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Richiesta moratoria impianti energie rinnovabili

Le Associazioni Italia Nostra e WWF hanno chiesto al Presidente della Regione Sardegna una immediata moratoria delle installazioni di tutte le centrali per la produzione di energie rinnovabili in Sardegna ad esclusione degli impianti che producono l’energia per il proprio fabbisogno aziendale o domestico.
L’installazione di impianti per la produzione di energie rinnovabili nell’isola sta causando danni irreparabili al territorio, alle aree agricole e a numerose zone naturali di pregio. Sono ormai centinaia gli impianti che da nord a sud devastano l’isola e il suo paesaggio e altrettanti stanno per essere autorizzati o sono oggetto di richiesta di autorizzazione in vista dello scadere dei termini per poter usufruire degli incentivi del conto energia.

Fonte: Italia Nostra Sardegna

Impianti a Portoscuso

L’installazione di impianti per la produzione di energie rinnovabili nell’isola sta causando danni irreparabili al territorio, alle aree agricole e a numerose zone naturali di pregio. Sono ormai  centinaia gli impianti che da nord a sud devastano l’isola e il suo paesaggio e altrettanti stanno per essere autorizzati o sono oggetto di richiesta di autorizzazione in vista dello scadere dei termini per poter usufruire degli incentivi del conto energia. 

Già nel 2011 gli impianti in produzione di energie rinnovabili hanno raggiunto una potenza di 1.365 MW, nello stesso anno si è registrato un surplus di produzione di energia superiore al 10%. Le richieste di progetti da sottoporre a VIA superano i 700 MW e tanti altri impianti sono entrati in produzione nel 2012.
Supereranno i 15 mila ettari già nel prossimo anno i terreni occupati o interessati dai futuri progetti di energie rinnovabili, la maggior parte sono terreni agricoli.
A Carbonia e nei comuni limitrofi gli aerogeneratori superano le 100 unità (tra installati, approvati e richiesti, altezza media 150 mt) senza nessun rispetto neppure per l’area archeologica di Monte Sirai. Un numero ancora superiore sono le richieste del comune di Stintino che dovrà ospitare ben 9 “parchi eolici”. I tanti sindaci del Sulcis, della Nurra e del Medio Campidano si sentono impotenti a far fronte a questa invasione, o meglio devastazione del proprio territorio, e chiedono interventi urgenti e risolutivi per fermare la speculazione delle energie rinnovabili e lamentano, assieme alle proprie comunità, l’esclusione delle scelte che interessano i propri territori.
Al serio problema di accaparramento delle aree agricole e al danno ambientale e paesaggistico che causano impianti così sproporzionati e impattanti in aree naturalisticamente delicate e importanti, si aggiunge anche quello della tutela della salute, la cosiddetta sindrome da pala eolica pur essendo ignorata in Italia è scientificamente accertata in altri paesi.
Per porre fine a questa emergenza e per impedire un ulteriore degrado del territorio le Associazioni Italia Nostra e WWF hanno chiesto al Presidente della Regione Sardegna una immediata moratoria delle installazioni di tutte le centrali per la produzione di energie rinnovabili in Sardegna ad esclusione degli impianti che producono l’energia per il proprio fabbisogno aziendale o domestico, almeno fino a quando non sia operativo un PEARS che tenga conto delle installazioni realizzate, del reale fabbisogno energetico dell’Isola e della avvenuta sostituzione degli impianti alimentati da fonti con combustibili fossili con quelle a fonti rinnovabili.
È prioritaria la definizione di un Piano Energetico Regionale, basato in primo luogo sul risparmio energetico, sugli incentivi alle comunità locali per l’adozione di mini impianti a fonti rinnovabili e sulle iniziative locali quali i PAES e privilegiando gli impianti per autoproduzione. Un piano in sintesi in grado di limitare la folle e selvaggia corsa all’accaparramento delle terre, di impedire la sottrazione delle risorse ambientali e dei beni comuni alle comunità locali e alle generazioni future e di disciplinare finalmente con regole ferree questi impianti industriali, impedendone l’indiscriminato proliferare e l’installazione in aree agricole o in quelle di pregio ambientale e paesaggistico.
Le Associazioni chiedono inoltre di essere coinvolte, assieme ai Comitati locali, nelle future scelte energetiche che riguardano l’Isola.

