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Viaggio nel Mugello: ecco dove finì la colata di fanghi dello scavo Tav

Fonte: La Repubblica Firenze
Di: Franca Selvatici

La valle a Scarperia fu scelta per scaricare le terre inquinate.
Parla Stefano Bacci di Hidra una delle ditte incaricate di smaltire le terre Palazzo Vecchio:
“Se le aziende fossero state trasparenti non saremmo qui”. Dal 2010 la melma 
è sotto i sigilli: 66.523 tonnellate trasportate dalla Ecogest

Sant’Agata, frazione di Scarperia, è un luogo del cuore. Ecco il borgo, le ville sparse, le coloniche, la corona di colline che scendono ondeggiando verso valle, e all’orizzonte le cime più alte dell’Appennino. Ci troviamo in uno degli angoli più suggestivi del Mugello. Ma il paesaggio è sfregiato da un ammasso di melma. L’inchiesta sui lavori del passante Tav di Firenze è nata due anni fa in questa valle incantata. Per qualche arcano motivo nel 2007 l’azienda agricola Casabianca ha sentito il bisogno di rimodellare il centro di questo paradiso, che prende il nome di Campati. Obiettivo: “Rendere la superficie agricola meno declive e aumentare lo strato arabile del terreno allo scopo di incrementare la potenzialità produttiva”. Il Comune di Scarperia ha rilasciato il permesso il 5 febbraio 2008. La ditta Rappuoli ha presentato comunicazione di recupero di rifiuti. La Provincia di Firenze ha preso atto della autocertificazione, nella quale si attestava che l’attività di “recupero ambientale” sarebbe consistita nella formazione di rilevati con terre e rocce di scavo.
Si trattava di materiali provenienti dai lavori di scavo e consolidamento per la posa in opera delle paratie di contenimento in cemento armato del cantiere Tav di Campo di Marte a Firenze. Sebbene fossero classificati come terre e rocce da scavo, erano fanghi di perforazione con bentonite e sono finiti in quel paradiso, deturpandolo con un ammasso informe di melma circondato da pozze di liquido stagnante. Dal 22 dicembre 2010 la melma è sotto sequestro: 66.523 tonnellate trasportate a Campati dalla Ecogest dei fratelli Mareno e Oliviero Bencini, oggi sotto inchiesta con altri trasportatori e con i responsabili del cantiere Tav per traffico illecito di rifiuti: e cioè per aver riversato in terre destinate alla agricoltura i fanghi di scavo delle paratie. Se a Campati la discarica è bloccata da due anni, poco più in alto, a Morticcioli, la Ecogest ne gestisce un’altra. Sotto un pudico cartello che annuncia un “ripristino ambientale” e un altro che vieta lo scarico, scende sul fianco della collina una colata di fanghiglia.
Che il materiale proveniente dai lavori ai diaframmi del tunnel Tav non fosse buono lo ammette il 21 aprile 2011 Gianfranco Ferrandino parlando con Furio Saraceno, il presidente di Nodavia (la società consortile controllata da Coopsette che si è aggiudicata i lavori del passante fiorentino): “Il materiale dei diaframmi non è che era buono… insomma era tutto molto liquido”. “E lo hanno usato per riempire un avvallamento”, commenta Saraceno, secondo cui “questi dei movimenti terra sono dei garibaldini”.
Dalle intercettazioni dell’inchiesta della procura, del Ros Carabinieri e del Corpo Forestale, si apprende che il terrore degli uomini dei cantieri è l’Arpat, l’Agenzia ambientale toscana, che analizza i materiali di scavo e impone severe prescrizioni per il loro smaltimento. In Emilia Romagna è tutta un’altra storia. Nel cantiere di Pian del Voglio la Toto sta scavando la galleria Sparvo della variante di valico con la fresa più grande d’Europa (ha un diametro di quasi 16 metri, il doppio di quello di Monna Lisa, la talpa che dovrebbe scavare il sottopasso fiorentino e che ora è sotto sequestro). Nello sterminato cantiere di Pian del Voglio la trivellona scava la montagna a una velocità di circa dieci metri al giorno. Un nastro trasporta all’esterno il materiale di scavo: enormi cumuli di fanghi, che vengono caratterizzati (cioè analizzati) e trattati a calce nell’area di cantiere, dove sono stoccati anche gli immensi conci di rivestimento della galleria. Poi il materiale, se ritenuto idoneo, viene classificato come terre e rocce da scavo (anche se non ne ha per nulla l’aspetto) e trasportato in aree di deposito lungo il torrente Setta. Non ci sono – al contrario che nella vicina provincia di Firenze – i tormenti sulla natura delle terre, sulle concentrazioni di inquinanti, sulla correttezza dei costruttori e degli smaltitori. Il sacrificio del paesaggio e dell’ambiente è peraltro impressionante, come mostra un reportage dello scorso anno della cronaca bolognese di Repubblica, in cui si parla di un “enorme scempio ambientale” nell’area golenale del Setta, di un “Vajont senza vittime, a parte l’ambiente devastato che cambierà definitivamente il suo profilo altimetrico”. I sindaci dei Comuni di Grizzana Morandi e di Monzuno sono tuttavia convinti che i controlli siano adeguati, che “tutto sarà sistemato” e che la valle “sarà rinverdita e rinaturalizzata”. E si consolano con i milioni di euro per “opere compensative” versati da Autostrade.

