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La Toscana nel fango

Fonte: Gruppo d’Intervento Giuridico onlus
Di: Elena Romoli, Gruppo d’Intervento Giuridico – Toscana

Lo sapevamo, eravamo stati avvertiti, ma in questi anni poco o niente è stato fatto.
La Toscana si è svegliata dentro un’altra tragedia, impregnata di incuria, di  trascuratezza, di sfruttamento in nome del cemento e delle speculazioni. Adesso si contano gli enormi danni, ancora una volta purtroppo anche umani. Non sempre la minima energia regala il massimo rendimento, almeno non in natura.
La terra è bassa e faticosa, dicono i contadini, così anche la preziosa campagna toscana è stata abbandonata, cementificata o ceduta all’agricoltura industriale. Lo spopolamento delle montagne e dei boschi, lasciati a se stessi senza alcuna manutenzione, causano ogni anno devastanti incendi e situazioni pericolose per il territorio e per  gli abitanti che lo vivono, come le frane e le inondazioni.
Sentiamo di case e strade costruite sopra a corsi d’acqua, e piani urbanistici che sentenziano l’ineludibilità del consumo del territorio, diritti che sono senza revoche, costituiti dai privati o da potenti banche.
Nemmeno la civile Toscana si è sottratta a questo, malgrado giorno dopo giorno assistiamo a tragici eventi che si susseguono a un ritmo sempre più pressante. Non ci vogliono molte tecnologie per capire che il territorio non è infinito, e che la natura dell’acqua è quella di scorrere. Ci stiamo pericolosamente lasciando portare alla follia nella deriva del massimo sfruttamento, bypassando la legge dei ritmi naturali del mondo.
Anche la nostra mente vacilla.  Ci siamo dimenticati che noi siamo ospiti, e come tutti gli ospiti dovremmo lasciare come abbiamo trovato.

Da anni marciamo completamente come forsennati nel senso opposto, distruggendo tutto ciò che possiamo, costruiamo in più invece di mantenere quello che di buono già esiste, senza prevenire i possibili disastri, senza investire in posti di lavoro per stabilizzare questo territorio che è malato, senza bonificare preziose aree da recuperare. Questi sono i futuri posti di lavoro. Invece l’unica cosa che sappiamo fare è portare avanti grandi opere inutili che da anni prosperano, senza se e ma - presto e bene.. – come dice il Governatore della Toscana Enrico Rossi (invece i contadini direbbero che il presto e bene non stanno facilmente insieme!).
Tutto questo contro il volere di migliaia di persone, lasciando il territorio avvelenato, abbandonato a se stesso, umiliato.
Vi ricordate la difesa del Governatore per la costruzione della nuova fabbrica Laika, con altro consumo di territorio agricolo, e con le tombe Etrusche che andranno sfollate?!   Un territorio così fertile, siamo nel cuore del Chianti, vale molto di più di una fabbrica, anche come posti di lavoro. Invece hanno fatto passare gli oppositori, gente competente e attenta all’ambiente che li circonda, per degli incoscienti e faziosi visionari. E questo accade ogni giorno.
Sentiamo di ponti dimenticati, binari abbandonati, strade che spariscono nel nulla. Investiamo tutti i nostri risparmi in grandi progetti inutili, come il fantasma del ponte di Messina, o come i famelici Tunnel Tav, o come la stramiliardaria e isolata stazione AV Foster, sotto la bella Firenze, città che il sindaco Renzi dice tanto di amare, però poi ha firmato l’accordo per tutto il possibile (tanto poi il posto andrà a un altro, e così via..).
Queste sono offese, non solo al mondo che ci ospita con tanta generosità, ma all’intelligenza umana, e a chi resta un briciolo di dignità e senso del futuro, ha il dovere di reagire e di ribellarsi.

