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Interrogazione parlamentare sull’eolico ad Orvieto presentata dal M5S

Atto Camera
Interrogazione a risposta scritta 4/00357
[...] Firmatari
Primo firmatario: GALLINELLA FILIPPO
Gruppo: MOVIMENTO 5 STELLE[...]

Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro per i beni e le attività culturali, al Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, al Ministro dello sviluppo economico. – Per sapere – premesso che:
lo sviluppo e la promozione di fonti di energia rinnovabile sono fondamentali per il futuro del nostro Paese;
l’energia eolica, solare e fotovoltaica dovranno trovare una strada privilegiata nel territorio italiano che, in base alle sue caratteristiche geomorfologiche, si presta allo sviluppo di queste energie naturali, ma mantenendo necessariamente le peculiarità paesaggistiche, naturalistiche, ambientali e culturali;
molti impianti, infatti, spesso invadono aree protette o di particolare importanza per la produzione agricola o la bellezza del paesaggio; basti pensare alle distese di pannelli solari che occupano centinaia di ettari del territorio agricolo ormai fondamentale per la produzione di cibo, nonché impianti eolici di grandi dimensioni che stanno arrecando danni ambientali non più sopportabili in molte regioni del Paese;
uno dei casi che stanno suscitando maggiore interesse nelle ultime settimane è quello dei due impianti eolici ravvicinati sul Monte Peglia, in vista del duomo di Orvieto, una delle città simbolo del nostro Paese;

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Associazioni e comitati scrivono alla Regione Emilia-Romagna a sostegno dell’Assessore Freda

A seguito della decisa presa di posizione contro gli eccessi dell’eolico industriale in Emilia Romagna dell’Assessore regionale all’Ambiente Sabrina Freda, si è cominciato a muovere  chi, a livello di direzione nazionale, ha sottoscritto e rinnovato “un Protocollo di intesa con lo scopo di promuovere l’eolico in Italia” con l’associazione confindustriale di categoria (ANEV).
Per questo le associazioni ed i comitati che in regione e nelle aree limitrofe si stanno impegnando contro gli eccessi verificatisi negli ultimi anni hanno scritto alla Giunta regionale questa lettera di sostegno alle tesi dell’Assessore Freda.

Bologna, lì 06/05/2013

Al Presidente della Giunta e a tutti gli Assessori della Regione Emilia-Romagna.
Oggetto: Normativa regionale in materia di impianti eolico-industriali in aree agricole.

Stimatissimi Presidente e Assessori,
con riferimento al contenuto del recente documento redatto da Legambiente Emilia-Romagna che ha per titolo “Legambiente su posizione eolico della Regione : si vogliono evitare eccessi e speculazioni, oppure applicare uno stop generalizzato alla tecnologia?”, le associazioni ed i comitati contrari allo sviluppo incontrollato dell’eolico industriale ritengono opportuno far rilevare quanto segue:

  • il decreto assembleare n. 51 che delinea le Linee guida per le autorizzazioni degli impianti alimentati da fonti rinnovabili è stato approvato nel luglio del 2011, quindi quasi due anni fa, ed è “in quell’occasione” che la Regione, recependo in parte le Linee guida nazionali ed in  concerto sia con alcune associazioni ambientaliste (fra cui Legambiente) e soprattutto insieme alla vasta e forte categoria degli imprenditori, ha posto i criteri per regolamentare le autorizzazioni. Parlare attualmente, nel comunicato, di “posizione della Regione” non è corretto ed è, nella tempistica, fuori luogo.
  • Nel comunicato stampa, Legambiente critica, a nostro avviso erroneamente, la Regione, parlando di “lettura” delle norme relative al limite minimo delle 1800 ore quasi che fosse possibile oppure addirittura necessario “interpretare” la norma.