Parco eolico sotto sequestro. Operazione dei Forestali a Enna

Fonte: Blog Sicilia

Sequestrato il parco eolico Giunchetto, tra i Comuni di Nicosia, Leonforte e Assoro, in provincia di Enna. Il sequestro è stato disposto dal Gip del tribunale di Nicosia Stefano Zammuto su richiesta del procuratore capo Fabio Scavone, ed eseguito dal Corpo Forestale.
L’inchiesta, avviata nel novembre del 2010 su esposto dei residenti della zona che lementavano inquinamento acustico per il rumore prodotto dai 36 aerogeneratori, ha evidenziato violazioni edilizie e difformità tra i progetti originari approvati dalla Regione e le opere realizzate. Indagate 4 persone, tra amministratori e responsabili del parco.

Associazioni e comitati scrivono alla Regione Emilia-Romagna a sostegno dell’Assessore Freda

A seguito della decisa presa di posizione contro gli eccessi dell’eolico industriale in Emilia Romagna dell’Assessore regionale all’Ambiente Sabrina Freda, si è cominciato a muovere  chi, a livello di direzione nazionale, ha sottoscritto e rinnovato “un Protocollo di intesa con lo scopo di promuovere l’eolico in Italia” con l’associazione confindustriale di categoria (ANEV).
Per questo le associazioni ed i comitati che in regione e nelle aree limitrofe si stanno impegnando contro gli eccessi verificatisi negli ultimi anni hanno scritto alla Giunta regionale questa lettera di sostegno alle tesi dell’Assessore Freda.

Bologna, lì 06/05/2013

Al Presidente della Giunta e a tutti gli Assessori della Regione Emilia-Romagna.
Oggetto: Normativa regionale in materia di impianti eolico-industriali in aree agricole.

Stimatissimi Presidente e Assessori,
con riferimento al contenuto del recente documento redatto da Legambiente Emilia-Romagna che ha per titolo “Legambiente su posizione eolico della Regione : si vogliono evitare eccessi e speculazioni, oppure applicare uno stop generalizzato alla tecnologia?”, le associazioni ed i comitati contrari allo sviluppo incontrollato dell’eolico industriale ritengono opportuno far rilevare quanto segue:

  • il decreto assembleare n. 51 che delinea le Linee guida per le autorizzazioni degli impianti alimentati da fonti rinnovabili è stato approvato nel luglio del 2011, quindi quasi due anni fa, ed è “in quell’occasione” che la Regione, recependo in parte le Linee guida nazionali ed in  concerto sia con alcune associazioni ambientaliste (fra cui Legambiente) e soprattutto insieme alla vasta e forte categoria degli imprenditori, ha posto i criteri per regolamentare le autorizzazioni. Parlare attualmente, nel comunicato, di “posizione della Regione” non è corretto ed è, nella tempistica, fuori luogo.
  • Nel comunicato stampa, Legambiente critica, a nostro avviso erroneamente, la Regione, parlando di “lettura” delle norme relative al limite minimo delle 1800 ore quasi che fosse possibile oppure addirittura necessario “interpretare” la norma.

