Archivi Mensili: novembre 2011

Assemblea 29: “Una giornata particolare di un autunno mite, per non dire caldo”

Viareggio. Ieri, alle 04.30 siamo partiti alla volta di Roma per essere, alle ore 10.00, alla stazione Tiburtina. Eravamo in 38 (ironia della sorte, come il numero degli indagati per la strage di Viareggio). Familiari, Associazione “Il mondo che vorrei” e Assemblea 29 giugno volevano essere presenti all’inaugurazione della nuova stazione dopo l’incendio dei mesi scorsi. Ovviamente, per ricordare anche ai presenti (al banchetto) la strage del 29 giugno 2009.
Ma così non è stato, non è stato possibile. Arrivati sulla tangenziale per Roma il pullman è stato scortato da due volanti della polizia ed “accompagnato” nei pressi della stazione Tiburtina. Ad aspettarci vi erano poliziotti e blindati allo scopo di impedire il “contatto” con le autorità che inauguravano la nuova e bella stazione. A noi si sono, poi, uniti i lavoratori della Waggon lit in difesa del posto di lavoro.
Abbiamo, ripetutamente, chiesto di oltrepassare il cordone “sanitario” a protezione degli intoccabili (ed inavvicinabili); vi sono stati vivaci corpo a corpo con i poliziotti per la contesa di un metro, un funzionario, più volte, ci ha detto di pazientare, che lui aspettava comunicazioni (ed ordini) dall’alto; gli striscioni, i cartelli, e soprattutto le foto (delle vittime) appese al collo dei familiari, non potevano rischiare di disturbare la festa.
A mezzogiorno, bontà loro (!), hanno concesso di avanzare 100-150 metri verso la stazione, poi siamo stati di nuovo bloccati. Una giornata come questa diventa quasi incommentabile … difficile da raccontare.
Quindi siamo risaliti sul pullman e, di nuovo scortati dalle volanti, siamo arrivati sulla tangenziale per Viareggio. Sul pullman è continuata la discussione, le informazioni, gli appuntamenti, le iniziative per questa battaglia in “movimento” da due anni e mezzo. Agli obiettivi di sicurezza, verità e giustizia, adesso, dovremo aggiungere anche quelli per il diritto di espressione, di visibilità, di agibilità.
Appena rientrati, alle 18.30, ci siamo organizzati per essere presenti al Consiglio comunale in programma alle ore 19.00. “Armati” di striscioni e foto siamo andati in Comune ed abbiamo chiesto la parola. Ha parlato Daniela, presidente dell’Associazione “Il mondo che vorrei”, per chiedere una presa di posizione di denuncia per i gravi fatti avvenuti la mattina a Roma, un incontro con il presidente della Repubblica (la richiesta è inevasa da marzo di questo anno) e con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, la reintegrazione di Riccardo licenziato dalle ferrovie il 7 novembre scorso.
Il Consiglio ha interrotto la seduta alcuni minuti per riunire i capigruppo. Poi il Consiglio comunale di Viareggio ha approvato all’unanimità una mozione che ha raccolto lo spirito e le richieste avanzate da Daniela nel suo intervento.
Alle 20.00 questa giornata, faticosa e per certi versi imprevista, si conclude con questo significativo risultato.

Viareggio, 29 novembre 2011

Finalmente uno stop ai posteggi sotto i beni storici

Da Italia Nostra

E’ notizia di qualche giorno fa che la corte di Cassazione ha confermato il sequestro del cantiere del parcheggio che sarebbe dovuto sorgere a Genova sotto il parco storico dell’Acquasola. Riferisce bene l’accaduto il giornalista Marco Preve su La Repubblica:

«L´autosilos è incompatibile con il carattere storico del parco». Le motivazioni con cui la Corte di Cassazione ha confermato il sequestro del cantiere all´interno del parco dell´Acquasola sono uno schiaffo alle politiche anacronistiche di asservimento all´automobile ma anche un durissimo colpo – quasi rivoluzionario secondo alcuni giuristi – nei confronti del potere della giustizia amministrativa. Il sequestro era stato chiesto dal pm Francesco Cardona Albini e concesso dal gip Silvia Carpanini per violazioni al Codice dei Beni Culturali, perché la società Sistema Parcheggi avrebbe compromesso, con scavi e taglio degli alberi, l´integrità di un parco storico considerato «monumento vivente». Il diritto dei cittadini a godere di beni, come le aree verdi dei parchi storici, tutelati dal “Codice dei beni culturali e del paesaggio” varato nel 2004, secondo la Suprema Corte prevale sulle decisioni del Tar e del Consiglio di Stato che danno il via libera a cementificazioni – autorizzate dalle amministrazioni locali, come i Comuni – che danneggerebbero irreparabilmente tali beni senza migliorarne in alcun modo l´accesso e la fruibilità da parte della collettività. Va ricordato che due sentenze del Tar Liguria contrarie al progetto del park erano state ribaltate da altrettanti verdetti del Consiglio di Stato.
Con la sentenza 42065 della Terza sezione penale viene di fatto limitato considerevolmente il potere della giustizia amministrativa di sanare le decisioni prese dagli enti locali in pregiudizio della cittadinanza. L´udienza nella quale la Cassazione ha preso questa decisione si è svolta lo scorso 29 settembre. Ieri sono state depositate le motivazioni estese dal relatore Luigi Marini.
Il caso Acquasola secondo i giudici «è paradigmatico dei rapporti esistenti nel nostro Paese fra beni collettivi, diritti e interessi individuali, azione della pubblica amministrazione o, meglio delle pubbliche amministrazioni, e attribuzioni del giudice ordinario». Il bilanciamento tra interesse collettivo e quello privato, scrive Marini, «non è necessariamente esaurito dalle determinazioni delle amministrazioni pubbliche». «Interventi che incidono sulla conservazione e l´integrità del bene storico sono possibili, e dunque autorizzabili – avverte la sentenza – , esclusivamente qualora essi mirino a valorizzare o meglio utilizzare il bene protetto, anche mediante modifiche d’uso che ne salvaguardino, pur in una prospettiva di adeguamento al mutare delle esigenze, la natura e il valore». Ciò non sarebbe avvenuto in questo caso dove, sottolineano i magistrati si sono voluti «soddisfare beni e interessi diversi» e «contrapposti» a quelli che devono guidare la salvaguardia del Parco. L´inchiesta della procura intanto prosegue e potrebbe presto coinvolgere enti pubblici”.

La sentenza sul caso genovese fa finalmente rispettare il Codice dei beni culturali e del paesaggio che vieta manomissioni di piazze e centri storici, come sicuramente devono essere considerati i parcheggi sotterranei che vanno da un lato a compromettere le fondazioni millenarie delle nostre piazze e parchi storici, e dall’altro abbozzano ricostruzioni caricaturali e anacronistiche. Una simile battaglia, come ben sanno i soci di Italia Nostra si è svolta per anni contro il parcheggio sotterraneo di piazza sant’Ambrogio a Milano (più di 600 posti macchina, di cui 250 a rotazione, per cinque piani). Ma a nulla è valsa l’azione penale intrapresa da Italia Nostra: l’esposto è infatti stato archiviato dal GIP che non ha ritenuto che il sottosuolo della piazza (dove fra l’altro si trova il cimitero dei martiri che nei secoli si è sviluppato intorno alla Basilica di sant’Ambrogio) fosse una parte costituiva della piazza da sottoporre a tutela. La campagna di Italia Nostra e del comitato dei cittadini continua, ma le ruspe avanzano. Uno scempio che ora chiama in causa anche la nuova amministrazione comunale milanese che non ha nemmeno voluto ricevere i rappresentanti degli ottocento firmatari dell’appello “fermiamo il parcheggio di Sant’Ambrogio”.
Luca Carra, Consigliere Nazionale di Italia Nostra

Leggi la sentenza cassazione acquasola
Leggi la scheda sul parcheggio di Sant’Ambrogio
Leggi e firma il testo dell’appello contro il parcheggio di sant’Ambrogio, Milano
Leggi le motivazioni della richiesta di archiviazione procedimento santambrogio
Leggi il testo della archiviazione disposta dal GIP
Leggi il testo della opposizione alla richiesta di archiviazione

