Firenze, area tra Settignano e Villa Gamberaia: no alla costruzione di una nuova strada campestre in area paesisticame vincolata

Università di Firenze, 14 marzo 2005

Di fronte a lavori di costruzione di una nuova strada da parte dei proprietari interessati fra le località di Villa Gamberaia e Ponte a Mensola, una perizia di Gabriele Ciampi documentata su fonti cartografiche e sull’osservazione diretta dimostra che dal XVIII secolo in poi nessun percorso viario è mai esistito nell’area. Si chiede pertanto alle Istituzioni competenti di revocare l’autorizzazione già concessa anche per salvaguardare un paesaggio collinare tutelato dalla legge.
In merito alla richiesta di costruire una nuova strada in area collinare paesisticamente vincolata tra Settignano e Villa Gamberaia, Italia Nostra esprime la propria contrarietà in considerazione dell’impatto paesistico-ambientale di quella che è da ritenere una nuova infrastruttura di comunicazione.
Infatti, Italia Nostra condivide integralmente e fa proprio il documentato e puntuale memoriale, un vero e proprio studio scientifico, del Dott. Gabriele Ciampi, geografo dell’Università di Firenze (Dipartimento di Studi Storici e Geografici), intitolato: Parere sulla preesistenza o meno di una strada campestre confluente nella via del Rossellino a nord della località “il Bosco” e a nord-ovest della casa”alla Villa” (edifici di proprietà Mazzini), nell’area compresa tra Firenze Settignano e Villa Gamberaia (Firenze), da cui si desume chiaramente che nessuna via può essere esistita nel passato relativamente recente (in pratica, dalla seconda metà del XVIII secolo ad oggi) nel sito in questione.
Scrive il Dott. Ciampi:
“Possono essere proposti due tipi di considerazioni, tra loro intersecabili: uno di carattere morfologico e viario e uno di carattere cartografico.
Osservando l’andamento delle curve di livello sulla carta topografica della Regione Toscana in scala 1:2000 del 1985-89 (n. 19L49) (tav. 17 dell’allegato cartografico) si nota che il tratto in oggetto (coincidente col limite settentrionale della particella 359) corrisponde a un tracciato inadatto a ospitare una vecchia strada campestre (o poderale) con funzione carrareccia. Infatti risalendo tale tracciato sulla carta, da via del Rossellino verso monte e verso est, si nota che in realtà esso coincide con una leggera infossatura del terreno, in pratica un fossetto destinato a raccogliere acque e, per ciò stesso, tendenzialmente non appropriato, in ambiente collinare, per un tracciato stradale campestre carrabile, ma piuttosto, nella migliore delle ipotesi, utilizzabile per un infimo viottolo, precario e non transitabile con veicoli. In questo senso, anche la preesistenza di un tratto di viabilità poderale carrareccia su tale tracciato appare improbabile: tanto più improbabile se si tiene conto dei criteri di attenzione che in passato venivano usati per evitare pericolosi accostamenti tra acque e viabilità carrabile permanente.
Ovviamente la carta delinea una situazione precedente ai recenti interventi che, abbassando il piano campagna a fianco e al termine del fossetto, hanno alterato la morfologia del sito.
In termini più analitici possiamo precisare che il tratto in oggetto si sviluppa seguendo in prevalenza i vertici delle incurvature verso monte di alcune curve di livello: fenomeno (questo delle incurvature) che indica appunto un infossamento del terreno e la sede di un impluvio (seppure modestissimo in questo caso). La stessa carta segnala tale tracciato con un simbolo (cod. 501 della legenda cartografica) che allude genericamente a un elemento di separazione o di recinzione, frequentemente corrispondente a un preesistente confine di proprietà o di particella. Il simbolo, sotto forma di linea continua intervallata da puntini, prosegue ininterrottamente anche a monte e a est del tratto contestato, ed è quindi presente anche a nord e a nord-est della casa “alla Villa” (così denominata nel Catasto Generale Toscano). Nel tratto contestato quindi potremmo teoricamente parlare di un errore di restituzione del cartografo, il quale avrebbe rappresentato il fossetto (che ha comunque un’efficacia separativa) come un elemento emergente dal suolo. In realtà, secondo quando risulta dalla documentazione aerofotografica precedente alla rilevazione topografica della carta (tavv. 8, 9, 10, 11), il fossetto ospitava fino a pochi anni fa una folta e alta vegetazione di cespugli, che il cartografo ha rappresentato (non del tutto erroneamente) col simbolo grafico significante separazione o recinzione. Anche più a monte e più a est (cioè fuori del tratto oggetto di contestazione) la linea continua indicante tale elemento di separazione corrisponde effettivamente a un fossetto e a vegetazione, almeno nella parte iniziale, cioè fin dove può giungere la vista osservando dall’esterno della proprietà. Tutto il fossetto ha la funzione di raccogliere le acque dilavanti nei campi attigui e eventualmente provenienti anche da una sorgente esistente più in alto.
