Grandi Opere in Toscana

Le “grandi opere” spesso di grande producono solo guai sociali,
economici, ambientali, paesaggistici

Talvolta sembrano pensate proprio a questo scopo, talaltra i disastri si presentano come effetti collaterali (imprevisti, ma facilmente prevedibili).
Così i lavori TAV hanno sconvolto il Mugello prosciugando 37 fonti e disseccando 57 chilometri di fiumi: gravi intercettazioni dei livelli di falda accompagnate da frane, allagamenti, lesioni di edifici, cedimenti e sprofondamenti di terreni.
Seguiranno (come da copione) “risanamenti, mitigazioni, compensazioni” (spesso più costosi degli interventi che li hanno provocati), ma il disastro rimarrà.

E non basta: la TAV minaccia ancora Firenze: un doppio tunnel di 7 chilometri per il sottoattraversamento, troppo pericoloso e dannoso per una città come Firenze. E con il corollario della stazione progettata dall’archistar Foster, stazione a distribuzione verticale con le banchine a 25 metri di profondità.
Minacce vengono anche da come si divisa di completare l’autostrada Tirrenica che, anziché essere “indispensabile allo sviluppo” della Maremma, della Maremma segnerebbe degrado e disarticolazione irreversibili.
Ma oggi l’insidia, forse più pericolosa che viene dalle Grandi Opere è quella dell’erosione costiera.
L’eldorado della speculazione sono oggi i porti turistici.
Dei 442 chilometri di coste toscane, 190 sono litorale sabbioso. Di questi ultimi, circa il 40% vengono erosi dal mare, soprattutto nelle aree vicine alle foci dei fiumi dove sono state realizzate opere a mare.
Negli ultimi anni si sono persi addirittura circa 180.000 mq di spiaggia.
Alla foce dell’Ombrone e a San Rossore l’erosione supera anche i 10 metri l’anno. Le spiagge a sud della foce del Magra e alla foce del Cecina e dell’Albenga, dove opere realizzate in mare hanno alterato l’equilibrio mare-fiume-costa, l’erosione ha superato il centinaio di metri, ma anche a San Vincenzo, Marina di Grosseto, Salivoli, Cala Galera, Marina di Campo, dove si sono verificate interferenze nel delicato equilibrio costiero, sono in atto processi erosivi.
Poi, scogliere parallele alla costa, costruite per contrastare l’erosione, l’hanno, di fatto, amplificata e spostata verso spiagge vicine come è accaduto a Follonica, Marina di Massa e Marina di Carrara, ed anche a Marina di Pisa dove i fondali all’esterno delle scogliere artificiali si sono abbassati fino a 7 metri.
Ma il “partito dei porti turistici”, incurante delle erosioni che provoca, si è gettato, ovunque si aprono spiragli alla speculazione, a progettare e costruire nuovi porti turistici o ad ampliare quelli già esistenti.
Esempi sono Cecina e Marina di Carrara.
A Cecina, dove sembra che non basti quello vecchio, si intraprende la costruzione di un Nuovo Porto Turistico: 800 posti barca, 2000 posti auto, Hotel 4 stelle, esercizi commerciali e Centro Commerciale, un centinaio di appartamenti e chi più ne ha più ne metta…
Qui, l’erosione costrinse, già negli anni ’70 – quando fu costruito il piccolo porto turistico – a spostare la strada litoranea verso l’interno. Si costruirono allora “pennelli” lungo la spiaggia che, come ovunque, si sono limitati a trasportare l’erosione sulle spiagge sottoflutto.
Tuttavia, oggi si costruisce un nuovo porto più grande.
Già i moli avevano stravolto gli equilibri e contrastato la naturale evoluzione del tratto terminale del fiume, provocando quella erosione, che il nuovo porto accentuerà e amplificherà per l’incremento delle strutture rigide sottocosta e per la modifica artificiale della foce che favorirà la formazione di una imponente barra con conseguente deposizione di sedimenti nello stesso letto del fiume, innalzandolo e trasformandolo in un fiume a “letto pensile”, rendendo così insufficienti tutte le opere di arginatura e le sezioni idrauliche di attraversamento dei ponti.