Quei cantieri che distruggono le sorgenti di mezzo appennino

Riproponiamo l’articolo di Paolo Rumiz apparso a maggio su La Repubblica.
Tratta della storia di  Cristiano (socio di Italia Nostra Firenze e presidente del Comitato Monte Faggiola) e Silvia (vice presidente del Comitato Monte Faggiola).
Abbiamo fatto le osservazioni al progetto, come altre associazioni ambientaliste, siamo stati in conferenza dei servizi della Regione Toscana  e abbiamo esultato tutti insieme per la sacrosanta bocciatura dell’impianto!

Fonte: La Repubblica
Di: Paolo Rumiz

La storia di un Paradiso che rischia il collasso. Prima la TAV,
poi la Variante e infine un maxi Parco Eolico

Attenti, oggi nessun titolare di acque libere è al sicuro. C’è sempre qualcuno che la pensa altri menti e può sfrattarti per renderti dipendente dalla “tubocrazia” centralizzata. Questa, per esempio, è la storia di due giovani. Cristiano e Silvia, che decidono di stabilirsi in montagna, trovano una valle di sogno in Appennino (comune di Firenzuola, Toscana), si fanno la loro casetta e si conquistano la loro acqua di fonte, purissima, in alleanza con altri abitanti. Posto fuori dal mondo, in mezzo a oasi comunitarie dove nidifica il falco pellegrino e si aggira il gatto selvatico. Terreno di fuga di chi non ne può più della città e del rumore.
Ma un bel giorno, sul monte Faggiola da cui sgorgano le sorgenti, compare un anemometro. Ci vuole poco a capire: c’è un progetto di centrale eolica. Ma nessuno sa nulla nei paesi di Coniale e Tirli, alimentati dalle stesse acque. Cristiano Tarantino e Silvia Paolini sono gli ultimi arrivati lassù, ma sono di città, usano internet e mangiano la foglia. Sanno che Firenzuola è il territorio appenninico più violentato d’Italia. Una ventina di cave, il bucone della Tav Bologna-Firenze, una mega-discarica e la variante di valico dell’autostrada. Tutti lavori che hanno portato soldi al Comune ma hanno ucciso decine di sorgenti millenarie, come quella dell’abbazia di Moscheta, e disseccato l’alveo di torrenti.
Scoprono un progetto di impianto industriale che cambierebbe i connotati a uno degli ultimi paradisi dello spazio toscoemiliano. Nove rotori di 125 metri, piantati sopra la valle perduta, a 400 metri dalla loro casa, con pali di fondazione di venti metri che schiaccerebbero il terreno facendo morire le fonti. Non basta: alcune pale ruoterebbero sopra la strada di crinale, con pericolo grave peri passanti. L’impianto è ancora sotto posto a esame di impatto ambientale ma la “Infrastrutture spa” di Milano paga già un affitto 170 mila euro l’anno per l’uso dell’area e un pezzo di bosco è già stato abbattuto.
Qualche mese fa Cris e Lucia vanno dal sindaco, Claudio Scarpelli, e manifestano allarme. “Che problema c’è?” replica lui, “Se intercettiamo l’acqua, vi portiamo su il nostro acquedotto” . Nostro di chi? Della municipalizzata emiliana Hera che porta l’acqua a mezzo Mugello.Il “noi è autorizzato, perché Scarpelli è dipendente della società. Lavora per gli acquedotti emiliani. Firenzuola e Hera sono da tempo la stessa cosa. E l’impianto eolico è uno strumento utile a smantellare le ultime acque libere per consegnarle ai padroni di pianura, come vorrebbe la legge Tremonti, quella che ha scatenato il referendum. Non contro il privato, ma contro il grosso (coi padrini giusti) che si mangia il piccolo indipendente.
