Archivi categoria: Rischio idrogeologico e dissesto del suolo

Interrogazione parlamentare sull’eolico ad Orvieto presentata dal M5S

Atto Camera
Interrogazione a risposta scritta 4/00357
[...] Firmatari
Primo firmatario: GALLINELLA FILIPPO
Gruppo: MOVIMENTO 5 STELLE[...]

Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro per i beni e le attività culturali, al Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, al Ministro dello sviluppo economico. – Per sapere – premesso che:
lo sviluppo e la promozione di fonti di energia rinnovabile sono fondamentali per il futuro del nostro Paese;
l’energia eolica, solare e fotovoltaica dovranno trovare una strada privilegiata nel territorio italiano che, in base alle sue caratteristiche geomorfologiche, si presta allo sviluppo di queste energie naturali, ma mantenendo necessariamente le peculiarità paesaggistiche, naturalistiche, ambientali e culturali;
molti impianti, infatti, spesso invadono aree protette o di particolare importanza per la produzione agricola o la bellezza del paesaggio; basti pensare alle distese di pannelli solari che occupano centinaia di ettari del territorio agricolo ormai fondamentale per la produzione di cibo, nonché impianti eolici di grandi dimensioni che stanno arrecando danni ambientali non più sopportabili in molte regioni del Paese;
uno dei casi che stanno suscitando maggiore interesse nelle ultime settimane è quello dei due impianti eolici ravvicinati sul Monte Peglia, in vista del duomo di Orvieto, una delle città simbolo del nostro Paese;

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Biomasse a Cotronei

Consideravo quello delle biomasse uno sviluppo insostenibile, dove un terzo dell’energia elettrica nazionale prodotta da biomassa proveniva proprio dal crotonese, con tre grandi impianti tra i più potenti d’Italia: Crotone (22 Mw), Strongoli (40 Mw) e Cutro (14 Mw), alimentati da oltre 600 mila tonnellate di legno l’anno…ora vogliono costruire una terza centrale a biomassa…addio al nostro patrimonio boschivo…

Fonte: Area Locale
Di: Pino Fabiano

Qualche considerazione sulla questione biomasse a Cotronei
Mi occupai delle centrali a biomasse in tempi non sospetti, con un lungo articolo pubblicato su Cotroneinforma n. 73 del settembre 2002, e ancora oggi reperibile in alcuni siti internet.
Consideravo quello delle biomasse uno sviluppo insostenibile, dove un terzo dell’energia elettrica nazionale prodotta da biomassa proveniva proprio dal crotonese, con tre grandi impianti tra i più potenti d’Italia: Crotone (22 Mw), Strongoli (40 Mw) e Cutro (14 Mw), alimentati da oltre 600 mila tonnellate di legno l’anno.
Le biomasse vengono definite come fonti rinnovabili di energia: l’anidride carbonica emessa nella combustione è pari a quella sottratta dall’atmosfera per la crescita degli alberi. Proprio quelli che servono da combustibile per le centrali. Per cui si dice che il saldo delle emissioni di CO2 è zero.
Per questa ragione, a livello europeo esisteva il programma LEBEN (Large European Biomass Energy), per promuovere la realizzazione di Progetti Regionali Integrati per la valorizzazione della biomassa, mirati ad un nuovo sviluppo agricolo mediante nuove colture e tecnologie innovative. Tale programma europeo non ha riguardato però il territorio della provincia di Crotone. O meglio, sono state costruite le centrali a biomasse e, contemporaneamente, non si è tenuto conto di uno sviluppo agricolo per consentirne l’alimentazione, per produrre il combustibile necessario. Del resto la Sila era a due passi e forse veniva molto più comodo tagliare boschi, senza tener troppo in conto di un meccanismo di sviluppo sicuramente insostenibile.
A distanza di qualche anno, anche la Regione, la Provincia di Crotone e il Comune di Cotronei si sono accorti che la cosa non reggeva, denunciando il disboscamento irrazionale nella Sila, e mettendo altresì in evidenza che la potenzialità di assorbimento di biomasse da parte delle centrali è ben superiore alle condizioni dell’offerta regionale.
Eppure oggi, paradossalmente, si ritorna a parlare della costruzione di una nuova centrale a biomasse da 10 Mw a Cotronei, la quarta della provincia. In realtà dovrebbe arrivare la richiesta di una quinta centrale, sempre a Cotronei, seppur ancora nessuno ne parli.
Poiché l’investimento viene accolto dall’amministrazione comunale di Cotronei come una panacea in tempo di crisi economica, vorrei proseguire nel ragionamento con un metodo comparativo, evidenziando positività e negatività  dello stesso investimento, e utilizzando gli elementi empirici per una maggiore comprensione e valutazione del fenomeno.
Per rendere la questione più fluida inserisco nel ragionamento una metaforica bilancia: su di un piatto metteremo le negatività, sull’altro le positività. Cominciamo da quest’ultime.
La realizzazione della centrale porta un investimento economico di circa 40 milioni di euro. La cifra andrà in gran parte nell’acquisto della tecnologia, cioè della stessa centrale: quattrini che prendono la strada del nord, nella cassaforte del capitalismo nazionale. In loco resterà qualcosa per i costi delle maestranze, per il calcestruzzo e quant’altro. Poca roba rispetto al finanziamento totale. Comunque rappresenta una positività economica e la mettiamo sul nostro bel piatto della bilancia.
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Trasporto pale per eolico. Procura apre una indagine

