ANSA del 5 ottobre sul’eolico: pareri delle associazioni ambientaliste e del Ministero dell’Ambiente

Scoppiano le contraddizioni dell’eolico: a Parigi manifestazione nazionale contro
Londra: è bufera su eolico britannico
Roma: Pecoraro assediato da industriali e Legambiente.

Energia: Legambiente e Greenpeace a Pecoraro: 2 leggi anti-eolico lettera delle associazioni: segnale negativo per rinnovabili.

 Roma, 5 ott. – Due norme contro l’eolico, due decreti proposti dal ministero dell’Ambiente che rischiano di mortificare lo sviluppo dell’energia pulita. A mettere in evidenza il paradosso di un ministero dell’Ambiente che si rende “responsabile di provvedimenti contro le fonti rinnovabili” sono Walter Ganapini, presidente di Greenpeace, e Roberto Della Seta, presidente di Legambiente, che ad Alfonso Pecoraro Scanio hanno scritto una lettera preoccupata in cui segnalano due provvedimenti “che riguardano gli impianti eolici e che rappresentano, a nostro avviso, un segnale molto negativo nella prospettiva di diffusione di questa fonte energetica in Italia”.
In particolare, Greenpeace e Legambiente puntano il dito contro il decreto legge 16 agosto 2006, n.251 in materia di conservazione della fauna selvatica che vieta la realizzazione di impianti nelle Zps (Zone a protezione speciale) e il decreto legislativo approvato il 12 Settembre 2007 che istituisce la Valutazione di impatto ambientale nazionale per gli impianti eolici di potenza superiore ai 20MW. “Entrambe le norme sono figlie del ministero dell’Ambiente- sottolineano gli ambientalisti- per quanto riguarda il primo provvedimento- spiegano- non si comprendono le ragioni poiche’ per l’eolico e’ infatti individuata una procedura cautelativa speciale oltre quanto previsto per ogni tipo di impianti”.
E comunque, spiegano Ganapini e Della Seta nella lettera inviata al ministro Pecoraro Scanio, “la valutazione d’incidenza deve essere basata su un monitoraggio dell’avifauna presente nel sito interessato di durata compatibile con il ciclo biologico della stessa – sottolineano – e la realizzazione dell’intervento è subordinata a conforme e obbligatorio parere dell’Istituto nazionale per la fauna selvatica (Infs)”. Considerando che sono pochi gli impianti eolici previsti in aree Zps, aggiungono Ganapini e Della Seta, “questa scelta appare più ideologica che pratica e quindi incomprensibile”.
L’introduzione della procedura VIA rappresenta, invece, “una novità preoccupante, che non ha eguali in Europa- rincarano la dose i rappresentanti di Greenpeace e Legambiente- e che esautora le Regioni da una procedura che le era stata affidata per Legge nella valutazione di tutti gli impianti da fonti rinnovabili”. Si legge quindi nella lettera inviata a Pecoraro Scanio: “L’eolico rappresenta la fonte energetica rinnovabile più competitiva da un punto di vista tecnologico – sostengono gli ambientalisti – e quella con maggiori capacità di diffusione a livello internazionale, con importanti potenzialità per un Paese come l’Italia che fatica a raggiungere risultati al pari di altri Paesi europei nella diffusione delle fonti energetiche pulite e nella riduzione delle emissioni di CO2”.
Ganapini e Della Seta non sottovalutano la questione e si dicono “convinti dell’importanza di una diffusione dell’eolico che sia attenta alla tutela dei valori ambientali e dell’avifauna” ricordano di avere chiesto da tempo “l’approvazione delle Linee guida previste dal dl 387/2003 che permetterebbero per l’eolico, come per tutte le fonti rinnovabili, di avere finalmente un quadro unitario e coerente di regole nazionali”.

