La grande bufala (politica) dell’economia sostenibile

IL PIANETA
Associazione per la tutela della Natura e dell’Ambiente, della Salute,
del Patrimonio Storico  e  Paesaggistico.
Rignano sull’Arno (Firenze)

La grande bufala (politica) dell’economia sostenibile
Riflessioni sulla sostenibilità. Lettera aperta agli amministratori.

La recente conferenza promossa dalla Regione Toscana, con l’altisonante convocazione degli “Stati generali della sostenibilità” (e relativa definizione), ha mostrato un reiterato tentativo di maquillage politico volto ad esternare pubblicamente un convincente impegno amministrativo nei confronti dei problemi ambientali. Una necessità di immagine pubblica per gli amministratori, a fronte anche delle numerose critiche su basi oggettive che provengono dal mondo della ricerca, da quello ambientalista e da numerosissimi comitati di cittadini nati per affrontare problemi diversificati.
Questa volta il maquillage non appare riuscito in pieno, nonostante i trucchi abbondanti che però non hanno coperto i difetti e la vecchiaia dell’estetica politica così ben relazionata all’economia tradizionale. Ma in questo documento non vogliamo nemmeno ricordare le critiche emerse, durante la conferenza, da parte del mondo della ricerca sui ritardi e l’inefficienza verso i necessari e tardivi cambiamenti. E’ maggiormente significativo e dimostrativo verificare quanto accaduto alcuni anni fa. Infatti la consuetudine ricorrente di mostrarsi ambientalmente attivi a livello teorico, trae ottima ed oggettiva evidenza (aggravando le responsabilità politiche dei ritardi) in un evento importante, all’inizio del nuovo millennio: fu presentato con opportuno anticipo sulla commercializzazione editoriale il rapporto 2001 sullo “Stato del Pianeta” ovvero “The State of the World” del Worldwatch Institute. In quel rapporto venivano presentati alcuni indici importanti per quantificare a livello generale e nazionale-regionale le situazioni della sostenibilità ambientale (e specularmente della NON sostenibilità). Per esempio, assieme all’indice del pianeta vivente (per valutare il decremento delle popolazioni animali in 3 ecosistemi planetari), hanno avuto un determinante e significativo ruolo dimostrativo i risultati ascritti all’indice chiamato impronta ecologica. Il nome dell’indice richiama molto bene il “peso” dell’essere umano sull’ambente, ovvero il concetto di pressione umana sui sistemi naturali.
L’impronta ecologica di una persona si compone di 6 fattori: la superficie di terra coltivata necessaria per gli alimenti, l’area di pascolo necessaria ai prodotti animali, la superficie di foresta necessaria per legname e carta, la superficie marina necessaria per produrre il pescato, la superficie necessaria ad ospitare infrastrutture edilizie, la superficie forestale utile ad assorbire la CO2 derivante dal consumo energetico individuale.
L’impronta  viene misurata in unità di superficie e una unità equivale ad un ettaro della produttività media del pianeta.
In breve: l’impronta ecologica calcolata dal 1960 al 1996 (ma la situazione è poi andata peggiorando per un aumento successivo della pressione umana sui sistemi naturali) indica che intorno alla metà degli anni settanta l’umanità ha sorpassato il punto in cui viveva entro i limiti della capacità rigenerativa globale degli ambienti del pianeta.
Se la media mondiale dell’impronta ecologica al 1996 indica un superamento della sostenibilità del 30%, le responsabilità delle singole nazioni industrializzate sono più alte: l’Italia presentava in quel momento una impronta ecologica pari a 5,51 unità di superficie a persona, contro una capacità biologica di 1,92 unità di superficie a persona. Se il deficit ecologico era di 3,59 unità di superficie a persona, sarebbero occorse circa altre 2 Italie per pareggiare i consumi!
Ma c’è un fatto ulteriore che riguarda ancora più direttamente la nostra Regione. Alla presentazione del rapporto sullo Stato del Mondo 2001, contemporaneamente il WWF presentò il calcolo dell’impronta ecologica per la Regione Toscana: gli esiti delle elaborazioni su dati CRAS (Centro Ricerche Applicate per lo Sviluppo Sostenibile) hanno indicato che sarebbero occorse 2 Toscane per far fronte ai consumi regionali; veniva così portato in evidenza uno squilibrio del 100% rispetto alla sostenibilità possibile, quantificato nella necessità di 2 Toscane o nella necessità di dimezzare la popolazione residente per compensare la situazione!
Se gli amministratori avessero tenuto conto di questo indice, oggi forse faremmo qualche conferenza in meno e avremmo qualche serena speranza in più di allontanarci da situazioni sempre più imminenti.
E’ allora limpida l’inutilità, in propria difesa, di quanto sostiene l’assessore Conti sulla quantità di territorio invaso dalle attività umane, che sarebbe molto meno di quanto altri sostengono: quello che conta è che già svariati anni fa abbiamo largamente oltrepassato l’equilibrio della sostenibilità regionale, nel cui indice valutativo è inserito anche il consumo di suolo. E Conti, che non può trovare ulteriori escamotage di fronte a dati ed evidenze così probanti, deve inoltre considerare che l’indice “impronta ecologica” non contiene considerazioni sull’estetica e la tutela del paesaggio: in  merito a questo si apre un altro capitolo ed è ineluttabile sottolineare le colpevoli manchevolezze della tutela amministrativa, che hanno cambiato il volto di molte zone pregevoli della regione o hanno contribuito a deteriorarle, cosa ancora più grave incidendo dove le persone passano la maggior parte del loro tempo, creando pendolarismo, problemi di traffico e inquinamento aggiuntivo (ma tanto ci sono le domeniche “ecologiche”) e rendendo sostanzialmente sgradevole l’esistenza di una moltitudine di cittadini e meno accattivante l’attrattiva turistica (specie dove manca anche l’acqua).
Che dire inoltre del decalogo di buoni intenti, quasi dei comandamenti di memoria biblica, esposto dal governatore Martini: sono, per l’appunto, ancora solo dei buoni intenti, che si congiungono all’effimera illusione che la richiesta di soldi serva (al posto delle azioni concrete) a salvaguardare il nostro futuro. Una nota positiva è l’introduzione nelle scuole di materie specifiche per la tutela del paesaggio: così potremo insegnare agli allievi quello che le amministrazioni toscane, a tutti i livelli, hanno fatto sul territorio.
Allargando gli orizzonti alla visione di un panorama generale, appare ancora vincente la prostrazione, o anche la prostituzione, politica nei confronti dell’economia (vedi il tema rifiuti dove si parla come distruggerli e non come produrne molto meno) ma dove spesso burattinai e burattini si scambiano i ruoli.

Leonardo Mastragostino, presidente IL PIANETA, (socio Italia Nostra)

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