Quando il mare si tinse di rosso: ancora sul caso del petrolchimico di Priolo

Pesci con due code o più occhi. Neonati malati di leucemia, privi di avambracci, di dita delle mani o incapaci di stare in piedi. Acqua al benzene. Non sono le visioni apocalittiche del pianeta terra prossimo venturo. Il futuro è già qui. Nel “triangolo della morte” delimitato dalle città siracusane di Augusta, Priolo e Melilli.
Dove da decenni si assiste, più o meno impotenti, a uno dei più allarmanti casi italiani di violazioni ambientali, di omissioni di responsabilità e di illegalità di ogni genere. In una delle zone a più alto rischio sismico. Giusto per non farsi mancare niente.
Ripercorriamone in breve le tappe più significative per capire a che punto siamo.
Va subito detto che il polo industriale di Siracusa dà attualmente lavoro a circa 10 mila persone (25 mila negli anni ’70): dato che, capite bene, ha fatto passare per lungo tempo in secondo piano ogni tipo di preoccupazione per l’ambiente e per la salute pubblica. Questo fino al 1980, quando si comincia a registrare un preoccupante aumento di malformazioni congenite: in quell’anno, su 600 nati, 13 bambini presentano malformazioni cardiache o all’apparato uro-genitale. Scatta l’allarme e la provincia di Siracusa viene inserita in un programma di monitoraggio dell’Indagine Policentrica Italiana Malformazioni Congenite. I casi “anomali” passano da una percentuale di 1,9% nel 1980 a una di 5,6% nel 2000 e i morti di tumore nel triennio 2000-2002 aumentano del 7% rispetto al quinquennio 1995-1999. Quanto basta per fare intravedere una qualche correlazione tra gli scarichi inquinanti emessi dalle raffinerie dell’area e le gravi patologie in costante crescita.
A confermare i sospetti ci pensa il tratto di mare di fronte all’Enichem di Augusta che, il 10 settembre del 2001, si tinge di rosso. La Procura locale avvia un’indagine che, grazie alle numerose intercettazioni ambientali, porta alla luce una sapiente opera di “trattamento” dei rifiuti: “di fatto i rifiuti venivano miscelati con altre sostanze e declassati, i tossico-nocivi diventavano solo pericolosi e quelli pericolosi acqua fresca da buttare in mare o smaltire nelle discariche di mezza Italia. In questo modo l’Enichem di Priolo risparmia 5 milioni di euro all’anno, intanto l’Eni, nel 2002, raggiunge un utile di 4,6 miliardi di Euro” (Milena Gabanelli nella puntata di Report del 16/01/2003).
Il risultato è la libera circolazione in mare (da cui poi ai pesci e quindi all’uomo) di un tasso di mercurio di ventimila volte sopra i limiti di legge. Intanto, anche l’acqua dei rubinetti e delle pompe comincia a insaporirsi di benzene; l’Arpa fa le dovute analisi e consegna al Comune risultati falsificati: ne riceve in cambio un’indagine per falso in atto pubblico. L’Enichem “paga” invece con l’arresto di 17 dei suoi dirigenti per smaltimento di rifiuti tossici. Per inciso, il gruppo Eni non ha mai riconosciuto una propria responsabilità nella nascita di bimbi malformati o nel frequente ricorso all’aborto a causa delle sostanze inquinanti del petrolchimico. In anni recenti, si è così limitata a rilasciare a 101 famiglie assegni da 10-20 mila euro in cambio dell’impegno a non fare causa.
Nel frattempo, nel 2002, si legge nella relazione della Commissione Ambiente del Senato che «i siti di Priolo e Augusta non sono più un’area a rischio di crisi ambientale ma un’area in crisi ambientale per cui si rendono indispensabili interventi legislativi e finanziari che consentono di affrontare con tempestività la drammatica emergenza». Nel novembre del 2008 viene anche stabilito un accordo di programma per le bonifiche del polo che prevede interventi per una spesa complessiva di 776 milioni di euro. Ne stiamo attendendo la messa in pratica. Visto che Augusta rimane la città con il più alto tasso di tumori d’Italia, che 6 bambini su 100 nascono con malformazioni congenite (a fronte di una media di 2 nella Sicilia orientale), che gli aborti sono di 4 volte superiori al resto d’Italia e che, da qualche anno, l’aumento delle patologie tumorali non riguarda soltanto il polmone e il cervello ma anche il fegato, il pancreas e il colon.
In questo quadro vischioso come petrolio, la buona notizia è che dal 2010 dovrebbe essere finalmente operativo a Priolo il progetto Archimede, la prima applicazione a livello mondiale di integrazione tra un ciclo combinato a gas e un impianto solare termodinamico: una tecnologia di moderna concezione che promette di produrre energia elettrica dal sole anche con il cielo coperto e di conservarla a lungo grazie a una miscela di sali.
Che ben venga ogni impegno in direzione della tutela ambientale, del rispetto della legge e della salvaguardia della salute pubblica. Purché non si pensi di curare una cancrena con un’aspirina.
Donatella Vassallo

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