Gravissime affermazioni del Ministro Clini nel corso della manifestazione Ecomondo.
Con la scusa di favorire la Green Economy, il Ministro ha affermato che: «La lista delle priorità per lo sviluppo della green economy in Italia è lunga, ma inizia con una parola: semplificazione», «Negli anni è avvenuta una sedimentazione di norme nate per difendere l’ambiente che invece ottiene il risultato opposto. Fino al paradosso di opere per l’ambiente che non vengono fatte – o rallentate di anni – proprio per motivi ambientali. Blocchi e ritardi causati anche da localismi e abitudini consolidate senza una visione complessiva».
L’esperienza ci insegna che ad affermazioni come queste seguono le famigerate “deregolamentazioni” che portano all’eliminazione dei vincoli ambientali e paesaggistici che ancora sopravvivono.
Purtroppo queste dichiarazioni vengano fatte nel corso di manifestazione cosiddetta “ecologica”, ma forse non è un caso. Spesso dietro la cosiddetta Green Economy si celano enormi interessi economici.
Fonte: Il Corriere della Sera
Di: Paolo Virtuani
Una road-map per l’economia e l’emergenza ambientale-climatica. Clini: «Green economy eccellenza italiana»
Sei settori, 70 proposte all’insegna del «verde». Sono i numeri che gli Stati generali della green economy presentano all’Italia per uscire dalla doppia crisi che fronteggiamo da alcuni anni e che continueremo a combattere ancora a lungo: quella economica e quella ambientale-climatica. Il Programma di sviluppo di una green economy e’ stato presentato mercoledì 7 novembre a Rimini nel corso di Ecomondo, la fiera dello sviluppo e dell’economia sostenibile.
Transizione - «Investire nella green economy significa investire nella competitività futura, nella crescita economica e nella creazione di posti di lavoro», ha ricordato Janez Potocnik, commissario europea per l’Ambiente, nel suo messaggio inviato a Rimini. «La crescita economica nell’Italia di domani ci sarà se sappiamo cogliere oggi le opportunitàofferte dalla transizione verso la green economy»
I sei settori - Ecoinnovazione; efficienza energetica ed eco-riqualificazione edilizia; sviluppo delle rinnovabili; gestione e riciclo dei rifiuti; bioagricoltura; mobilità sostenibile. Sono queste le macroaree di intervento uscite dai gruppi di lavoro e illustrate da Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile. «La green economy non è più confinata in convegni di sognatori, è un processo reale ormai in corso», ha rivendicato Ronchi. «Ma l’inerzia di vecchi e consolidati modelli di produzione e consumo influenzano ancora gran parte dei decisori politici, che stentano a capire la potenzialità per il nostro Paese della green economy».
Semplificazione - Alla «provocazione politica» di Ronchi ha risposto Corrado Clini. «La lista delle priorità per lo sviluppo della green economy in Italia è lunga, ma inizia con una parola: semplificazione», è l’opinione del ministro dell’Ambiente. «Negli anni è avvenuta una sedimentazione di norme nate per difendere l’ambiente che invece ottiene il risultato opposto. Fino al paradosso di opere per l’ambiente che non vengono fatte – o rallentate di anni – proprio per motivi ambientali. Blocchi e ritardi causati anche da localismi e abitudini consolidate senza una visione complessiva».
Economia, ma non solo - In un momento di crisi globale, la green economy è uno dei pochi settori in crescita. E non solo in Italia. Per il rilancio dell’intero Paese non servono solo soldi, incentivi, meno tasse e tassi agevolati per le start-up «verdi» che assumono giovani: «Abbiamo bisogno di idee», ha concluso Ronchi. E le 70 proposte uscite dagli Stati generali della green economy sono più di uno spunto. Sono una vera road-map.








