Castelfalfi: considerazioni di Italia Nostra e WWF sul progetto

Di seguito trovate il contributo consegnato l’8/11/2007 e distribuito all’assemblea pubblica di Montaione da parte di Italia Nostra e WWF per la questione Castelfalfi. Anche Legambiente è intervenuta sulla questione con documenti presentati in occasioni precedenti.
Italia Nostra chiede la massima attenzione alle altre associazioni, comitati, cittadini ed istituzioni perchè le problematiche inerenti sono di tali dimensioni che serve davvero un impegno corale in difesa di quest’angolo di Toscana che non è secondo per bellezza, stato di conservazione e paesaggio alla Valdorcia.
Il sito dove potete trovare le informazioni sul dibattito pubblico in corso è www.dp-castelfalfi.it/home.page.
Inoltre vi segnaliamo il sito tedesco http://wwwalt.engelvoelkers.com/castelfalfi-toskana/. Potete trovarvi tutte le indicazioni per comprare una fettina di Castelfalfi. Prezzi a partire da 5.000 euro a metro quadro, durante il processo di partecipazione i casali sono già in vendita!

ITALIA NOSTRA
WWF

Castelfalfi
Considerazioni di Italia Nostra e WWF
sul progetto che è contro il passato e contro il futuro di
un territorio carico di secoli di storia che ne hanno plasmato
l’ineguagliabile e fragilissima bellezza

Nomi come Toscana Resort Castelfalfi, Robinson Club, Iberotel si affiancheranno a nomi come San Vivaldo? Qui nel primo Cinquecento furono edificate gran parte delle cappelle, contenenti il celebre ciclo di terracotte robbiane, che compongono il mirabile complesso che costituisce, accanto al Monastero e alla Chiesa di San Vivaldo, la Gerusalemme in Toscana, quel geniale progetto che con mirabile somiglianza topografica, ha ideato e costruito i santuari di Terra Santa in luoghi domestici e più sicuri per i pellegrini nostrani.
Come convivranno questi luoghi, unici nel nostro Paese, con un mega complesso che prevede il ‘completamento’ del Borgo medievale di Castelfalfi a sette secoli di distanza e la costruzione di finti casali toscani in un paesaggio che nulla ha da invidiare alla Valdorcia?
Dopo le prime assemblee pubbliche e dopo alcune (parziali) risposte ai quesiti posti nelle riunioni o tramite il Garante, il quadro di quello che è il progetto Tui a Castelfalfi comincia a diventare più chiaro e, purtroppo, sempre più allarmante. Era chiaro fin dall’inizio che si trattasse di un progetto di enormi dimensioni e di eccezionale impatto sul territorio, ma ora che cominciamo ad avere qualche dato l’enormità ed il rilievo dell’operazione risultano ancora più evidenti e sorprendenti e ben giustificati risultano gli allarmi lanciati da subito da WWF e Italia Nostra.
Cerchiamo di riassumere qualche dato (Tui potrà correggere ciò che eventualmente non corrisponda al suo progetto, ma si tratta di cifre desunte da documentazione da loro stessi prodotta):
Oltre 140.000 metri cubi di nuova costruzione, aggiuntivi alle volumetrie già esistenti;

  • un aumento di oltre 2 volte e mezza della superficie coperta da strutture e opere connesse;
  • 260 metri cubi per ogni posto letto di nuova costruzione (pari a circa 86 mq, se si considerano volumi di 3 metri di altezza).
  • 650 metri cubi per ogni nuovo alloggio (pari a 216 mq);
  • un albergo da 240 posti letto e un villaggio vacanze di lusso da oltre 400 posti letto;
  • la creazione di veri e propri nuovi piccoli borghi dove oggi c’è un casale isolato;
  • un cambio di destinazione d’uso per 224.900 metri cubi di volumetrie, con i carichi urbanistici che una tale operazione comporta.
  • un aumento della superficie del campo da golf da 68 a 162 ettari;
  • la perdita di 91 ha di seminativo e di 38 ha di arbusteto, che è il luogo principe per la difesa della biodiversità poiché succedaneo del bosco in zone di creta come queste.
  • la costruzione di parcheggi per 673 auto e per 5 autobus e la creazione di una nuova ‘circonvallazione’ in luogo della panoramica strada provinciale ‘Delle colline’.
  • un progetto di espansione urbanistica che va ad incidere su un’ ANPIL (Area Protetta di Interesse Locale) di recente costituzione (deliberata solo pochi mesi fa dal Comune e che si presenta con essa in evidente contraddizione.

