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Raccolta differenziata bassa? “I sindaci paghino i danni”

La procura della Corte dei Conti ha appena mandato a giudizio l’attuale e l’ex sindaco di Recco e i loro rispettivi assessori, per non aver rispettato le percentuali minime di differenziata imposte dalla legge.
Il danno economico contestato derivante da tributi e sanzioni per l’eccessivo conferimento in discarica, ma anche, ed è la prima volta in Italia, il danno ambientale ammonta a un milione e 200 mila euro. E ora nel mirino ci sono Genova e altri venti comuni. La Guardia di Finanza ha già acquisito documenti, contratti e statistiche da Sarzana a Ventimiglia.
Secondo i dati relativi al 2011 e resi pubblici da Regione Liguria la percentuale di raccolta differenziata a Recco è del 24,3%.
Sarebbe il caso che anche in altre regioni la Corte dei Conti chiami a giudizio gli amministratori.

Petraroia: “Tutti come ile Corriere in difesa di Saepinum”

Fonte: Primonumero

Pale Eoliche: La Denuncia Di Rizzo E Stella. La chiamano “la Piccola Pompei dei Sanniti” e tanto basta a capire il valore che al sito archeologico di Sepino viene riconosciuto dal resto di Italia e del mondo, a eccezione di alcuni giri di potere molisani. Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, tra le firme più note del Corriere della Sera, tornano ancora una volta a occuparsi del Molise. Come landa di terra dalle mille contraddizioni. I due giornalisti nell’edizione di oggi, domenica 22 luglio, dedicano una pagina intera allavicenda scandalo delle pale eoliche che si vorrebbero «con l’indecente appoggio al progetto della Regione di Michele Iorio», sottolineano i due, impiantare attorno al gioiello di antichità più prezioso della regione. Addirittura lungo una traiettoria che per archeologi e intenditori, come il professore Maurizio Mattini, custodisce un tratto di strada sannitica. Perché nessuno si impegna a scavare per riportarla alla luce?
Il più autorevole quotidiano nazionale dunque fa sua la battaglia sentita da tanti anche in Molise contro chi vuol deturpare la valle del Tammaro. Menzionano tutti, i buoni e i cattivi: dal sovrintendente Mario Pagano che nello stupore e nell’indignazione generali ha dato l’ok alle torri del vento al critico d’arte da toni non proprio oxfordiani, Vittorio Sgarbi, che s’è speso e si spende in prima persona per evitare lo scempio.
Adesso si aspetta la magistratura, quella ordinaria (il processo il 27 settembre) e quella contabile. La Corte dei conti ha fissato l’udienza il 9 ottobre. Le due corti daranno una svolta a questa storiaccia.
L’articolo di Stella e Rizzo, va da sé, ha suscitato subito reazioni. A commentare l’inchiesta il consigliere regionale del Pd, Michele Petraroia. «Al di là degli aspetti giudiziari, amministrativi e contabili, che saranno trattati nelle sedi preposte, l’appello del Corriere della Sera – scrive l’ex sindacalista – merita di essere raccolto e rilanciato per l’elevato valore storico della città sannitico-romana del IV secolo ac giunta in buone condizioni fino ai nostri giorni quale rara testimonianza archeologica ed architettonica salvaguardata dai pastori e dai contadini». Petraroia trema: «Non vorrei che 24 secoli di tutela esercitata da modesti allevatori del posto venisse vanificata dalle classi dirigenti moderne che operano in un sistema costituzionale in cui all’art. 9 è sancita la tutela del paesaggio e del patrimonio culturale. I beni pubblici di inestimabile valore non possono essere equiparati all’attività economica privata come ha recentemente ribadito la Corte Costituzionale nella sentenza in difesa dell’acqua e dei servizi pubblici essenziali». Ecco perché per l’esponente di centrosinistra «la Regione Molise, la Provincia di Campobasso, i Comuni della Valle del Tammaro, il Ministero dei Beni culturali, la Prefettura e le associazioni ambientaliste, agricole, sindacali, culturali e sociali molisane devono raccogliere l’appello del Corriere della Sera per valorizzare Saepinum-Altilia».

