Appello dei Comitati per la moratoria del Piano Strutturale fiorentino

No all’approvazione del Piano Strutturale fiorentino prima delle elezioni amministrative!
Sì ad una moratoria del piano che lasci alla prossima amministrazione il compito
della revisione e di una nuova discussione pubblica

Ringraziamo le forze politiche che, impegnate nella campagna elettorale, hanno fatto proprio l’appello lanciato il 13 febbraio dai Comitati dei Cittadini, da Italia Nostra, dal Comitato Ex Panificio Militare, dal Comitato per la Difesa Paesaggistica del Galluzzo, dai Comitati dei Cittadini del Quartiere 4.

Il Sindaco Domenici, dopo aver bloccato il Piano Strutturale in seguito allo scandalo di Castello e alle inchieste giudiziarie che hanno provocato le dimissioni di diversi assessori, a due mesi dalla scadenza del suo mandato, vorrebbe approvarlo d’urgenza insieme alla sua maggioranza.
Il Piano è una semplice applicazione delle scelte urbanistiche, infrastrutturali e di sviluppo maturate da questa Amministrazione attraverso impropri processi decisionali che di fatto hanno escluso i cittadini da una reale informazione e partecipazione.
Accordi, progetti o norme edilizie hanno interessato le aree più strategiche dello sviluppo urbano (Area FIAT, Castello, Area ex Leopolda ecc.), le infrastrutture portanti del sistema della mobilità (tramvia, passante ferroviario ecc.), le metodologie d’intervento edilizio (ad es. gli edifici di classe 6) introdotte nelle norme tecniche o di regolamentazione edilizia. Queste operazioni sono solitamente passate attraverso macchinosi processi di approvazione basati su un’urbanistica “contrattata”, o attraverso progetti approvati politicamente o infine attraverso ambigui dettagli normativi che presentavano però implicazioni di elevato impatto qualitativo sul tessuto urbanistico esistente.
Il progetto di Piano Strutturale eredita tutte queste decisioni senza un’analisi critica e senza alcun tentativo di integrazione con il vecchio P.R.G., con i precedenti progetti contrattati e con le grandi opere previste. Del Piano vigente mantiene tuttavia le possibilità edificatorie inutilizzate e criteri d’incontrollabile densificazione edilizia.
La pericolosità di questo progetto di Piano deriva anche dalla confusa definizione del dimensionamento dello sviluppo massimo previsto basato su presupposti generici e discrezionali d’offerta immobiliare anzichè su effettive esigenze socio-economiche.
La verifica degli standard urbanistici minimi prescritti dal D.M. 2 aprile 1968, n. 1444 viene effettuata su ogni singola UTOE e poiché manca una tabella riepilogativa totale diventa difficile una valutazione complessiva.
Un altro elemento di confusione è rappresentato dalle norme che regolano le strategie di sviluppo contenute indifferentemente e impropriamente sia nello “Statuto del Territorio” sia nelle “Norme di attuazione”. Si rimane sconcertati dalla formulazione regolamentare che, pur affermando continuamente principi di salvaguardia delle risorse ambientali, di fatto consente un’ampia facoltà d’intervento in tutte le zone, anche nelle fasce collinari o di tutela ambientale.
La stessa regolarità di questo Piano è messa in dubbio sia dall’entità delle modifiche apportate con emendamenti dell’ultima ora come quello di Castello e delle aree ferroviarie che richiederebbero una nuova discussione, sia dalla sentenza emanata dal TAR sull’importante questione di via Arnoldi e del Parco delle colline fiorentine.
Un Piano opaco e di dubbia legittimità, fortemente condizionato da proposte sviluppiste di poteri forti, che darebbe il via alla definitiva occupazione degli ultimi spazi liberi di Firenze, all’aggressione alle colline, a scelte infrastrutturali irreversibili come il sottoattraversamento TAV, la Tramvia o la Circonvallazione nord, più volte respinte dai cittadini.
La sua ridiscussione pubblica dovrà essere quindi il primo compito della nuova amministrazione. Utilizzando un più completo quadro conoscitivo, si dovrà provvedere senz’altro alla riscrittura completa della parte statutaria e normativa secondo criteri di coerenza, di trasparenza e di prevalenza dell’interesse pubblico, oltre che d’integrazione con il vigente PRG.

Una giunta lacerata vorrebbe portare a casa il risultato accampando motivi di ordine economico e occupazionale.
Chiediamo invece a tutti i cittadini, a tutti i politici interessati alla salvaguardia di Firenze, a tutti i candidati di sostenere questa giusta richiesta:
No all’approvazione del Piano Strutturale fiorentino prima delle elezioni amministrative!
Sì ad una moratoria del piano che lasci alla prossima amministrazione il compito della revisione e di una nuova discussione pubblica.

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