La norma è chiarissima: il limite delle 1800 ore alla massima potenza, a cui fa riferimento il comunicato, è assolutamente incontrovertibile e non lascia adito ad interpretazioni. L’elevata efficienza, in termini di alta produttività specifica, viene infatti “definita come numero di ore annue di funzionamento alla piena potenza nominale, comunque non inferiori a 1800 ore annue”.
Ma quello che davvero non si riesce a comprendere è come mai l’associazione ambientalista pur invitando la Regione a non rischiare di “toccare un tema serio e complesso, con pareri da bar” inciampi clamorosamente nel periglioso pressapochismo omettendo di specificare che il limite delle 1800 ore di cui sopra è una deroga riferita alle sole aree agricole di cui si è voluto tutelare il valore e l’interesse ambientale.
Una dimenticanza?
Noi tutti ci meravigliamo del fatto che il comunicato, pur partendo da presupposti corretti, concluda con una presa di posizione così vicina a quella degli industriali.
Crediamo che la comunità civile, i comitati e le associazioni ambientaliste debbano avere l’obiettivo di preservare gli ultimi lembi di territorio a valenza naturalistica-ambientale.
Si potrebbe ipotizzare di sfruttare queste aree deturpandole con impianti eolici industriali fuori scala soltanto qualora fossero dimostrate l’ineluttabile necessità di operare esclusivamente in quel sito e la mancanza di alternative. In quel caso andrebbe assolutamente garantita “l’elevata efficienza” dell’impianto eolico previsto.
Chi potrebbe considerare un rendimento di circa 20% (1800 ore annue di ventosità /8760 totale annue) troppo alto come garanzia per non compromettere definitivamente un territorio con tale valenza senza che ci sia un reale e documentato profitto per l’intera comunità?
E’ a conoscenza l’opinione pubblica che le linee guida regionali hanno già di fatto estremamente ridotto il regime vincolistico?
E’ importante sottolineare a questo proposito che qualora anche i vincoli su questa misera fetta residua di territorio venissero banalizzati, allora davvero l’eolico industriale si potrebbe costruire ovunque!
Concordiamo perfettamente sulla necessità di evitare abusi e speculazioni pretendendo producibilità certe e non presunte e di avere garantita la legalità in un procedimento trasparente e partecipativo.
Sono questi, peraltro, i principi espressi anche nel comunicato stampa dell’Assessore all’Ambiente Sabrina Freda, la cui attenzione alla salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio nel rispetto delle esigenze della popolazione noi conosciamo da tempo.
Riteniamo quindi di esprimere il nostro apprezzamento per il lavoro svolto dall’Assessorato Ambiente della Regione e da tutti i consiglieri regionali che valutano attentamente e scrupolosamente i numerosi progetti di impianti eolici e ringraziamo l’Assessore Freda per il riconoscimento del ruolo fondamentale di vigilanza civica assunto da associazioni e comitati di cittadini. Essi troppo spesso sono diventati, loro malgrado, sostituti impropri dell’Amministrazione nel controllo del rispetto delle regole e delle leggi, a causa dell’abnorme proliferazione di progetti di impianti industriali proposti su siti di pregio dell’Appennino dove pure la ventosità non garantisce i parametri minimi di efficienza.
Proprio a tal fine, ed in considerazione dell’improbo impegno a cui sono stati sottoposti nel frattempo, comitati ed associazioni hanno avanzato richiesta alla Regione Emilia-Romagna per un’audizione finalizzata a fornire una prima valutazione degli effetti del decreto assembleare in materia di impianti eolici entrato in vigore ormai due anni fa.

