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Non separate San Rossore dal Parco!

Si pubblica la lettera inviata da Antonio Dalle Mura, Presidente della Sezione Versilia di Italia Nostra, al Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, all’Assessore all’urbanistica, pianificazione del territorio e paesaggio Anna Marson, all’Assessore all’Ambiente Anna Rita Bramerini e all’Assessore all’agricoltura Gianni Salvadori

La legge regionale, con cui si intende separare San Rossore dal Parco, preoccupa perché in evidente contrasto i principi di tutela culturale e ambientale sempre dichiarati, e suggerisce elementi di riflessione (di carattere generale) che meritano attenzione. Questa legge, proprio nel momento in cui le politiche aggressive e distruttive delle risorse naturali e ambientali manifestano i loro più drammatici e perversi effetti, ci rende ancor più consapevoli del ruolo strategico che Parchi e aree protette hanno assolto nella tutela e conservazione delle culture tradizionali, del paesaggio e della biodiversità, sia pure con i limiti di gestione e di invadenza politica nella formazione e nel funzionamento degli stessi enti di gestione, spesso purtroppo presenti. Oggi, in una fase di acuta crisi del territorio e del rapporto tra uomo e ambiente, la Regione Toscana sceglie di depotenziare i parchi per imboccare la strada della trasformazione delle aree protette in aziende agricole, operazione che, cercando giustificazione nella logica mercantilistica, si concretizza nell’abbandono delle buone pratiche di una politica basata su principi di socialità, cultura ed ecologia.
È evidente che, al prevalere delle istanze mercantili, il ruolo dei parchi e delle aree protette diverrà sempre più marginale e irrilevante, e che l’autonomia delle popolazioni locali nel promuovere e gestire politiche di sviluppo socioeconomico associate alla salvaguardia paesistica e ambientale verrà sempre più mortificata. I più recenti congressi promossi dalle associazioni ambientalistiche mondiali raccomandano di gestire parchi ed aree protette non più come “isole”, ma come “reti” di protezione e di connessione paesistiche e ambientali. L’istituzione di aziende agricole, come quella che si vuole a San Rossore, “insularizza” ciò che rimane del Parco e “taglia” via quei sistemi di connessione con cui le aree protette dovrebbero integrarsi con le altre risorse naturali anche indipendentemente dalla loro omogeneità; rompe la visione sistemica del territorio e lo consegna ad una gestione burocratica. Vorremmo infine richiamare che la Convenzione Europea del Paesaggio, per cui tutto il territorio è paesaggio, sottolinea che “il paesaggio che in ogni luogo è un elemento importante della qualità della vita delle popolazioni, nelle aree urbane e nelle campagne come nei territori degradati e in quelli di grande qualità, nelle zone considerate eccezionali come in quelle della vita quotidiana”, deve essere affidato alle responsabilità pubbliche e private largamente condivise, sulla base di procedure democratiche, a partire dalle popolazioni direttamente interessate che devono “svolgere un ruolo attivo nella sua trasformazione” e che “la sua salvaguardia, la sua gestione e la sua progettazione comportano diritti e responsabilità per ciascun individuo”.
Non ci sembra che quanto ci si propone di fare con San Rossore sia coerente con la politica indicata dalla Convenzione Europea e neppure che la democratizzazione del paesaggio, da questa auspicata, trovi realizzazione nella gestione burocratizzata di un’azienda agricola.

La Sat ha perso i benefici fiscali: Tirrenica a rischio

Fonte: Il Tirreno

La Tirrenica di nuovo a rischio. Il Ministro del Tesoro Vittorio Grilli ha tolto la possibilità per la Sat di godere dei benefici fiscali previsti per i project financing. Che è una delle condizioni poste dal Presidente della Regione Enrico Rossi per dare l’ok al varo della della Tirrenica. Il Governatore martedì scorso si è incontrato con il ministro Corrado Passera per protestare per il taglio e per ripristinare le agevolazioni fiscali. Ora la parola passa al Parlamento che in sede di discussione del decreto Salva Italia del Governo dovrà recepire un emendamento proposto dal vice capo gruppo del Pd Michele Ventura. “Se il Parlamento e il Governo dovessero respingerlo verrà meno una condizione fondamentale per il sì alla Tirrenica”, fa sapere Rossi.