Lungo il tratto non contestato, a nord e nord-est della casa “alla Villa” (attuale proprietà Mazzini), alla linea di separazione corrispondente al fossetto, si affianca – sulla carta (tavv. 17 e 1) e nella realtà – una strada campestre che corre in parallelo e a brevissima distanza da tale linea, con orientamento est-ovest La carta catastale del 2005 (tav. 1) mostra che tale strada campestre collega la villa il Gamberino (nonché una cisterna posta su via di Doccia) con la casa “alla Villa”. A circa 40 m da quest’ultima, la strada campestre si trasforma in un viottolo che si orienta in senso nord-sud e che conduce direttamente a tale insediamento. Tuttavia oggi il collegamento risulta di fatto interrotto da una rete di recinzione installata di recente e corrente parallelamente al fossetto citato, a circa 3 m da esso, lungo il tratto contestato.
Ora va osservato che, se esiste una continuità (nel tratto contestato come in quello non contestato) del segno grafico-simbolico (la linea continua intervallata da puntini) e del suo significato separativo, allora tale segno non potrebbe comunque corrispondere a una strada, perché nel tratto non contestato il segno stesso è affiancato (come abbiamo detto) da una strada e quindi non avrebbe senso l’esistenza simultanea di due strade affiancate e ravvicinate che corrono nella stessa direzione.
Dal punto di vista funzionale-stradale poi, appare del tutto improbabile la preesistenza di una strada poderale nel tratto contestato (a nord-ovest della casa “alla Villa”). Le strade poderali, per definizione, collegavano insediamenti rurali tra loro e con gli interposti coltivi. Nel nostro caso la strada collegava originariamente la villa il Gamberino con casa “alla Villa”. Nessuna funzione di questo tipo assolveva il tratto contestato (a nord-ovest della casa “alla Villa”), che peraltro terminava a ridosso di via del Rossellino ed era separato da essa con un muro di cinta, ai piedi del quale un archetto tuttora esistente permette lo scolo delle acque del fossetto. Quindi sembra impossibile che in condizioni di agricoltura tradizionale sia stata costruito un tratto stradale senza che vi fosse da assolvere una precisa funzione di collegamento tra edifici della medesima proprietà.
Invece, come abbiamo sopra accennato, la strada che nel tratto non contestato (a nord e nord-est della casa “alla Villa”) si sviluppa parallelamente alla linea continua indicante l’elemento di separazione, collega (o meglio collegava fino a tempi recentissimi) la villa il Gamberino con la casa “alla Villa”. Anzi, sulla base dell’analisi cartografica che segue, possiamo anche identificare le finalità precise di quel collegamento stradale interpoderale.
Infatti, dal punto di vista cartografico va notato che il cabreo settecentesco di Villa Gamberaia (tavv. 2 e 3) riporta chiaramente sia il tratto contestato che quello non contestato del tracciato in oggetto. Il tratto non contestato (o la gran parte di esso) corrisponde allo stesso tempo a un limite di proprietà e a una strada, su cui è imposta la dicitura “Strada del Molino”. Invece, il resto del limite di proprietà (orientato in senso ovest-sud-ovest e corrispondente quasi tutto al tratto contestato) non riporta né simboli, né diciture stradali, ma soltanto il nome del  proprietario confinante (Colletti). L’iscurimento grafico di tale limite di proprietà allude a un infittimento della vegetazione, in tutto uguale a quello che si osserva più a sud, relativo al confine con la proprietà Monaci, dove certamente non vi era una strada. In questo cabreo infatti le strade vengono rappresentate o con un segno grafico o con la dicitura nominativa propria di ciascuna strada. Così è ad esempio per la “Strada che va a Settigniano”, corrispondente all’attuale via del Rossellino.  La strada poderale di cui abbiamo parlato aveva la funzione di collegare evidentemente un mulino con altri insediamenti della medesima proprietà: probabilmente il mulino alimentato dalla sorgente del fosso Gamberaia presso l’attuale villa il Gamberino. Da lì la strada (come si può osservare sul cabreo) giungeva fino al viale del Paretaio (oggi scomparso in tale tratto); attraverso quest’ultimo si poteva poi raggiungere la villa Gamberaia oppure, grazie a un breve raccordo diramantesi dallo stesso viale del Paretaio, si arrivava alla casa “alla Villa”. In conclusione, sulla base dell’analisi del cabreo, si può assolutamente escludere che la “Strada del Molino” raggiungesse l’attuale via del Rossellino (allora “Strada che va a Settigniano”).