SOTTOSCRITTO DA:
Italia Nostra Emilia-Romagna
Italia Nostra Toscana
Mountain Wilderness Emilia-Romagna
WWF Emilia-Romagna
WWF Lombardia
WWF Piemonte
AsOer Emilia Romagna
Altura Protezione Rapaci nazionale
Federazione Pro Natura Emilia-Romagna
Comitati e gruppi costituitisi contro gli impianti eolico industriali nell’alto Appennino: Comitato Alta valle del Sillaro (BO)
Comitato in difesa del paesaggio di Camugnano (BO)
Comitato Santa Donna (Borgotaro e Bardi PR)
Comitato Salviamo Biancarda e Poggio 3 Vescovi (Verghereto FC)
Comitato per il territorio delle Quattro Province (PC AL GE PV)
CISATEL (Comitato interregionale salvaguardia Appennino tosco-emiliano-ligure)
Gruppo astrofili Antares Osservatorio astronomico Monteromano di Brisighella (RA)
Comitato cittadino per la salvaguardia del territorio di Zeri (MS)
Comitato La luna sul monte (Pontremoli MS)
Comitato Difendiamo la Garfagnana (Casola MS – Minucciano LU)
Comitato Cisa – Cirone Alta val Magra (Pontremoli MS)
Comitato Ariacheta (San Godenzo FI)
Comitato civico Zeri nel cuore (Zeri MS)
Comitato Tutela Paesaggio (PC)
Comitato Prato Barbieri (Bettola-PC)
Comitato NO pale eoliche a Nicelli nel comune di Farini e zone limitrofe (Farini PC)
Comitato Passo delle Pianazze-Case INI (Bardi-PR,Farini-PC)
Comitato Monte Faggiola (Firenzuola FI)

Pale eoliche: lettera aperta all’On. Realacci

Caro Realacci,
abbiamo con noi la tua interrogazione parlamentare ai Ministri dell’Ambiente e per i Beni e le Attività Culturali (1) in merito alle istanze presentate i mesi scorsi alla provincia di Terni da parte della società napoletana Innova Wind s.r.l. (capitale sociale 10.000 euro, per un investimento di circa 42 milioni di euro!) per ottenere l’autorizzazione unica di cui al D. Lgs. n. 387/2003 (decreto Bersani) per la costruzione e l’esercizio di due impianti eolici per complessive 18 pale, ognuna alta (oltre) 150 metri.
Leggiamo anche nell’atto che nel condividere il dettato dell’art. 9 della Costituzione laddove recita che “La Repubblica…tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione” ritieni come gli impianti che si volessero realizzare sarebbero “visibili da più orizzonti e da elevata distanza, tra l’altro anche dal Duomo di Orvieto, capolavoro del gotico e neogotico italiano del XVI secolo, che rendono la città umbra famosa in tutto il mondo”. E noi e altri numerose associazioni ambientaliste e comitati di cittadini –che ci opponiamo ai due progetti- non possiamo che con te concordare e ringraziarti di tanto interesse.
Del resto la stessa Alessandra Paciotto, presidente di Legambiente Umbria, si era già schierata a fianco della mobilitazione contro l’eolico sul Peglia, perché “è un progetto che fa acqua da tutte le parti, non rispetta le linee guida regionali…” dopo aver lodato tuttavia qualche giorno prima la buona politica energetica dell’assessore Rometti, uno dei sostenitori del progetto. Ed anche l’ineffabile Edoardo Zanchini, vice presidente nazionale di Legambiente, sostiene in merito che “le rinnovabili… vanno fatte bene(!) e con regole chiare e precise, anche con il coinvolgimento e la partecipazione delle comunità locali”. Ma, bontà sua, “quello sul Monte Peglia non va fatto, perché è un pessimo progetto”. Ma invece, continua lo Zanchini, di “ esperienze eccellenti e virtuose ce ne sono tante…” (torri alte oltre 150 metri come possano inserirsi in maniera “eccellente” nel paesaggio italiano é veramente… un mistero!)
Quindi la domanda che a questo punto vorremmo fare a te e agli altri esponenti di Legambiente è la seguente: a ben guardare perché ad Orvieto non vanno bene tali impianti ed invece gli stessi vanno bene in Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, sui crinali appenninici? L’Italia è tutta il Bel Paese, lo si vede bene oggi che proprio molte delle realizzazioni di questa errata green economy stanno distruggendo!
La realtà, cari amici di Legambiente, va presa per quella che è: la green economy italiana è un altro pasticcio nazionale. Favolosi incentivi alle imprese, costi pagati sulla bolletta degli italiani, mentre- e ti riportiamo un recente parere della scrittrice Susanna Tamaro che vive sulle colline orvietane “…ai singoli cittadini che impiegano le loro risorse per le energie alternative – io per esempio ho messo un impianto fotovoltaico e pannelli solari da anni – vengono opposti ostacoli di ogni sorta, disorganizzazione e atteggiamenti che si potrebbero definire tranquillamente come disonesti e predatori. Come sempre in Italia le persone oneste che si impegnano per il bene del paese, vengono umiliate e punite.”
La Tamaro ha perfettamente ragione: la green economy italiana lungi dal facilitare l’accesso alle nuove forme di energia “verde” per le famiglie ed il tessuto produttivo del nostro paese ha permesso l’ingresso nel mercato di speculatori di ogni risma, come ormai si apprende sempre più frequentemente (oltre alle notizie su inchieste ed arresti operati dalla magistratura italiana, ti consigliamo la lettura di S. Cannapele, M. Riccardi, P. Standridge “ Green energy and black economy: mafia investiments in the wind power sector in Italy”, 13 marzo 2013, edito da Springer Science + Business Media, Dordrecht 2013; Transcrime che ha curato il rapporto è il Centro interuniversitario di ricerca sulla criminalità transnazionale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e dell’Università degli Studi di Trento www.transcrime.it/).
Del resto giustamente A. Alesina e F. Giavazzi sul Corriere della Sera del 22 aprile scorso sostengono che “gli incentivi alle rinnovabili costano a famiglie ed imprese (che li pagano in bolletta) oltre 10 miliardi di euro l’anno” per concludere che “ se il paese rischia il collasso e si stanno pagando rendite ingiustificate nulla può essere sacro”!