Ambiente, 8 domande per il Presidente

Fonte: Il Corriere Fiorentino

Undici fra associazioni, comitati e cittadini della Toscana chiedono al Presidente della Regione Enrico Rossi di rispondere a otto quesiti, partendo dall’allontanamento del direttore Fabio Zita, “ritenuto uno dei funzionari più competenti del settore Via regionale; otto domande su progetti per cui i tecnici regionali avevano posto prescrizioni a tutela dell’ambiente e dei cittadini, prescrizioni che sono state ritenute evidentemente d’intralcio per le grandi opere. E’ poi in discussione il nuovo progetto del maxi elettrodotto di Cavriglia-Monte San Savino che creerebbe impatti devastanti sulle colline senesi ed aretine. Anche la situazione del costruendo impianto eolico industriale di Riparbella pone inquietanti domande, dato che, in questi giorni, i funzionari regionali si sono definiti incompetenti nel giudicare la variante al progetto, eseguita dalla ditta senza autorizzazione”

Piccoli golpe estivi in Regione Toscana

Fonte: Associazione Valdisieve

Riportiamo 2 comunicati sull’inquietante vicenda che si sta consumando all’interno della “ROSSA” REGIONE TOSCANA e che riguarda ( o riguarderà) probabili decisioni in merito a PROGETTI sottoposti a VIA e VAS, chiedendoci come mai il Presidente Rossi avrà deciso di fare questa cosa. Forse i comnicati sotto riescono a chiarire meglio la situazione.

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Italia Nostra Firenze 
335 5410190
Comitato Notunneltav Firenze 
338 3092948

E’ molto inquietante quello che sta accadendo in Regione Toscana: il Presidente della Regione Enrico Rossi, con decreto del 15 giugno, toglie all’Assessorato all’Ambiente e riserva a se stesso le competenze su VIA (valutazione di impatto ambientale) e VAS (valutazione ambientale strategica), peraltro senza alcuna motivazione.
E’ inquietante perché avviene all’indomani delle dichiarazioni dello stesso Presidente sull’assoluta necessità di procedere con le “grandi opere” infrastrutturali che interessano massicciamente la Regione, a partire dal nefasto progetto di sottoattraversamento fiorentino di TAV. Non vorremmo che quella dichiarata necessità comportasse lo svuotamento degli strumenti di controllo e valutazione dei progetti, fra cui appunto la VIA e la VAS.
Nello stesso momento voci fondate e sempre più insistenti parlano della rimozione, che sarebbe già avvenuta, del Responsabile del Settore regionale competente per la VIA, per destinarlo ad altro incarico.
Forse perché applicando le leggi e quegli strumenti di controllo e valutazione, costituiva un ostacolo agli appetiti dei cementificatori?
Non sarà perché, per esempio, con un atto esemplare, basato su pareri tecnici di ARPAT e Ministero, il Settore VIA ha dato parere negativo all’utilizzo alla miniera di Santa Barbara del materiale scavato nei tunnel fiorentini dalla fresa (Monnalisa) in quanto classificato come rifiuto?
Questa classificazione rende impossibile l’inizio dello scavo delle gallerie, dimostrando la falsità delle dichiarazioni di tutti quelli che vogliono questo progetto ad ogni costo (dall’AD delle ferrovie Mauro Moretti, all’ex ministro delle infrastrutture Altero Matteoli, all’ex assessore regionale e attuale responsabile del PD per le infrastrutture e consigliere del Fondo F2i Riccardo Conti, fino al presidente Enrico Rossi).
Purtroppo i fatti denunciati, privi di alcuna motivazione, autorizzano domande inquietanti, a cui speriamo qualcuno voglia dare risposta.
Si tratta di un atto gravissimo che non ha precedenti e che coinvolge un settore tanto delicato proprio in un momento in cui non solo per TAV, ma per le più grandi opere infrastrutturali della Toscana, sono in scadenza le autorizzazioni. Davanti a serie e circostanziate difficoltà la soluzione del presidente Rossi appare fortemente antidemocratica e assai opaca; possiamo definire questi atti come un piccolo golpe che svela l’ottuso e arrogante bisogno dei fautori del tunnel di non fermarsi davanti a nulla.
L’associazione Italia Nostra e il Comitato Notunneltav sperano in un sussulto di orgoglio del Consiglio Regionale perché fermi questo vergognoso tentativo di annullare ogni controllo democratico e amministrativo. 

