Ricorso A.I.A. per l’inceneritore di Rufina presentato da Associazione Valdisieve, Italia Nostra Firenze, Giuntini-Antinori

Pubblichiamo una sintesi del ricorso AIA per l’inceneritore previsto alla Rufina di Associazione Valdisieve, Italia Nostra, Giuntini – Antinori.
Sono stati rilevati vizi di illegittimità così suddivisi:

  • 18 per la VIA
  • 14 contro AIA

PER UN TOTALE DI 32 VIZI DI ILLEGITTIMITA’!!

Di seguito pubblichiamo gli articoli in merito alla manifestazione svoltasi a Rufina (clicca sall’immagine per ingrandire l’articolo)

Fonte: Il Nuovo Corriere di Firenze del 17 aprile 2009

Fonte: Metropoli del 17 aprile 2009

SINTESI DEI 14 MOTIVI DEL RICORSO A.I.A. PRESENTATO DALL’ASSOCIAZIONE
VALDISIEVE AL TAR TOSCANA, ITALIA NOSTRA FIRENZE, GIUNTINI-ANTINORI

Di seguito si elencano i motivi della procedura di AIA (indicando il n. e a pag. del ricorso)

  1. pag. 73la Provincia di Firenze, nella persona dell’Assessore ha anticipato l’esitodel procedimento AIA,prima ancora che lo stesso iniziasse