La norma è chiarissima: il limite delle 1800 ore alla massima potenza, a cui fa riferimento il comunicato, è assolutamente incontrovertibile e non lascia adito ad interpretazioni. L’elevata efficienza, in termini di alta produttività specifica, viene infatti “definita come numero di ore annue di funzionamento alla piena potenza nominale, comunque non inferiori a 1800 ore annue”.
Ma quello che davvero non si riesce a comprendere è come mai l’associazione ambientalista pur invitando la Regione a non rischiare di “toccare un tema serio e complesso, con pareri da bar” inciampi clamorosamente nel periglioso pressapochismo omettendo di specificare che il limite delle 1800 ore di cui sopra è una deroga riferita alle sole aree agricole di cui si è voluto tutelare il valore e l’interesse ambientale.
Una dimenticanza?
Noi tutti ci meravigliamo del fatto che il comunicato, pur partendo da presupposti corretti, concluda con una presa di posizione così vicina a quella degli industriali.
Crediamo che la comunità civile, i comitati e le associazioni ambientaliste debbano avere l’obiettivo di preservare gli ultimi lembi di territorio a valenza naturalistica-ambientale.
Si potrebbe ipotizzare di sfruttare queste aree deturpandole con impianti eolici industriali fuori scala soltanto qualora fossero dimostrate l’ineluttabile necessità di operare esclusivamente in quel sito e la mancanza di alternative. In quel caso andrebbe assolutamente garantita “l’elevata efficienza” dell’impianto eolico previsto.
Chi potrebbe considerare un rendimento di circa 20% (1800 ore annue di ventosità /8760 totale annue) troppo alto come garanzia per non compromettere definitivamente un territorio con tale valenza senza che ci sia un reale e documentato profitto per l’intera comunità?
E’ a conoscenza l’opinione pubblica che le linee guida regionali hanno già di fatto estremamente ridotto il regime vincolistico?
E’ importante sottolineare a questo proposito che qualora anche i vincoli su questa misera fetta residua di territorio venissero banalizzati, allora davvero l’eolico industriale si potrebbe costruire ovunque!
Concordiamo perfettamente sulla necessità di evitare abusi e speculazioni pretendendo producibilità certe e non presunte e di avere garantita la legalità in un procedimento trasparente e partecipativo.
Sono questi, peraltro, i principi espressi anche nel comunicato stampa dell’Assessore all’Ambiente Sabrina Freda, la cui attenzione alla salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio nel rispetto delle esigenze della popolazione noi conosciamo da tempo.
Riteniamo quindi di esprimere il nostro apprezzamento per il lavoro svolto dall’Assessorato Ambiente della Regione e da tutti i consiglieri regionali che valutano attentamente e scrupolosamente i numerosi progetti di impianti eolici e ringraziamo l’Assessore Freda per il riconoscimento del ruolo fondamentale di vigilanza civica assunto da associazioni e comitati di cittadini. Essi troppo spesso sono diventati, loro malgrado, sostituti impropri dell’Amministrazione nel controllo del rispetto delle regole e delle leggi, a causa dell’abnorme proliferazione di progetti di impianti industriali proposti su siti di pregio dell’Appennino dove pure la ventosità non garantisce i parametri minimi di efficienza.
Proprio a tal fine, ed in considerazione dell’improbo impegno a cui sono stati sottoposti nel frattempo, comitati ed associazioni hanno avanzato richiesta alla Regione Emilia-Romagna per un’audizione finalizzata a fornire una prima valutazione degli effetti del decreto assembleare in materia di impianti eolici entrato in vigore ormai due anni fa.

