Comitati dei cittadini – Architetture del ‘900 a Firenze

Comitati dei Cittadini – Firenze
Edificio vincolato = edificio trasformato

Il 19 novembre scorso, nella Sala d’Arme di Palazzo Vecchio, si è tenuta una tavola rotonda sulle Architetture del ’900 a Firenze.
L’architetto Maurizio De Vita ha illustrato l’indagine condotta sull’edilizia cittadina del ’900 per conto dell’Ufficio Urbanistica del Comune a supporto del futuro Piano Strutturale.
L’architettura del Novecento a Firenze coinvolge una realtà estesa e di qualità: interi quartieri o strade progettati ex novo. I singoli edifici sono stati fotografati e schedati con dati anagrafici e con riferimenti anche al loro stato di conservazione. Speriamo non con il proposito di modificare la loro classificazione, anche quella di edifici più recenti dei canonici cinquant’anni.
E’ ammirevole l’attenzione per questo tessuto urbano, lodevole l’intenzione di impedirne il degrado o la distruzione, soprattutto se si tiene conto di quanto è accaduto fino ad oggi a molti edifici del ’900, pure dotati di paternità di spicco. Eccone alcuni esempi.

  • Edifici di Giovanni Michelazzi, 1910: distrutti;

  • Teatro Alhambra di Adolfo Coppedè, 1920: distrutto per far posto alla sede della “Nazione;

  • Stadio di Pier LuigiNervi, 1930: ampiamente compromesso;

  • Cinema Apollo di Nello Baroni, 1936: ne stanno facendo appartamenti;

  • Cinema Capitol di Nello Baroni, 1955: miseramente svuotato per far posto ad una specie di centro commerciale, attualmente inutilizzato;

e via dicendo.

Lo scrupolo conservativo appare insomma purtroppo contraddetto non solo dagli scempi del passato, ma anche da quelli del presente.
Ad esempio, il Palazzo della Gherardesca (il cui nucleo originale fu progettato nel XV secolo da Giuliano da Sangallo) e il suo parco di oltre quattro ettari, oggetto a suo tempo di polemiche e denunce alla Procura da noi promosse, è oggi un Resort di lusso, un Four Seasonsdotato di “centro benessere”, reclamizzato in quasi tutti i settimanali, grazie anche alla ‘storicità’ della sede, naturalmente supervincolata.
Recentemente abbiamo avuto modo di visitarlo.
Il progetto di adeguamento agli standard richiesti dalla catena Four Seasons ha comportato una serie di soluzioni che hanno pesantemente alterato l’edificato e il giardino, dove nei primi anni Quaranta era intervenuto anche Pietro Porcinai, forse il più importante architetto di giardini italiano del ’900.
Attualmente il grande parco appare caratterizzato da prati verde smeraldo, alti alberi, cespugli e sentieri eccessivamente rifiniti tra un’aiuola e l’altra. Nella parte meridionale è stata ricavata una piscina dalla sagoma classicheggiante sulla quale prospetta una ex limonaia ricostruita ‘in stile’ (e non “un palazzotto non preesistente”, come si scrive nel materiale illustrativo dell’albergo) per ospitare la Spa (centro benessere).
Il Parco, a causa della pesante ristrutturazione, ha perso quasi completamente i caratteri dell’ultimo ridisegno: i pochi elementi individuabili insieme a parti ripristinate come il giardino roccioso, sono alterati, decontestualizzati, privati della ‘marca’ progettuale che distingue uno spazio verde a firma Porcinai.
Ulteriore affronto al giardino che – si scrive ancora con orgoglio – “è stato il primo a Firenze, nel 1844, ad accogliere i mandarini provenienti da Napoli”, è il camouflage usato per nascondere alla meglio gli incredibili “volumi tecnici” costruiti all’interno. Una serie ininterrotta di fabbricati, alti parallelepipedi che si sviluppano per decine di metri dove sono alloggiati anche gli uffici della Società che gestisce l’albergo. Questi volumi, originariamente realizzati dal progettista con infissi rosso ciliegia, oggi sono stati ritinteggiati e ricoperti da treillages, cannicci verdi, sui quali sono stati intrecciati migliaia di metri di tralci di ederadi plastica, nel tentativo di mascherare il tutto.
Difficilmente in futuro le piante di vera edera riusciranno a coprire tanta superficie potendo usufruire solo della terra di belle cassette di cotto ed essendo il sottosuolo scavato e non disponibile per la vegetazione.
Ricordiamo infatti che oltre ai volumi tecnici (probabilmente incrementati in corso d’opera) sono stati scavati degli estesi sotterranei sia nelle adiacenze dell’edificio sia nei pressi della Spa, per un totale denunciato di 4.072 mq.
L’espediente dell’edera di plastica è stato abbondantemente usato anche in altre parti del complesso, come nell’attiguo Giardino del Conventino, verso Borgo Pinti, acquisito dalla medesima proprietà.
La visita al Four Seasons e al suo giardino trasmette oggi uno sgradevole effetto di banalizzazione e di alienazione di uno spazio monumentale che, pur essendo sempre stato privato, apparteneva però alla storia e all’identità di Firenze.
Il gruppo Fingen che fa capo ai fratelli Fratini (una selva di Outlet, già proprietari di Rifle, Cotton Belt ecc.), in partnership con la canadese Four Seasons, sicuramente trae vantaggio da questa prestigiosa operazione, oltre che dal valore aggiunto creato nei secoli dall’ intera collettività.
Firenze, invece, quanto ci ha guadagnato? Il Centro storico è sempre più appiattito da un lato su un un turismo di massa rapido e devastante e dall’altro sugli standard di un turismo internazionale esclusivo, ugualmente poco rispettoso del “genius loci” e dei diritti dei cittadini.

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