  2. pag. 75, non sono state considerate né valutate le osservazioni dell’Associazione Valdisieve
  3. pag. 76, a proponente era tenuta a presentare il progetto dell’impianto in forma definitiva viceversa ha rinviato la definizione di aspetti progettuali ad una fase successiva a quella dell’eventuale rilascio dell’AIA.
  4. pag. 77, la Provincia di Firenze, nonché gli enti pubblici territoriali chiamati a partecipare alla Conferenza dei Servizi, avrebbero dovuto verificare se gli strumenti di pianificazione e governo del territorio, consentissero la realizzazione di un nuovo inceneritore nella zona indicata dal proponente: ciò non è stato fatto, onde emerge un grave difetto di istruttoria.
    1. Per quanto riguarda il PIT (Piano indirizzo Territoriale), la Provincia avrebbe dovuto verificare se l’intervento proposto fosse compatibile con il PIT della Regione Toscana, verifica che si rendeva ancor più necessaria dato che gli atti di pianificazione e governo del territorio e quelli relativi allo specifico settore dei rifiuti non sono stati approvati con una precedente V.A.S. (valutazione ambientale strategica), così come previsto dal D.Lgs. 152/2006 e dalla L.R. Toscana 1/2005.
    2. Per quanto riguarda il P.T.C.P. ( Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia di Firenze), la Carta dello Statuto del Territorio individua l’area interessata dal progetto del nuovo inceneritore in Comune di Rufina quale “invariante strutturale a valenza ambientale”. Le invarianti strutturali costituiscono elementi del territorio da sottoporre a tutela al fine di garantire lo sviluppo sostenibile (ai sensi dell’art. 4 della l.r. Toscana n. 1/2005);
    Nel Piano regionale di gestione dei rifiuti urbani ed assimilati, le invarianti strutturali a valenza ambientale costituiscono “fattori escludenti” (“fattori escludenti” hanno valore di vincolo assoluto) ai fini della localizzazione di impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti.
    Il suddetto fattore escludente (invarianti strutturali a valenza ambientale) era già stato evidenziato nella scheda relativa all’inceneritore esistente in Comune di Rufina (quello vecchio, per intenderci) contenuta nell’atto deliberativo della Giunta provinciale di Firenze n. 374 del 9 luglio 1998, scheda che è di poche settimane successiva all’approvazione del P.T.C.P.,
  5. pag. 81, inoltre, sempre con riferimento al P.T.C.P., (nel Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale si adottano quattro classi di vulnerabilità), l’area oggetto dell’intervento ricade in classe E, vulnerabilità elevata: la falda della pianura alluvionale ha basso spessore e mostra un’alta permeabilità del terreno di copertura. Per tale classe «dovrà essere evitato l’insediamento di infrastrutture e/o attività potenzialmente inquinanti: discariche di R.S.U., stoccaggio di sostanze inquinanti, depuratori, depositi di carburanti, pozzi neri a dispersione, spandimenti di liquami etc.» (“Lo statuto del territorio – La protezione idrogeologica”, p. 4)…Deroghe a queste limitazioni possono essere ammesse solo in seguito a specifiche indagini geognostiche ed idrogeologiche che accertino situazioni locali di minore vulnerabilità intrinseca delle falde: a tal fine deve essere misurata la permeabilità di livelli posti al di sopra dell’acquifero, calcolando sperimentalmente il “tempo di arrivo” di un generico inquinante idroveicolato.» (“Lo statuto del territorio – La protezione idrogeologica”, p. 6).
    La Direzione della Provincia competente per la gestione del PTCP, nel suo parere del 26 giugno 2008, aveva rilevato che il piano territoriale di coordinamento aveva previsto che in zone ad alta vulnerabilità degli acquiferi, per la realizzazione di qualsiasi intervento, sarebbero state necessarie “specifiche indagini geognostiche ed idrogeoliche” per accertare “situazioni locali di minore vulnerabilità intrinseca delle falde (…)”, in sede di conferenza di servizi e nell’atto autorizzativo impugnato non appare esservi riferimento alcuno ad un tale studio.
    La previsione della realizzazione del nuovo inceneritore è, altresì, illegittima in quanto:
    – ricade in un’area classificata dal P.A.I. (Piano di stralcio Assetto Idrogeologico) (D.P.C.M. 6 maggio 2005) a pericolosità idraulica molto elevata (P.I.4 );
    ricade tra le aree potenzialmente esondabili in prossimità dei corsi d’acqua (golene), necessarie per eventuali interventi di regimazione idraulica tesa alla messa in sicurezza degli insediamenti (ambito B di cui alla delibera del Consiglio regionale della Toscana 230/94 )
  6. pag. 83, Il procedimento di AIA è fondato su un presupposto del tutto errato: non si tratta dell’ampliamento di un impianto esistente, come sostenuto da AER S.p.a.,e indicato negli atti della procedura, bensì della realizzazione di un nuovo impianto.
    La dizione “ampliamento” non è soltanto un travisamento dei fatti verbale, ma è anche lo stravolgimento sostanziale di una realtà oggettiva, come peraltro si evince da più elementi concordanti e incontrovertibili:
    a – l’inceneritore proposto per Rufina (per intenderci quello nuovo) è stato dimensionato per una capacità di trattamento di 9,42 t/h (226 t/d) di combustibile con p.c.i. di 2.700 kcal/kg. La quantità annua di rifiuti trattati è prevista pari a 68.500 t/a (*). L’impianto esistente dal 1974 ha un conferimento medio di 30 t/d ed opera con rifiuti aventi un p.c.i. medio di 2.350 kcal/kg per una capacità complessiva di incenerimento pari a circa 10.000 t/a . L’incremento della potenzialità di incenerimento annuale del nuovo impianto rispetto all’attuale è quindi stimabile in circa il 580%, un valore che appare troppo elevato per essere considerato come ampliamento produttivo di un impianto industriale;
    b – che si tratti di un nuovo inceneritore e non dell’ampliamento dell’impianto preesistente è confermato anche dal mutamento della superficie e della volumetria della nuova struttura (la superficie coperta di quello attuale è di mq 337, mentre quella del nuovo impianto dovrebbe essere di mq 4628 e che l’altezza massima attuale è di m 19,40 mentre quella nella nuova raggiungerebbe m 34,20). La realizzazione del nuovo manufatto edilizio comporta la demolizione del precedente e la sua ricostruzione con una disposizione planivolumetrica e con una sagoma del tutto diverse da quelle precedenti, con impegno di nuovi suoli e la creazione di un carico urbanistico diverso
    c – con l’opera proposta si prevede l’abbattimento completo delle strutture in essere e non si contempla l’utilizzo / potenziamento / ammodernamento, neppure in parte, di componenti, macchinari, attrezzature impiantistiche esistenti. Da un punto di vista impiantistico non si può considerare ampliamento un intervento che comporta la rimozione completa della parte esistente;
    d – nel parere della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio per le province di Firenze, Pistoia e Prato, emesso in data 3.10.2007 sono stati richiesti «approfondimenti degli aspetti riguardanti i rapporti, anche in sede di cronoprogramma esecutivo, tra la prevista nuova opera e le costruzioni attualmente esistenti che si intendono demolire, in modo da dimostrare chiaramente che trattasi di ampliamento e non di edificazione ex novo.»
    Infine, trattandosi di un nuovo impianto, e non di un ampliamento, AER S.p.a. e la Provincia di Firenze avrebbero dovuto dimostrare la sua non delocalizzabilità, secondo anche quanto indicato dal parere dell’Autorità di Bacino del Fiume Arno del giugno 2006. Nel suddetto parere si legge infatti: «le norme di attuazione del PAI, all’art. 6, lettera d), consentono gli interventi di ampliamento e di ristrutturazione delle opere pubbliche e di interesse pubblico nonché la realizzazione di nuove infrastrutture parimenti essenziali e non delocalizzabili purchè siano realizzati in condizioni di sicurezza idraulica in relazione alla natura dell’intervento e al contesto territoriale, non concorrano ad incrementare il carico urbanistico, non precludano la possibilità di attenuare od eliminare le cause che determinano le condizioni di rischio e risultino coerenti con gli interventi di protezione civile fatta salva l’acquisizione del parere favorevole dell’Autorità di Bacino.».
    Oltre alla non delocalizzabilità dell’impianto, dunque, AER S.p.a. avrebbe dovuto dimostrare anche il non incremento del carico urbanistico introdotto dalla nuova opera. Anche tale richiesta è rimasta inevasa.
    Mancanza resa ancor più grave perché la realizzazione dell’opera non è giustificabile neppure in base a considerazioni economiche. Ci si chiede qual è infatti il vantaggio di costruire un nuovo impianto che avrebbe una vita di circa 30 anni al quale non viene data la giusta localizzazione: nessun imprenditore avveduto trasferirebbe i rifiuti da Terranuova Bracciolini a Rufina per poi rinviare le ceneri a Figline Valdarno.
    (*) Nel Piano regionale di gestione dei rifiuti e nel Piano provinciale di gestione dei rifiuti urbani e assimilati per l’ATO n. 6 si prevede una taglia minima, ossia una potenzialità termica non inferiore a 35.000.000 kcal/h che – a parità di potere calorifico inferiore – corrispondono a quasi 100.000 tonnellate/anno di rifiuti inceneriti, mentre la potenzialità termica prevista per il nuovo impianto di Rufina è di 24.523.000 kcal/h che corrisponde a 68.500 tonnellate/anno.
    Pertanto il progetto -in quanto non raggiunge la potenzialità termica minima consentita- si pone in contrasto sia con il Piano regionale di gestione dei rifiuti (cap. 4.4.) sia con il Piano provinciale di gestione dei rifiuti, che indica oltretutto una superficie edificata minima non rispettata dal progetto (all. 15 capitolo parte generale, paragrafo b-1, pag. 3)