Il tam-tam si mette a rullare e qualcuno sale a vedere. Si scopre che nel solo comune di Firenzuola sono in incubazione nove centrali eoliche. La gente si sente gabbata, fonda comitati, e la valle perduta diventa punto di riferimento della lotta. Emiliano Vizzi, uno che è scappato lassù da Livorno con moglie e figli: «Ho investito tutto in questa scommessa, e ora rischio di non poter più rivendere la casa». Anche lui, come Lucia e Cristiano, non ha alternativa alla resistenza. A Claudio Magliulo, freelance toscano, il sindaco spiega che le pale servono a finanziare acquedotti e ripetitori di cellulari, o spalare la neve proprio lì sotto il remoto monte Faggiola. Dice: «Come glielo portò lassù l’acquedotto senza soldi?». Non conta che lassù l’acqua ce l’abbiano già, e che i ripetitori siano già stati richiesti a una società privata dai montanari. Non conta che la gente non voglia altra acqua e nemmeno le pale. Firenzuola vuole soldi, anche se, con tutti quei cantieri aperti, è uno dei comuni più “compensati” d’Italia.
Temporali verso la Futa, bosco in movimento. Lucia racconta preparando una pasta al ragù. «Abbiamo saputo della cosa per sbaglio, da un volantino bagnato trovato per terra. Lanciava l’allarme per la valle. E quando abbiamo cercato di capire, ci è stato detto che sì, un’assemblea era già avvenuta, un anno prima a Firenzuola. Ma i diretti interessati, i 250 abitanti della nostra zona, non erano stati avvertiti».
«Non siamo contro l’eolico, solo contro impianti che distruggono il paesaggio» dice Cristiano e mi fa sentire come canta la sua fonte sopra casa. È notte, ha appena piovuto e sono tornate le stelle tra i vapori del bosco che respira. «Lo senti l’assiolo?» dice. Cris studia per diventare veterinario e intanto fa la guardia ambientale nei parchi. E adesso? I valligiani sono risoluti a combattere. Con l’aiuto di organizzazioni di città, hanno trovato tutti i punti deboli del progetto e si mettono di traverso per difendere le loro acque. «Vendiamo tutto?» chiede ogni tanto Cris. E Lucia gli risponde: «Non se ne parla, abbiamo speso tutto per venire qui».
Non andate in montagna in cerca di paradisi. Vi staneranno. Può succedere come per le piantagioni di ananas in Africa. Un giorno arriva un emissario ben fornito di soldi (lo “sviluppatore”) e parla solo coi poteri locali, scegliendo quelli più indebitati. L’omino ben vestito con la valigetta fa capo a società con vertici inaccessibili, porta progetti alla buona buttati lì per subornare gli indigeni. Se ti opponi ti scoraggiano in tutti i modi. È così che oggi muoiono le acque italiane.
Chiedo: ma che fa il Club Alpino? Sono 400 mila soci in tutta Italia. Ma il Cai tace. Si occupa di pareti da scalare. Per questo Andrea Benati, socio del Club a Bologna e amico dei Tarantino, ha dato le dimissioni per protesta. «Che bello, senti dire, andiamo a vedere il paesaggio eolico. Ma sì, organizzano gite sull’energia pulita! E allora è ovvio che qualcuno si senta preso in giro».

