaggio, altre potranno forse trovare un uso proficuo, ma solo all’interno di un piano preciso.

Non c’è più tempo: il momento di restituire l’Aquila e i suoi monumenti ai cittadini aquilani e alla nazione italiana è ora».

Biomasse a Cotronei

Consideravo quello delle biomasse uno sviluppo insostenibile, dove un terzo dell’energia elettrica nazionale prodotta da biomassa proveniva proprio dal crotonese, con tre grandi impianti tra i più potenti d’Italia: Crotone (22 Mw), Strongoli (40 Mw) e Cutro (14 Mw), alimentati da oltre 600 mila tonnellate di legno l’anno…ora vogliono costruire una terza centrale a biomassa…addio al nostro patrimonio boschivo…

Fonte: Area Locale
Di: Pino Fabiano

Qualche considerazione sulla questione biomasse a Cotronei
Mi occupai delle centrali a biomasse in tempi non sospetti, con un lungo articolo pubblicato su Cotroneinforma n. 73 del settembre 2002, e ancora oggi reperibile in alcuni siti internet.
Consideravo quello delle biomasse uno sviluppo insostenibile, dove un terzo dell’energia elettrica nazionale prodotta da biomassa proveniva proprio dal crotonese, con tre grandi impianti tra i più potenti d’Italia: Crotone (22 Mw), Strongoli (40 Mw) e Cutro (14 Mw), alimentati da oltre 600 mila tonnellate di legno l’anno.
Le biomasse vengono definite come fonti rinnovabili di energia: l’anidride carbonica emessa nella combustione è pari a quella sottratta dall’atmosfera per la crescita degli alberi. Proprio quelli che servono da combustibile per le centrali. Per cui si dice che il saldo delle emissioni di CO2 è zero.
Per questa ragione, a livello europeo esisteva il programma LEBEN (Large European Biomass Energy), per promuovere la realizzazione di Progetti Regionali Integrati per la valorizzazione della biomassa, mirati ad un nuovo sviluppo agricolo mediante nuove colture e tecnologie innovative. Tale programma europeo non ha riguardato però il territorio della provincia di Crotone. O meglio, sono state costruite le centrali a biomasse e, contemporaneamente, non si è tenuto conto di uno sviluppo agricolo per consentirne l’alimentazione, per produrre il combustibile necessario. Del resto la Sila era a due passi e forse veniva molto più comodo tagliare boschi, senza tener troppo in conto di un meccanismo di sviluppo sicuramente insostenibile.
A distanza di qualche anno, anche la Regione, la Provincia di Crotone e il Comune di Cotronei si sono accorti che la cosa non reggeva, denunciando il disboscamento irrazionale nella Sila, e mettendo altresì in evidenza che la potenzialità di assorbimento di biomasse da parte delle centrali è ben superiore alle condizioni dell’offerta regionale.
Eppure oggi, paradossalmente, si ritorna a parlare della costruzione di una nuova centrale a biomasse da 10 Mw a Cotronei, la quarta della provincia. In realtà dovrebbe arrivare la richiesta di una quinta centrale, sempre a Cotronei, seppur ancora nessuno ne parli.
Poiché l’investimento viene accolto dall’amministrazione comunale di Cotronei come una panacea in tempo di crisi economica, vorrei proseguire nel ragionamento con un metodo comparativo, evidenziando positività e negatività  dello stesso investimento, e utilizzando gli elementi empirici per una maggiore comprensione e valutazione del fenomeno.
Per rendere la questione più fluida inserisco nel ragionamento una metaforica bilancia: su di un piatto metteremo le negatività, sull’altro le positività. Cominciamo da quest’ultime.
La realizzazione della centrale porta un investimento economico di circa 40 milioni di euro. La cifra andrà in gran parte nell’acquisto della tecnologia, cioè della stessa centrale: quattrini che prendono la strada del nord, nella cassaforte del capitalismo nazionale. In loco resterà qualcosa per i costi delle maestranze, per il calcestruzzo e quant’altro. Poca roba rispetto al finanziamento totale. Comunque rappresenta una positività economica e la mettiamo sul nostro bel piatto della bilancia.
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