Energia. Ferrante (dl): eolico, ok associazioni e ora linee guida

Roma, 5 ott. – “Hanno ragione le associazioni ambientaliste. Non si puo’ remare contro l’eolico e poi lamentarci del ritardo italiano nel settore delle rinnovabili”.
Francesco Ferrante, capogruppo dell’Ulivo in commissione Ambiente al Senato e direttore di Legambiente, interviene a sostegno dell’associazione del cigno e Greenpeace che oggi hanno scritto al ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio perchè preoccupate dai recenti provvedimenti varati da questo ministero contro la realizzazione di impianti eolici.
“La scelta di vietare questi impianti nelle zone di protezione speciale (Zpt) con una procedura cautelativa appare abbastanza ideologica – ribadisce Ferrante – dal momento che gli impianti eolici previsti nelle aree Zps sono esigui, ma soprattutto, impensierisce il voler introdurre la valutazione d’impatto ambientale nazionale (anzichè regionale), per gli impianti eolici superiori ai 20MW”. In Parlamento, spiega quindi Ferrante, “interverremo per togliere dalla modifica della legge delega questa norma – sottolinea il senatore della Margherita – che esautora le Regioni e ostacola pesantemente lo sviluppo di una tecnologia rinnovabile e pulita”. L’eolico dev’essere un’opportunità per lo sviluppo e la salvaguardia dell’ambiente, secondo Ferrante. “Ma questo sarà possibile solo attraverso l’adozione delle necessarie e urgenti linee guida, che devono essere emanate dai ministeri dell’Ambiente e dei Beni culturali, strumento utile – conclude Ferrante – a superare le attuali difficoltà e a favorire uno scenario energetico sostenibile”.
Com/Dac/ Dire) 13:01 05-10-07

Eco-energia: Greenpeace e Legambiente, no a leggi anti-eolico

Roma, 5 ott – Greenpeace e Legambiente scrivono al ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, per chiedere di fermare ”due decreti proposti dal ministero dell’Ambiente che ostacolano l’energia del vento” e di ”aprire un confronto sulle linee guida”. I presidenti delle due associazioni, Walter Ganapini (Greenpeace) e Roberto Della Seta (Legambiente) – si legge in una nota – ”mettono in evidenza il paradosso di un ministero dell’Ambiente che si rende responsabile di provvedimenti contro le fonti rinnovabili”. ”Egregio Ministro le scriviamo in merito ad alcuni recenti provvedimenti che riguardano gli impianti eolici e che rappresentano, a nostro avviso, un segnale molto negativo nella prospettiva di diffusione di questa fonte energetica in Italia”, dicono Ganapini e Della Seta.
I due provvedimenti finiti nel mirino sono il Decreto Legge 16 agosto 2006, n.251 in materia di conservazione della fauna selvatica che vieta la realizzazione di impianti nelle Zps (zone a protezione speciale) e il Decreto Legislativo approvato il 12 Settembre 2007 che istituisce la Valutazione di impatto ambientale nazionale (Via) per gli impianti eolici di potenza superiore ai 20 MW. Per quanto riguarda il primo caso, ”considerando che sono pochi gli impianti eolici previsti in aree Zps – affermano Greenpeace e Legambiente – questa scelta appare piu’ ideologica che pratica e quindi incomprensibile”.
L’introduzione della procedura Via rappresenta, invece – sottolineano ancora le due associazioni – ”una novità preoccupante, che non ha eguali in Europa e che esautora le Regioni da una procedura che le era stata affidata per Legge nella valutazione di tutti gli impianti da fonti rinnovabili”.