Fonte: La Repubblica

Danneggiati boschi ed effettuati sbancamenti nel territorio di Albareto per trasportare le pale attraverso il Passo dei Due Santi verso il comune di Zeri. Fascicolo per violazione beni ambientali. Strada già posta sotto sequestro

La Procura di Parma indaga sull’installazione di pale eoliche a Zeri, il paese montano della Lunigiana confinante con il parmense, per i danni che il trasporto delle enormi strutture può causare ai boschi di Albareto. Il reato contestato nel fascicolo, per ora senza iscritti, è violazione della legge Galasso sulla tutela dei beni paesaggistici e ambientali. Lo ha comunicato il procuratore Gerardo Laguardia.
Il caso è scoppiato alcune settimane fa, quando il Comitato Eolico Santa Donna e la consigliera regionale dei Verdi Gabriella Meo denunciarono il taglio di alberi e operazioni di sbancamento per allargare le strade nel comune di Albereto e permettere così il passaggio di trasporti eccezionali, le lunghe pale destinate al Passo dei Due Santi in terra toscana. Molti residenti delle frazioni hanno lamentato danneggiamenti a muretti e piante private.
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Intanto Legambiente sui lamenta per i blocchi degli impianti. Cliccate qui per leggere le dichiarazioni.

Indagini sul business dell’eolico

Fonte: IPC – Riparbella
Di: Alessandro Lucibello Piani

La Procura di Firenze a voler vedere chiaro sull’iter
che ha portato al rilascio delle autorizzazioni per realizzare parchi eolici dai costi milionari

La EWF Italia
Già nel 2009 denunciammo pubblicamente l’assurdità di concedere ad una semplice SRL con capitale sociale minimo l’autorizzazione per la costruzione di impianti industriali da decine di milioni di euro che poi, come successo, sono state ri-vendute ad altra società (nel caso di Riparbella e Chianni alla AGSM di Verona del Sindaco leghista Tosi).  Immense sono state le difficoltà di queste mini società nel  fornire le debite garanzie per il futuro, ad esempio le fideiussione per il ripristino dei territori quando sarà e terminata la vita del Parco.
Ricordiamo che la EWF Italia si presentò con il suo socio di maggioranza assoluta FALLITO … Ma per la Regione questo era “irrilevante”!

Il Referendum
Clamorosamente disatteso dal Sindaco Fontanelli l’impegno elettorale (preso nel 2009)  di “non escludere” un referendum popolare sul parco eolico, richiesto peraltro da oltre 300 cittadini (su 1100 votanti)… nessuno è mai riuscito a CAPIRE perchè o a trovare spiegaizoni plausibili visto che nessun particolare vantaggio va al Sindaco dal fare o non fare un opera privata.