Nel tempo, la “Strada del Molino” rappresentata nel cabreo è stata allungata di un centinaio di metri seguendo il tracciato del confine di proprietà (Colletti), fino a giungere all’altezza della casa “alla Villa” e a collegarsi con essa (come già accennato) mediante un sentiero di circa 40 m. Ma nessun ulteriore proseguimento della “Strada del Molino” in direzione ovest è mai stato realizzato né allora, né successivamente fino a giorni nostri giorni; e quindi nessun collegamento è mai stato creato con via del Rossellino (o “Strada che va a Settigniano”, nel ‘700). Questo è quanto risulta dall’analisi cartografica di una lunga sequenza di documenti di varia fattura, dal ‘700 ai giorni nostri.
Così, nella mappa del vecchio Catasto Generale Toscano aggiornata al 1919 (nel quale le strade vengono di regola colorate in rosso-marrone) il tratto contestato (a nord-ovest della casa “alla Villa” – propr. attuale Mazzini) non presenta tale specifico cromatismo stradale (tav. 4, 6). Inoltre, il tracciato di cui stiamo discutendo (corrispondente ai limiti settentrionali delle particelle 406 e 412 di tale Catasto) e che per semplicità espositiva abbiamo suddiviso nei tratti “contestato” e “non contestato”, viene rappresentato con una doppia linea continua, sebbene strettissima. Ora, nelle mappe del vecchio Catasto Generale Toscano la doppia linea continua e strettissima viene usata per rappresentare un fossetto, o un modesto scoscendimento, oppure un viottolo non carrareccio. Tenuto conto della morfologia del sito (descritta all’inizio), tenuto conto della differenza di quota che esisteva (precedentemente ai recentissimi lavori) tra via del Rossellino e il punto in cui il tratto contestato la raggiunge (che creava uno scoscendimento e una discontinuità tra i due) e tenuto conto comparativamente delle successive modificazioni catastali nella rappresentazione simbolica di tali oggetti (esposte nella relazione dell’arch. Martinelli), si può affermare che il generico simbolo della linea doppia ha un significato viario nel tratto non contestato e un significato idrografico nel tratto contestato. In altre parole, la mappa del Catasto Toscano del 1919 conferma che un viottolo esisteva nel tratto non contestato, e che tale viottolo proveniente dal Gamberino incrociava il viale del Paretaio. Al tempo stesso però la medesima mappa non permette di affermare la prosecuzione del viottolo a nord-ovest di casa “alla Villa”, fino a via del Rossellino (chiamata via di Gamberaia nel Catasto Toscano). Anzi una lettura morfologica e diacronica della mappa permette fondatamente di interpretare la linea doppia a nord-ovest di casa “alla Villa” come un fossetto.
Altre carte topografiche di fine Ottocento e del Novecento, soprattutto quelle dell’Istituto Geografico Militare, e in particolare quella 1:10.000 di Firenze e dintorni  del 1896 (foglio II) (tav. 25),  non mostrano mai la presenza di una strada nel tratto in contestazione e neppure vi riportano linee di separazione o fossetti.
Lo stesso dicasi dello Stradario di Settignano “Bolaffi” del 1938 (tav. 19) il quale, pur avendo un segno specifico per le strade campestri, non lo riporta in nessuno dei tratti da noi considerati.
Una carta tecnica topografica in grande scala (tav. 18), della metà del Novecento, di possibile fattura comunale, segnala la strada campestre in questione, rappresentata con doppia linea tratteggiata, giustapposta (nel tratto non contestato, a nord e nord-est della casa “alla Villa”) a una linea singola continua, alludente a un qualche elemento di separazione. La strada poi piega verso sud e si congiunge con casa “alla Villa”. Invece la linea singola prosegue verso ovest (a nord-ovest della casa “alla Villa”, quindi nel tratto contestato) seguendo perfettamente una linea di impluvio e segnalando quindi un fossetto di raccolta delle acque. Ma non segnala alcuna strada campestre confluente in via del Rossellino. Evidentemente tale carta delinea una situazione identica a quella descritta nella carta regionale toscana del 1985-89.
In conclusione l’evidenza della cartografia e la logica viaria e morfologica escludono l’esistenza in passato di una strada poderale carrareccia nel tratto contestato, a nord-ovest della casa “alla Villa”.
Dr. Gabriele Ciampi, Ricercatore di Geografia
Prof Leonardo Rombai, Presidente di Italia Nostra – Sezione di Firenze

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