SOTTOSCRITTO DA:
Italia Nostra Emilia-Romagna
Italia Nostra Toscana
Mountain Wilderness Emilia-Romagna
WWF Emilia-Romagna
WWF Lombardia
WWF Piemonte
AsOer Emilia Romagna
Altura Protezione Rapaci nazionale
Federazione Pro Natura Emilia-Romagna
Comitati e gruppi costituitisi contro gli impianti eolico industriali nell’alto Appennino: Comitato Alta valle del Sillaro (BO)
Comitato in difesa del paesaggio di Camugnano (BO)
Comitato Santa Donna (Borgotaro e Bardi PR)
Comitato Salviamo Biancarda e Poggio 3 Vescovi (Verghereto FC)
Comitato per il territorio delle Quattro Province (PC AL GE PV)
CISATEL (Comitato interregionale salvaguardia Appennino tosco-emiliano-ligure)
Gruppo astrofili Antares Osservatorio astronomico Monteromano di Brisighella (RA)
Comitato cittadino per la salvaguardia del territorio di Zeri (MS)
Comitato La luna sul monte (Pontremoli MS)
Comitato Difendiamo la Garfagnana (Casola MS – Minucciano LU)
Comitato Cisa – Cirone Alta val Magra (Pontremoli MS)
Comitato Ariacheta (San Godenzo FI)
Comitato civico Zeri nel cuore (Zeri MS)
Comitato Tutela Paesaggio (PC)
Comitato Prato Barbieri (Bettola-PC)
Comitato NO pale eoliche a Nicelli nel comune di Farini e zone limitrofe (Farini PC)
Comitato Passo delle Pianazze-Case INI (Bardi-PR,Farini-PC)
Comitato Monte Faggiola (Firenzuola FI)

Pale eoliche: lettera aperta all’On. Realacci

Caro Realacci,
abbiamo con noi la tua interrogazione parlamentare ai Ministri dell’Ambiente e per i Beni e le Attività Culturali (1) in merito alle istanze presentate i mesi scorsi alla provincia di Terni da parte della società napoletana Innova Wind s.r.l. (capitale sociale 10.000 euro, per un investimento di circa 42 milioni di euro!) per ottenere l’autorizzazione unica di cui al D. Lgs. n. 387/2003 (decreto Bersani) per la costruzione e l’esercizio di due impianti eolici per complessive 18 pale, ognuna alta (oltre) 150 metri.
Leggiamo anche nell’atto che nel condividere il dettato dell’art. 9 della Costituzione laddove recita che “La Repubblica…tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione” ritieni come gli impianti che si volessero realizzare sarebbero “visibili da più orizzonti e da elevata distanza, tra l’altro anche dal Duomo di Orvieto, capolavoro del gotico e neogotico italiano del XVI secolo, che rendono la città umbra famosa in tutto il mondo”. E noi e altri numerose associazioni ambientaliste e comitati di cittadini –che ci opponiamo ai due progetti- non possiamo che con te concordare e ringraziarti di tanto interesse.
Del resto la stessa Alessandra Paciotto, presidente di Legambiente Umbria, si era già schierata a fianco della mobilitazione contro l’eolico sul Peglia, perché “è un progetto che fa acqua da tutte le parti, non rispetta le linee guida regionali…” dopo aver lodato tuttavia qualche giorno prima la buona politica energetica dell’assessore Rometti, uno dei sostenitori del progetto. Ed anche l’ineffabile Edoardo Zanchini, vice presidente nazionale di Legambiente, sostiene in merito che “le rinnovabili… vanno fatte bene(!) e con regole chiare e precise, anche con il coinvolgimento e la partecipazione delle comunità locali”. Ma, bontà sua, “quello sul Monte Peglia non va fatto, perché è un pessimo progetto”. Ma invece, continua lo Zanchini, di “ esperienze eccellenti e virtuose ce ne sono tante…” (torri alte oltre 150 metri come possano inserirsi in maniera “eccellente” nel paesaggio italiano é veramente… un mistero!)
Quindi la domanda che a questo punto vorremmo fare a te e agli altri esponenti di Legambiente è la seguente: a ben guardare perché ad Orvieto non vanno bene tali impianti ed invece gli stessi vanno bene in Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, sui crinali appenninici? L’Italia è tutta il Bel Paese, lo si vede bene oggi che proprio molte delle realizzazioni di questa errata green economy stanno distruggendo!
La realtà, cari amici di Legambiente, va presa per quella che è: la green economy italiana è un altro pasticcio nazionale. Favolosi incentivi alle imprese, costi pagati sulla bolletta degli italiani, mentre- e ti riportiamo un recente parere della scrittrice Susanna Tamaro che vive sulle colline orvietane “…ai singoli cittadini che impiegano le loro risorse per le energie alternative – io per esempio ho messo un impianto fotovoltaico e pannelli solari da anni – vengono opposti ostacoli di ogni sorta, disorganizzazione e atteggiamenti che si potrebbero definire tranquillamente come disonesti e predatori. Come sempre in Italia le persone oneste che si impegnano per il bene del paese, vengono umiliate e punite.”
La Tamaro ha perfettamente ragione: la green economy italiana lungi dal facilitare l’accesso alle nuove forme di energia “verde” per le famiglie ed il tessuto produttivo del nostro paese ha permesso l’ingresso nel mercato di speculatori di ogni risma, come ormai si apprende sempre più frequentemente (oltre alle notizie su inchieste ed arresti operati dalla magistratura italiana, ti consigliamo la lettura di S. Cannapele, M. Riccardi, P. Standridge “ Green energy and black economy: mafia investiments in the wind power sector in Italy”, 13 marzo 2013, edito da Springer Science + Business Media, Dordrecht 2013; Transcrime che ha curato il rapporto è il Centro interuniversitario di ricerca sulla criminalità transnazionale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e dell’Università degli Studi di Trento www.transcrime.it/).
Del resto giustamente A. Alesina e F. Giavazzi sul Corriere della Sera del 22 aprile scorso sostengono che “gli incentivi alle rinnovabili costano a famiglie ed imprese (che li pagano in bolletta) oltre 10 miliardi di euro l’anno” per concludere che “ se il paese rischia il collasso e si stanno pagando rendite ingiustificate nulla può essere sacro”!