Caro Realacci,
non pensi sia finalmente arrivato il momento di considerare che tutta l’Italia è Orvieto e di rivedere considerevolmente i fondamenti di questa green economy, a partire dalla sua forma più invasiva che è l’eolico visto e considerato che in Italia (eccetto che per qualche area della Sardegna) il vento non c’è e tutto si basa sulla speculazione del conto energia? Non pensi che un’altra green economy –a servizio veramente dei cittadini- debba essere legiferata e resa possibile per un decentramento massimo e ben incentivato dell’uso delle fonti di energia, tarato sulle necessità delle comunità e non della black economy?
Noi ad Orvieto ed in Umbria una regola ce la siamo data: non vogliamo impianti di energie rinnovabili che non rispettano l’ambiente, la natura, la cultura, la salute e l’economia dei territori. Tu che ne dici? Possiamo fare una battaglia insieme su queste basi?
Ed infine una ultima considerazione, a proposito di bellezza: come si fa a presentare come primo firmatario (come hai fatto il 15 marzo scorso) una proposta di legge per la tutela (!) e la valorizzazione della bellezza del paesaggio italiano e contemporaneamente sostenere questa green economy?
Ti ringraziamo in amicizia per l’attenzione: leggeremo volentieri -ci auguriamo- tuoi nuovi pensieri, dopo il sostegno alla battaglia di Orvieto…

Vittorio Fagioli, segretario pro-tempore coordinamento regionale umbro sulle energie rinnovabili
Roberto Minervini, responsabile Accademia Kronos Umbria
Lucio Riccetti, presidente Italia Nostra , sezione di Orvieto

P.S.: Va precisato –per i tanti lettori della tua interrogazione- che “… il Duomo di Orvieto è in realtà sì un capolavoro, ma del gotico del XIII e XIV secolo, restaurato con stilemi neogotici nella seconda metà dell’Ottocento (secolo XIX)”, e non già del XVI secolo.
(1) ATTO CAMERA- INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/00300; Primo firmatario: REALACCI ERMETE/ Ministero destinatario:
MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA’ CULTURALI

Tassare le rendite abnormi di eolico e fotovoltaico

Italia Nostra
Comitato per la Bellezza
Amici della Terra
Comitato nazionale del Paesaggio
Mountain Wilderness
Comitato naz. contro Fotovoltaico ed Eolico in Aree Verdi
Lipu

Le associazioni ambientaliste intervengono a sostegno delle proposte di Alesina e Giavazzi.

