Corriere Fiorentino: Matulli risponde ai Comitati

Fonte: Il Corriere Fiorentino, 27/09/2008
Di: Giuseppe Matulli, Vicesindaco con delega alle grandi opere

La discussione: il vice sindaco Matulli risponde ai Comitati
Comune, irriducibili e sfida sull’ambiente

Caro direttore, rispondo con ritardo alla presa di posizione degli «irriducibili del non fare» pubblicata sul Corriere fiorentino del 14 settembre avendo dovuto effettuare qualche ricerca per una diatriba che risale indietro negli anni e che è opportuno che i lettori interessati conoscano nei loro risvolti. Ecco le mie osservazioni.

  1. Le citazioni di alcune città come dimostrazione di incompatibilità (o anche di compatibilità) del sistema tramviario con il tessuto urbano fiorentino sono sempre parziali e si prestano, in ogni caso, all’accusa di essere strumentali. Tanto più che in Europa ci sono 180 città con la tramvia in esercizio.
  2. Leggo: «La popolarità che questo mezzo ha riscosso in Francia dipende dalla buona progettazione, la buona gestione e la capacità che hanno gli amministratori transalpini di interloquire con la popolazione. Questo non è certamente accaduto a Firenze». La progettazione dei percorsi del sistema tranviario fiorentino è stata effettuata utilizzando il più prestigioso studio europeo e francese «Semaly ». Per quanto concerne la gestione il nostro interlocutore è Ratp, la società francese di gestione di tutto il trasporto pubblico nel territorio di Parigi. La capacità di interloquire con la popolazione dell’area transalpina può portare a molti esempi di rapporti non facili a cominciare da Nizza (dove l’attività dei comitati non ha avuto molto da invidiare a quella di Firenze). Anche alcune delle cose più belle realizzate a Firenze e nel territorio sono state frutto di soluzioni validissime anche quando non hanno avuto soddisfazione circa «la capacità di interloquire con la popolazione» (Bilancino e la stazione di Santa Maria Novella sono gli esempi dell’ultimo secolo). Detto questo, ripeto ciò che ho scritto altre volte: nella realtà mutevole non soltanto di una città ma della tecnologia e della cultura della mobilità, non esiste il progetto perfetto, tutto è perfettibile e deve essere migliorato, ma sempre senza accedere a «fermare tutto » come è la costante e ripetuta richiesta degli «irriducibili»
  3. Circa la valutazione di impatto ambientale vedo che gli «irriducibili » (pur indicandola erroneamente come «deroga» che tale non è) prendono atto della legittimità della procedura prevista dalla legge che ha seguito il Comune di Firenze. Le prescrizioni effettuate in sede di verifica preliminare sono controllate da Arpat e Asl. Pertanto sin dal 2005, dopo aver messo in contatto la stazione appaltante della prima linea (Ataf) con i rappresentanti dei comitati ed aver riscontrato la non completa soddisfazione delle risposte ricevute, pensai che sarebbe stato interesse ulteriore, anche dell’amministrazione, affinare il controllo sul rispetto delle prescrizioni, la cui realizzazione operativa è affidata all’impresa esecutrice sotto il controllo della stazione appaltante. Per questo proposi un incontro fra la stazione appaltante Ataf, Arpat, i rappresentanti del Quartiere 4 (come rappresentanti dei cittadini) e il rappresentante dei comitati che aveva sollevato il problema: avremmo avuto modo di chiarire i termini della questione. L’incontro fu programmato per il 14 luglio del 2005 alle ore 15 presso la mia segreteria con inviti preventivamente diramati. Quell’incontro ebbe luogo e fu produttivo di chiarimenti anche per le operazioni successive di monitoraggio e verifica, ma il rappresentante dei comitati non si fece vivo; apprendemmo che in contemporanea si teneva una conferenza stampa per annunciare un esposto alla Procura sul tema oggetto dell’incontro e per ottenere, ovviamente, il fermo di tutti i lavori. In una delle tante assemblee infuocate nella sala delle Scuole Pie Fiorentine, nel 2006, nuovamente attaccato per la tutela ambientale nei cantieri, risposi ricordando l’invito disatteso e mi fu pubblicamente risposto con toni accusatori che trattandosi di strutture democratiche il comitato (o il coordinamento dei comitati) aveva deciso in assemblea di non accettare l’invito! Ora si legge da chi fu invitato inutilmente che il Comune «si sottrasse alla discussione sul merito ricorrendo ad un’eccezione procedurale»; tutto ciò perché il tribunale ritenne di dover respingere il ricorso perché non riconosceva «i comitati titolari di un diritto alla salute », «che non può essere esercitato in nome altrui». L’informazione incompleta potrebbe talvolta essere fuorviante e fornire interpretazioni distorte.
  4. 4) La proposta dei comitati, come di altri, per una soluzione di pedonalizzazione del centro storico è stata avanzata, (come leggo) «nel luglio scorso». Cioè soltanto grazie alla polemica sulla tramvia ci si è accorti che il centro storico è sottoposto ad una alluvione di veleni, tanto che le porte d’oro del Ghiberti sono state sostituite con copie ormai 15 anni fa. Tutto ciò è sempre passato sotto silenzio rispetto al caos continuo e quotidiano di piazza Duomo, ma la prospettiva dell’abbattimento dell’inquinamento atmosferico e vibroacustico e visivo con la tramvia è considerato «insopportabile ». Se poi il problema fosse la inadeguata progettazione o gestione della tramvia le proposte dovrebbero riguardare quegli aspetti, invece «no!». Meglio autobus magari di 18 metri all’idrogeno (che non inquinano l’atmosfera ma non altrettanto potrebbe dirsi dell’inquinamento vibroacustico e visivo), ma l’importante è una cosa diversa dalla tramvia: «gli irriducibili » sono fatti cosi.
    5) Circa la richiesta al Comune da parte del Difensore Civico, il ritardo della risposta è anche effetto del mutamento intervenuto nelle mansioni degli addetti, trattandosi di richieste avanzate il 23 novembre 1998! Dopo una lunga istruttoria del nucleo di valutazione di impatto ambientale, nel 2001 il progetto indicava l’esigenza di uno studio di prefattibilità della durata di sei mesi e del costo presunto di 25 milioni di lire; soltanto a seguito di quello studio sarebbe stato possibile valutare il costo dell’indagine da effettuare. Mentre quello del successivo monitoraggio ambientale era previsto presuntivamente in 20 milioni annui di lire per l’inquinamento da rumore e 30 milioni di lire per il monitoraggio dell’inquinamento atmosferico. Risulta abbastanza evidente che quella proposta non ha avuto seguito sia per la complessità organizzativa che per la difficoltà a coprire una spesa sicuramente rilevante in tempi che dovevano essere stretti dovendo anticipare i lavori veri e propri.
    Ciò non toglie che, a differenza di quanto si dice nell’articolo («Nessuna prescrizione è mai stata rispettata»), esista una intensa attività di monitoraggio di Arpat e Asl. Il notiziario di Arpat è consultabile e scaricabile dal sito dell’Agenzia ma non esaurisce l’attività di controllo e monitoraggio delle prescrizioni assegnate all’impresa che chi avesse partecipato alla riunione del 14 luglio 2005 avrebbe potuto conoscere nei dettagli anche operativi.
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