E molti dati continuano a non essere chiari:

  • non è stata a lungo data risposta alla domanda (posta anche pubblicamente nell’assemblea del 26 ottobre) sul numero dei posti letto complessivi. Alla vigilia della 4° riunione pubblica, giunge finalmente il dato di una capacità recettiva di 1452 posti letto rispetto ai 443 attuali. Un numero quindi più che triplicato. Se a questi numeri si sommano i visitatori giornalieri (al golf, al centro benessere, a ristoranti e negozi, ecc.) e chi lavorerà nella struttura, quante potranno essere (in particolare nei periodi di punta) le presenze giornaliere a Castelfalfi? Quale il carico sulle risorse, il traffico veicolare, il consumo energetico, la produzione di rifiuti, la necessità di servizi?
  • non è chiaro quante strutture saranno vendute piuttosto che utilizzate a fini turistico-ricettivi;
  • siamo nel mezzo di un processo partecipativo e in attesa delle decisioni del Comune, ma su internet  alcune porzioni del futuro progetto risultano già in vendita e già vengono segnalati i rispettivi costi;
  • si parla di potenziamento e sviluppo dell’agricoltura, ma poi nell’analisi della risorsa idrica si afferma che non vi sono consumi previsti per l’attività agricola (!) e, nel progetto presentato, i volumi di strutture dedicate all’agricoltura risultano ridursi a meno di un centesimo degli attuali (da 111.000 a 1.000 mc).
  • nel discutere la problematica delle acque, i dati continuano a cambiare. Nell’iniziale guida al progetto si legge che l’attuale pozzo avrebbe coperto solo il 25% del fabbisogno a progetto realizzato e che per il resto si sarebbe dovuto verificare l’esistenza di altre falde o l’utilizzo di acqua piovana. Nell’assemblea del 26 ottobre si scopre invece che il pozzo attuale è diventato più che sufficiente per il fabbisogno. Nella stessa sede si affermava che il fabbisogno totale per l’irrigazione sarà di 730.000 mc ma solo due giorni prima Tui, in un documento inviato al WWF in risposta a specifica domanda tramite il sito del Garante, indicava un fabbisogno totale per l’irrigazione di 900.000 mc. Il volume idrico ottenibile dalle acque di superficie e dal riciclo delle acque nere in un documento giuntoci in data 6.11.07 è di ca. 1.265.000 m³/anno; nel precedente documento Tui già citato, pervenuto solo due settimane prima, lo stesso volume era quantificato in 1.000.000 m³/anno.
  • non è chiarito al momento quant’acqua dalla falda sia oggi prelevata e di quale percentuale sarà l’aumento del prelievo a progetto ultimato.
  • consumi ulteriori di acqua mancano nei calcoli presentati. Oltre alla già citata questione dell’agricoltura, basti considerare che solo attorno ai 30 casali da costruire sono previsti 5.000 mq di giardini e ciò significa ulteriori 15 ettari da annaffiare. E vi saranno anche piscine annesse ai vari casali e ville?
  • Non è chiaro se ci siano studi (e di quale qualità) su cosa succederà alla falda con i nuovi livelli di prelievo e cosa di conseguenza succederà all’ambiente di Castelfalfi e dintorni.