Dove trovare i soldi per ridurre o abolire l’IMU sulla prima casa? Su questo quesito si rischia già la prima crisi di governo. A nostro avviso l’attenzione va concentrata anche su quelle imprese che, pur nel colmo di una crisi acutissima, portano a casa e talvolta trasferiscono all’estero enormi profitti lucrati grazie agli incentivi più alti del mondo assegnati negli anni passati all’eolico e al fotovoltaico industriali. Pensiamo al “re del vento” Vito Nicastri che con alcuni impianti eolici si era “messo da parte” 1 miliardo e 300 milioni, unicamente in veste di “sviluppatore”. Pensiamo al 2007, quando la International Power comprò per un miliardo e 800 milioni di euro soltanto una parte delle centrali eoliche della IVPC dell’avvocato Oreste Vigorito, allora Presidente dell’ANEV (per entità, fu la nona transazione al mondo di quell’anno).
In Italia le rinnovabili elettriche non sono infatti cresciute nel modo misurato e progressivo in grado di farci raggiungere, con equilibrio ed utilità sociale diffusa, il traguardo fissato dalla UE per il 2020. Al contrario sono state date in pasto ad un vero e proprio assalto speculativo, attuato anche attraverso veri e propri colpi di mano. Assalto che ha portato ad invadere vastissime aree agricole a coltura e a deturpare incontaminati paesaggi montani (in evidente spregio dell’art.9 della Costituzione). Assalto che graverà per 12 miliardi l’anno sulle bollette degli italiani per il prossimo ventennio. Bisogna quindi neutralizzare questi eccessi, ingiustificati sia sotto il profilo del rapporto costi/benefici, sia dal punto di vista degli interessi dell’industria italiana.
Bisogna ridurre in modo sostanzioso l’onere delle decisioni sbagliate assunte in passato, tassando le rendite abnormi che altrimenti continueranno ad arricchire unicamente i produttori industriali di energia eolica e fotovoltaica. Proposte simili sono già state avanzate da autorevoli economisti come Alberto Alesina e Francesco Giavazzi, e da osservatori attenti delle politiche industriali, come Massimo Mucchetti. Sarebbe utile ora una pronta proposta del Governo, che, nell’emergenza in atto, ha il dovere di non farsi condizionare da lobby speculative, ma di pensare unicamente ad un equilibrato sviluppo delle rinnovabili inquadrato nel più generale interesse dell’Italia e degli italiani.

Per ulteriori informazioni:
tel. 336.606009 – tel. 340.7821884 – tel. 335.5410190

Trasporto pale per eolico. Procura apre una indagine

Fonte: La Repubblica

Danneggiati boschi ed effettuati sbancamenti nel territorio di Albareto per trasportare le pale attraverso il Passo dei Due Santi verso il comune di Zeri. Fascicolo per violazione beni ambientali. Strada già posta sotto sequestro

La Procura di Parma indaga sull’installazione di pale eoliche a Zeri, il paese montano della Lunigiana confinante con il parmense, per i danni che il trasporto delle enormi strutture può causare ai boschi di Albareto. Il reato contestato nel fascicolo, per ora senza iscritti, è violazione della legge Galasso sulla tutela dei beni paesaggistici e ambientali. Lo ha comunicato il procuratore Gerardo Laguardia.
Il caso è scoppiato alcune settimane fa, quando il Comitato Eolico Santa Donna e la consigliera regionale dei Verdi Gabriella Meo denunciarono il taglio di alberi e operazioni di sbancamento per allargare le strade nel comune di Albereto e permettere così il passaggio di trasporti eccezionali, le lunghe pale destinate al Passo dei Due Santi in terra toscana. Molti residenti delle frazioni hanno lamentato danneggiamenti a muretti e piante private.
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Intanto Legambiente sui lamenta per i blocchi degli impianti. Cliccate qui per leggere le dichiarazioni.