Il convegno di Montaione e la partecipazione

Italia Nostra
Cittadini Area Fiorentina
Comitati dei Cittadini – Firenze

Tra “nimbys” e decisionisti. Il convegno di Montaione sulla patecipazione

Cosa farebbe uno di voi se fosse stato nominato responsabile alla Partecipazione in una Regione nella quale sono sorti circa 190 comitati di cittadini per la maggior parte in conflitto con amministrazioni restie al confronto e dovesse valutare una legge (la 69/2007) che promuove la presenza di quei cittadini all’ elaborazione delle politiche regionali e locali?
Aprirebbe un dialogo, direte voi, stimolerebbe le tendenze collaborative di comitati ed associazioni ambientaliste, solleciterebbe le amministrazioni ad aprirsi senza insistere troppo sulle tendenze localiste di questi o le spinte qualunquiste di quegli altri.
Ed è quanto hanno fatto per la verità, il 19 e il 20 novembre scorsi, la maggior parte degli organizzatori e dei partecipanti al Convegno “Le giornate di Montaione – II edizione – Democrazia e partecipazione” in un confronto vivace e paritetico: amministratori, cittadini, imprenditori, ambientalisti, urbanisti, ecc.
Tutti tranne l’ineffabile Riccardo Nencini Assessore al Bilancio, alla Partecipazione e ai Rapporti istituzionali della Regione Toscana il quale, intervenendo fugacemente all’inizio del Convegno, ha fatto subito capire da che parte batteva il suo cuore. Di fronte alla crisi delle rappresentanze democratiche e al “grillismo” che dilaga in tutta Europa – ha detto – occorre ripensare la legge in senso decisionista, dandogli maggiore speditezza e provvedendo a “proteggere” l’azione amministrativa. Soprattutto occorre impedire – e qui sopra la nebbia del politichese il messaggio è arrivato forte e chiaro – che i Comitati dei cittadini possano utilizzare i processi partecipativi finanziati dalla Regione per ostacolare l’azione dei sindaci.
Pare che Nencini si riferisse al caso di Marina di Carrara dove l’estate scorsa 80 cittadini tratti a sorte e coinvolti in un processo partecipativo finanziato dalla Regione Toscana, si erano espressi contro i progetti per l’ampliamento del Porto commerciale, la creazione di un “water front” e la realizzazione di un porto turistico. Operazioni queste che provocherebbero la cancellazione di 500 m. di spiaggia e lo stravolgimento della costa apuana con una colata di cemento. Il percorso di partecipazione “Portolemieidee”, promosso dall’ associazione “AmareMarina”, superando ostacoli di ogni tipo, propone invece la riqualificazione dei viali, delle pinete e delle residue aree circostanti, giungendo a conclusioni diverse da quelle dell’Amministrazione comunale. Forse interessa qui sapere che il sindaco di Carrara Angelo Zubbani, sostenitore del progetto, è un esponente dello SDI, il partito di cui Nencini è segretario nazionale.

 

Il fatto è che, nonostante le professioni di fede sulla democrazia partecipata, la concezione che certi notabili hanno della partecipazione è quella vecchia della semplice informazione a cose già fatte, cioè già decise nelle segreterie dei partiti e tra i gruppi chiusi dei poteri oligarchici.
Certo la presenza di garanti, di autorevoli presenze universitarie, l’esperienza di dibattiti pubblici come quello sulla “Gronda”di Genova (il raddoppio del nodo autostradale urbano)  promossa dalla stessa Avventura Urbana che ha guidato il dibattito a Montaione, rendono ancora aperta la partita della partecipazione in Toscana.
Tra i numerosi e qualificati interventi al Convegno vogliamo qui segnalare quello di Ginevra Cerrina Feroni, dell’Università di Firenze, la quale ha chiarito come una seria partecipazione deve permettere ai cittadini di contare davvero nella scelta finale. Per far ciò occorre che le informazioni siano tempestive, accessibili, e chiaramente fruibili. In caso contrario, come nel recente caso di Stoccarda in Germania, le reazioni della cittadinanza possono essere particolarmente conflittuali. (*)
Da parte nostra abbiamo sempre rivendicato come indispensabile la disponibilità di luoghi pubblici dove ci si possa riunire, in orari adatti a donne e uomini che lavorano e la creazione di urban center  e sportelliinformativi per favorire l’accessibilità e la trasparenza degli atti amministrativi.
Riferendoci alla pianificazione e alle vertenze territoriali chiediamo, come  affermato nel dibattito di Montaione dalla totalità dei cittadini e delle associazioni intervenute, che i processi partecipativi, si aprano all’inizio dei procedimenti per discutere delle linee programmatiche generali e non per prendere atto di decisioni assunte altrove. Inoltre occorre che siano continuativi e non episodici – come invece è avvenuto nel recente evento fiorentino dei “100 luoghi”.
Soprattutto, attraverso la diffusione di una cultura della partecipazione, occorre indurre amministratori pubblici e ceto politico a rispettare le istanze e le indicazioni emerse nei dibattiti considerandole una risorsa per una corretta pianificazione e non una insopportabile perdita di tempo.
Anche noi abbiamo molte riserve su quanto è avvenuto  con il varo e il primo periodo di attuazione  della legge regionale sulla partecipazione, ma abbiamo ritenuto utile intervenire al convegno per offrire il nostro punto di vista e le nostre riflessioni critiche in quella sede di confronto e di discussione. Ciò ci ha permesso tra l’altro diconoscere meglio importanti esperienze partecipative sia italiane, come quella già ricordata della Gronda di Genova o il percorso partecipato sul Piano Strutturale di Montespertoli, che estere (della regione francese Nord-Pas de Calais che ha inviato suoi rappresentanti).
Certo la poca voglia di partecipare dell’Assessore alla Partecipazione ci fa pensare che una grossa ipoteca gravi su questa “Avventura legislativa” toscana.

(*) I fatti di Stoccarda mostrano analogie significative con la vicenda delle grandi opere in Italia, in particolare con il caso del sottoattraversamento TAV di Firenze. “Stoccarda 21” è un progetto faraonico (il più grande cantiere d’Europa con costi pari a 4-5 miliardi di euro)  che prevede la sostituzione dell’esistente stazione centrale di testa con una stazione sotterranea di transito. Il progetto, che risale a venti anni fa, include la demolizione (già avvenuta)  di un ala dell’edificio e l’abbattimento di 282 piante (in parte attuato)  di un giardino storico adiacente. Il trattamento riservato all’ architettura di Paul Bonatz (un monumento dell’architettura del primo Novecento) e soprattutto l’abbattimento delle piante ha suscitato la reazione di gran parte della popolazione di Stoccarda, con scontri violenti con la polizia. Si è creato un caso nazionale che ha scosso la CDU (il partito di Angela Merkel) e spaccato la SPD in vista delle prossime elezioni di marzo. L’ amministrazione è stata costretta a rimettere parzialmente in discussione questo progetto infrastrutturale calato dall’alto e ad attivare una serie di incontri di mediazione il cui esito è incerto.

 

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