Democrazia e Grandi Opere

Fonte: Il Fatto Quotidiano
Di: Furio Colombo

La democrazia ha un limite. Finisce dove cominciano le grandi opere. Sentite Violante: “Ci sono molti modi legali di contestazione. Dopodiché se si deve fare o no una grande opera non lo possono decidere i cittadini, perché riguarda molti altri che gli abitanti, mettiamo, di Bussoleno.(…). Poi deve scattare una solidarietà reciproca. Anche il cittadino deve dare dal basso la solidarietà all’opera pubblica. Senza grandi opere nessun Paese si sviluppa.” (Il Corriere della Sera, 5 marzo 2012). In questo testo esemplare le parole chiave sono “consultazione”, che significa che puoi presentarti e dire la tua opinione e poi tornare a casa; “solidarietà”, che è richiesto come un sentimento a senso unico: dei cittadini verso lo Stato, non dello Stato verso i cittadini; “radicalizzazione”, che descrive la propensione sbagliata a dire no alla grande opera; “estraneità” dei cittadini alla decisione: “non possono decidere gli abitanti di un luogo”.
Però tutti i consultati sono di volta in volta gli abitanti di un luogo. Viene così sancita con chiarezza la sacralità della grande opera. Infatti nel testo citato dal Corriere le parole “Grandi Opere” sono sempre scritte con la maiuscola. Trascrivo dalla stessa citazione: “Non può essere messo sulle stesso piano chi adempie a una decisione nazionale e internazionale già democraticamente presa e chi impedisce a un cantiere di lavorare. È responsabilità di governo far rispettare le leggi.”
Un ponte inesistente collega una parte di questa frase all’altra. Sono le parole “decisione nazionale e internazionale democraticamente presa.” Qui entriamo nello stesso gioco psicologico che rende possibili le guerre, anche contro il sentimento della opinione pubblica. Fanno eco da lontano le parole ferme, virili, di Mauro Moretti, capo delle Ferrovie dello Stato: “Il tracciato Torino-Lione è fissato. Andiamo avanti con quello.” Seguite la storia della cosiddetta mediazione fra gli stessi cittadini della stessa valle sotto diversi governi (Prodi, D’Alema, Berlusconi, Prodi, Berlusconi, Monti ), condotta da un Architetto Virano di Torino, e vi rendete conto che ci si riunisce intorno alla decisione già presa, non intorno a un dibattito fra il sì e il no. Il no è cancellato all’origine. Virano: “Non c’è nulla di razionale in questa protesta. La Tav ha assunto un valore simbolico per una certa enclave politico-sindacale”. Già da queste parole è evidente la piega sbagliata della missione. Si tratta di persuadere, non di mediare. Non si media con una grande opera (usare le maiuscole) indispensabile all’Italia e al mondo.
Ecco il problema della democrazia di fronte alle grandi opere. Dove ci si presenta per dire no?E perché la grande opera è sempre, di volta in volta, voluta da tutti, meno che da coloro che, di luogo in luogo, si oppongono?
Impossibile proseguire senza far notare due aspetti di eventi come questi: uno è il costo, che è la tipica caratteristica della grande opera, molto più del suo senso o destinazione. Il costo è sempre immenso. E il secondo è il rapporto fra la grande opera in discussione e le altre grandi opere appena fatte, in corso o in attesa di costruzione. Anche per esse il costo è immenso. Possono dei cittadini, sia pure organizzati e coalizzati, fermare il dilagare di simili somme di danaro, con tutte le sue conseguenze imprenditoriali e politiche che fatalmente avranno, mentre quel danaro praticamente illimitato impianta cantieri e fa nascere foreste di gru e di ruspe?
E non è un grave danno per tutti se – con la tua ostinazione a dire no – produci perdite che aumentano il costo già immenso a carico di noi tutti? Il fatto è che ogni volta che si affaccia all’orizzonte della vita pubblica una grande opera che, di volta in volta, porta il rischio di devastare un paesaggio e cambiare milioni di vite, si produce una sorta di tsunami. La natura di questo tsunami è che investe i cittadini da una parte e dall’altra dello schieramento politico. Tutte le costosissime grandi opere sono trasversali e sono sempre unica strada per lo sviluppo, sempre per il bene di tutti.
Un buon esempio di indispensabile grande opera e di rivolta allo stesso tempo vasta e impossibile dei cittadini è il cosidetto “corridoio tirrenico”, una autostrada da Civitavecchia a Livorno che stanno per costruire lungo il mare proprio nei giorni della Tav, una autostrada chiesta da nessuno che cancellerà la Via Aurelia. La nuova opera correrà accanto alla ferrovia, che c’è e che funziona per merci e passeggeri. Ma orde di Tir inquinanti invaderanno lo splendido lungomare tirrenico, perchè serve al Paese, dà respiro al trasporto su gomma che ci collega al mondo. Ma a Torino il carico di quei Tir dovrà passare sul treno nuovo fiammante della Tav, che avrà sventrato la Val di Susa, per non inquinare la valle e per non isolarci dal resto del mondo. Le due grandi opere sono volute con passione da destra e sinistra, contro due diverse popolazioni italiane che cercano invano di salvare la loro terra. Lo so che c’è un che di folle, da film dell’assurdo, in questa storia. Ma c’è anche “una forte volontà politica” saldamente trasversale. E un costo immenso. Vi basta per scrivere “grandi opere” con la maiuscola e usare il “codice Violante” per mettere al loro posto (piccolo, irrilevante) i cittadini riottosi?