Energia, Ministero dell’Ambiente a Legambiente e Greenpeace: sì all’eolico

Roma, 5 ott. – “Il ministero dell’Ambiente sostiene ogni fonte di energia pulita e rinnovabile fra cui senza dubbio anche l’eolico e, nell’ottica di rendere questa fonte anche meno impattante favorendone il suo migliore e più corretto utilizzo, ha predisposto norme che permettano di superare gli ostacoli che l’eolico ha incontrato nel nostro Paese. Quanto previsto dal Decreto ministeriale Rete Natura 2000 va dunque letto in quest’ottica”. Lo dice il portavoce del ministro dell’Ambiente rispondendo alle critiche avanzate da Legambiente e Greenpeace.
“Ricordiamo, infatti – aggiunge il portavoce di Pecoraro Scanio – che nessuna particolare limitazione è stata prevista per i quasi 3000 Sic (Siti di importanza comunitaria) che sono la netta maggioranza delle aree che compongono la Rete Natura nel territorio italiano”. Il decreto stabilisce criteri “minimi di tutela esclusivamente nelle Zps (Zone a protezione speciale) che sono meno di 600 specificatamente istituite per la tutela dell’avifauna in particolare la più a rischio come i rapaci, cogliendo anche una forte richiesta giunta dalla quasi totalità delle Regioni italiane”. Il sostegno all’eolico è per altro “confermato dalla possibilità, che rimane intatta, di realizzare anche in queste aree impianti di microeolico”. Per quanto riguarda la Valutazione d’impatto ambientale nazionale, “è bene ricordare che essa si applicherà esclusivamente agli impianti eolici con potenza superiore ai 20 MW (corrispondenti, ad esempio, a campi eolici di non meno di 15 pali alti circa 100 metri cadauno) e dunque – conclude la nota – a strutture che richiedono una valutazione in sede tecnica. Tale norma risponde anche ad una specifica richiesta del ministero per i Beni e le attività culturali che ha ritenuto necessaria, per impianti di tale potenza, una valutazione a livello statale per la salvaguardia dei beni tutelati”.

Eco-energia: Lipu, bene i due provvedimenti Ministero dell’Ambiente

Roma, 5 ott – ”Benissimo i due provvedimenti del ministero dell’Ambiente, che non sono norme contro l’eolico ma passi importanti per cominciare a far chiarezza sulla materia e favorirne modi corretti e più efficaci”. Questo quanto afferma in una nota la Lipu, a seguito delle dichiarazioni di Greenpeace e Legambiente sulle nuove norme in materia di impianti eolici.
”Dopo anni di sostanziale deregulation – spiega l’associazione – oggi finalmente assistiamo ad un’azione volta a mettere ordine sul tema”. Secondo la Lipu ”il decreto sulla Rete Natura 2000 non fa altro che porsi l’obiettivo di tutelare le Zone di protezione speciale, quindi aree di straordinaria importanza per la tutela degli uccelli, per i quali l’eolico rappresenta oggettivamente un fattore critico. Ciò – prosegue l’associazione – è peraltro dimostrato dal fatto che nelle Zps gli impianti eolici, per questa specifica e consistente ragione, non vengono quasi più realizzati. Al contrario, il decreto non prevede nulla in astratto a proposito delle migliaia di Sic che compongono con le Zps la Rete Natura 2000, a dimostrazione della fondatezza tecnica, e non certo dell’ideologismo, che ha mosso la redazione del provvedimento”.
Inoltre, ricorda la Lipu, occorre anche ”applicare concretamente le direttive e le convenzioni internazionali per la conservazione della biodiversità. Un’ottica nella quale tutta l’operazione della Rete Natura 2000 va pienamente inserita”, così come necessitano della valutazione di impatto ambientale gli ”impianti eolici di grande estensione e potenza”. In conclusione, quelli del ministero dell’Ambiente secondo la Lipu sono ”due provvedimenti doverosi che dovrebbero trovare favorevoli proprio i principali sostenitori dell’eolico.
Un eolico senza regole non fa bene a nessuno: nè alla natura, nè allo stesso eolico”.