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Comunicato stampa perUnaltracittà – lista di cittadinanza
Il presidente regionale Enrico Rossi sta mostrando un decisionismo muscolare in materia di “grandi opere” che ci suscita più di un allarme. Prima fa le distinzioni fra ambientalisti “buoni” (lui) e “cattivi” (chi si oppone a un inceneritore, una autostrada, un supertunnel), con una logica del “fare” che prescinde dal merito delle opere e delle motivazioni. Poi, individuando nelle “grandi opere” il motore del futuro regionale, si lamenta che queste vadano troppo a rilento, e sprona tutti ad affrettarsi.
Passando dalle parole ai fatti, con un decreto del 14 giugno, che non riporta alcuna motivazione, toglie la competenza in materia di Valutazione di Impatto Ambientale e di Valutazione Ambientale Strategica a chi ne è naturale depositario, l’Assessore all’Ambiente Bramerini, per riservare a se medesimo l’onere e l’onore di occuparsi direttamente della questione.
Infine rimuove, secondo notizie fondate, il dirigente regionale del settore Valutazioni ambientali, per sostituirlo non si sa con chi. Non è dato conoscere neanche in questo caso le motivazioni di un avvicendamento improvviso e inspiegabile. Evidentemente qualcosa non andava. Il dubbio che ci coglie, vedendo tutto l’insieme, è che quello che non piaceva al presidente Rossi fosse un sistema di regole, di tutele e di valutazioni evidentemente troppo invadente per il suo ambientalismo, più attento al “fare” che all’ambiente.
Il dubbio è che meno si scava (nei progetti, non nei tunnel) e meglio è, che l’importante è aprire cantieri, senza tanti “lacci e lacciuoli”. Hai visto mai che su certi terreni Rossi e Renzi, che sono ormai come cane e gatto, sono in realtà più vicini di quanto non si pensi?

Rossi toglie all’assessorato all’Ambiente le deleghe per Vas e Via

Fonte: Stamp Toscana

Con delibera del 15 giugno, il governatore compie il “piccolo golpe” (secondo la definizione di Italia Nostra e ComitatonotunnelTav che denucniano l’accaduto) e avoca a se stesso le deleghe

Firenze - Cosa succede in Regione Toscana? Qualcosa che Italia Nostra Firenze giudica “un piccolo golpe”. E sono Maria Rita Signorini, del direttivo nazionale dell’associazione ambientalista, insieme a Tiziano Cardosi, esponente del ComitatonotunnelTav, a fare emergere la delibera del 15 giugno con cui il presidente Enrico Rossi toglie all’assessorato all’ambiente e riserva a se stesso le competenze su Via (valutazione d’impatto ambientale) e Vas (valutazione ambientale strategica) “peraltro – come aggiungono Signorini e Cardosi – senza alcuna motivazione”.
“E’ inquietante perché avviene all’indomani delle dichiarazioni dello stesso presidente sull’assoluta necessità di procedere con le “grandi opere” infrastrutturali che interessano massicciamente la Regione, a partire dal nefasto progetto di sottoattraversamento fiorentino di Tav – spiega la nota congiunta – non vorremmo che quella dichiarata necessità comportasse lo svuotamento degli strumenti di controllo e valutazione dei progetti, fra cui appunto la Via e la Vas”.
Ma non basta, come spiegano Signorini e Cardosi. ”Nello stesso momento voci fondate e sempre più insistenti parlano dell’avvenuta rimozione del Responsabile del Settore regionale competente per la Via, per destinarlo ad altro incarico”. Insomma, quello che preoccupa l’associazione ambientalista e il ComitatonotunnelTav, è la “desertificazione” che di fatto “sembra essere praticata in una postazione così importante, che svolge un controllo su permessi fondamentali per assicurare la sostenibilità delle opere sottoposte a giudizio degli esperti”.  E la polemica è inevitabile: fra le cause della decisione del governatore, i dubbi espressi da Signorini e Cardosi energono chiari. “Forse applicare le leggi e quegli strumenti di controllo e valutazione, costituiva un “ostacolo” agli appetiti cementizi? – attaccano – non sarà perché, ad esempio, con un atto esemplare, basato su pareri tecnici di Arpat e Ministero, il Settore Via ha dato parere negativo all’utilizzo alla miniera di Santa Barbara del materiale scavato dalla talpa (Monnalisa) classificato come rifiuto? Questa classificazione rende impossibile l’inizio dello scavo delle gallerie fiorentine, dimostrando la falsità delle dichiarazioni di tutti quelli che vogliono questo progetto ad ogni costo (dall’AD delle ferrovie Mauro Moretti, all’ex ministro delle infrastrutture Altero Matteoli, all’ex assessore regionale e attuale responsabile del PD per le infrastrutture e consigliere del Fondo F2i Riccardo Conti, fino al presidente regionale). Purtroppo i fatti denunciati, privi di alcuna motivazione, autorizzano domande inquietanti, a cui chiediamo una risposta”.
E di fronte al fatto compiuto, Italia Nostra parla di un vero e proprio “piccolo golpe”: in realtà, si tratta di una competenza propria del presidente, anche se, vista la delicatezza eell’argomento, forse sarebbe stata auspicabile una decisione più … “condivisa”.
E dunque? Tutto, per Italia Nostra e per il Comitato NotunnelTav rimane affidato al consiglio regionale, di cui si auspica “un sussulto di orgoglio perché fermi questo vergognoso tentativo di annullare ogni controllo democratico e amministrativo”.

