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12 giugno: anniversario del Referendum contro il nucleare

12 Giugno 2012 – ore 12.00
Centro per la Ricerca in Psicoterapia (Piazza O. Marucchi, 5) – Roma
Anniversario del Referendum contro il nucleare:
un filo rosso tra i problemi irrisolti del nucleare italiano e la
lotta del popolo giapponese per la messa al bando del nucleare

Un anno fa si registrò il fermo pronunciamento del popolo italiano contro la ripresa di programmi di produzione di energia elettronucleare nel nostro paese. Quel grande successo avvenne a pochi mesi di distanza dal disastro nucleare di Fukushima, in Giappone (11 Marzo 2011).
Riteniamo necessario aggiornare l’opinione pubblica sullo stato in cui versa l’eredità del passato ciclo nucleare italiano, e al tempo stesso informarla della persistente gravità degli incidenti di Fukushima, e delle prospettive dell’energia nucleare in Giappone e nel mondo.
In Italia, dove non si è mai chiusa l’emergenza nucleare dichiarata dieci anni fa dal Governo Berlusconi, manca un’autorità di controllo in materia, e non è mai stato realizzato il deposito nazionale per i residui radioattivi.
Il disastro nucleare in Giappone ha cambiato il panorama e le prospettive internazionali. L’industria nucleare mondiale è in crisi: questa fonte energetica era già fuori mercato e si sorreggeva sui sussidi pubblici, ma l’adeguamento delle norme e dei sistemi di sicurezza la rende definitivamente antieconomica come dimostrano le recenti e ripetute cancellazioni di ordini in diversi Paesi.
In Giappone dal 5 Maggio scorso tutti i reattori nucleari sono spenti. Il Governo ha la ferma intenzione di riavviarli, ma l’opposizione nella società civile è molto forte.
Nella conferenza stampa verranno brevemente illustrati la natura dei problemi nei reattori di Fukushima e i rischi collegati, argomenti che sono stati inseriti in un appello partito dall’Italia e indirizzato alle Autorità giapponesi e alle associazioni ambientaliste, che si conclude con richieste precise e circoscritte

ISDE, Legambiente, WWF, Italia Nostra
SARANNO PRESENTI ANCHE
Chie Wada, rappresentante dei cittadini giapponesi in Italia
Angelo Baracca, Professore di Fisica presso l’Università di Firenze
Giorgio Ferrari, Esperto di combustibile nucleare
ed altri firmatari dell’Appello

Referendum contro la caccia in Piemonte: perchè è necessario andare a votare!

Comitato per il referendum caccia in Piemonte

Domenica 3 giugno senza il quorum a rischio
anche l’enogastronomia e la candidatura UNESCO