Presidio No Tunnel TAV

FIRENZE - STAZIONE FS DI FIRENZE CAMPO MARTE,
VIA MANNELLI

GIOVEDI 04 APRILE 2013
DALLE ORE 16.30 ALLE ORE 19.00

si terrà un presidio di sensibilizzazione rivolto ai cittadini ed ai pendolari sul tema del tunnel TAV e del trasporto ferroviario regionale.
Per maggiori informazioni cliccate qui.

VI ASPETTIAMO!!

Tav, cancellate le assoluzioni per discariche e traffico di rifiuti

Un’ottima a notizia che volentieri inoltro.
Ricordo a tutti che Italia Nostra, tramite l’avvocato Massimo Ramalli del Direttivo fiorentino, è stata l’unica associazione che stavolta aveva presentato una memoria, depositata alla cancelleria della Corte d’Appello a metà gennaio che l’ha trasmessa (celermente) alla Corte di Cassazione. Italia Nostra si era già costituita parte civile per i disastri provocati in Mugello da Tav.
Mariarita Signorini vice presidente I.N. Firenze

Fonte: La Repubblica Firenze
Di: Franca Selvatici

La Cassazione: danni in Mugello, nuovo processo per i 27 imputati

Dovrà essere nuovamente celebrato in corte di appello il processo per i danni causati al territorio del Mugello dai lavori di costruzione della linea di alta velocità ferroviaria Firenze – Bologna. La Corte di Cassazione ha infatti annullato in parte la sentenza della corte di appello di Firenze che il 27 giugno 2011 aveva cancellato le condanne inflitte in primo grado a 27 imputati, fra cui i vertici del Consorzio Cavet, controllato da Impregilo, che ha realizzato la tratta ferroviaria di 79 km, di cui 73 in galleria, fra Firenze e Bologna, finiti sotto processo per illecito smaltimento delle terre di risulta degli scavi e dei fanghi di lavorazione, per traffico di rifiuti e per i danni al territorio e ai corsi d’acqua. Accogliendo in parte il ricorso dei pm Giulio Monferini e Gianni Tei, la Cassazione ha annullato la sentenza di appello che aveva dichiarato prescritti i reati di gestione abusiva di discariche e aveva assolto nel merito gli imputati accusati di omessa bonifica delle discariche e di traffico organizzato di rifiuti. Ora una nuova sezione della corte di appello dovrà riesaminare i fatti. L’avvocato Nino D’Avirro, che difende numerosi imputati del Cavet, si riserva di commentare la decisione della Suprema Corte dopo aver letto le motivazioni. Per effetto di questo rinvio, i giudici fiorentini si troveranno a riesaminare le accuse contro l’esecuzione dei lavori della Tav in Mugello mentre la procura, con gli stessi pm Monferini e Tei e con il Ros Carabinieri, sta indagando sui lavori di costruzione del tunnel dell’alta velocità ferroviaria a Firenze, gestiti dal Consorzio Nodavia controllato da Coopsette.
In primo grado, il 3 marzo2009, il giudice Alessandro Nencini aveva condannato 27 imputati a pene comprese fra i 5 anni di reclusione (inflitti ai vertici del Consorzio Cavet) e i 3 mesi di arresto. In sentenza il giudice scrisse che i lavori dell’alta velocità ferroviaria in Mugello erano responsabili del più rilevante inquinamento ambientale che avesse mai interessato la Toscana e che era stata commessa «una quantità enorme » di reati ambientali — inquinamento di vastissimi terreni agricoli, di pascoli, di boschi, di falde acquifere — per effetto «di una sistematica e ripetitiva violazione delle norme poste a tutela della salute pubblica». E se i dirigenti del Cavet rivendicavano «con orgoglio di aver eseguito un’opera pubblica mai realizzata prima», il giudice osservava amaramente: «Come se l’esecuzione di un’opera pubblica di estremo rilievo e complessità tecnica dovesse prescindere dal rispetto della legge o, per meglio dire, non potesse essere eseguita nel rispetto dei diritti delle popolazioni ». Secondo il giudice Nencini, i dirigenti e i tecnici del Cavet avevano operato nella «assoluta ignoranza, o ritenuta irrilevanza, delle norme prudenziali e di legge, soprattutto in tema di discariche di rifiuti».
