La Centrale a Biomasse di Renaia – Cortona: un impianto “spezzatino” per ottenere gli incentivi pubblici

Pubblicato anche sul sito www.arezzonotizie.it e www.patromoniosos.it. Dopo il comunicato stampa troverete la risposta di Alfio Nicotra, capogruppo comunista in consiglio provinciale.

Legambiente circolo “Laura Conti” Arezzo e circolo “Padre Ernesto Balducci” Valdichiana
Italia Nostra Onlus Valdichiana

Venerdì 20 novembre 2009 11:54 – ufficio stampa.
Il progetto di centrale a biomasse di Renaia, a Cortona (6 impianti in un unico capannone da 256 KWe ciascuno, alimentati a olio di palma) è il contrario di quanto intendiamo per impiego sostenibile delle agrienergie. Il pericolo serio di simili impianti a olio vegetale non riguarda le emissioni. Su questo concordiamo col Sindaco di Cortona, Andrea Vignini, e con l’assessore della Provincia, Andrea Cutini. Nel caso di Cortona stiamo infatti parlando di sei motori di autocarro, che essendo alimentati a olio vegetale produrranno emissioni meno inquinanti di un motore diesel (niente zolfo ad esempio, niente idrocarburi policiclici aromatici, notoriamente cancerogeni), da confrontare invece con le decine di migliaia di veicoli al giorno che passano sulla SR 71.
Il pericolo è un altro. Le materie prime di origine agricola o forestale sono indissolubilmente legate all’uso del suolo, e quindi a risorse vitali come la produzione di cibo, la fertilità dei terreni e la qualità delle acque. Per questo motivo è fondamentale, quando si parla di biomasse, esigere il criterio della “tracciabilità”, ossia sapere non solo da dove vengono ma come sono state coltivate le materie prime e su quali tipi di terreni (ad es. deforestando, distruggendo biodiversità e riserve di carbonio?). Inoltre, il grande vantaggio delle agrienergie consiste nel dare autonomia e ulteriori occasioni di reddito alle agricolture locali. Ma l’olio di palma non porta alcun valore aggiunto ai cortonesi e al loro territorio, se non alle tasche dei gestori dell’impianto. Ci sembra inoltre poco convincente la giustificazione che sarebbe un rimedio temporaneo in prospettiva di passare all’uso della mitica Jatropha Curcas. E’ da anni che sentiamo parlare di progetti di sviluppo in Africa della Jatropha, pianta rustica che secondo alcuni si potrebbe coltivare in terreni semiaridi. Ma le cose con la Jatropha sono molto più complesse e i costi/benefici molto dubbi. Il vero problema è che oggi in Italia e in Toscana nulla vieta al primo investitore che passa di farsi con una semplice Dia (dichiarazione di inizio lavori) un impianto con olio vegetale di qualsiasi provenienza e guadagnare 28 centesimi/kwh, l’incentivo più alto concesso in Europa per le biomasse. Le nuove leggi nazionali emanate nei mesi scorsi infatti concedono questo incentivo a tutti gli impianti per la produzione di elettricità da biomasse al disotto di un Megawatt di potenza (non a caso i proponenti di Cortona, come altri imprenditori in Lucania, hanno fatto la furbizia di suddividere una centrale da 1,5 MW in 6 impianti autonomi), senza introdurre alcun criterio selettivo di filiera corta o almeno di efficienza energetica. Risultato: si premiano l’inefficienza e gli affaristi anziché premiare gli agricoltori.
Su quest’onda iniziano a proliferare Dia di altri progetti, che rischiano di venire approvati senza neppure una Conferenza dei Servizi, come potrebbe accadere per un prossimo impiantino a olio di palma che dovrebbe sorgere addirittura nella sede ex Standa in pieno centro ad Arezzo (affaristi del giro di Eutelia che nulla hanno a che fare, crediamo, con l’agricoltura).
Questo rischia di vanificare anche gli sforzi di chi, sul territorio toscano, sta invece sviluppando da anni ottimi esempi di impianti efficienti e legati alle risorse del territorio, come le piccole centrali di teleriscaldamento a biomasse in varie frazioni rurali (es. Cetica o Loro Ciuffenna) o il progetto di gassificazione da paglia di cereali di Gallina in Val d’Orcia.
Chiediamo pertanto alla Regione Toscana e alla Provincia di Arezzo di assumere rapidamente tutte le misure in loro potere per evitare che il territorio venga inondato di impianti inefficienti che producono solo elettricità con oli, residui agricoli o cippato di dubbia provenienza. Non abbiamo bisogno di dichiarazioni inattuabili contro l’olio di palma, come nell’ultimo Piano Energetico Regionale (PIER). Abbiamo bisogno di prescrizioni serie che obblighino i gestori di impianti a garantire la tracciabilità e la sostenibilità ambientale delle loro filiere (risparmio di emissioni di CO2, uso dei suoli di origine, metodi di coltivazione, minimi di efficienza energetica).