17 marzo ore 10, Orbetello: presentazione del libro “Il porto turistico della gente vana”

Ambiente e Lavoro Toscana
Comitato per la Bellezza
Comitato Terre di Maremma
Italia Nostra
Legambiente
Maremma Viva
Marevivo
Rete dei Comitati per la Difesa del Territorio
WWF

invitano
Sabato 17 marzo 2012, ore 10:00 
presso l’Auditorium “Giovanni Paolo II” di Orbetello, Piazza Giovanni Paolo II alla presentazione del volume:
“IL PORTO TURISTICO DELLA GENTE VANA”
Ricerca sulle vicende urbanistiche, istituzionali e sociali del
nuovo porto di Talamone
di Andrea Filpa, Alberto Perdisa editore

Clicca sull’immagine per scaricare la locandina

Seguirà una tavola rotonda cui parteciperanno:
Moderatore: Sergio Rizzo, Corriere della Sera

  • Fulco Pratesi Presidente onorario WWF e Marcello Demi Presidente WWF Toscana
  • Michele Scola Vice Presidente Italia Nostra Toscana
  • Fausto Ferruzza Presidente Legambiente Toscana
  • Alberto Frattini Presidente Comitato Maremma Viva Toscana
  • Giorgio Chimenti Rappresentante Marevivo
  • Valentino Podestà Rete dei comitati per la difesa del territorio e Comitato Terra di Maremma

La ricerca ha assunto come campo di osservazione la vicenda del nuovo porto di Talamone programmato – con l’accordo di Regione Toscana e Provincia di Grosseto – dal Comune di Orbetello; una trasformazione palesemente insostenibile e lesiva della vivibilità dei luoghi, che propone la integrale sostituzione del porto esistente e la edificazione di circa 50 mila metri cubi lungo una costa tutelata e di grande valore paesaggistico.
I propositi delle amministrazioni pubbliche – nonostante fossero unanimi – sono stati contrastati con successo dalle associazioni ambientaliste che, attraverso le procedure partecipative garantite dalla legge, hanno bloccato l’iter delle varianti urbanistiche dimostrandone la inconsistenza, ma senza ottenerne la rimozione definitiva.
La ricerca – attraverso un accurato esame degli atti amministrativi, del dibattito sociale e delle strategie di comunicazione – ne ricostruisce i passaggi con un linguaggio accessibile anche ai non esperti di materie urbanistiche, narrando le distorsioni, le carenze e purtroppo anche le falsità con cui le amministrazioni hanno forzato alcuni punti fragili della normativa regionale.
Il porto della gente vana offre quindi a cittadini e studiosi informazioni e strumenti per comprendere compiutamente e per farsi partecipi di unastoria che – se non  contrastata con efficacia nel prossimo futuro – rischierà di trasformarsi in un ennesimo scempio delle coste toscane.