Caro Realacci,
non pensi sia finalmente arrivato il momento di considerare che tutta l’Italia è Orvieto e di rivedere considerevolmente i fondamenti di questa green economy, a partire dalla sua forma più invasiva che è l’eolico visto e considerato che in Italia (eccetto che per qualche area della Sardegna) il vento non c’è e tutto si basa sulla speculazione del conto energia? Non pensi che un’altra green economy –a servizio veramente dei cittadini- debba essere legiferata e resa possibile per un decentramento massimo e ben incentivato dell’uso delle fonti di energia, tarato sulle necessità delle comunità e non della black economy?
Noi ad Orvieto ed in Umbria una regola ce la siamo data: non vogliamo impianti di energie rinnovabili che non rispettano l’ambiente, la natura, la cultura, la salute e l’economia dei territori. Tu che ne dici? Possiamo fare una battaglia insieme su queste basi?
Ed infine una ultima considerazione, a proposito di bellezza: come si fa a presentare come primo firmatario (come hai fatto il 15 marzo scorso) una proposta di legge per la tutela (!) e la valorizzazione della bellezza del paesaggio italiano e contemporaneamente sostenere questa green economy?
Ti ringraziamo in amicizia per l’attenzione: leggeremo volentieri -ci auguriamo- tuoi nuovi pensieri, dopo il sostegno alla battaglia di Orvieto…

Vittorio Fagioli, segretario pro-tempore coordinamento regionale umbro sulle energie rinnovabili
Roberto Minervini, responsabile Accademia Kronos Umbria
Lucio Riccetti, presidente Italia Nostra , sezione di Orvieto

P.S.: Va precisato –per i tanti lettori della tua interrogazione- che “… il Duomo di Orvieto è in realtà sì un capolavoro, ma del gotico del XIII e XIV secolo, restaurato con stilemi neogotici nella seconda metà dell’Ottocento (secolo XIX)”, e non già del XVI secolo.
(1) ATTO CAMERA- INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/00300; Primo firmatario: REALACCI ERMETE/ Ministero destinatario:
MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA’ CULTURALI

Tassare le rendite abnormi di eolico e fotovoltaico

Italia Nostra
Comitato per la Bellezza
Amici della Terra
Comitato nazionale del Paesaggio
Mountain Wilderness
Comitato naz. contro Fotovoltaico ed Eolico in Aree Verdi
Lipu

Le associazioni ambientaliste intervengono a sostegno delle proposte di Alesina e Giavazzi.

