Firenze: contro il “Mostro” del Poggetto/Montughi in via Burci

Firenze, 15 marzo 2005

Abstract. Il Comitato del Poggetto scrive al Sindaco di Firenze perché – nelle more del giudizio aperto da parte della società costruttrice nei confronti dell’Amministrazione Comunale per ottenere un rimborso danni – non sia consentito di riaprire il cantiere da anni bloccato al fine di costruire una sessantina di appartamenti sopra i piani interrati di box già realizzati. Il Comitato, con l’aiuto di Italia Nostra, ricorda l’illegittimità delle concessioni sancita da varie sentenze giudiziarie e la criticità della situazione ambientale dell’area determinata dai lavori del cantiere per l’intercettazione delle falde idriche e per l’impatto sugli equilibri statici degli edifici circostanti.

Questo Comitato richiama ancora una volta l’attenzione dell’A.C. sui fenomeni di dissesto che si stanno verificando nella zona prossima al cantiere di via Burci.
L’ultimo caso riguarda il giardino di un edificio di via Bardelli dove, a distanza di circa due metri dal diaframma di contenimento a suo tempo realizzato dalla “Prestige Poggetto”, si è improvvisamente aperta una buca di circa trenta centimetri di diametro e della profondità, a una prima misurazione, di circa trentacinque centimetri. Il 28 febbraio alle ore 19 sono intervenuti i vigili del fuoco che hanno rilevato l’anomalia del fenomeno non escludendo che possa essere in relazione con la situazione di dissesto idrogeologico causata dalla costruzione realizzata ai bordi del giardino (che aveva comportato, come è noto, un enorme sbancamento, la costruzione di opere di sostegno –diaframma, tiranti, manufatti a contrasto del diaframma- e l’interruzione e la deviazione delle falde acquifere). I vigili, pur ritenendo che non sussista un pericolo immediato, hanno espresso la necessità di un’attenzione costante, di ulteriori controlli e di sondaggi da parte di esperti, e hanno invitato i condomini a chiamarli al minimo segno di ripresa del fenomeno. Si richiede quindi una ispezione geologica urgente, al fine di valutare l’accaduto nella maniera più corretta possibile.
Si rileva inoltre che per anni dall’interno del cantiere si è sempre sentito provenire il rumore, costante in tutte le stagioni, di un flusso d’acqua ininterrotto, rumore perfettamente udibile e da qualche tempo cessato. Ci si chiede se ciò sia dovuto a “una perdita di efficienza delle strutture drenanti per fenomeni di intasamento” la quale “provocherebbe un sensibile innalzamento della falda freatica” (come ipotizzato sia da una perizia tecnica dell’ing. Focardi datata luglio’92 relativa al condominio sopra citato, sia successivamente dal prof. Pranzini).
L’allarme è giustificato, come già segnalato più volte, dalla molteplicità dei fenomeni di dissesto in atto: si registrano, oltre ai danni a suo tempo documentati e rilevati analiticamente anche nelle relazioni Pranzini (Lazzeri-Pranzini del marzo ’95 e Pranzini del marzo ’99), lesioni ad altri edifici prevalentemente di via Burci e via Bardelli, dove perciò sono stati recentemente effettuati lavori di consolidamento di strutture tramite micropali, o carotaggi per verifiche di stabilità (un elenco aggiornato sommario e provvisorio è stato da noi consegnato all’Assessorato all’Ambiente e ulteriori e più precisi elementi potranno essere forniti ai tecnici che verranno incaricati del monitoraggio).
Naturalmente tutto ciò conferma quanto da noi sempre sostenuto anche sulla base delle analisi e delle conclusioni delle due indagini Pranzini, cioè i timori di danni ulteriori dopo quelli già riscontrati all’epoca della costruzione e la necessità assoluta di un monitoraggio costante della zona, monitoraggio da noi tante volte richiesto e che non è stato riattivato nonostante le assicurazioni in merito dell’A.C.
E dunque, ricordando ancora una volta che si è trattato di concessioni illegittime la cui responsabilità è a carico del Comune, si ribadisce che il vero interesse della cittadinanza non è concludere in qualche modo la vertenza in corso tra Comune e curatela della “Prestige”. I cittadini si aspettano che l’A.C., lungi dal proposito di ricominciare a costruire, consideri responsabilmente i termini e gli aspetti di questa annosa e travagliata vicenda, le richieste dei cittadini e il valore di una battaglia ispirata a senso di giustizia e al rispetto della legalità, provveda prioritariamente a un’indagine idrogeologica sul dissesto in atto e a un reale recupero ambientale dell’area, e persegua una soluzione che sia davvero nell’interesse pubblico, e non di chi è responsabile del disastro ambientale provocato. Di piano di recupero finalizzato al “completamento” dell’edificato abbiamo già sentito parlare a proposito del progetto Ferrara che appunto si denominava “Progetto di recupero paesaggistico-ambientale del cantiere del Poggetto” e sappiamo quindi cosa in pratica vuol dire.
Ci chiediamo se nella linea difensiva del Comune, tra gli argomenti da opporre alle richieste che provengono dal curatore fallimentare della “Prestige” nella causa intentata all’A.C. stessa, sia stata adeguatamente considerata, insieme alla valutazione dei volumi eccedenti conseguiti anche grazie a un’errata rappresentazione dei luoghi e all’alterazione del piano di campagna, una quantificazione di tale disastro e dei danni ingentissimi arrecati a ambiente e edifici (si ricordi soltanto che un bene architettonico notificato e tutelato in base alla legge 1497/1939 come Villa Lorenzi riportò importanti fessurazioni alle volte, crepe, crollo del muro di cinta del giardino, sfondamento di una cisterna del Quattrocento) in seguito alla evidentemente disgraziatissima realizzazione di progetti pur concessionati – illegittimamente – e di altre opere prive addirittura di concessione (vedi il progetto B.1559/92 presentato in data 28-7-92 per variante in corso d’opera relativa ad “opere strutturali di contrasto al diaframma di sostegno del terreno e dei fabbricati limitrofi”, eseguito in assenza di concessione). Di questi e degli eventuali danni futuri chi risponderà?
Abbiamo inoltre notato che il Piano strutturale di recente presentato non rileva tra le presenze notevoli della UTOE 19 il complesso architettonico-ambientale di Villa Lorenzi, area soggetta a tutela e quindi di pubblico interesse, né contempla per la zona colpita da dissesto idrogeologico una connotazione di criticità che pure potrebbe motivare per ragioni di interesse pubblico un provvedimento di esproprio del cantiere. Giova del resto ricordare come si sia pure sostenuto (si veda la Consulenza tecnica del prof. M. Marchetta per la Procura della Repubblica presso la Pretura Circondariale di Firenze “Accertamenti e valutazioni relativi al complesso edilizio di via Burci in Firenze”, 1993, pp.12-18) che quest’area, secondo il Piano Regolatore vigente anche all’epoca delle concessioni rilasciate, restava soggetta a tutela e destinata a verde pubblico, anche se poi il riferimento normativo urbanistico più accettato nei vari atti e procedimenti relativi alle concessioni è stato la Convenzione di lottizzazione del 1953 recepita nel PRG in base alla quale si sarebbe potuto costruire solo una villetta signorile nell’angolo nord-est del lotto.
Rinnoviamo quindi le richieste e confermiamo i punti fermi già più volte esposti confidando in una sollecita risposta positiva dell’A.C.

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