Comunicato stampa Italia Nostra e Comitati eolico sostenibile sul referendum per l’eolico a Montescudaio

Il disinvolto uso dello strumento referendario stravolge il senso della partecipazione democratica e ne svilisce la potenzialità

Firenze 16 ottobre 07
A Montescudaio, un piccolo comune della Val di Cecina, è stato indetto il primo “referendum” sul tema scottante dell’eolico. E quello che doveva essere il primo esempio di consultazione democratica, a partire dal consenso informato dei cittadini, si sta rivelando un raggiro, che va a scapito di una vera campagna di sensibilizzazione per l’uso corretto di tutte le fonti di energia rinnovabile. Domenica prossima ci sarà la seconda Consultazione per la scelta di uno tra i progetti presentati.
Nella Consultazione popolare del 25 marzo scorso non si chiedeva
“Volete un parco eolico nel Comune?”
Ma
“Volete voi che il Comune avvii le procedure per verificare la possibilità di installare un parco eolico nel territorio comunale?”
Il quesito era già in origine fuorviante.
L’ambiguità tra Consultazione e Referendum ha consentito all’amministrazione di creare regole a proprio uso e consumo. Si è considerata vincolante per il Comune la partecipazione al voto di 1/3 degli aventi diritto,  si è esteso il voto ai sedicenni. Sebbene la legge chiaramente vieti di sottoporre al voto un quesito promettendo un vantaggio economico, dato che l’esito sarebbe scontato,  a Montescudaio   la popolazione è stata allettata dal risparmio di 200-300 euro l’anno, per famiglia.
La campagna informativa pre-votazioni ha enfatizzato l’eolico sottacendone i costi ambientali.
La grancassa suonata a vantaggio esclusivo di quel tipo di energia ha posto il comune al centro dell’attenzione su scala nazionale: “bisogna votare – è stato detto – il voto popolare deciderà, il nostro voto sarà sì o no all’eolico in Italia, poi con un altro referendum si vedrà cosa realmente fare riguardo a impianti eolici in territorio comunale”.
La promessa di un vantaggio economico, la costruzione dell’illusione di contribuire a salvare l’ambiente senza lo sforzo dei singoli cittadini e senza un serio impegno da parte dell’amministrazione a contenere i consumi, la retorica che ha fatto da lievito all’orgoglio paesano, sono stati gli ingredienti populistici per una “grande vittoria”e per apparire un borgo all’avanguardia, con un sindaco democratico.
Ma la procedura avviata consiste nell’avviso pubblico per la presentazione di progetti di fabbriche del vento, mentre nulla è stato fatto per verificare la vocazione del territorio, la sostenibilità e la qualità tecnica delle proposte messe a confronto con altri tipi d’impianti per produrre energia rinnovabile.
Mentre è ben noto solo ai tecnici che le incentivazioni pubbliche hanno reso economicamente appetibile installare impianti anche in zone con venti poco produttivi.
La seconda Consultazione chiederà di scegliere tra otto progetti che risultano sommari, con dati eterogenei e non confrontabili tra loro, anche la localizzazione degli impianti è indicativa, visto che non sono stati eseguiti studi sulla ventosità, né sono stati consultati tutti i proprietari dei terreni.  Quale sarà il senso di tale referendum visto che la popolazione, non ha le competenze specifiche per scegliere un progetto industriale, né per la sua localizzazione?
La presentazione dei progetti è peraltro avvenuta nell’indifferenza degli abitanti, che avevano votato solo per dire sì o no ad uno studio preliminare, con sorpresa dei presentatori che si attendevano un’affluenza degna di un paese che aveva scelto l’eolico.
Il recente avviso del Sindaco ai cittadini, è un’ulteriore presa di giro: ”Nello scorso mese di marzo, con una percentuale del 67%, voi avete detto sì alla costruzione a Montescudaio di un parco eolico. Il Comune si era impegnato, se fosse stato superato il quorum, ad essere vincolato alle vostre decisioni: così sarà ed il parco sarà realizzato.”
Il tutto appare un gioco di anticipo dell’amministrazione per condizionare, con un fittizio avvallo popolare,  scelte di pianificazione regionale che ancora tardano ad arrivare.
Non votare in questa situazione non è quindi rinunciare a un diritto, ma è un preciso dovere di ogni cittadino che voglia una democrazia davvero partecipata, più che un uso strumentale della democrazia
Mariarita Signorini  Responsabile  Energia Italia Nostra regionale
Mariagrazia Roncalli per il coordinamento eolico sostenibile

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