Dove trovare i soldi per ridurre o abolire l’IMU sulla prima casa? Su questo quesito si rischia già la prima crisi di governo. A nostro avviso l’attenzione va concentrata anche su quelle imprese che, pur nel colmo di una crisi acutissima, portano a casa e talvolta trasferiscono all’estero enormi profitti lucrati grazie agli incentivi più alti del mondo assegnati negli anni passati all’eolico e al fotovoltaico industriali. Pensiamo al “re del vento” Vito Nicastri che con alcuni impianti eolici si era “messo da parte” 1 miliardo e 300 milioni, unicamente in veste di “sviluppatore”. Pensiamo al 2007, quando la International Power comprò per un miliardo e 800 milioni di euro soltanto una parte delle centrali eoliche della IVPC dell’avvocato Oreste Vigorito, allora Presidente dell’ANEV (per entità, fu la nona transazione al mondo di quell’anno).
In Italia le rinnovabili elettriche non sono infatti cresciute nel modo misurato e progressivo in grado di farci raggiungere, con equilibrio ed utilità sociale diffusa, il traguardo fissato dalla UE per il 2020. Al contrario sono state date in pasto ad un vero e proprio assalto speculativo, attuato anche attraverso veri e propri colpi di mano. Assalto che ha portato ad invadere vastissime aree agricole a coltura e a deturpare incontaminati paesaggi montani (in evidente spregio dell’art.9 della Costituzione). Assalto che graverà per 12 miliardi l’anno sulle bollette degli italiani per il prossimo ventennio. Bisogna quindi neutralizzare questi eccessi, ingiustificati sia sotto il profilo del rapporto costi/benefici, sia dal punto di vista degli interessi dell’industria italiana.
Bisogna ridurre in modo sostanzioso l’onere delle decisioni sbagliate assunte in passato, tassando le rendite abnormi che altrimenti continueranno ad arricchire unicamente i produttori industriali di energia eolica e fotovoltaica. Proposte simili sono già state avanzate da autorevoli economisti come Alberto Alesina e Francesco Giavazzi, e da osservatori attenti delle politiche industriali, come Massimo Mucchetti. Sarebbe utile ora una pronta proposta del Governo, che, nell’emergenza in atto, ha il dovere di non farsi condizionare da lobby speculative, ma di pensare unicamente ad un equilibrato sviluppo delle rinnovabili inquadrato nel più generale interesse dell’Italia e degli italiani.

Per ulteriori informazioni:
tel. 336.606009 – tel. 340.7821884 – tel. 335.5410190

Realacci e il balletto sull’eolico

Fonte: Comitato Nazionale contro fotovoltaico ed eolico nelle aree verdi

Siamo alle comiche….Ermete Realacci il politico italiano che più ha promosso le rinnovabili industriali protesta per un impianto eolico che “deturpa la collina della bella Orvieto” Per carità meglio tardi che mai….anche se il paesaggio della mia Puglia e di quasi tutto il resto d’Italia è già stato ampiamente distrutto dai campi eolici e di fotovoltaico industriale su terreni agricoli.
Il vero problema italiano è la non assunzione di responsabilità della classe politica quando si commettono gravi errori, Realacci dovrebbe dimettersi da tutti gli incarichi e ritirarsi a vita privata!!.
Le pale eoliche ad Orvieto si stanno mettendo sia per i favolosi incentivi e sia perché una legislazione lacunosa e confusa lo consente. Poiché Realacci, Legambiente e gli Ecodem del PD sono i principali responsabili politici di questa legislazione anziché interrogare il Ministro, Realacci dovrebbe guardasi allo specchio ed interrogare se stesso!!