La procedura di VIA
Tre parchi eolici approvati dalla VIA in un fazzoletto di terra (Comuni coinvolti Riparbella, Lajatico, Casciana Terme) dove già esiste il quarto,quello di Chianni che non ha fatto la VIA. Tutti della stesso società (coinvolta anche nel solare di San Miniato), tutti senza valutazioni cumulative dell’impatto. Ogni progetto é analizzato da solo come se gli altri non esistessero malgrado sia evidente che quattro parchi che si vedono tra di loro hanno un impatto paesaggistico e ambientale  cumulativo pesante, sul paesaggio ma ancor di più sull’avifauna.
Il caso di Riparbella (unico dei tre parchi eolici costruito per nostra sfortuna) ha riempito fiumi di documenti perché ad ogni passaggio emergevano, a nostro parere, irregolarità e omissioni di cui la vicenda della sottostazione elettrica (grande come un campo di calcio) é stata solo la punta finale di un iceberg.

La sottostazione
La sottostazione elettrica era indicata in altro luogo rispetto a dove é stata costruita, poi si é scoperto che nella procedura di VIA nessuno aveva visto il progetto esecutivo (non depositato) e quindi di fatto nessuno (nemmeno i privati interessati) hanno potuto esprimere pareri e la ditta ha costruito quello che voleva dove voleva…

LA VIA aggiunta
La Regione Toscana, pressata dai residenti e dai consiglieri di IPC , nell’inerzia solita dei consiglieri di maggioranza che neanche sapevano quali  fossero le prescrizioni imposte alla ditta e che si rimettevano come Yes-man a quanto a loro ordinato dal del Sindaco Fontanelli, ossia  di difendere gli interessi della ditta e per quelli della cittadinanza un bel Amen era sufficiente,  fu costretta a riaprire la VIA (luglio 2012) mentre i lavori erano in corso e con un operazione da azzeccagarbugli arrampicati sui vetri hanno … fatto finta di nulla rinviando la questione ad altri senza dire a chi!
Auguriamoci che la magistratura trovi modo di verificare fino in fondo quanto è successo…e nel frattempo attendiamo di sapere cosa pensa di quanto sta succedendo il Partito Democratico di Riparbella, quello che ha sempre accettato tutto, quello che ha sempre appoggiato il progetto come cosa belle e buona sempre e comunque e , scandaloso, chiese e ottenne che i suoi consiglieri comunali approvassero in consiglio comunale la variante acustica, (atto senza il quale il parco non si poteva costruire) SENZA aver firmato alcun accordo economico che regolasse le promesse economiche dei vantaggi per la cittadinanza sbandierati da anni come cosa fatta e che ancora oggi non esistono… altra questione su cui é necessario aprire un capitolo a parte!
Per ora ringraziamo i magistrati e il loro lavoro … anche se purtroppo il morto è già morto … ma si sa … la magistratura non puo intervenire prima e sarebbe compito della politica pianificare  e controllare quanto si sta facendo … ma la politica in toscana non vede, non sente, non parla … NOI PERO’ VEDIAMO, SENTIAMO e PARLIAMO … auguriamoci siano sempre di piu i cittadini che lo fanno!

Orvieto: “Ora basta eolico in Italia!”

Grazie a Territorio e legalità per il bellissimo video della manifestazione di Orvieto ‘Basta eolico’.
Interventi di Mariarita Signorini, Piero Romanelli, Angelo Cuppini, Rosa Filippini, Oreste Rutigliano, con tante foto alla fine.

Eolico e fotovoltaico, la lotta dei comitati “contro” le energie rinnovabili

Fonte: Il Fatto Quotidiano
Di: 

Mentre a Parma i cittadini combattono l’accensione dell’inceneritore, nella val di Taro sequestrato il cantiere che utilizza l’energia del vento a Zeri, ma le proteste contro l’energia pulita si allargano agli impianti con pale enormi Santa Donna e Pontetaro: “Calamità innaturali”