Gli Italiani sono in gran maggioranza contrari alla caccia. Tutti i sondaggi, anche i più recenti, come quello realizzato da IPSOS nel 2010 attestano percentuali vicine all’80% favorevoli all’abolizione o ad una forte riduzione. Recentemente ancora conferme dal rapporto EURISPES Italia 2011 per cui la caccia è considerata ”un’abitudine accettabile” solo dal 17,8% degli italiani, mentre il 56,6% non la approva per niente ed il 23,9% la approva poco.
Se nel 1990 in Piemonte vi fosse stato quel federalismo da molti invocato, questa distruttiva attività sarebbe già stata abolita perché, in occasione del Referendum Nazionale nella nostra Regione venne superato il Quorum ed i sì furono oltre il 90%. Ciò nonostante dal 1990 ad oggi in Piemonte abbiamo assistito ad un continuo allargamento dell’attività venatoria con danni crescenti non solo per l’ambiente e la sicurezza dei cittadini ma anche per il settore agricolo, turistico ed enogastronomico. L’art. 842 del Codice Civile, infatti, consente ai cacciatori, e solo a loro, di entrare nei fondi privati senza il consenso del proprietario, inoltre la piccola (0.6% della popolazione), ma agguerrita lobby della caccia ha ottenuto di poter continuare a ripopolare a scopo venatorio, liberando ogni anno sul territorio lepri, minilepri, fagiani, pernici, ecc… cioè animali allevati con il solo scopo di essere impallinati! Questa odiosa pratica, oltre a causare danni agricoli, ha determinato anche notevoli problemi ambientali, inquinando il patrimonio genetico degli animali selvatici. Fino al 1985 i lanci hanno riguardato anche daini, cinghiali di provenienza est-europea, caprioli, ecc…, per non parlare poi degli allevamenti clandestini, dei foraggiamenti invernali non autorizzati e delle “coltivazioni a perdere” incentivate con uso di denaro pubblico. Insomma, si è lasciata mano libera ai cacciatori a spese di noi tutti.
Il costo di acquisto e lancio della fauna selvatica a scopo venatorio (quasi un milione di Euro ogni anno solo in Piemonte), è tuttora sottratto dai fondi a disposizione dei vari ATC (ambiti territoriali di caccia) e dei CA (comprensori alpini) che dovrebbero invece essere, a nostro avviso, destinati totalmente a risarcire i danni all’agricoltura causati dai ripopolamenti. Negli ultimi tempi si è anche incredibilmente permesso che a livello provinciale fossero addirittura organizzate lezioni di eviscerazione e un servizio veterinario per certificare l’idoneità al consumo delle carni cacciate, dando origine a un lucroso interesse intorno alle carni ottenute dall’attività venatoria. Si tratta chiaramente di un conflitto d’interessi. Gli agricoltori si illudono che i cacciatori operino per ridurre il numero di ungulati che possono creare danni alle colture, mentre questi hanno invece un fortissimo interesse a mantenere un’elevata presenza di prede sul territorio. Studi approfonditi dimostrano che l’attività venatoria stessa, specie se praticata senza limitazioni, (oltre ad arrecare danni all’ambiente mettendo a rischio la sopravvivenza di molte specie e inquinando il terreno con pericolosi metalli pesanti) può modificare le classi di età nei branchi in modo innaturale fino a provocare l’anticipazione del primo parto inoltre, a seguito dell’uccisione degli esemplari dominanti o semplicemente a seguito dello stress da panico per gli spari e l’inseguimento dei cani, si divide il branco in modo forzato e incontrollato.
Dopo avere creato questa folle situazione, ci saremmo aspettati una risposta pronta da parte dell’Assessore Regionale all’Agricoltura. La risposta di Claudio Sacchetto, in effetti, c’è stata, ma anziché vietare e punire con severe sanzioni ogni forma di allevamento e foraggiamento illegale di animali selvatici, le coltivazioni a perdere, i ripopolamenti a scopo venatorio, la macellazione, trasporto e sopratutto vendita di fauna selvatica, si è invece deciso di autorizzare, modificando la legge regionale nel collegato alla legge finanziaria 2011, battute di “caccia selettiva” agli ungulati dal 1° giugno al 15 marzo, anche in piena estate. I proiettili micidiali delle carabine a canna rigata autorizzate da Sacchetto, possono cadere anche ad alcuni chilometri di distanza e la copertura forestale estiva rende queste armi poco efficaci ma pericolosissime. Dopo di che, ancora concessioni alle richieste dei cacciatori: l’Assessore ha proposto la modifica della legge con la possibilità di cacciare tre giorni la settimana a scelta su cinque, sabato e domenica compresi, la possibilità di sparare a dieci nuove specie, la caccia con l’arco (una tortura per l’animale che viene spesso solo ferito), la caccia in deroga a specie protette dalla Comunità Europea (dando il via a probabili ulteriori sprechi per pagare le multe che arriveranno), etc.
In questo modo se domenica 3 giugno il Referendum Regionale volto a ottenere la limitazione della caccia in Piemonte non dovesse superare il Quorum del 50%, Sacchetto avrebbe già pronto un nuovo disegno di Legge che arriverebbe a mettere gravemente a rischio villeggianti, escursionisti, famiglie e turisti italiani e stranieri durante le vacanze (già molte sono le lamentele che abbiamo dovuto registrare la scorsa stagione durante le battute di caccia estive concesse in deroga alla Legge attuale) e forse anche la candidatura UNESCO delle colline Piemontesi. Sacchetto ha anche ottenuto di aumentare il numero di cacciatori sul territorio piemontese, aprendo ulteriormente a cacciatori foranei, in modo da “incrementare il turismo venatorio”, come lui stesso ha affermato con soddisfazione. Insomma,rischiamo di cacciare via a pallettoni chi viene da noi per godere dei nostri vini, della cucina e dei prodotti tipici, nella quiete dei paesaggi candidati all’UNESCO, a favore invece di chi viene da noi per sparare, uccidere, spaventare.
Ad ottobre 2010, tanto per fare alcuni esempi, a Novello (CN) una pallottola dacinghiale è entrata in un’abitazione ed ha centrato un televisore, mentre il 6 Luglio 2011 a Torino, in Strada Traforo del Pino 67, un giovane è stato colpito al volto. I dati riportati dall’Associazione Nazionale vittime della caccia (circa 100 morti e 300 feriti in Italia nell’ultimo triennio) dovrebbero far riflettere. Per non parlare della sicurezza stradale, sempre più compromessa a causa d’improvvisi attraversamenti di animali in fuga durante le battute di caccia. Studi condotti dalla Provincia di Cuneo hanno, infatti, confermato come gli incidenti stradali causati dalla fauna selvatica aumentino sensibilmente durante la stagione venatoria. Una risposta sensata sarebbe quella di ridurre drasticamente il calendario venatorio a un paio di mesi tardo autunnali. In caso di danni agricoli sarebbe risolutivo incentivare l’uso delle gabbie di cattura, che, come ampiamente dimostrato, costano poco e funzionano benissimo, lasciando al personale di vigilanza delle Province gli abbattimenti fuori stagione dei capi catturati come, dove e se necessari. Ottimo sarebbe anche l’utilizzo di dissuasori ottici/acustici e pastori elettrici efficaci, innocui e con costi irrisori (circa 90 euro l’ettaro).
Comunque vietare la caccia almeno la domenica e limitare le specie cacciabili a lepre, mini lepre, fagiano e cinghiale, come propone il referendum, sarebbe già un buon segnale e un primo passo avanti verso la civiltà, il rispetto della natura e della democrazia negata per 25 anni cioè dal 1987, anno in cui si raccolsero le firme per questo Referendum Regionale. Se le istanze referendarie fossero state recepite, avremmo anche risparmiato il costo del Referendum. Se Cota avesse almeno recepito la nostra richiesta di accorpare il Referendum con le Elezioni Amministrative del 6 Maggio, avremmo risparmiato altri milioni di Euro. Evidentemente le priorità dei nostri amministratori non sono quelle di salvaguardare la natura, il turismo, la sicurezza e il denaro pubblico. La scelta di far svolgere il Referendum il 3 Giugno dopo la Festa della Repubblica del 2 Giugno ci lascia pensare che Cota abbia come priorità fondamentale solo il non raggiungimento del Quorum.
Per approfondimenti:
www.referendumcaccia.it
referendumcaccia@gmail.com

