Paesaggio: i cantieri infiniti che tormentano Firenze

Fonte: Nove da Firenze di mercoledì 24 febbraio 2010
Di: Mariarita Signorini, membro della Giunta nazionale Italia Nostra

A cinque anni dall’inizio dei lavori per il by-pass del Galluzzo e di quello delle Cascine del Riccio, i cantieri sono ancora al 40-45% dell’opera. a inizio febbraio l’Assessore Conti dichiarava che la conclusione dei lavori connessi alla Terza Corsia autostradale sarà nell’ottobre del 2011. Chissà quale film ha visto!
Al di là del fatto che non sono arrivati neppure a metà dell’opera, i lavori al Galluzzo sono fermi dalla frana della galleria del Melarancio avvenuta un quasi due anni fa, ci sarebbe anche da pensare al Piano di ripristino ambientale a fine lavori, dato che l’impatto di entrambi i By-pass ha sconvolto l’assetto di luoghi che fanno parte del ”Parco delle Colline fiorentine come la storica Cava di Monteripaldi la cui coltivazione, per procurare la pietra forte che compone i palazzi più importanti della città, risale al XIV Secolo, e la valle della Greve ai piedi della preziosa Certosa del Galluzzo, monumento straordinario anche a livello europeo, l’altra Certosa di pari grandezza e fama è quella di Avignone. Ora dove prima c’era una piccola valle che costituiva le Grange della Certosa e dove era ancora riconoscibile traccia dell’antico paesaggio, ci sono strade sopraelevate, rotonde e svincoli e ci sarà un ponte dell’altezza di nove metri.
E se lo stesso Assessore Conti vantava qualche giorno fa durante ‘Gli stati generali del paesaggio’ che la Regione Toscana sarà la prima a dotarsi di un Piano Paesistico, viene spontaneo dubitare della sua utilità, dato che anche in Toscana siamo ormai sempre più ‘spaesati’.
Ai piedi di Monteripaldi s’è fatto un deposito di smarino degli scavi della Terza Corsia, così hanno deciso in Regione per comodità e vicinanza alle gallerie, si è abbattuto il bosco di un ettaro e due imponenti cedri del libano che facevano da sentinella al suo ingresso in seguito per una ‘svista’ sono stati abbattuti anche circa 140 cipressi centenari che facevano da corona alla cava, ormai in abbandono dall’inizio dello scorso secolo.
I lavori appaltati alla Baldassini Tognozzi Pontello infatti sono stati dati in subappalto, come capita, ad una ditta di Belluno che per mettere in sicurezza la cava prima del suo riempimento ha ritenuto di dover abbattere i cipressi per meglio ancorare le reti metalliche. C’è stata ovviamente la denuncia da parte di Italia Nostra, con conseguente condanna dei responsabili e obbligo di reimpianto dei cipressi, che al momento neppure si distinguono, ma che forse i miei nipoti vedranno.
In compenso ora che il riempimento è quasi ultimato si stanno costruendo dei muri di cinta al limitare del futuro by-pass, con ‘pietra d’arredo’ che altro non è che cemento tinto coi colori della pietra, invece di usare il materiale disponibile e originario come sarebbe logico, conveniente e come la tradizione vuole per i muretti a secco che delimitano le nostre strade e come era previsto tra l’altro dalle prescrizioni della Conferenza dei Servizi del Luglio 1999 da parte del Ministero dei Beni Culturali e da quello dell’Ambiente. Una vera beffa per un luogo così carico di storia.

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