I danni complessivi inflitti al Mugello sono stati valutati in 741 milioni di euro. In alcune aree sono stati dispersi fanghi sterili, da cui non possono nascere piante. Particolarmente drammatici, per un territorio ricchissimo di acque, gli effetti degli scavi sui fiumi. Secondo le accuse, sono stati disseccati o gravemente impoveriti 81 corsi d’acqua, 37 sorgenti, 30 pozzi e 5 acquedotti. In alcune zone è morta la vegetazione. Le falde acquifere sono sprofondate di 200 metri, perché sono state realizzate gallerie drenanti prive di sistemi di raccolta e di convogliamento delle acque verso l’esterno. Fino a pochi anni fa in Mugello l’acqua si attingeva dalle sorgenti o dai pozzi; ora gli acquedotti devono andarla a cercare in profondità. Tuttavia — sembra quasi un controsenso — le assoluzioni per i danni ai corsi d’acqua sono divenute definitive, in parte perché i reati sono stati dichiarati prescritti, in parte perché i danneggiamenti sono stati ritenuti colposi e perciò non costituenti reato. Però molti imputati e il Consorzio Cavet, citato come responsabile civile, sono stati condannati a risarcire il Ministero dell’Ambiente, la Regione Toscana, la provincia di Firenze, i Comuni di Borgo San Lorenzo, Firenzuola, Scarperia, Vaglia e San Piero a Sieve, la Comunità montana del Mugello, Italia Nostra, Idra, Wwf e Legambiente Toscana.

Mafia: controlli Dia su appalti Toscana, diffidate ditte

Fonte: ANSA
Controlli della Dia (Direzione investigativa antimafia) hanno riguardato numerosi cantieri per appalti pubblici in Toscana, con l’obiettivo di prevenire tentativi di infiltrazione mafiosa. In alcuni casi, spiega una nota, ”a seguito di accertati tentativi di condizionamenti delle scelte societarie da parte della criminalità organizzata, i prefetti hanno adottato provvedimenti interdittivi, con l’allontanamento dell’impresa dal cantiere e l’impossibilita’ della stessa di aggiudicarsi altri appalti”. Fra gli ultimi controlli, quello interforze coordinato dal Centro operativo Dia di Firenze, il 6 febbraio, nel cantiere interno alla ‘Fonderia 2′, nell’Area ex Ilva nel Comune di Follonica (Grosseto), in attuazione del decreto del prefetto Marco Valentini: e’ stato fatto un quadro delle società impegnate nel cantiere ed e’ stata acquisita documentazione, che adesso sarà vagliata dalle forze di polizia, dalla direzione territoriale del lavoro e dal provveditorato interregionale per le opere pubbliche. ”Nel 2012, in Toscana, sono stati fatte diverse ispezioni – ricorda la nota – all’esito delle quali, a seguito delle violazioni, talune imprese sono state estromesse dai pubblici appalti. In alcuni casi, sono state configurate ipotesi di subappalto non autorizzato, in altri sono state accertate irregolarità in materia di distacco di operai da altre ditte, per altre società sono emerse violazioni in materia di sorveglianza sanitaria. Altro strumento sono i monitoraggi delle imprese impegnate nei lavori pubblici per individuare l’eventuale gestione occulta da parte di soggetti indiziati di appartenere alla criminalità organizzata: nel 2012 sono state monitorate oltre 300 società e 700 persone”

