Il 25 maggio gli indiani di America al Museo di Storia Naturale dell’Università di Firenze

Gli indiani d’America e la cultura ambientalista Fortuna che ci sono i Sioux a ricordarci l’importanza di certe cose. Questo devono aver pensato quanti, lo scorso 25 maggio, sono intervenuti nel cortile del palazzo fiorentino Non finito (oggi sede del locale museo di Antropologia ed Etnologia) per assistere alla consacrazione dei “calumet della pace” da parte di tre delegati della nazione Lakota dei Sioux. La benedizione delle sacre pipe, tradizionalmente fumate dai nativi americani per celebrare un evento, onorare un ospite e festeggiare particolari occasioni, è stato il degno corollario dell’inaugurazione del nuovo allestimento museale ad essi dedicato. Le nuove sale ospitano infatti dallo scorso lunedì le collezioni di oggetti finora conservate nei depositi museali e che meglio testimoniano il complesso patrimonio di credenze, di miti e di leggende espresso dagli Amerindi prima della colonizzazione europea. Farvi una visita può essere un modo per entrare in contatto con una civiltà millenaria che, nonostante i tanti soprusi e le persecuzioni subite da parte dell’occidente industrializzato, continua a mantenere intatta la forza del proprio messaggio. Un messaggio in cui rispetto per l’ambiente e riconoscimento di una condizione paritaria tra tutte le specie viventi, uomo compreso, non sono slogan elettorali.
Val la pena ascoltarli: “Io non conosco piante, uccelli o specie di animali, che siano state sterminate prima che arrivasse l’uomo bianco. Alcuni anni dopo che i bisonti erano scomparsi, c’erano ancora grossi branchi di antilopi, ma i cacciatori avevano appena terminato la loro opera e massacrato i bisonti, allorché si volgevano già alle antilopi. Oggi ce ne sono ancora di selvatiche in grande numero solo là dove vengono protette.
Per i bianchi, gli animali indigeni, così come gli uomini nativi di questo continente, erano solo esseri nocivi che dovevano essere sterminati. Anche le piante, che erano di utilità all’indiano, furono improvvisamente dichiarate “nocive”.
Nel lessico dei Lakota non c’è nessuna espressione che corrisponde al significato inglese di questa parola.
Per quanto riguarda il rapporto con la natura, c’era altrettanto una gran differenza tra il comportamento degli indiani e quello dei bianchi; da questa distinzione l’uno divenne difensore e protettore della natura, l’altro il suo distruttore.
L’indiano e le altre creature che erano nate qui e che vivevano qui, avevano una Madre comune: la Terra.
Perciò egli era imparentato con tutto ciò che vive, e riconosceva a tutte le creature gli stessi diritti come a se stesso.
Quanto era legato alla terra, egli l’amava e l’ammirava.
Il comportamento del bianco era diverso: egli disprezzava la terra e quanto essa donava.
Poiché egli considerava se stesso come una creatura elevata, le rimanenti cerature occupavano un posto inferiore nella sua gerarchia ed egli agì secondo questo credo.
Egli pretendeva di stabilire e valori e i non valori della vita, e così proseguì senza riguardo nella sua opera di distruzione.
I boschi vennero disboscati, il bisonte venne sterminato, i castori uccisi e le loro dighe costruite in modo ammirevole furono spezzate; persino gli uccelli dell’aria vennero fatti tacere.
Immense praterie coperte d’erba, che l’aria riempiva con il suo dolce profumo, vennero arate.
Fonti, ruscelli, laghi, che io conoscevo ancora nella mia infanzia, sono prosciugati e scomparsi.
Un intero popolo venne umiliato e abbandonato alla morte.
Così l’uomo bianco è diventato simbolo dello sterminio per tutti gli esseri di questo continente.
Tra lui e l’animale non c’è alcuna intesa, e gli animali hanno imparato a fuggire quando si avvicina, poiché dove egli abita, non c’è alcun posto per loro”.

Orso in Piedi
Donatella Vassallo

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