Aderiscono al Comitato: AFNI, Agire Ora, AgriBio Asti, AIPS, Amici del Gatto Galliate, Animalisti Italiani, ANPANA, APDA, ARCI Piemonte, ASPA, Ass. Cometa, Ass. Vittime della Caccia, Asti Social Forum, AVDA, Burchvif, Camminare Lentamente, Centro Sereno Regis, CIPRA Italia, Club UNESCO Asti, Compagnia dei Cammini, CUB Piemonte, CuneoBirding, Dendros, EBN Italia, Ecovolontari Rivaltesi, ENPA, FAI Novara, Federazione dei Verdi, GASTI, GEVAM, Giovani Democratici, Gruppo Micologico Bresadola, Gruppi Consiliari Regione Piemonte Federazione Sinistra Europea, Kaps, Insieme per Bresso, Italia dei Valori, Movimento 5 Stelle e Sinistra Ecologia Libertà, Il Girasole, Lab2031, La Pulce, L’Arca del Re Cit, LeAL, LIDA, Mountain Wilderness, Movimento 5 Stelle, Movimento Decrescita Felice, No alla caccia, Novara Bird Watching, OIPA, Pro Loco Arignano, Sinistra Ecologia e Libertà, SOS Gaia – Ecospirituality FoundationTeatro Zeta, Terra Boschi Gente Memorie, Terra del Fuoco, Unione Naturisti Italiani, USAE/FSI, VegFestival, Vivi gli animali.