Realacci deposita un’interrogazione al ministero contro l’impianto eolico del Peglia
martedì 30 aprile 2013 19:25

Prosegue la vertenza contro l’installazione dei due megaimpianti eolici ad Orvieto, sul monte Peglia. Sull’argomento è stata depositata un’interrogazione scritta firmata da Ermete Realacci e indirizzata al Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e al Ministro per i Beni e le Attività Culturali. Di seguito il testo.
“Premesso che la Costituzione della Repubblica Italiana all’art. 9 dei Principi Fondamentali così recita: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”; il paesaggio italiano è il risultato di millenni di storia in cui civiltà e culture diverse si sono succedute e intersecate nella sua struttura costituendone bellezza e identità culturale. Ciò che inoltre distingue la complessità dei caratteri storici del paesaggio italiano, rispetto ad altri paesaggi europei, è la molteplicità e la stratificazione delle impronte che le molte civiltà che vi sono susseguite hanno lasciato nel territorio e nelle forme di boschi e campagne e insediamenti urbani. Civiltà che hanno poi dato al nostro territorio un grandissimo contributo di specie vegetali, tecniche di coltivazione, modi di captazione e uso dell’acqua, costruzioni e manufatti, tanto da far assumere al paesaggio italiano un valore storico del tutto particolare rispetto agli altri paesi europei. Paesaggio che per l’Italia tutta costituisce una ricchezza economica di inestimabile valore per la nostra nazione e che deve essere tutelata;è notizia dello scorso 14 aprile, riportata da quotidiani locali umbri e anche da un servizio del Tg2, edizione del secondo canale RAI delle ore 13, che conferma la realizzazione di un campo eolico sul Monte Peglia, in provincia di Terni, a pochissimi kilometri dalla città di Orvieto, e descrive le relative proteste dei cittadini e da alcuni comitati;si apprende poi da vari articoli presenti online che, con la presentazione di due progetti alla Provincia di Terni, la società Innova Wind, con sede a Napoli e capitale sociale di 10.000€, intende installare, sul monte Peglia: 18 torri eoliche ognuna alta 150 metri e rotori di 82 metri di diametro, basamenti in cemento per un totale di 6 ettari, nuove strade di collegamento tra torre e torre, due imponente sottostazioni elettriche ed elettrodotti per l’innesto alla rete elettrica nazionale;il sopraccitato campo eolico sarebbe poi visibile da più orizzonti e da elevata distanza , tra l’altro anche dal duomo di Orvieto, capolavoro del gotico e neogotico italiano del XVI secolo, che rendono la città umbra famosa in tutto il mondo;il consiglio provinciale di Terni ha inoltre recentemente bocciato, all’unanimità, con un ordine del giorno il progetto di installazione di pale eoliche sul Monte Peglia, di fronte ad Orvieto; 
se i Ministri interrogati siano a conoscenza della vicenda e se essa corrisponda al vero. Se agli uffici preposti dei Dicasteri competenti giacciano richieste di autorizzazioni paesaggistiche per le installazioni delle pale eoliche del Monte Peglia. Quali iniziative urgenti intendano poi mettere in campo per scongiurare il deturpamento del paesaggio circostante la città di Orvieto e se vogliano verificare, per mezzo degli uffici territoriali competenti, se il predetto campo eolico sia compatibile con i parametri di rischio idrogeologo dell’area individuata”.