Ambiente, De Petris (Verdi): Pecoraro non serve confindustria…

Roma, 5 ott. – “L’attacco da parte di Confindustria a Pecoraro Scanio dimostra che, per fortuna, il ministro non è permeabile a interessi di parte che rappresentano ormai la pura conservazione contro l’innovazione del sistema produttivo e la sua sostenibilità ambientale”. Lo afferma la senatrice dei Verdi Loredana De Petris, capogruppo in commissione Ambiente.
Il ministero dell’Ambiente, “per fortuna – aggiunge De Petris – serve gli interessi generali del Paese per una vera svolta sulle energie rinnovabili. D’altronde questa strategia di attacco e di denigrazione ci era stata già preannunciata, nei giorni scorsi, da molti imprenditori aderenti a Confindustria che non condividono questa linea miope e conservatrice”.
Secondo l’esponente dei Verdi “il livore di Emma Marcegaglia forse è dettato dal fatto che, al contrario di quanto avvenuto nel passato, le modifica alla delega ambientale non sono state fatte sotto dettatura. E dispiace – conclude – che Ermete Realacci si ritrovi con tali sponsor in un convegno in cui si è rilanciato il nucleare come unica fonte alternativa”.

Energia, Francescato (Verdi): eolico prezioso, ma no a far west

Roma, 5 ott. – “Via col vento? Certamente. Ma è importante stabilire dove e come”. Lo dice la capogruppo dei Verdi in commissione Ambiente alla Camera Grazia Francescato, secondo la quale “l’eolico è una preziosa fonte di energia rinnovabile, ma deve essere utilizzata tutelando il paesaggio e l’avifauna”.
“Dunque – ha aggiunto – bene ha fatto il ministero dell’Ambiente a dettare delle regole attente sì alla natura, ma che non freneranno il decollo di un mercato ben governato. Sono provvedimenti razionali da apprezzare, diciamo no al far west”.

Ambientalisti, associazioni e industriali tutti contro Pecoraro – Il Velino aziende –

Roma, 05 ott – La scorsa settimana la “tiratina” d’orecchie al ministero dell’Ambiente era arrivata dalle associazioni che riuniscono gli operatori italiani nel campo delle rinnovabili. Anev, Aper e Assoelettrica si erano detti stanchi di una politica che a parole sostiene le fonti pulite ma nel concreto mette i bastoni tra le ruote a chi poi quegli impianti li deve realizzare. Ora a mettere in evidenza il paradosso di un ministero dell’Ambiente che si rende “responsabile di provvedimenti contro le fonti rinnovabili” sono Walter Ganapini, presidente di Greenpeace, e Roberto Della Seta, presidente di Legambiente, che ad Alfonso Pecoraro Scanio hanno scritto una lettera in cui segnalano due provvedimenti “che riguardano gli impianti eolici e che rappresentano, a nostro avviso, un segnale molto negativo nella prospettiva di diffusione di questa fonte energetica in Italia”. Nel mirino il decreto “Natura” proposto dal ministero dell’Ambiente e sostenuto dalla conferenza Stato-Regioni che stabilisce norme assai restrittive per l’inserimento di parchi eolici nei Siti di importanza comunitaria (Sic) e nelle Zone a protezione speciale (Zps).
Restrizioni che impediscono di fatto la realizzazione di nuovi impianti eolici e il potenziamento di quelli esistenti su aree che coprono oltre il 19 per cento del territorio nazionale.
Una norma molto restrittiva, che andrebbe ad aggiungersi alle modifiche del Codice ambientale, attualmente ancora in bozza, ma condivise dalla Conferenza unificata, che stabiliscono l’obbligo di Valutazione di impatto ambientale nazionale (Via) per gli impianti con potenza superiore ai 20 megawatt e ad alcuni documenti dell’Authority per l’energia in tema di limitazione di accesso alla rete. A fugare le preoccupazioni di associazione di settore e ambientalisti e’ arrivata la precisazione del ministero dell’Ambiente, che ha confermato il proprio sostegno a tutte le fonti rinnovabili compreso l’eolico “nell’ottica di rendere questa fonte anche meno impattante favorendone il suo migliore e piu’ corretto utilizzo”. Secondo il ministero non ci sono limiti per “i per i quasi tremila Sic che sono la netta maggioranza delle aree che compongono la Rete Natura nel territorio italiano”, mentre per le 600 Zps sono introdotti “criteri minimi di tutela” per l’avifauna voluti “dalla quasi totalità delle Regioni italiane”. Il sostegno all’eolico, precisano inoltre dal ministero è per altro confermato dalla possibilità “di realizzare anche in queste aree impianti di microeolico”.
Identico discorso per le modifiche al Codice ambientale: la Via da applicare agli impianti eolici riguarderà, secondo il dicastero, strutture che per la loro ampiezza richiedono una valutazione in sede tecnica ai fini di una “salvaguardia dei beni tutelati” come indicato anche dal ministero per i Beni culturali.
La vera doccia fredda Pecoraro Scanio l’ha però subita da Confindustria. Emma Marcegaglia vicepresidente degli industriali italiani a margine di un convegno a Montebelluna, ha chiesto pubblicamente un cambio al vertice del ministero dell’Ambiente, indicando Ermete Realacci come successore: “Abbiamo bisogno di un ministro che non faccia dell’antiproduzione il suo credo. Abbiamo bisogno di gente seria e concreta”. Ancora una volta l’industriale ha sottolineato i problemi di sicurezza energetica, gli alti costi e la necessità di non bloccare tutto con “i veti continui del ministero dell’Ambiente o delle autorità locali”. E ha suggerito un antidoto contro i localismi: “Gli enti locali devono avere un certo tempo massimo entro il quale dire sì o no. Se non rispondono, ci deve essere una cabina di regia a livello governativo che deve decidere”.
Infine sul nucleare ha espresso giudizio positivo per la ricerca nella quarta generazione e ha insistito sulla necessità per l’Italia di recuperare il knov how nel settore.