Clicca qui per conoscere tutti gli appuntamenti a sostegno del referendum

Il tramonto dell’Eolico a Riparbella!

Fonte: Insieme per cambiare – Riparbella

Comune di Riparbella: si lavora per i cittadini o per le imprese?

Questa la domanda che si pongono i rappresentanti della Lista Civica Insieme per Cambiare di Riparbella dopo le ultime novità riguardanti il parco eolico. Appare incredibile che siano passati oltre due anni da quando la EWF ha ottenuto l’Autorizzazione Unica Regionale per costruire le prime 10 pale eoliche, che i lavori siano iniziati il 20 gennaio di quest’anno, che solo adesso si venga a sapere che la ditta non ha l’accordo per usare alcuni terreni e che tutto questo tempo non è stato sufficiente al Sindaco Fontanelli per firmare il promesso accordo relativo ai benefici per i cittadini e per il Comune, promesse che attendono di essere trasformati in fatti dai tempi della campagna elettorale.
I lavori sono iniziati perché la maggioranza, superficialmente come le capita spesso, ha approvato la variante acustica, ultima autorizzazione necessaria alla ditta e oggi forse si è accorta che non vi sono più motivi per cui il privato, autorizzato in tutto e per tutto, dovrebbe riconoscere dei soldi al Comune e nel frattempo il Comune non si è nemmeno attivato per verificare il rispetto delle prescrizioni previste.
Il 20 Marzo, preso atto che il Sindaco continua a rinviare la firma dell’accordo, abbiamo richiesto un consiglio comunale con all’ordine del giorno il tema dell’Eolico, sopratutto per essere aggiornati. Il Sindaco doveva riunirlo entro 20 giorni come previsto dalla legge e come confermato dalla segretaria comunale dott.ssa Barni ma come già accaduto in passato si è rifiutato di adempiere ancora una volta ai suoi doveri di primo cittadino dimostrando quanto poco rispetto abbia per le norme e obbligandoci a chiedere l’intervento urgente del Prefetto di Pisa.
Di fatto però è un’altra la questione che ci preoccupa maggiormente e riguarda l’angolo di visuale con cui il Sindaco e la giunta agiscono quando affrontano progetti privati, siano essi imprenditori edili o delle rinnovabili. I Sindaci dovrebbe tutelare sempre gli interessi del territorio e dei loro cittadini e dovrebbe pianificare con molta attenzione gli aspetti economici per i Comuni le cui casse sono sempre più vuote.
Fontanelli è riuscito a far di Riparbella l’unico Comune d’Italia che ha perso soldi con l’autovelox facendo guadagnare oltre 300mila euro ai legali per fare cause perse, ora è sulla buona strada per essere l’ultimo Sindaco d’Italia ad aver autorizzato gli eco-mostri eolici con l’ulteriore beffa di non aver alcun ritorno per il Comune. Negli ultimi sei anni delle sue legislature le poche decisioni importanti riguardano solo operazioni immobiliari di privati mentre al Comune di Riparbella e alla collettività rimangono solo strade impraticabili, connessione internet assente, ludo baby e scuola media chiusa, parchi giochi abbandonati, un generale stato di degrado e abbandono del paese accompagnato da annunci di opere faraoniche tutte rimaste nel libro dei sogni come il mega canile intercomunale e la struttura ricettiva al Giardino i cui lavori sono fermi da mesi. Da oltre sei anni nessuno a Riparbella ha capito quale sia il “progetto” per il paese ed il territorio, si è solo capito che esiste una certa sensibilità per le mega opere, sopratutto dei privati che spesso incontrano i sigilli della magistratura come la speculazione avvenuta in località Pantano.
Settimana prossima si chiuderà la raccolta firme per la richiesta del referendum comunale abrogativo dell’atto che autorizza il progetto eolico, speriamo di riuscire a convincere la giunta che la democrazia è tale solo se si coinvolgono veramente i cittadini e non imponendo le scelte dall’alto.
Nel frattempo è arrivata la conferma dell’avvenuto ricorso al Consiglio di Stato da parte di Italia Nostra e del WWF, atto che rende di nuovo incerto e rischioso l’investimento della veronese AGSM, la municipalizzata controllata dal Sindaco leghista di Verona Tosi, nuova proprietaria del progetto eolico di Riparbella che ha deciso di investire lontano dal proprio territorio in barba dei vincoli territoriali, forse perché le pale sono più belle se costruite lontano da casa propria?
Riparbella, 7 aprile 2012
Alessandro Lucibello Piani
Insieme per Cambiare – Riparbella
Il Tirreno, 08/04/2012

