Quante volte paghiamo l’energia eolica?

Segnaliamo questo interessante articolo sull’energia eolica tratto dal sito www.cronache.org.

Un lettore del blog mi ha mandato un lavoro molto interessante sugli incentivi all’energia eolica in Italia, uno di quei lavori che inducono a riflettere. Per ragioni di spazio ho sintetizzato il documento originale, ma la sostanza è quella: in Italia l’eolico industriale è sovraincentivato, al punto da rendere economicamente convenienti (per chi li costruisce e li gestisce, si capisce) impianti scarsamente produttivi. E a pagare siamo tutti noi, con le bollette e con le tasse. Un sentito grazie all’autore e al Comitato GEO Ambiente e Territorio – Monterotondo Marittimo.

Paolo Fior paolo.fior@cronache.org

“Quando si parla di eolico e incentivi in sede di comparazione internazionale di solito ci si riferisce ai Certificati Verdi che sono di gran lunga la forma di incentivazione più utilizzata e di solito anche l’unica. Da noi invece le cose funzionano diversamente: i Certificati Verdi valgono più che altrove e ad essi si aggiungono molte altre agevolazioni che fanno dell’Italia la terra promessa per gli industriali del vento nonostante il nostro Paese non sia particolarmente vocato per la produzione di energia eolica. La corsa a chiedere autorizzazioni per impiantare pale alte un centinaio di metri è in realtà una banale corsa agli incentivi e alle agevolazioni che fa ricchi pochi a discapito della collettività.
Vediamo quali sono le sette fonti d’oro che attirano speculatori e multinazionali da ogni dove.
(1) Innazitutto i Certificati Verdi: ogni 50 MWh di energia eolica prodotta dà luogo a un certificato liberamente negoziabile sul mercato. La compravendita di certificati verdi è garantita dal Gse, il Gestore dei servizi elettrici che acquista a un prezzo predeterminato, ma più spesso i certificati vengono venduti ai produttori di energia da fonti tradizionali che per legge devono produrre una determinata quota di energia anche da fonti rinnovabili o, in alternativa, acquistare i certificati verdi. Il prezzo dei certificati era libero di fluttuare; con l’ultima Finanziaria (2008) il governo ha posto un tetto di 112,88 euro/MWh, ma ha anche prolungato da 12 a 15 anni la durata dell’incentivo. (2) Su richiesta dei produttori, inoltre, il Gse (che è un ente pubblico) può anticipare il pagamento dei certificati verdi a fronte delle stime produttive per l’anno successivo, con conguaglio a fine periodo basato sui dati reali di produzione. Così capita che le stime vengano gonfiate anche del 30% (dati ufficiali Gse relativi al 2006) per ottenere pronta cassa dall’Ente soldi da impiegare o investire come più aggrada ai titolari degli impianti. Soldi pubblici che vengono dalle nostre bollette (componente Cip6) e che, in caso di fallimento di un produttore, sono difficilmente recuperabili. Inoltre, il limite di 15 anni all’incentivo è aggirabile grazie a una legge dalle maniche larghe: (3) basta una ristrutturazione – peraltro necessaria per le parti soggette a usura – per far risultare come “nuovo” l’impianto e far ripartire da zero il contatore degli anni (15+15!).
Potrebbe bastare, ma non basta: quello dei soldi pubblici all’eolico in Italia è un vero e proprio fiume in piena. Così ai Certificati Verdi si aggiunge il (4) “dispacciamento prioritario”: in pratica il GSE è obbligato ad acquistare “sempre e subito” tutta l’elettricità prodotta da eolico, a prescindere dall’effettivo fabbisogno del sistema e dalla possibilità di acquisto di energia a prezzo inferiore – situazione tipicamente riscontrabile di notte con l’energia da nucleare. Meccanismo che obbliga il GSE a retribuire l’impresa eolica per l’energia prodotta, anche quando per ragioni tecniche non è stata immessa in rete. Per i titolari di impianti eolici ciò si traduce in una garanzia sul venduto sino all’ultimo KW prodotto, consentendo di lavorare in un mercato privo di concorrenza; invece per il Gestore di rete ciò rappresenta costi aggiuntivi, scaricati sull’utenza.
Basta così? Nooo. (5) Bisogna considerare che i MWh immessi in rete vengono retribuiti dal Gse a un prezzo prefissato definito di anno in anno (circa 68 €/MWh nel 2007) e che (6) le infrastrutture necessarie al collegamento di un impianto eolico alla rete di distribuzione sono a carico del gestore della rete, cioè Terna, e non del produttore. Ma, direte voi, gli investimenti per realizzare un parco eolico sono consistenti, siamo nell’ordine delle decine di milioni di euro, e di quelli si faranno ben carico gli imprenditori dell’eolico. In effetti sarebbe così se non ci fossero (7) i finanziamenti a fondo perduto e/o a tasso agevolato previsti dalla legge 488/92. ll ministero delle Attività Produttive stila annualmente delle graduatorie ed elargisce i finanziamenti che teoricamente sarebbero finalizzati a stimolare lo sviluppo locale. Negli ultimi anni sono stati concesse diverse centinaia di milioni all’eolico (470 milioni nel solo 2006). Per la parte non a fondo perduto la legge prevedeva un tasso dello 0,5%; ora l’interesse è cresciuto, ma è di gran lunga inferiore ai tassi di mercato. Questi finanziamenti statali riducono notevolmente gli oneri dell’investimento iniziale e abbattono (talvolta dimezzano) i tempi di ammortamento dell’impianto. E dove non arriva lo Stato, arrivano le Regioni, specie al Centro-Nord: nel caso dell’impianto eolico previsto a Monterotondo Marittimo la Regione Toscana ha elargito oltre 3 milioni di contributo a fondo perduto. La sommatoria di tutti questi incentivi e agevolazioni rende conveniente impiantare pale eoliche a prescindere dalla loro effettiva produttività e la conclusione potete tirarla da soli.”
Sennuccio del Bene – Comitato GEO – Ambiente e Territorio – Monterotondo Marittimo

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