Castelfalfi ed il “resortismo”

Diamo volentieri spazio a questo comunicato sulla salvaguardia di Castelfalfi.
Italia Nostra da sempre combatte per preservare il borgo toscano; insieme a WWF abbiamo presenziato gli incontri del cosidetto processo di ‘democrazia partecipativa’ e abbiamo fatto le osservazioni al progetto devastante e aberrante che definire kitsch è dir poco!
Castelfalfi, nell’ultima propagine della provincia fiorentina che confina con Siena e Pisa, è un paesaggio ancora intatto e per questo va preservato.

Nella sola giornata di oggi l’annuncio di ben tre nuovi complessi per milionari che entro qualche anno vedranno la luce tra Siena e Firenze. Alibi: “recuperano” antiche strutture e soprattutto “creano posti di lavoro”. Col beneplacito interessato delle amministrazioni rosse. E buona pace del buon gusto e del paesaggio.
Se è vero che tre indizi fanno una prova, oggi in un colpo solo abbiamo una prova provata. Anche perché gli indizi de quibus, tutti convergenti, vengono da fonti diverse e indipendenti tra loro.
Tema: il resortismo. Ovvero quel deteriore fenomeno socioeconomico che, grazie all’infrangibile, fatale saldatura tra potere economico e amministrazioni locali, cementata dal collante/alibi della “creazione dei posti di lavoro”, grande moloch sull’altare del quale tutto sembra sia lecito sacrificare, nonché dal mastice trasversale del cattivo gusto, si sostanzia nella trasformazione a catena di castelli, manieri, ville, borghi e frazioni della campagna toscana nei famigerati “resort”.
Ove per tale si intende la creazione di enclaveriservate a ricchi e ricchissimi, realizzata in genere con vasto impiego di cartapesta e gravissimo danno architettonico o paesaggistico. Ma tracimante, in compenso, di tutti i simboli della decadenza culturale: centri benessere, campi da golf, spa, suite di ogni gerarchia araldica. In genere dotati di un’appendice parademocratica fatta di unità immobiliari destinate ai meno facoltosi, vogliosi però di far comunella coi facoltosi veri.
Giustificazione ufficiale: investimenti volti al “recupero” di strutture abbandonate, dismesse o malmesse e l’immancabile miraggio della creazione dei citati “posti di lavoro” che dovrebbero trattenere in loco maestranze e famiglie altrimenti destinate, per la crisi dei luoghi e la mancanza di alternative, a cambiare aria.
Proprio oggi, dicevo – segno del destino? – ecco piovere quasi concomitantemente sul nostro tavolo tre notizie praticamente identiche.
Attacca la Regione Toscana, amministrazione “rossa” per antonomasia e non a caso patria di alcuni dei più leggendari orrori rurali (Monticchiello docet). La quale trionfalisticamente annuncia (qui): “Fondi americani per il castello dei Medici da rilanciare come resort d’elite”. In sintesi: c’è anche Campiano, il borgo d’origine della celebre famiglia, fra le proprietà acquistate dall’investitore americano Alfredo Lowestein (un impero immobiliare e turistico negli Usa e nei Caraibi) per trasformarle in strutture ricettive di alto livello, “valorizzando l’ambiente circostante”. Lowenstein ha acquistato l’intera area di Cafaggiolo: oltre 300 ettari tra fabbricati, castello e annessi, terreni. Previsto un investimento di 170 milioni di euro e l’occupazione di 400 addetti (più altri 120 per realizzare e restaurare gli edifici), con trasformazione di alcune case riva-lago in un relais chateau di 30 camere, del castello in un hotel a cinque stelle, creazione di un centro di beauty-fitness, un centro sportivo, un centro per il polo, percorsi equituristici e un museo. In totale, 514 posti letto in 181 camere più 30 appartamenti. Target di “assoluta elite“.
All’incontro, fanno sapere, hanno partecipato il governatore Enrico Rossi, gli assessori Salvadori, Scaletti e Bramerini, nonché i sindaci di Barberino del Mugello e di San Piero a Sieve e l’arch. Fiorella Facchinetti per la Soprintendenza Beni Architettonici e Paesaggio. “Da tutti – si legge – parole di sostegno per l’operazione, che dovrebbe essere completata entro il 2014”. Olè.
Segue il Corsera (qui), che illustra invece il “caso Castelfalfi”, ridente borgo della campagna fiorentina al centro di una trentennale e tormentata vicenda imprenditorial-turistica. Qui sembrano spirare però venti di guerra: il complesso dovrebbe diventare “un paradiso terrestre per milionari grazie agli investimenti della multinazionale tedesca TUI AG, che nel maggio del 2007 lo ha comprato e intende trasformarlo in un borgo internazionale che coniuga bellezza, lusso e autenticità”, tanto da aver già ispirato un reportage del settimanale Del Spiegel.
Dubbiosi però i residenti e gli ambientalisti. La società investirà 250 milioni di euro e quando il progetto sarà terminato, tra 4 anni, darà lavoro a 250 persone.
Dovrebbero nascere tre villaggi turistici e due alberghi con Spa, per 320 camere, 160 nuovi appartamenti, centro congressi, 26 casali, campo da golf a 18 buche.
Una volta a regime nell’ex borgo fantasma potranno vivere circa 4mila persone.
L’iniziativa vuole «offrire ai nuovi residenti una vita semplice fatta ai più alti standard». I prezzi? Proibitivi: 250.000 euro per le abitazioni più piccole. Il nuovo borgo ospiterà ristoranti, wi-fi superveloce, piscine pubbliche e un servizio di sorveglianza.
Tocca infine a Giovanni Crescimanni, artista romano con casa il Val d’Asso, nel senese, invocare l’aiuto di Alberto Asor Rosa e della sua Rete dei Comitati per ostacolare la nascita di quello che egli definisce un “mostrobenessere”, ovvero il costruendo complesso tra Montisi e castel Rifredi, nel cuore delle Crete, in comune di San Giovanni d’Asso: hotel da 1800 mq con 29 camere, piscina, centro benessere e 17 fabbricati con miniappartamenti per 5.000 mq e un totale di 19.250,00 mc edificati.
La crisi rallenta e, con la complicità di tutti, gli ecomostri riprendono vigore.
Cave canem.
Una nota per chiudere: non abbiamo nulla nè contro il lusso, nè contro i ricchi, nè contro gli investimenti immobiliari. Ma non sopportiamo il kitsch e la metabolizzazione di qualsiasi valore estetico e sociale, che si è lasciato colpevolmente morire d’inedia in decenni di politica miope ed ottusa, in un parco di divertimenti per vacanzieri. Perchè il buon gusto e il saper vivere non si comprano.

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