Non è solo abusivismo

Pubblichiamo l’editoriale del Corriere Fiorentino del 10 novembre 2010 a cura di Gianfranco Cartei del Direttivo fiorentino d’Italia Nostra

Non è solo abusivismo

I gravi fatti avvenuti negli ultimi giorni nel Comune di Massa rischiano di eclissarsi dietro la ricerca dei colpevoli. Ben venga naturalmente la loro identificazione, a patto però che al sentimento di giustizia si sovrapponga quello della verità storica: quanto è avvenuto a Massa, come in molte altre parti d’Italia, non costituisce affatto una novità, ma la tragica ripetizione di eventi che da anni devastano il Paese.
Qualunque giudizio richiede che si parta da dati oggettivi. Prendiamo quelli offerti da un fresco studio del Consiglio Nazionale dei Geologi: ben 6 milioni di italiani abitano su 30.000 chilometri quadrati giudicati ad “elevato rischio idrogeologico” che mette in pericolo l’integrità di ben 1.250.000 edifici. Come siamo arrivati a questa situazione richiederebbe una lunga analisi che non può certo concludersi scaricando tutte le colpe sulle spalle dell’abusivismo edilizio. Altri fenomeni, infatti, paiono più importanti e determinanti per chiarire l’entità dei problemi ed identificare le responsabilità.
Si pensi all’urbanesimo accelerato di questi ultimi decenni. Ha senza dubbio dato impulso alla crescita economica nazionale. Ma l’espansione urbana è troppo spesso avvenuta ad un prezzo altissimo: una crescita edilizia insostenibile e senza regole, il disordine delle periferie e la cancellazione di ogni distinzione tra città e campagna. Il consumo di suolo ha significato spesso il saccheggio del territorio all’inseguimento di un modello economico che, grazie agli effetti allucinatori della rendita immobiliare, prometteva una crescita illimitata, rivelatasi ben presto squilibrata. Merita poi registrare, oltre ad una scarsa sensibilità ambientale da parte di vasti settori della società, un altro fattore che ha contribuito al dissesto del territorio: la marginalità economica e sociale di interi territori in seguito all’affermazione dell’economia industriale e terziaria. Con la conseguenza che boschi e foreste, un tempo barriere naturali per frane ed alluvioni, oggi costituiscono pericoli per gli insediamenti urbani. Come poi non ricordare il flagello della cementificazione dei fiumi e di larga parte delle coste?
La più chiara dimostrazione di quanto stia a cuore nei fatti la tutela del territorio contro frane ed alluvioni è stata fornita dal Governo in questi giorni: di fronte ad una vera emergenza nazionale il ministro Tremonti ha proposto un taglio ai finanziamenti statali per il dissesto idrogeologico poi, per fortuna, rientrato. Il fatto è, occorre riconoscerlo, che la prevenzione ambientale non è un’attività politicamente appetibile ed elettoralmente spendibile. Non fa notizia, è costosa e si presta a facili incomprensioni. Più facile, e politicamente redditizio, è costruire rotatorie, strade e piscine. Il tutto ovviamente in nome dell’economia nazionale e dello sviluppo locale. Al resto, semmai, si provvederà a suo tempo.

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