  7. pag. 88, L’ultimo progetto presentato da AER S.p.A. prevede che il nuovo edificio sia ubicato anche sull’area su cui attualmente si trova l’inceneritore da abbattere. La Provincia di Firenze avrebbe dovuto imporre la dismissione del vecchio inceneritore e la bonifica ambientale del sito come condizione, cronologicamente antecedente, alla realizzazione del nuovo impianto. L’autorizzazione nella parte dove omette ogni richiamo a tale condizione è dunque perplessa e denota, in ogni caso, profili di illogicità ed irragionevolezza. È evidente che l’omissione deriva dal fatto che la Provincia ha cercato in ogni modo di “mascherare” la realizzazione di un nuovo impianto con un semplice ampliamento dell’esistente.
  8. pag. 90, l’intento previsto dal Piano Industriale dell’ATO 6 per la nuova linea dell’inceneritore di Rufina è quello di smaltire una frazione di rifiuti che hanno già subito un trattamento di selezionamento..
    Nelle stime del Piano Industriale,
    22.500 t/a saranno in particolare costituite dalla quota di sovvallo secco generata dal trattamento, presso Casa Rota, dei rifiuti indifferenziati conferiti dal territorio dell’ATO 6 (in particolare, dalla Valdisieve e Altovaldarno Fiorentino),
     41.500 t/a saranno costituite da sovvalli secchi generati dal trattamento, sempre presso Casa Rota, di rifiuti indifferenziati provenienti da aree extra ATO 6.
    Tale enunciazione significa e l’intento è quello di conferire al nuovo impianto di Rufina esclusivamente rifiuti urbani pretrattati, dato che nessun accenno viene fatto alla possibilità di incenerire altre tipologie di rifiuti.
    Tuttavia, nella descrizione del ciclo produttivo della Sintesi non tecnica AIA, a pag. 15, si legge: “Il futuro impianto avrà elevato contenuto innovativo e porrà fra i suoi obiettivi la valorizzazione, il trattamento e lo smaltimento sia di frazione combustibile derivante da selezione di RSU, sia RSU da raccolta differenziata, sia altri rifiuti assimilabili agli urbani quali speciali, cimiteriali e altre tipologie selezionate ed autorizzate di rifiuti assimilabili agli urbani.”
    Pertanto si deduce con chiarezza che la proponente intende incenerire, oltre alla frazione combustibile secca di RSU, anche altre tipologie di rifiuti, definiti “tal quale”, non contemplate né dal sopra menzionato Piano industriale di gestione dei rifiuti, né dal progetto iniziale descritto nel SIA.
    Si profila quindi l’introduzione nel progetto di una modifica sostanziale circa la tipologia dei rifiuti conferiti all’impianto: infatti, mentre nel S.I.A. tutto il rifiuto destinato all’incenerimento proveniva da un trattamento di preselezione, quindi bonificato dalle sostanze pericolose, nella suddetta dichiarazione della documentazione AIA si scopre che una parte non quantificata dei rifiuti in ingresso sarebbe costituita da un rifiuto di composizione merceologicamente diversa e potenzialmente più pericolosa per la salute delle popolazioni, per gli ecosistemi e per l’economia, in contrasto con il Piano Industriale di Gestione dei Rifiuti.
  9. pag. 92, Il Decreto Legislativo 11 maggio 2005, n. 133, stabilisce al comma 3, lettera a) dell’art. 4, che le autorizzazioni per la realizzazione e l’esercizio degli impianti di incenerimento devono, in ogni caso, indicare esplicitamente le quantità autorizzate per le singole categorie dei rifiuti. La suddetta disposizione imponeva sia ad AER S.p.a. sia alla Provincia di Firenze di indicare le quantità per ciascuna tipologia di rifiuto oggetto dell’attività di incenerimento:
    Sia nell’atto dirigenziale n. 3685 del 02/10/2008 emesso dalla Provincia di Firenze, che nell’allegato 1 (“Allegato Tecnico) del medesimo atto, non vi è alcuna traccia di indicazione delle quantità autorizzate per le singole tipologia di rifiuti . Non solo emerge la violazione di legge denunciata, ma detta omissione rappresenta evidentemente anche un difetto di istruttoria ed un grave travisamento dei fatti nella misura in cui la mancata indicazione delle quantità per ciascuna tipologia di rifiuto incide sulle emissioni in atmosfera e su tutte le altre valutazioni obbligatorie per legge sugli effetti ambientali dell’incenerimento di rifiuti. L’omissione è grave e non potrà essere sanata ex post, in quanto, una volta individuate le quantità delle singole tipologie di rifiuto, sarà necessario ripetere tutta l’istruttoria, non solo quella relativa al procedimento di AIA, ma anche quella relativa alla VIA.
  10. pag .94, Tra le prescrizioni contenute nell’allegato all’atto dirigenziale n. 3550 del 24/10/2007, con il quale veniva espressa pronuncia positiva di compatibilità ambientale sul progetto all’esame, figurava alla lettera h) del punto 1 la condizione che fosse posto in essere, sia per il materiale proveniente dall’impianto di preselezione di Terranuova Bracciolini, sia “soprattutto per i rifiuti provenienti dall’area Valdisieve,” un impianto di pretrattamento finalizzato all’eliminazione del materiale inerte, e si aggiungeva di “… attivare contestualmente una metodica ed una serie di azioni articolate e strutturali per la riduzione a monte di tale materiale”. Detta prescrizione era motivata dalla necessità, più volte ribadita durante la fase di istruttoria della procedura VIA, di eliminare a monte l’elevata frazione di materiale inerte che la proponente aveva ed ha previsto presente nei rifiuti in ingresso all’impianto di incenerimento.