Danni Tav, giunte regionali salvate dalla prescrizione

Fonte: La Repubblica Firenze, 2/6/2012

Danni Tav, giunte regionali salvate dalla prescrizione
La Corte dei Conti chiude il giudizio su Chiti, Martini e altri 21

Non dovranno sborsare un euro, le 23 persone (in gran parte componenti delle giunte regionali toscane tra il 1990 e il 2000) finite a giudizio davanti alla Corte dei Conti per i danni ambientali in Mugello provocati dai lavori dell’Alta Velocità che si sono protratti per un decennio. Lo ha stabilito la sezione giurisdizionale della Corte dei Conti della Toscana, che ieri ha depositato e pubblicato una sentenza di assoluzione per intervenuta prescrizione dell’azione di risarcimento per danno erariale. Le contestazioni riguardavano il disseccamento e l’impoverimento dei corsi d’acqua, delle sorgenti, di pozzi e acquedotti. Un’autentica calamità che per anni si è abbattuta sul Mugello ha impoverito le risorse ambientali e colpito molti abitanti del Mugello, e per la quale erano chiamati a rispondere tra gli altri anche gli ex presidenti della giunta regionale Vannino Chiti e Claudio Martini, che all’epoca dei fatti rivestiva la carica di assessore. Anche loro, come gli altri, sono usciti assolti dal procedimento contabile.
L’ultimo sviluppo della vicenda giudiziaria sulla tratta Firenze Bologna arriva a un anno di distanza da un’altra sentenza che aveva fatto parlare di colpo di spugna. Il 27 giugno 2011 la corte di appello di Firenze aveva infatti scagionato 39 persone, alcune delle quali proprio per intervenuta prescrizione. Tra queste, i vertici del consorzio Cavet che aveva avuto in appalto i lavori.
Gli accertamenti della magistratura contabile risalgono invece al 2009, quando era stato recapitato un invito a dedurre a Vannino Chiti e a circa 50 tra dirigenti, amministratori regionali e del ministero dell’ambiente. Il danno erariale era stato quantificato in fase istruttoria a circa 741 milioni di euro, con oltre 50 imputati. Successivi accertamenti hanno poi rivisto al ribasso sia la cifra oggetto di risarcimento (con una stima finale di 13,5 milioni di euro) che il numero di persone chiamate a giudizio, scese in tutto a ventitre.
Tra le contestazioni formulate dalla procura della Corte dei Conti della Toscana, il prosciugamento di più di 150 miliardi di litri d’acqua e il conseguente abbassamento della varie falde idriche. In tutto, è stato accertato l’essiccamento di 70 sorgenti, 38 pozzi, 20 tra fiumi e torrenti e 5 acquedotti. Ciò nonostante, i giudici della Corte hanno stabilito che il fatto dannoso avrebbe avuto carattere di «illecito istantaneo con effetti dannosi permanenti», facendo in questo modo scattare i termini della prescrizione a 5 anni dall’avvio del giudizio di responsabilità. La procura aveva invece ravvisato un «illecito dannoso permanente», che avrebbe spostato in avanti la scadenza per l’azione di risarcimento. Sulla sentenza, in attesa delle motivazioni, il procuratore regionale si riserva ora di ricorrere in appello alle sezioni centrali.

La battaglia di Sepino

Fonte: Corriere del Mezzogiorno Napoli
Di Tomaso Montanari

Il paesaggio e il patrimonio storico-artistico italiano non periscono per assenza di leggi di tutela. Al contrario, a perderli è assai spesso l’intreccio perverso della giungla normativa, in cui finiscono col rimanere impigliati anche gli organi in teoria più competenti. L’esempio più grave e attuale di questa surreale situazione, riguarda la città romana di Sepino, in Molise: una città incredibilmente conservata, la quale deve il suo straordinario fascino al fatto che, a differenza di Pompei, è ancora immersa in una natura intatta, la valle del Tammaro, chiusa da colline dolcissime su cui corrono i tratturi nati sui tracciati, e a volte sui selciati, delle strade romane.
Da anni a Sepino si combatte un’asperrima battaglia: da una parte una ditta privata che vorrebbe installare a Sepino sedici pale eoliche alte centotrenta metri, dall’altra le soprintendenze e la direzione generale regionale del Mibac, che lottano per evitare questo colpo fatale. Proprio in questi giorni una quinta sentenza del Consiglio di Stato rischia di condannare Sepino. Il Consiglio continua a ritenere operante l’originaria autorizzazione improvvidamente concessa alla ditta dall’allora soprintendente archeologo.
Quell’autorizzazione fu annullata dalla Direzione generale, e chi la emise è ora sottoposto ad un’indagine penale e ad una della Corte dei Conti, che gli contesta un grave danno ambientale. In questa complicata e contraddittoria battaglia giuridica e giudiziaria l’unica sconfitta rischia di essere Sepino: e con lei il paesaggio, il patrimonio storico-artistico e l’articolo 9 della Costituzione.
L’ultima speranza è una legge speciale per Sepino, modellata su quella speciale per i Colli Euganei: essa ora giace al Mibac, aspettando di iniziare il suo iter di approvazione. Il ministro Lorenzo Ornaghi si è in questi giorni molto occupato del Colosseo e di Della Valle: speriamo che trovi il tempo di occuparsi anche di Sepino. Dove l’emergenza è assai più grave, anche se le televisioni non ne parlano.