Scarica il comunicato stampa (in pdf)

Per informazioni:
WWF Toscana 055.477876 – 320.4450154 Cristina Sadun

Maremma, progetto di mega-impianto fotovoltaico a Roccastrada

Fonte: Salviamo il paesaggio. Difendiamo i territori

Loretta Pizzetti parla per il Comitato Val di Farma, Associazione apartitica e senza scopo di lucro, fatta di persone che amano l’ambiente e la sua tutela come bene prezioso contro il degrado. Premette che i soci del Comitato non sono contro il fotovoltaico come fonte di energia rinnovabile, sicuramente benvenuta in alternativa allo sfruttamento di altre fonti senza dubbio dannose per l’ambiente, bensì contro il suo usosconsiderato e speculativo.

Ma mette in luce anche i problemi e le criticità che riguardanol’impianto di pannelli fotovoltaici su un’estensione di oltre 100 ha (progetto N.S. ditta di Treviso) in località Collelungo, tra Roccastrada e Civitella Marittima.
L’area interessata, detta del Quadrone/Aratrice, è un territorio pianeggiante, una delle poche zone nei dintorni del comune di Roccastrada rimasta finora intatta nelle sue caratteristiche rurali, e rientra nella DOC del MONTEREGIO DI MASSA MARITTIMA e nell’IGP.
La legge regionale sulle disposizioni che riguardano gli impianti DOP ed IGP come aree non idonee al loro insediamento, lascia alla Provincia , sentiti i comuni interessati, la possibilità di proporre alcune “deperimetrazioni”, per rendere possibile l’insediamento in tali zone.
L’area di Collelungo è Distretto Rurale della Maremma e vanta caratteristiche di integrità paesaggistica ormai molto rara, con numerose coltivazioni, alberi di pregio e filari di cipressi, ma sembra che la Provincia l’abbia inserita tra le zone oggetto di “deperimetrazione”.
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Bocciata in Commissione Ambiente della Regione la proposta di allargamento del Parco della Maremma