A rischio l’ultimo investimento Eolico di AGSM in Toscana

Comunicato stampa
30 marzo 2012
Italia Nostra Onlus
Wwf 

Brutta sorpresa per la AGSM, la municipalizzata di Verona, che recentemente ha rilevato le quote di maggioranza di uno dei tre mega progetti eolici che la EWF era riuscita a farsi approvare dalla Regione Toscana prima del recente cambio di rotta che ha reso molto più difficile il rilascio di nuove autorizzazioni.
Mentre il comitato locale e le forze politiche di opposizione del piccolo paese toscano di Riparbella stanno raccogliendo le firme per svolgere il referendum comunale (previsto dall’art. 38 del locale Statuto Comunale) per abrogare la variante acustica, fatto che impedirebbe alle pale di girare, WWF e Italia Nostra hanno accelerato i tempi dando mandato ai propri legali di procedere con il ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar di Firenze che ha rigettato in prima istanza le contestazioni al mega-impianto eolico composto da 15 pale alte 140 metri che dovrebbero sorgere sui crinali delle colline del Comune di Riparbella con impatti visivi fino all’Isola d’Elba.
Anche sull’inizio lavori la cui data risulta essere il 20 gennaio sono emerse contestazioni, dato che la Regione Toscana aveva fissato come termine ultimo il 20 gennaio ma per un probabile errore l’atto riporta la data del 20/01/2011 facendo sì che formalmente oggi l’atto autorizzativo sia scaduto.
La presenza in zona di 3 altri progetti eolici, autorizzati da tempo, che non partono malgrado nessuno abbia presentato ricorsi al TAR testimonia che l’interesse economico è prettamente speculativo e legato ai lauti contributi la cui erogazione non è più percepita dai finanziatori come sicura visto la grave crisi che ha colpito il bilancio statale.
Anche la recente decisione dell’ufficio VIA Regionale di bocciare un progetto del tutto analogo situato nel vicino Comune di Monterotondo da speranza che si inizi ad affrontare il tema delle centrali eoliche collocandole nei luoghi corretti, lontano dalle rotte migratorie, dai parchi e dagli insediamenti, senza dimenticare l’assoluta necessità di un vento con caratteristiche idonee, elemento mancante sui crinali della Val di Cecina come dimostrato dalla scarsa redditività degli impianti già installati, molti si chiedono se l’AGSM ha valutato attentamente il suo investimento e chi risponderà delle eventuali perdite economiche subite dal socio (Comune di Verona) se il referendum o il Consiglio di Stato fermeranno il progetto.

Raggiunto il quorum per il referendum contro le pale eoliche

Fonte: Il Tirreno, Cecina-Rosignano

Esulta la lista civica, Mancini: «Il 20% in due sole settimane.
La maggioranza ha l’ultima occasione per non smentirsi»