Tav: Valerio Lombardi è preoccupato se si diffonde la notizia delle crepe alla scuola

Fonte: GoNews.it

Lo scrive il gip nell’ordinanza di convalida del sequestro sul sottoattraversamento alta velocità

In una scuola si formano delle crepe, mentre il materiale messo durante i lavori di scavo a copertura della gallerie ha qualche difficoltà a superare i test di resistenza in caso di incendio, ma gli imprenditori cercano di nasconderlo temendo in alcuni casi l’effetto mediatico, in altri “gli oneri economici” e il “disastro economico”. E’ quanto scrive il gip nel decreto di convalida del sequestro del 17 gennaio nell’ambito dell’inchiesta sul sottoattraversamento della tav a Firenze.
Gli indagati sono 31, fra dirigenti di Italferr e Rfi, delle ditte che hanno vinto l’appalto e funzionati dei ministeri dell’ambiente e delle infrastrutture e delle autorità di vigilanza.
“La preoccupazione di Valerio Lombardi”, tecnico Italferr, scrive il gip, “non è legata ai rischi conseguenti le modalità di svolgimento dei lavori da parte di Nodavia”, la società vincitrice dell’appalto, “ma esclusivamente alle conseguenze che potrebbero derivare sul progetto qualora la notizia delle lesioni nella scuola fosse resa pubblica”: “Ora ci attaccheranno – dice Lombardi in un’intercettazione – ci massacreranno su questa cosa, è un danno d’immagine”. Il presidente di Nodavia, Furio Saraceno, “é solo preoccupato per una eventuale interruzione dei lavori e quindi per i conseguenti oneri economici maggiori che sarebbe chiamato a sostenere”.
In un’intercettazione spiega: “Per me fermarmi, rifare il campo, sono costi in più… è una commessa che soffre”. Riferendosi ai conci, il materiale per i rivestimenti delle gallerie, Aristodemo Busillo, della Seli (l’azienda che ha fornito la fresa), invita un consulente che deve stilare una relazione a omettere che durante i test si è verificato troppo velocemente lo spalling (il collasso del materiale ad alte temperature): “Non dobbiamo farci scartare i 100 anelli che abbiamo prodotto – spiega in un’intercettazione – sennò buttiamo via qualche centinaio di milioni di euro”.

TAV in Mugello: torrente Carza, le infinite drammatiche conseguenze dell’Alta Velocità