I dati quindi sono ancora carenti e lo sono in modo preoccupante su aspetti fondamentali. Le dimensioni e le connotazioni del progetto sono però ormai chiare ed è certo che ci troviamo di fronte ad un’operazione senza precedenti non solo sul territorio toscano ma anche su scala nazionale, con la creazione ex-novo di una sorta di nuovo paese e di villaggi limitrofi totalmente finti ad invadere quelle colline che non solo la logica, ma anche tutte le normative vigenti indicano come aree da tutelare nella loro integrità.
Si tratta, ad evidenza, di snaturare Castelfalfi, un borgo medievale di origini antichissime, che vede la costruzione del suo primo castello in epoca Longobarda (VIII secolo), di snaturare il suo paesaggio, la sua storia, il suo territorio, per crearvi un iperluogo del divertimento che niente ha a che fare con questo posto e niente ha a che fare con la Toscana nel suo complesso, né con quel turismo che ne costituisce la principale risorsa.
Di fronte a ipotesi di questo genere sembra addirittura superfluo enumerare i danni all’ambiente, al paesaggio e al territorio, tanto è evidente l’irreversibile e profonda trasformazione che il progetto comporta. Ed è da sottolineare che, oltre a questo, il progetto avrà un eccezionale impatto anche sul sistema socio-economico locale, fenomeno anche questo irreversibile.
In quanto alle ricadute in termini occupazionali si parla di 300 posti di lavoro, ma anche su questo, quali sono le garanzie che vengano assunte persone del luogo in un sistema di libero mercato qual è il nostro? Precedenti e simili esempi mettono in guardia anche su questo e testimoniano come nulla è scontato in questo ambito. E, soprattutto, di fronte a qualche nuovo posto di lavoro, cosa succederà ai tanti lavori e alle tante attività turistiche già in essere sul territorio? Cosa sarà delle tante attività già presenti, che vivono oggi di turismo di qualità e dipendono da quell’integrità dei luoghi che andrà persa?
E se pure Tui riuscisse con le sue potenzialità da multinazionale e i suoi pacchetti turistici a riempire le centinaia di posti letto dei suoi alberghi a tre piani e dei suoi villaggi, quale sarà l’effetto di questa opera sull’immagine di Montaione e sulla sua capacità di continuare ad attrarre quei turisti che cercano genuinità, cultura, ambiente e quiete, che sono quelli su cui vivono e lavorano i tanti agriturismi esistenti?
E anche per quanto riguarda il commercio, un’operazione di queste dimensioni e con queste caratteristiche, potrà essere davvero un sistema aperto verso il territorio oppure finirà per risultare un sistema chiuso e quasi alternativo nei confronti del tessuto commerciale locale e preesistente?
Si noti, in questo senso, che la stessa azienda in propri documenti ha definito la propria offerta di servizi come ‘tutto incluso’.
In ogni caso, quanto costerà a Montaione (non solo in termini estetici, ma anche economici) perdere l’identità del suo paesaggio? Quanto costerà alla comunità locale, all’agricoltura, all’ambiente, il sovrasfruttamento delle scarse risorse idriche che verrà causato, in una zona fra le più colpite dalla crisi di questi anni, da strutture recettive di queste dimensioni con annesse attività ad altissimo consumo d’acqua, come un gigantesco campo da golf, giardini e centri benessere? Quanto costerà ai cittadini di Montaione lo smaltimento dei rifiuti delle previste migliaia di presenze aggiuntive?
Non è questo il futuro che vogliamo per le colline Toscane. La politica non può rimanere a guardare. La politica toscana deve decidere oggi e qui, a Castelfalfi, se vuole uno sviluppo sostenibile e una conservazione delle risorse del nostro territorio: risorse naturali, storiche, culturali, estetiche e anche produttive, oppure se vuole abbandonare tutto ad uno sfruttamento commerciale che altera e consuma irreversibilmente il nostro ambiente, la nostra storia, il nostro paesaggio, alla ricerca di utili privati immediati ed effimeri, promossi con la chimera di nuovi posti di lavoro e indotti commerciali diffusi del tutto ipotetici e settoriali.
L’opinione pubblica in questo senso può avere un importante ruolo di supporto e indirizzo nei confronti della politica e per questo è importante che si esprima e si faccia sentire nel processo partecipativo in corso.
Spazi a Castelfalfi per uno sviluppo economico importante e nello stesso tempo compatibile ce ne sono in abbondanza: 233.000 metri cubi di volumetrie esistenti consentono operazioni turistiche di grande rilievo senza ulteriori consumi di territorio, di paesaggio e di risorse ambientali.
All’Amministrazione e a Tui chiediamo di riformulare in questa ottica il progetto. Sarebbe un segnale fondamentale e una grande vittoria per tutti, compresi (ne siamo convinti) gli imprenditori stessi. Sarebbe il segno che qualcosa può cambiare e sta cambiando, che possiamo usare le nostre risorse senza consumarle irreversibilmente, che si possono unire investimenti produttivi, logiche e limiti di tutela.
“I poggi e i declivi che compongono il patrimonio “collinare” della Toscana, esprimono una storia plurisecolare di razionale ed equilibrato rapporto fra lavoro e natura … in un territorio fragile che l’intelligenza di generazioni di uomini e di comunità sociali hanno trasformato in opera d’arte”. Sono parole del Piano di Indirizzo Territoriale recentemente approvato dalla Regione Toscana (pag. 57 PIT – Documento di Piano). Come rappresentanti di associazioni ambientaliste, ma innanzitutto come cittadini della Toscana siamo pienamente d’accordo con questa affermazione e riteniamo che ci si debba muovere di conseguenza. Non c’è alcun dubbio che il progetto attuale risulti completamente estraneo e incompatibile con questa ‘opera d’arte’ che le nostre generazioni di uomini e di comunità hanno creato

 Firenze 8 novembre 2007
Mariarita Signorini – Consiglio nazionale Italia Nostra
Guido Scoccianti- P
residente WWF Toscana

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