Eco-energia: WWF dannose polemiche, sì regole certe su eolico

Roma, 5 ott – ”Ora non coltiviamo liti e polemiche, sono controproducenti e non ci offrono una minima soluzione rispetto alle emergenze in atto”, ora sono necessarie regole certe in materia di eolico. Questo quanto afferma Michele Candotti, segretario generale del Wwf in una nota, riferendosi ai ”due primi, iniziali, e tanto attesi provvedimenti del ministero dell’Ambiente, che riguardano la Rete Natura 2000 e, in particolare, la tutela delle Zps (Zone a protezione Speciale)”.
“Il decreto – prosegue la nota del Wwf – è un primo tassello di recepimento in Italia della direttiva comunitaria Habitat, serve a fornire finalmente un quadro normativo certo, a ridurre incertezze ed equivoci normativi e ad indirizzare la gestione di queste importanti aree di tutela in modo rigoroso e tecnicamente fondato”. In particolare, spiega il Wwf ”a noi piacerebbe che a questo primo atto ne seguissero altri, sostanziali e prioritari: una strategia nazionale ed una legge quadro sulla biodiversita’, per applicare le direttive e le convenzioni internazionali; un piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici; e un piano energetico nazionale”.
Secondo l’organizzazione ambientalista ”tutti questi atti servono a dare certezze, ad evitare proprio quel far west normativo che ha alimentato finora gravi conflitti locali sulla gestione delle aree Natura 2000 e sulla localizzazione degli impianti energetici. E queste norme – afferma il Wwf – non possono essere viste come anti-eolico, non possono essere viste come un ostacolo agli investimenti in energie alternative, delle quali l’Italia ha assoluto bisogno”. In conclusione, afferma la nota degli ambientalisti ”ci interessa soprattutto che la strada intrapresa dal ministero con questi due provvedimenti continui, con la piena partecipazione dell’intera societa’ civile: non e’ plausibile e credibile continuare a riporre l’onere negoziale della localizzazione degli impianti eolici e di altri impianti energetici sulle singole aziende, o, peggio, sulle singole comunità di cittadini”.

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