Emilia Romagna: l’assessore all’ambiente contro l’eolico selvaggio

Fonte: Gaianews

L’eolico in Emilia Romagna in linea di massima non è conveniente. Poco vento e quindi scarse possibilità di poter installare grandi impianti. A dirlo è l’assessore all’Ambiente della Regione Sabrina Freda. Eppure nonostante questo, le aziende a caccia di incentivi continuano a deturpare crinali poco ventosi: unico scopo guadagnare a scapito del paesaggio. L’europarlamentare Andrea Zanoni in un comunicato si schiera accanto all’assessore Freda e alle tante associazioni ambientaliste che grazie a i ricorsi riescono a fermare lo scempio.
Si sono riunite in un coordinamento le associazioni dell’Alto Appennino che lottano contro l’eolico selvaggio e hanno ricevuto l’appoggio dell’assesssore Sabrina Freda e dell’eurodeputato Andrea Zanoni, che dichiara: «Appoggio e sostengo l’Assessore Regionale Sabrina Freda, che dimostra di avere a cuore il paesaggio e di voler dar voce ai Comitati dellaRete della Resistenza sui Crinali, nati proprio per difendere il territorio dalle speculazioni industriali»
La Regione Emilia Romagna ha un suo piano per le rinnovabili in attuazione del protocollo di Kyoto, ma secondo Freda la situazione che riguarda l’eolico va monitorata: infatti l’eolico non sarebbe prioritario per la regione visto che i dati del vento non sono spesso sufficienti a giustificare l’installazione. Inoltre l’assessore ha fatto sapere che “i dati degli impianti realizzati, soprattutto per quelli più grandi, mettono in evidenza che relativamente alle ore dichiarate e certificate in fase di progetto dalle aziende proponenti, le ore effettive di produzione risultano essere spesso meno della metà rispetto ai minimi indicati dalla legge regionale.”
E ha aggiunto che per giustificare un impatto ambientale e paesaggistico come quello che deriva dall’installazione delle pale eoliche, sarebbe necessaria una produttività che in Emilia Romagna non è possibile.
Le associazioni svolgono un ruolo importantissimo per la tutela del territorio: a metà aprile 2013, il Consiglio di Stato ha emesso un decreto cautelativo su ricorso del WWF, Vas e Altura bloccando i lavori per la realizzazione di cinque pale eoliche a Zeri (MS) sul monte Gottero, con il passaggio nel Comune parmense di Albareto. Sono dovuti intervenire Carabinieri e Corpo Forestale dello Stato per fermare la fretta di aziende coinvolte in indagini, a caccia di incentivi in scadenza. Il cantiere proseguiva addirittura di notte nonostante lo stop della Magistratura, dopo aver devastato boschi e strade.
L’europarlamentare Andrea Zanoni, membro della Commissione ENVI Ambiente, Salute Pubblica e Sicurezza Alimentare al Parlamento europeo ha affermato: «Troppo spesso ci troviamo davanti a mega torri eoliche, risultato di uno scempio ambientale che viola anche le Direttive Uccelli 2009/147/CE e Habitat 92/43/CEE. Queste fonti di energia rinnovabile e pulita, quando mal tradotte in realtà, si trasformano in ferite indelebili per l’ambiente: i cantieri sventrano le nostre colline e montagne senza un beneficio concreto per i cittadini. Poi rimangono questi grattacieli che svettano con un impatto devastante. Appoggio e sostengo l’Assessore Regionale Freda che dimostra di avere a cuore il paesaggio e di dar voce ai Comitati della Rete della Resistenza sui Crinali nati proprio per difendere il territorio da speculazioni industriali».
E l’iter dell’eolico in Emilia Romagna non è molto diverso da ciò che succede altrove in Italia: basti citare il caso di alcuni progetti su cui l’assessore vigila con attenzione, ad esempio quello presentato per il Passo del Santa Donna tra Borgo Val di Taro (PR) e Bardi (PR), dove sono previste ben 9 le pale da 150 metri. In Regione era stato presentato solo un anno fa per lo stesso luogo un progetto da 3 pale, che aveva visto gli uffici competenti richiedere ben 46 integrazioni e chiarimenti sull’impatto delle strade per trasportare gli enormi aerogeneratori su quelli che sono sentieri escursionistici o piste forestali in zone fittamente boscose, sui dati degli anemometri incompleti ed errati, sull’assetto idrogeologico, sull’impatto per fauna e avifauna.
L’assessore inoltre è fra coloro che sospende il giudizio riguardo agli effetti per la salute dell’installazione delle pale. In Italia non sono ancora riconosciuti i possibili danni di suoni e soprattutto di infrasuoni, ma in altri Paesi la cosiddetta “Sindrome da pala eolica” è scientificamente accertata e, di conseguenza, la realizzazione degli impianti prevede vincoli molto più stringenti, soprattutto per quanto riguarda le distanze da abitazioni, allevamenti e stalle.
«La salute dei cittadini deve essere salvaguardata ad ogni costo e qualsiasi decisione deve essere adottata dando priorità assoluta a questa valutazione – ha concluso Zanoni – Nel dubbio deve quindi prevalere la massima cautela. Sosterrò l’Assessore Freda e i Comitati nelle azioni che metteranno in atto per difendere l’ambiente e la salute dei residenti».