Le torri eoliche fatele a Livorno

Fonte: Il Tirreno 1/08/08
Di: Vittorio Emiliani

Affrontare la questione energetica, e soprattutto quella dell’energia buona, cioè di fonte naturale – sole, vento, maree, eccetera – a colpi di carte bollate, Tar e Consigli di Stato non è certo il modo migliore per giungere a risultati soddisfacenti per tutti sul piano della produzione di energia pulita (e infinita, di fatto) e su quello del paesaggio. Che da noi non è una risorsa solo culturale, sociale, antropologica dal valore inestimabile, ma pure una risorsa turistico-culturale di alto pregio.
L’eolico, per esempio, sta crescendo in Italia in una pressoché totale assenza di pianificazione, cioè là dove i Comuni montani, per lo più poveri, per pochi euro di indennizzo lasciano installare macchine del vento da 110 metri di altezza, certamente non silenziose, con un forte impatto su crinali prima integri, che suscitano pulsioni di fuga in chi ci abita o ci andava a fare vacanza. Per non parlare dell’avifauna che, terrorizzata, va altrove, per sempre.  Se ogni Regione avesse invece redatto un proprio piano di massima coordinato quanto meno col ministero per i Beni Culturali di individuazione dei siti ottimali per l’installazione di torri eoliche, tutto procederebbe con più raziocinio, con minori sacrifici per il paesaggio, già aggredito da una edilizia tutta speculativa, e senza liti defatiganti e un po’ umilianti.
La vicenda delle torri eoliche poste sopra Scansano – nel cuore della zona tipica del Morellino, a pochi passi dal castello di Montepò – è esemplare in questo senso. Esse sono state alzate ai Poggi Alti di Scansano, su di una collina prevalentemente a vigneto, di grande bellezza, vicino a un castello e anche a un centro storico di pregio, nel mezzo di un paesaggio che – protesta uno dei ricorrenti, Jacopo Biondi Santi – fa tutt’uno ormai, sui mercati esteri, con l’immagine della Toscana, divenendo così parte del marketing. Giustamente. Tutti valori, culturali ed economici, dei quali amministratori saggi devono tener conto.  Invece di mettersi attorno a un tavolo e discutere dove installare queste torri che producono energia pulita certo preziosa, si è dato corso all’impianto senza convocare a qualche tavolo la Soprintendenza competente e senza far realizzare, preventivamente, una valutazione d’impatto ambientale sull’avifauna e sulla pericolosità per i volatili.  Adesso c’è, è stata fatta dopo, precisa Legambiente. Francamente non è serio. Questi accertamenti si fanno prima e non dopo. Così Italia Nostra e l’imprenditore agricolo Biondi Santi hanno fatto ricorso contro le torri, vincendo prima al Tar e, di recente, anche al Consiglio di Stato. La cui sentenza ancora non si conosce per esteso. Si sa però che la bocciatura dell’eolico di Scansano è meno grave, più limitata. Vedremo cosa ci diranno le carte prima di parlare di sconfitta di Caio o di vittoria di Tizio. Sta di fatto che si è dato corso ad un bel pasticcio nel quali tutti sono sconfitti.  L’impressione mia è che le Regioni, e pure alcune associazioni ambientaliste, abbiano sposato la causa dell’eolico comunque e dovunque. Nell’interno del Molise l’abbiamo visto proposto sui crinali incombenti sulla stupenda, unica e ancora poco vista città romana di Saepinum scoperta anni fa da Adriano La Regina. Poi, sotto l’urgere delle proteste, la Regione ha fatto saggiamente marcia indietro.
Ora, il piano energetico della Regione Toscana qualifica il Comune di Scansano come area a potenziale eolico.  È giusto? Nutro le più forti perplessità. Che aumentano se penso ai danni permanenti che si fanno al paesaggio e all’ambiente.
Ci sono, anche in Toscana, aree industriali ancora attive o dismesse, lungo la costa, a Livorno come a Piombino, nel cui paesaggio, industriale da decenni, le gigantesche pale (come a Priolo, a Genova o a Taranto) in fondo non stonano, dove fanno meno danni.
Inoltre c’è un dato inequivocabile: in Italia il vento è incostante e non è, come in Spagna o in Danimarca, di sufficiente intensità. Sulle costa toscana (ma all’interno diminuisce) siamo su valori medi e niente più. Si fa prima a dire che il vento soffia forte (ma non fortissimo) in Italia nella costa meridionale della Sardegna, nella punta occidentale della Sicilia e un po’ nella Daunia: 8-9 metri al secondo e non in modo costante. Sono dati riportati da uno studio del Club Alpino Italiano, non da una conventicola anti-eolica.  Quindi, pensiamoci: alti costi per paesaggio/ambiente e benefici in fondo modesti.
Meglio, molto meglio le varie forme di solare. Carlo Rubbia, che ne è paladino, ha calcolato che per rifornire di elettricità un terzo dell’Italia, in luogo di quindici centrali nucleari da un gigawatt, basterebbe un anello solare grande come il raccordo di Roma.
Quindi, sì al solare, con convinzione (nonostante l’impatto non sia indolore e però in cambio di rese alte); sì all’eolico, ma con piani seri e molto, molto giudizio. Quello che a Scansano sembra largamente mancato.

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