Il Comitato “Carza viva” presenta un “appello-protesta” per denunciare il totale silenzio delle istituzioni di fronte alla scomparsa del torrente e chiede misure concrete di intervento. Rifondazione Comunista: pieno sostegno al Comitato. La Provincia di Firenze faccia la sua parte per ridare acqua a quel fiume. Inaccettabile che il Mugello devastato dalle “grandi opere” continui a rimanere terra dimenticata per i ripristini e per la salvaguardia ambientale. Domanda di attualità art. 39 del Regolamento del Consiglio Provinciale.
Come noto, anche se troppo spesso taciuto, la realizzazione della tratta dell’Alta Velocità realizzata in Mugello ha comportato un vero stravolgimento del territorio con conseguenze ambientali devastanti.
Le stime presentate in sede giudiziaria riguardo ai danni ambientali provocati da quell’opera parlano della compromissione di 81 torrenti (spariti o quasi), 37 sorgenti, 30 pozzi, 5 acquedotti: in tutto 100 chilometri di corsi d’acqua.
Tra i torrenti interessati anche la Carza che scorreva lungo il territorio dei comuni di Vaglia e San Piero a Sieve.
Proprio in questo comune si è costituito il Comitato “Carza viva” che nei giorni scorsi ha presentato al Sindaco di San Piero a Sieve una “protesta appello”, sottoscritta da 1055 cittadini, nel quale si richiedono alle istituzioni interventi tali da riportare in vita il torrente e per ridargli un futuro. Quel torrente è oggi ridotto a fiume carsico con l’acqua nei soli mesi piovosi e che risulta completamente asciutto nei mesi estivi con conseguenze ambientali drammatiche (per flora e fauna), con ripercussioni paesaggistiche intollerabili (in primo luogo per tutta una comunità territoriale che ha visto sparire il suo storico fiume) e con pesanti ripercussioni economiche sulle aziende agricole situate lungo l’alveo del fiume.
La Carza “nasceva” dal Poggio Carega e dal Poggio Starniano, poco a monte di Fontebuona nel comune di Vaglia; con i lavori di realizzazione della galleria TAV sotto Monte Morello l’intercettazione delle falde acquifere ha comportato la compromissione della sorgente del torrente Carzola (maggior affluente della Carza) e in pratica la scomparsa di quel fiume. Ciò ha causato l’attuale situazione.
Poiché, come purtroppo accade, al danno si è aggiunta la beffa e, in base a scelte indubbiamente non condivisibili e che gridano vendetta, l’acqua intercettata nei lavori e recuperata, anziché essere reimmessa nel Carzola è stata dirottata verso il comune di Sesto Fiorentino a tutto vantaggio di Publiacqua.
Una situazione inaccettabile e ben evidente ormai da anni, alla quale gli enti interessati non hanno dato risposte concrete: nel cosiddetto Master Plan della Regione Toscana, che risale al 2002 era prevista la realizzazione di un invaso a monte del Carzola (loc. Vitereto), della capacità di circa 300.00 mc. Divisioni tra le due amministrazioni comunali interessate (San Piero e Vaglia) e ritardi procedurali hanno fatto scomparire questa ipotesi.
Il rilancio nella Carza delle acque provenienti dalla galleria Vaglia Nord, intervento che a suo tempo il Sindaco di San piero a Sieve aveva definito come fondamentale per “scongiurare il rischio siccità nel tratto del torrente che scorre nella parte centrale del capolugo di San Piero a Sieve, fino alla sua immissione nel fiume Sieve”, viene giudicato oggi parziale e non certo sufficiente a risolvere la questione.
I membri del Comitato denunciano che, anche a causa della sottovalutazione del danno nell’ Addendumum Procedimentale, redatto prima del 2006 (quando i rilanci di acqua nel torrente ne mascheravano le reali condizioni), sulla situazione della Carza gli Enti (in primo luogo la Regione) e i soggetti coinvolti niente hanno fatto e poco o nulla sono intenzionati a fare per salvare la Carza.
Da qui l’appello ad una sensibilizzazione e all’attivazione per l’adozione di urgenti misure concrete che, come Gruppo Consiliare di Rifondazione Comunista, condividiamo in pieno.
Ciò premesso, gli scriventi Consiglieri di Rifondazione Comunista, nel ribadire la loro ferma condanna rispetto alla scelta e alle modalità realizzative dei lavori dell’AV nel Mugello che hanno comportato un vero e proprio stravolgimento ambientale, nel denunciare che numerosi risultano a tutt’oggi gli interventi di mitigazione e ripristino ambientale promessi ma non compiuti nel territorio mugellano, nel condividere in pieno le rivendicazioni e le denunce compiute dal Comitato “Carza viva” e nel rivendicare con forza che da subito siano adottati interventi tali da riportare in piena vita quel torrente, chiedono al Presidente della Provincia di Firenze e all’Assessore competente:

  • se siano a conoscenza della situazione del Torrente Carza e se siano stati compiuti rilevamenti e approfondimenti riguardo al mancato rispetto del “deflusso minimo vitale”;
  • quale sia la posizione di questa Amministrazione rispetto alla vicenda e se siano intercorsi rapporti con la Regione Toscana in merito alle misure da adottare per la risoluzione della stessa;
  • se non si ritenga opportuno che la Provincia di Firenze sostenga con forza le rivendicazioni del Comitato “Carza viva” sulla possibilità di riattivazione delle pompe della Galleria Vaglia nel tratto dirottato verso Sesto Fiorentino;
  • di riferire, per quanto di competenza, quale sia lo stato attuale della progettazione per la realizzazione del previsto bacino artificiale in località Carlone;
  • se, alla luce delle carenze emerse nelle relazioni dell’Addendum Procedurale, non si ritenga doveroso intervenire nei confronti della Regione Toscana per richiedere nuovi studi e nuove analisi sull’attuale situazione idrogeologica del territorio del Mugello.

Andrea Calò
Lorenzo Verdi