Treni in città o sistema ferroviario integrato?

Italia Nostra Firenze
Cittadini Area Fiorentina
Comitati dei Cittadini-Firenze

Secondo Mauro Moretti AD del Gruppo Ferrovie dello Stato i problemi di mobilità delle aree metropolitane dipendono dal fatto che le città italiane seguono il modello della “città giardino” (sic). Lo ha detto a Firenze al Convegno nazionale “Treni in città” organizzato lo scorso 20 aprile dalla Regione Toscana e da Legambiente sul tema del Trasporto Pubblico Locale. Facendo uno spericolato confronto tra Firenze e New York Moretti ha detto che dovremmo smettere di sognare bellezza e sostenibilità ripensando invece la forma delle nostre città. Forse biasimava la città diffusa o forse auspicava la costruzione di grattacieli nei centri storici. Fatto sta che il nervosismo del Convegno – dimostrato anche dal fatto che all’esterno c’erano più poliziotti che manifestanti noTAV – è aumentato.
Ermete Realacci per Legambiente si è indispettito ed Enrico Rossi Presidente della Regione Toscana si è scaldato prendendosela – ma tu guarda – con i comitati e i referendum per il ritardo nell’avvio dei cantieri delle tramvie.
Al di là di analisi e soluzioni piuttosto scontate emerse dal breve Convegno il vero tema era un altro. Proprio nel momento in cui, anche in seguito alla crisi economica, aumenta la domanda di trasporto pubblico nelle aree urbane, ci si accorge che non ci sono più soldi perché le risorse sono finite nelle Grandi Opere, specialmente inutili e costose come il sottoattraversamento TAV di Firenze (tre mld di euro) che per Rossi va fatto “presto e bene”. Oppure finiscono nei nuovi treni da 360 km/h, assolutamente inadatti al territorio italiano.
Tenendo conto che Ferrovie dello Stato controlla numerose aree ferroviarie dismesse, se Moretti parla di densificazioni edilizie a un convegno sui trasporti c’è da temere il peggio, cioè casermoni invece di stazioni. Per il trasporto locale – ci dice – ci sarà da spendere ben poco: solo i ricavi dell’Alta Velocità hanno potuto impedire un taglio del 15% dei treni per i pendolari.
Insomma l’AV concepita in Italia a spese del trasporto locale, dovrebbe al tempo stesso finanziarlo. Insieme all’incertezza finanziaria e alla mancanza di pianificazione sono queste incongruenze a rendere insostenibile per l’Italia il confronto con i più virtuosi esempi europei. E’ quanto denunciano esperti e amministratori locali, ma i governi da una decina d’anni concepiscono le liberalizzazioni solo come tagli e non come occasione per una ottimizzazione del servizio.
In Toscana malgrado i dati positivi snocciolati dai vertici regionali e confermati dal rapporto Pendolaria 2011, restano ritardi e contraddizioni. Ci sono carenze gravi nella dotazione infrastrutturale – sulla Rovezzano-Figline, nel nodo di Firenze, sulla Pistoia-Lucca e su tutte le linee non elettrificate. Ci sono carenze gravi nell’integrazione modale e nel coordinamento delle politiche. Risulteranno scarse le connessioni tra treni e tram a Firenze anche a rete tranviaria completata.
Come dichiarano RFI, Regione, Comune e Provincia di Firenze nell’Accordo sottoscritto per il nodo AV, una volta realizzato il sottoattraversamento “permarranno alcuni elementi di criticità che sembrano limitare la possibilità di esercire i diversi servizi di superficie”.
Insomma i faraonici lavori per tav E TRAMVIE , non serviranno a realizzare un Servizio DI TRASPORTO Metropolitano CHE, UTILIZZANDO LA RETE FERROVIARIA LOCALE E BASANDOSI sui nodi funzionali, SIA organizzato per linee suburbane e coordinato con i servizi su gomma.
SERVIRANNO di più, invece, A COOPSETTE coooperativa di Reggio Emilia che, con alcune tra le più qualificate imprese specialistiche per la COSTRUZIONE di tunnel, sta realizzando il sottoattraversamento di Firenze.