Firenze 15-7-2011

Italia Nostra Toscana con la rete delle sue sezioni, col Coordinamento dei Comitati della Provincia di Grosseto e i Comitati Area fiorentina, hanno raccolto 7000 firme a sostegno della proposta di legge d’iniziativa popolare per l’ampliamento del Parco Naturale della Maremma, per estenderlo lungo la fascia costiera che da Follonica raggiunge il Chiarone. Scopo dell’iniziativa è tutelare un territorio dotato di grandi pregi dal punto di vista storico, ecologico e paesaggistico: si pensi alle grandi pinete litoranee, alle zone umide, alle foreste delle bandite di Scarlino. Sottrarre queste aree al pericolo di speculazioni urbanistiche, promuoverne l’uso sostenibile, e compatibile con le direttive europee è, fra l’altro, il modo più sicuro per creare turismo d’eccellenza, dunque fonte di benessere per le popolazioni locali.
La Regione Toscana, valutato il contenuto della proposta avanzata da Italia Nostra e dalle altre associazioni ambientaliste, ha convocato il 28 giugno una consultazione sul provvedimento, invitando il Presidente della Provincia di Grosseto, e i Sindaci di Castiglione della Pescaia, Scarlino, Follonica, Grosseto, Orbetello e Capalbio. Ma nessun amministratore pubblico si è presentato alla sede del Consiglio regionale, rifiutando il confronto democratico su di una proposta che non merita di essere ignorata in modo così sprezzante.
Invece c’erano Piero Baronti, pres. regionale di Legambiente, un esponente della CIA (Conf. Italiana Agricoltori) e il presidente del Parco della Maremma, Giampiero Sammuri. Il dirigente di Legambiente si è detto contrario alla proposta in quanto, a suo dire, esiste già un più che valido sistema di tutela ambientale costituito da una serie di piccole aree protette distribuite a macchia di leopardo sul territorio (!)
Noi promotori della proposta avevamo sostenuto la necessità di accorpare tali aree e di sottoporle a una gestione unitaria; inoltre vi sarebbero, per Legambiente, leggi regionali sufficienti a proteggere il territorio (L.R. 1/2005)! La cosa non desta meraviglia, trattandosi di un’associazione che sponsorizza il fotovoltaico su terreni agricoli e l’eolico a tutti i costi, come per l’ampliamento dell’impianto nel Parco della Maremma: un progetto fermato solo dal veto della Soprintendenza.
Parere contrario alla nostra proposta è stato espresso anche dall’esponente della CIA, ma ancora più scandaloso è stato il parere negativo Di Sammuri presidente del Parco.
Si pensi che fra gli obiettivi della nostra proposta c’è il recupero e la corretta gestione della splendida pineta litoranea che arriva fino a Castiglione della Pescaia: un patrimonio da tempo abbandonato a se stesso, e in condizioni di totale degrado, nell’attuale situazione estendere il Parco, sarebbe l’unico modo per reperire risorse e governare correttamente il recupero di queste pinete. Ma si vede che a Sammuri non interessa. Dove si è mai visto il presidente di un Parco naturalistico che si oppone al suo ampliamento? Sarebbe il caso d’invitare questo funzionario di partito a dimettersi, cedendo la sua poltrona a qualcuno cui stia veramente a cuore la salvaguardia dei beni ambientali e paesaggistici.
Va fatta una precisazione che è indispensabile. Un Parco non è necessariamente un ecosistema intatto, una zona in cui le attività umane siano vietate o ridotte ai minimi termini. In Italia ci sono 24 Parchi nazionali che coprono circa l’8 per cento del territorio nazionale. Citando a caso, ricordiamo che questi parchi sono sovente molto ampi, e includono un gran numero di comuni. Il Parco del Gran Paradiso ne contiene 13, l’Appennino Tosco Emiliano 14, le Dolomiti Bellunesi 15, il Gargano 18, il Gran Sasso 44, il Cilento addirittura 80, e via elencando. Chi può negare il fatto che questi parchi abbiano dato un forte sviluppo socio-economico e culturale ai comuni interessati? Eppure, da noi, i sindaci dei 6 comuni non ne vogliono sapere di ampliare la piccola area attuale del nostro Parco. Il sindaco di Scarlino Maurizio Bizzarri, che è anche presidente delle Bandite di Scarlino, un complesso forestale di 8700 ettari, si è molto irritato per le critiche rivoltegli da due associazioni ambientaliste locali, per aver inferto tagli selvaggi al patrimonio forestale e di aver messo in esercizio all’interno delle Bandite una strada a due corsie che raggiunge, non si sa con quali scopi, la famosa spiaggia di Cala Violina. Bizzarri ha reagito alle critiche, definendole “demagogia spicciola”. Ha poi approfittato dell’occasione per lanciare un attacco altrettanto scomposto alla proposta di ampliamento del Parco della Maremma, definendola “un orrendo obiettivo”, e accusandoci di voler “ingessare il territorio a scapito dei cittadini”. Invitiamo il sindaco Bizzarri a compiere un giro turistico fra i vari Parchi nazionali italiani ed esteri, per vedere in quale misura i poveri cittadini delle località interessate, sottoposti al giogo ambientalista, vivano paralizzati dal gesso che li riveste.
I promotori della Legge d’iniziativa popolare per l’ampliamento del Parco della Maremma

Michele Scola - Vice presidente di Italia Nostra Toscana
Mariarita Signorini -  Consigliere nazionaleItalia Nostra
Daniela Pasini - Coordinamento dei Comitati della Provincia di Grosseto
Mario Bencivenni - Cittadini Area fiorentina

Italia Nostra – Perchè diciamo no all’Autostrada Tirrenica

 
Si riporta la lettera a firma di Nicola Caracciolo e Gianni Mattioli pubblicata dal Tirreno