Una montagna sequestrata, tra la Toscana e l’Emilia Romagna, per fermare il cantiere dell’impianto eolico di Zeri. I sigilli della Procura di Parma da venerdì pomeriggio bloccano la strada che da Albareto, nell’Appenino parmense, porta fino al crinale del Comune toscano, nel massese, in cui la ditta Fera Srl sta realizzando il progetto del parco “Vento di Zeri”, che prevede l’installazione di cinque pale eoliche di oltre 120 metri di altezza sul monte Colombo. I carabinieri hanno posto sotto sequestro il cantiere di Zeri, dove nei giorni scorsi erano cominciati ad arrivare i giganteschi pezzi della prima pala eolica, con ingresso obbligato dalla strada del Comune parmense di Albareto, che ora, dopo il sequestro, è accessibile solo ai residenti.
È proprio il trasporto delle pale che ha fatto scattare lo stop ai lavori, fino alla misura preventiva del sequestro. Secondo le ispezioni effettuate nei giorni scorsi dal corpo della guardia forestale toscano e dai militari dell’Arma dei carabinieri di Borgotaro e di Zeri, la ditta non ha rispettato i parametri fissati per il transito dei mezzi speciali. Per riuscire a fare passare i pezzi mastodontici dell’impianto, è stato infatti necessario allargare il manto delle strade montane di 10 metri rispetto ai 3 previsti dall’accordo nella Conferenza dei servizi che aveva dato il via libera al progetto.
La denuncia era partita dai residenti del Comune parmense e dai comitati che si battono contro gli impianti industriali eolici, che avevano notato disboscamenti delle aree intorno alla carreggiata, allargata a dismisura per consentire il passaggio dei mezzi. Una situazione da subito risultata irregolare, tanto che la consigliera regionale dei Verdi Gabriella Meo aveva presentato un’interrogazione in Regione Emilia Romagna.
A ciò si aggiunge il fatto che Fera Srl proprio nelle ultime ore ha violato il fermo al cantiere imposto dal Consiglio di stato il 16 aprile dopo il ricorso contro il progetto presentato da associazioni e comitati capitanati dal Wwf. Nonostante la sospensiva i lavori sono proseguiti anche in orario notturno. Una fretta giustificata, come nel caso dell’inceneritore di Parma, dal termine ultimo del 30 aprile che consentirebbe a Fera di accedere agli incentivi statali per le energie rinnovabili. Traguardo che, dopo l’intervento della Procura della Repubblica, appare irraggiungibile, visto che cantiere e strada sono off limits anche agli operai.
Le indagini sono in corso. Sotto la lente di ingrandimento degli inquirenti, oltre al mancato rispetto del vincolo di non allargare o modificare la rete viaria parmense e dello stop intimato dal Consiglio di Stato, c’è anche la potenziale pericolosità dell’intervento. Dalle ispezioni è infatti emerso che la ditta per allargare il manto stradale ha utilizzato ghiaia contenente amianto.
Parco eolico di Santa Donna a Borgotaro. Quella del parco eolico di Zeri è solo una delle tante battaglie che i cittadini combattono contro gli impianti a energia rinnovabile. Se in città infatti tutta l’attenzione degli ambientalisti è contro l’inceneritore di Ugozzolo, nel parmense, dalla Bassa all’Appennino, l’energia “pulita” non è sempre sinonimo di beneficio. La guerra alle pale eoliche di Zeri è gemella e anche presagio di quello che potrebbe accadere in un futuro non troppo lontano a Borgotaro sul passo di Santa Donna. Sul crinale che separa il comune montano da quello di Bardi e di Compiano incombe il progetto di un parco eolico industriale con 9 pale da 150 metri di altezza. Dimensioni fuori scala, se si pensa che nel vicino parco di Albareto le pale arrivano a 70 metri.
Contro il progetto si batte il comitato Santa Donna per il ripopolamento della montagna, che ha già raccolto 600 firme tra i cittadini e che ha definito il parco “devastante” dal punto di vista ambientale e paesaggistico. Secondo i cittadini e anche molti amministratori come il consigliere Pdl Andrea Pollastri, che ha presentato un’interrogazione in Regione, le conseguenze sull’economia sarebbero gravi, in un territorio a rischio spopolamento in cui il turismo è una delle risorse principali.
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