Maratona con lo smog alle stelle Aria malata per novemila persone

Fonte: Nuovo Corriere di Firenze, 29/11/2011
Di: Duccio Tronci

Imquinamento – Strade off limits alle auto, ma livelli di Pm10 oltre i limiti

Novemila fra podisti e appassionati giunti a Firenze per correrla. Novemila persone costrette a respirare lo smog della città. Ha segnato certamente un grande successo la Firenze Marathon, che si è corsa domenica nel cuore della città, per una manifestazione in crescita di partecipanti e fascino. Peccato per quel “piccolo problemino”: i partecipanti hanno corso, a loro insaputa, con un livello di smog superiore ai limiti consentiti. Le polveri sottili, secondo i dati diffusi ieri dallArpat, hanno registrato livelli superiori alla norma sia nella centralina di viale Granisci che di via Ponte alle Mosse: i valori nell’aria sono stati rispettivamente 66 e 55 microgrammi per metto cubo, con il limite fissato a 50. Una notizia non certo gradevole per chi si era presentato ai nastri di partenza per fare un po’ di sport in una Firenze che tra l’altro si presentava per l’occasione completamente libera dal traffico nelle zone coinvolte nel percorso. Eppure, a causa dello sforzo fisico per la corsa, i polmoni dei diretti interessati hanno assorbito ancora più sostanze nocive.Proprio nei giorni scorsi l’allarme smog era tornato a farsi sentire in atta: venerdì il sindaco Renzi aveva revocato l’ordinanza antismog, entrata m vigore da martedì della scorsa settimana. Riscaldamenti da abbassare prima, blocco per i veicoli più inquinanti poi. Infine un po` di vento era riuscito a far scendere i valori delle polveri sottili in città. Poi è arrivato il fine settimana, periodo nel quale l’Arpat non effettua i rilevamenti. Ecco perché i maratoneti hanno corso ignari di ciò che stavano respirando.”Un ‘grazie di cuore’ ha rivolto ieri Matteo Renzi alle migliaia di partecipanti alla Firenze Marathon – ha commentato su Facebook Maurizio Da Re, fondatore del gruppo “sTrraffichiamo” Firenze – forse il sindaco faceva meglio a scusarsi per l’aria inquinata e peril Pm10 che i maratoneti hanno respirato, a pieni polmoni, durante la corsa. Sarebbe stato meglio correre nei giardini di Boboli – ha aggiunto – dove anche ieri il Pm10, misurato dalla locale centralina, era sotto i limiti di legge”. E’ una delle anomalie della città, dove due delle centraline di misurazione sono collocate nientemeno che in due giardini; “Da gennaio scorso lo smog non esiste più a Firenze, perché Regione, Provincia e Comune non fanno più riferimento per le misure antismog e per i superamenti quotidiani del Pmio a quelle ‘da traffico’ come in Ponte alle Mosse e Granisci, ma a quelle di ‘fondo’, collocate ai giardini di Boboli e a quelli di viale Bassi? Se anche a Torino, Milano e Roma capissero la ‘magia’ fiorentina – ha concluso Da Re – l’Italia diventerebbe la nazione con l’aria più pulita d’Europa”, Il sindaco Renzi peraltro ha sempre detto a chiare lettere di non credere ai sistemi dei blocchi perrisolvere il problema. Parliamo degli stop domenicali, quelli simbolici, ma la stessa cosa, di fatto, accade per i provvedimenti anti smog. Il Comune fa di tutto per evitarli.

Azzeramento-taglio totale di tutti gli incentivi e moratoria-blocco per tutti gli impianti eolici e fotovoltaici industriali nelle aree naturali (on shore ed off-shore) per salvare il belpaese-Italia!

Il Comitato Nazionale Contro Fotovoltaico ed Eolico nelle Aree Verdi scrive una
lettera aperta urgente alla prioritaria attenzione del Presidente Mario Monti
e dei Ministri del suo Governo

Azzeramento-taglio totale di tutti gli incentivi e moratoria-blocco per tutti gli impianti
eolici e fotovoltaici industriali nelle aree naturali (on shore
ed off-shore) per salvare il belpaese-Italia!
Innumerevoli Cittadini da tutta Italia, che stanno vedendo devastare le loro vite ed il paesaggio quotidiano del nostro BelPaese, e il venir meno del rispetto di financo le norme minime della legalità, in quella che è ormai palesemente e dati alla mano la più grande e devastante insostenibile speculazione della storia d’Europa, quella delle Green Economy Industriale di eolico e fotovoltaico dicono basta alle devastazioni, forti ora anche delle recenti importanti dichiarazioni del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha chiesto che le energie rinnovabili non danneggino più il paesaggio del nostro Belpaese e chiedono direttamente a Mario Monti:

  • il varo della “MORATORIA URGENTE” di tutti gli impianti industriali di eolico e fotovoltaico in aree naturali (terraferma e mare)
  • il TAGLIO TOTALE DI TUTTI GLI INCENTIVI IN MANIERA RETROATTIVA per questi! 
Salvata l’Italia dal PERICOLO NUCLEARE, ora la si deve salvare dalla DEGENERAZIONE SPECULATIVA E CATASTROFICA DI EOLICO E FOTOVOLTAICO INDUSTRIALI che offendono la stessa filosofia buona di fondo delle rinnovabili!
 Un allarme lanciato anche dallo stesso Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha affermato “bisogna pensare alle energie rinnovabili che non provocano sfruttamento, non provocano danni all’ambiente o non hanno costi insopportabili” (G. Napolitano 21 nov. 2011 al Quirinale durante la celebrazione con gli studenti della “Giornata nazionale dell’albero“. Clicca qui per lggere)

Inceneritore di Scarlino: comunicato della Rete Ambiente Grosseto sulla sentenza del Tar

Rete Ambiente Grosseto

Il TAR della Toscana ha annullato il procedimento amministrativo della Provincia di Grosseto che autorizzava l’incenerimento dei rifiuti a Scarlino, nei pressi di Follonica (Gr). E’ un  successo del ricorso del Comune di Follonica, dei comitati e associazioni ambientaliste, che da più di un decennio si battono per le bonifiche in tutto il territorio e contro le procedure oggi dichiarate illegittime.
Non sono motivazioni solo formali quelle dei giudici di Firenze, come hanno tentato di fare credere, il presidente della provincia di Gr, la Società Scarlino Energia, titolare dell’impianto (MPS e Unieco di Reggio Emilia) e altri ancora come il presidente della Confservizi Cispel Toscana, che, in uno stile di moda, si è scagliato contro la scelta dei giudici. E si sta minacciando anche un ricatto occupazionale, a proposito del quale la nostra Rete ha già espresso piena solidarietà ai lavoratori.
La sentenza n.1766/2011 contiene tutte le motivazioni per cui si annulla la Via (Valutaz. Impatto ambientale) all’Inceneritore di Scarlino Energia.
Per la Provincia di Grosseto ci sono parole dure e gravi: “Ha rilasciato la pronuncia in assenza di tutti gli elementi necessari per escludere negative ricadute sulla salute umana e sull’ambiente”.
I rilievi dei giudici si muovono in due ordini: l’assenza di motivazione circa l’ avere ignorato i risultati del lavoro di una commissione pubblica (che aveva al suo interno un esperto come il dott. Rabitti, che ha sempre sostenuto che quella Via era per una centrale elettrica, non per un inceneritore e fu in seguito denunciato dalla stessa Scarlino Energia) e avere invece assunto, il giorno dopo averle ricevute, le conclusioni di un biologo di Siena, prof. Focardi, incaricato di un nuovo studio.
Nella sostanza i giudici rilevano che non ci sono state risposte motivate a proposito dell’insufficiente rendimento energetico degli impianti e dell’inquinamento preesistente. La struttura proposta è infatti un adattamento di forni molto vecchi e non risulta avere le caratteristiche minime di rendimento energetico richieste per un inceneritore di rifiuti, che deve effettuare il recupero energetico, ai sensi della normativa italiana vigente e delle direttive europee. Quindi la decisione della Provincia è risultata “sfornita dei requisiti di completezza”.
Adesso dovranno finalmente essere prese in considerazione le alternative che da tempo noi auspichiamo, meno pericolose, compatibili con l’ambiente, meno costose e soprattutto che offrono più posti di lavoro: la raccolta differenziata spinta porta a porta e il recupero delle materie contenute nei nostri rifiuti. Per porre fine a una lunga fase di gravi errori strategici delle amministrazioni che hanno finora condannato la provincia maremmana ad un misero 24,35 % di Raccolta differenziata, ultima nella Regione nell’ultimo anno, con penali onerose per i cittadini. Si trattava infatti di scelte errate che puntavano proprio anche ad un impianto sovradimensionato come quello di  Scarlino, obbligando tutti i comuni a conferire sempre piu’ rifiuti, mentre per effetto della crisi stanno diminuendo dal 2006.
Roberto Barocci
Alberto Frattini
Patrick Marini
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