La risposta di  Alfio Nicotra, capogruppo comunista in consiglio provinciale tratta da www.arezzonotizie.it
Martedì 24 novembre 2009 13:59 – ufficio stampa

Centrali a biomasse – Nicotra (prc/pdci)
“Ecocompatibili solo se a filiera corta. Quanti barili di petrolio per importare
da noi l’olio di palma?”

“Mi riconosco totalmente nel documento elaborato dal circolo Laura Conti di Legambiente e dal circolo Padre Ernesto Balducci di Italia Nostra. Mi pare faccia chiarezza sulla non esistenza di pericoli per la salute dell’impianto di Renaia, ma al contempo evidenzia sia la non ecocompatibilità dell’olio di palma proveniente dalla Nigeria che la furbesca operazione di spezzettare in sei minicentrali a biomasse fatta dagli imprenditori per aggirare le disposizioni comunitarie e accedere agli incentivi.”E’ quanto afferma, in una dichiarazione, Alfio Nicotra, capogruppo comunista in consiglio provinciale .
Nicotra ricorda “che fui il primo a sollevare in aula la questione delle centraline a biomasse autorizzate con troppa leggerezza dalla giunta provinciale a Camucia. La risposta dell’assessore Cutini fu disarmante perché sostenne che quel progetto sarebbe servito, con soggetti locali (della Nigeria), a sostenere un progetto di cooperazione allo sviluppo. Invece non era vero. Tutte le Ong e la più grande rete di contadini del mondo la “Via Campesina” sono contrari all’uso del cibo e dei campi coltivabili al fine di produrre combustibili. In Nigeria significa perpetuare un modello , lo stesso che l’ha affamata tramite il petrolio, basato sulla rapina di quel Paese.”
“Sorge poi legittima la domanda – incalza Nicotra – quanti barili di petrolio sono necessari per portare dalla Nigeria a Cortona l’olio di palma?”
“Mi dispiace contraddire l’amico Fabio Roggiolani – prosegue Nicotra – ma la Jatropha Curcas, pianta infestante e velenosa che dovrebbe sostituire tra cinque anni l’olio di palma, non cresce su un terreno lunare ma su terreni difficili ma che sono i soli coltivati a cibo in Nigeria.”
“Ripresenterò l’ordine del giorno per chiedere che siano autorizzate solo centrali a biomasse che funzionano a filiera corta – annuncia Nicotra – sperando che questa volta chi ha dichiarato di condividerlo non lo bocci di nuovo con il voto contrario. Senza introdurre – come scrivono nel loro documento Legambiente e Italia Nostra – un criterio selettivo di filiera corta o almeno di efficienza energetica infatti si ha un solo risultato: si premia l’inefficienza e gli affaristi anziché premiare gli agricoltori.”

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Una Risposta

  1. Non sono D’accordo sull’incentivo

    attualmente gse  conferisce 0,18 cent per oli extraeuropei (tipo olio palma)

    Rendendo l’investimento poco appetibile

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