Per queste alterazioni, la corrente costiera, nel suo cammino verso sud est, acquisterà maggiore energia e capacità erosiva sottraendo sabbia anche nei fondali della costa tra il nuovo porto turistico di Marina di Cecina e San Vincenzo.
Gli eventi alluvionali ed erosivi che si sono verificati soprattutto negli ultimi decenni avrebbero dovuto consigliare di non cementificare le foci, conservare integre tutte le zone di golena lungo l’asta pianeggiante del fiume, evitare di costruire strutture rigide aggettanti in mare lungo tratti di costa bassa.
Non lo si è fatto: è facile prevederne le conseguenze.
Si avrà anche un aumento del rischio idraulico ed idrogeologico nelle zone in destra del fiume occupate dalla struttura portuale e da nuove edificazioni, lo stesso effetto avrà la cementificazione delle sponde nella parte terminale del fiume.
Inoltre, il banchinamento interno del porto turistico, per una lunghezza di costa di oltre un chilometro, costituirà di fatto una diga sotterranea al deflusso delle acque di falda e delle subalvee del fiume, con conseguente aggravio degli equilibri idrogeologici.
In definitiva: un disastro.
Il “Porto Turistico di Massa e Carrara” è la ripetizione di una speculazione più volte tentata e mai riuscita. Oggi Bellavista Caltagirone, con la connivenza dei sindaci di Massa e di Carrara, presenta di nuovo il progetto di un porto turistico a sud del porto di Carrara, tra la foce dei torrenti Carrione e Lavello. Ma il progetto – per le opere a mare – ricalca sostanzialmente quello previsto dal Piano Regolatore Portuale dell’Autorità portuale del Porto di Carrara nel 2001, progetto bocciato dal Ministero dell’Ambiente di concerto con il Ministero dei Beni Culturali e, se non bastasse, anche dal TAR.
Diciamo subito che il nuovo porto amplificherebbe gli effetti distruttivi in una costa già devastata dal porto di Carrara.
La spiaggia di Marina di Carrara praticamente non c’è più, quella di Marina di Massa, continuamente “ripasciuta”, quando c’è e quando non c’è (specie quando le mareggiate sono più violente del solito, il che, di questi tempi, è abbastanza frequente).
Oltre ai 1100 posti barca, servizi e parcheggi, il progetto attuale prevede decine di appartamenti, ristoranti, tutto quanto può servire alla “movida”, alberghi, centri commerciali e addirittura una torre di 8 piani.
Il Decreto che bocciava il progetto (oggi ripetuto) ne sottolineava il devastante impatto sotto i profili paesaggistico e ambientale, del rischio idrogeologico e dell’erosione, evidenziandone, tra l’altro, l’inaccettabilità della previsione dimensionale (peraltro inferiore a quella odierna) in un’area altamente urbanizzata caratterizzata da saturazione edilizia.
Come si vede: anche questo un disastro.
Ma le “Grandi Opere” mai vengono indirizzate alla tutela di beni ambientali e culturali a rischio.
Il Lago di Massaciuccoli – uno specchio d’acqua di grande bellezza e importanza naturalistica –, quello che ha ispirato e “musicato” le opere di Puccini, è oggi ridotto a una pozza inquinata, la cui profondità diminuisce di anno in anno, anche a rischio idrogeologico (pensiamo all’inondazione del Natale 2009, quando furono interrotte le comunicazioni dirette tra Versilia e Pisa).
Vedremo mai una “Grande Opera” salvare e tutelare questa ricchezza?
Antonio Dalle Mura – Presidente del Consiglio Regionale Toscano di Italia Nostra Onlus

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