Egregio Direttore,
la manifestazione di giovedì a Orbetello per discutere dell’Autostrada tirrenica ha avuto un grande successo: la Sala del Frontone piena, centinaia di persone che sulla piazza seguivano da un altoparlante il dibattito. Noi, firmatari di questa lettera, siamo vecchi militanti del movimento antinucleare del 1977; è stato per noi necessario tornare a quegli anni per trovare altrettanta partecipazione popolare e altrettanto entusiasmo.
Non c’è dubbio, la questione dell’Autostrada è per Orbetello un problema vitale. Il percorso che la Sat propone sopra l’Aurelia significa l’abbattimento di molte case e capannoni industriali, la chiusura di molte aziende agricole e l’eliminazione di molti agriturismi e campeggi. Per centinaia di famiglie, una vera catastrofe.
Nel dibattito di giovedì il nuovo sindaco di Orbetello Monica Paffetti e il vice presidente della provincia di Grosseto Marco Sabatini, insieme agli altri partecipanti, hanno cercato di trovare una soluzione. Aveva assicurato la sua presenza anche Luigi Bellumori, sindaco di Capalbio, che, per un “improvviso contrattempo” non è potuto venire. E’ stato un peccato perchè l’Autostrada fa grandi danni a Orbetello, ma li fa anche a Capalbio, dove, accanto all’Aurelia, si prevedono circa 200 espropri.
Ripetiamo: è stato un grande successo e una discussione aperta e approfondita. Ci permettiamo un unico rilievo: il problema non si può affrontare solo da un punto di vista municipale. Da Civitavecchia a Rosignano, tutta la Maremma è minacciata. Bisogna che i maremmani imparino ad affrontare insieme questa grande minaccia. Dove sono la Regione Toscana e la Regione Lazio che promettono benessere futuro, ma di quello attuale non si curano?
Noi, come Italia Nostra, abbiamo partecipato al dibattito insieme a molti comitati locali e abbiamo apprezzato l’impegno della Associazione Colli e Laguna di Orbetello che lo aveva indetto con la popolazione, così come la competenza e il coraggio dimostrati dal sindaco Paffetti e dal presidente Sabatini. Avevamo una soluzione da proporre e quando da Italia Nostra è stata avanzata la proposta di rinunciare all’autostrada per mettere a posto l’Aurelia – come diciamo da più di venti anni- la Sala del Frontone è venuta giù dagli applausi.
I problemi sono di difficilissima soluzione e il caso di Orbetello lo dimostra. Far correre l’Autostrada sull’Aurelia accanto alla Laguna sarebbe lo sfascio dell’economia e del fascino paesaggistico di Orbetello. Farla correre più all’interno, nelle colline, sarebbe molto più costoso e per il paesaggio altrettanto devastante. Ma è proprio necessario farla questa Autostrada?
Dovunque in Maremma provoca disastri. A Tarquinina passa accanto al meraviglioso centro storico e divide la città. A Montalto spacca addirittura il centro cittadino passandoci nel bel mezzo. Di Capalbio si è già detto e altro ci sarebbe da dire. Ad Albinia la cittadina viene isolata e separata da tutto. A Talamone si vuole approfittare dell’Autostrada per allargare il porto distruggendone il fascino. Ma è proprio necessaria questa Autostrada?
Nel 1992 il ministro dell’Ambiente Giorgio Ruffolo aveva cancellato il progetto, per difendere la bellezza del paesaggio maremmano. L’allora sottosegretario ai Lavori pubblici, Antonio Bargone, che oggi è presidente della Sat, aveva portato avanti,in sede di legge finanziaria 1998, un indennizzo di 172 miliardi di lire alla Sat per la mancata realizzazione dell’opera. In cambio di questa cifra la Sat aveva rinunciato a tutti i suoi progetti sull’Autostrada tirrenica. Bargone aveva assicurato che questa rinuncia era definitiva, impegnandosi sulla sua parola d’onore. Oggi non è più sottosegretario ,  e come presidente della Sat insiste per il Corridoio Tirrenico.
Italia Nostra con la collaborazione del professor Antonio Tamburrino, esperto di trasporti, ha inviato alle autorità competenti una diffida. Sosteniamo che la Sat,tracciando il percorso e espropriando, assuma il ruolo tipico di un ente pubblico. Una società privata, cioè, deve essere responsabile verso i suoi azionisti e non può e non deve assumersi la tutela degli interessi pubblici.
Nicola Caracciolo e Gianni Mattioli