RIPARBELLA. Missione compiuta e la lista civica Insieme per cambiare esulta. Il referendum abrogativo sul progetto di un parco eolico a Riparbella si farà. Lo annuncia il capogruppo Emilio Mancini: «A due sole settimane dall’inizio della raccolta firme è stato raggiunto il quorum del 20% degli iscritti alle liste elettorali come richiesto dallo statuto comunale. I cittadini hanno prontamente risposto e l’obiettivo è stato raggiunto molto prima del previsto. Questo dimostra quanto sentita sia la necessità di un confronto trasparente e democratico rispetto a una scelta che ancora oggi è oscura e imposta con prepotenza da una maggioranza che ha perso il contatto con la realtà di Riparbella».
Le firme, spiega ancora Mancini, saranno consegnate al sindaco Ghero Fontanelli subito dopo Pasqua, quindi nella seconda metà di aprile, «per poter dare l’opportunità anche ai tanti stranieri residenti che frequentano il paese di firmare e comunque di essere informati circa la battaglia a difesa del territorio».
«Il consigliere Giorgio Gremigni – prosegue Mancini – fece una dichiarazione di voto, a nome della maggioranza, in cui si dichiarò favorevole all’istituto del referendum, ora hanno un’ultima occasione per dimostrare che quanto dicono corrisponde a quanto pensano. I cittadini hanno fatto la loro richiesta secondo le previsioni normative vigenti ed è da questa volontà popolare che si deve ripartire per ridare credibilità alle istituzioni e alla politica e se la maggioranza ignorerà anche questa richiesta formale chiederemo l’immediato intervento del prefetto e del ministero degli interni».
«Siamo solo stupiti dal fatto – conclude Mancini – che la Ewf prosegua i lavori per la costruzione del parco eolico senza sosta, ignorando la protesta popolare. Che abbiano già avuto rassicurazioni circa l’esito referendario? Intanto in paese la gente continua a mormorare che arriveranno rimborsi a tutti dal conto energia, ennesima promessa non mantenuta, usata come trovata politica per convincere la gente a non andare a votare, ma ormai per i più il gioco è stato scoperto».

Raccolte 200 firme dagli anti-eolico per il referendum

Fonte: Il Tirreno, Cecina-Rosignano

Lucibello: «Invito a sostenerci anche chi è favorevole, solo così potremo trattare direttamente con la Ewf»

RIPARBELLA. «Abbiamo raccolto duecento firme in due fine settimana, sfidando ogni pronostico e un sindaco che fin qui ha fatto solo disinformazione. Questo referendum lo vogliamo fortemente e invitiamo anche chi è favorevole al parco eolico a firmare, perché solo così si riaprirebbe una trattativa seria». Alessandro Lucibello Piani è scatenato. Il consigliere di Insieme per cambiare prosegue la battaglia contro il progetto di un parco eolico. «Per tre anni – dice – hanno ripetuto in tutte le sedi che i lavori per il parco eolico non sarebbero mai potuti iniziare senza prima aver firmato la convenzione che stabiliva i vantaggi per il comune. Il sindaco Fontanelli è riuscito un’altra volta a disattendere le promesse fatte ai cittadini e la ditta privata Ewf ha già iniziato i lavori per la sua mega centrale eolica. Tutti insieme, dal Paroli al Bianchi in giunta fino ai silenti consiglieri di maggioranza e passando anche dal segretario locale del Pd Luca Biancani avevano preso l’impegno solenne ma a fine febbraio la Ewf ha iniziato i lavori rendendo le loro promesse aria fritta perché nessun accordo è stato firmato. Riparbella rischia così di salire all’onore della cronaca per una beffa forse peggiore di quella storica dell’autovelox».
“In paese – prosegue Lucibello – i nostri volontari stanno raccogliendo velocemente le firme per poter approntare il referendum abrogativo dell’unico atto comunale rilevante per il progetto eolico mentre al bar scorrono voci di fantomatici bonus sulka bolletta energetica delle famiglie. Disonformazione verso i cittadini, sua perchè non esiste uno straccio di carta firmato, sia perchè non è legalmente possibile, si perchè non è economicamente sostenibile. Ricordiamoci che il progetto eolico non è del Comune ma di un privato, dunque anche l’energia dei riparbellini sommata a tutte le altre promesse come la variante al paese, l’asfaltatura delle strade sterrate e i parcheggi è un impegno economico non sostenibile anche paragonando con quanto poco i “vecchi” impianti, già installati in zona, elargiscono ai Comuni. La ditta, già autorizzata, ha iniziato i lavori senza firmare impegno con il Comune e si trova ogggi in una posizione di superiorità contrattuale. Potrà decidere di elargire o no una regalia a proprio piacimento e al Comune non rimane che sperare nell’elemosina. Un’altra umiliazione a cui questa maggioranza ha costretto i cittadini. Unico baluardo rimasto è il referendum che rimetterebbe tutto in gioco. La Ewf sarebbe costretta a trattare direttamente con la cittadinanza.”