    Durante la prima seduta del 17 gennaio 2008, la Conferenza dei Servizi convocata per l’istruttoria AIA richiedeva alla proponente di fornire ulteriori chiarimenti sul controllo dei rifiuti in ingresso ad integrazione della documentazione progettuale fino ad allora presentata. La Conferenza dei servizi, nel fare riferimento alla prescrizione dianzi citata, ha completamente omesso di ricordare l’oggetto centrale della condizione prescrittiva stessa ossia la realizzazione di un impianto di pretrattamento per i rifiuti in ingresso. In assenza di tale impianto, i rifiuti provenienti dalla raccolta indifferenziata verrebbero bruciati nel nuovo inceneritore nello stato “tal quale”, vale a dire senza alcuna garanzia di eliminazione delle potenziali componenti ad alto rischio inquinante (come batterie, vernici, solventi, apparecchiature elettriche ed elettroniche, ecc..).
    AER S.p.A. dichiara che baserà il controllo delle settantamila tonnellate di rifiuti previsti in arrivo ogni anno, sulla base visiva (!) del carico dei camion (in caso di mezzi aperti, ma i camion per la raccolta dei rifiuti dai cassonetti sono chiusi!), fermando lo scarico dei rifiuti in fossa durante il ribaltamento del cassone (si provi a pensare come sia possibile riconoscere nella valanga dei rifiuti che scende da un cassone in ribalta oggetti pericolosi di piccole dimensioni come secchi di vernice, batterie, apparecchi elettrici e soprattutto come sia possibile fermare la discesa dei rifiuti!!!), a ricaricare il rifiuto indesiderato con una benna da tre metri cubi sul camion (si immagini come si può andare a prendere una batteria, per esempio, mescolata ad una montagna di rifiuti con una benna a polipo capace di contenere una tonnellata e mezzo di rifiuti e riportarla nel camion della spazzatura!) e addirittura – l’apoteosi del ridicolo – andare a prelevare sempre con la benna il rifiuto pericoloso dopo averlo rimescolato con tonnellate di altri rifiuti e caricato sulla linea di trasporto al forno.
    La Conferenza di servizi non ha rilevato alcunché ed è rimasta così insoddisfatta la richiesta iniziale di dotare l’inceneritore di un impianto di pretrattamento, di assicurare la riduzione della frazione di materiale inerte e di garantire un efficace sistema di allontanamento dei rifiuti pericolosi, che tra l’altro non rientrano tra le categorie autorizzate per l’impianto in esame.
    Le carenze istruttorie su un aspetto di rilevanza essenziale anche ai fini igienico-sanitari sono reiterate, palesi, gravi ed avrebbero dovuto portare, già di per sé sole al diniego dell’autorizzazione.
  11. pag. 99, Con nota del 27 giugno 2008, la P.O. Gestione rifiuti della Provincia di Firenze faceva notare che “l’utilizzo della fossa rifiuti per il duplice uso di stoccaggio ai fini dell’alimentazione del forno e come stazione di trasferimento desta qualche dubbio in relazione alla vigente normativa. Si ritiene infatti che una volta nella fossa non sia opportuno rimuovere i rifiuti, a meno che non debbano essere effettuati interventi di manutenzione straordinaria e non programmabile che interessino la fossa stessa. Per le fasi di fermo prevedibili, il servizio di raccolta può essere organizzato per il diretto conferimento agli impianti di destinazione alternativi”.
    Dal verbale della seduta della Conferenza dei servizi del 30 settembre 2008 viene incredibilmente accettata la volontà della proponente, secondo cui la fossa “… funzionerà temporaneamente da stazione di accumulo e trasferimento dei rifiuti raccolti sul territorio solo in occasione di fermi prolungati dell’impianto”. In tal modo si stravolge la richiesta iniziale della P.O. Gestione Rifiuti
  12. pag. 101, Al termine dell’istruttoria della procedura di VIA, (punto f dell’allegato all’Atto Dirigenziale n. 3550 del 24/10/2007), l’autorità competente aveva individuato, quale misura compensativa per il mantenimento della qualità dell’aria, la realizzazione di una rete di teleriscaldamento a servizio dei Comuni di Rufina, Pontassieve e Pelago, grazie alla quale si sarebbe teoricamente potuto sostituire parte degli impianti termici residenziali e pubblici esistenti evitando di conseguenza parte delle emissioni in atmosfera di alcuni inquinanti gassosi derivanti dalla combustione come ossidi di carbonio e di azoto. Aggiungeva inoltre che nel caso in cui la realizzazione della rete del teleriscaldamento non si fosse dimostrata sufficiente per il mantenimento dell’attuale qualità dell’aria – giacché lo studio sulla effettiva compensazione della qualità dell’aria presentato da AER S.p.a. non risultava adeguato – la proponente avrebbe dovuto provvedere ad adeguare l’altezza del camino “in modo tale che la dispersione degli inquinanti sia soddisfacente”. Si deduce conseguentemente che, in assenza del teleriscaldamento, la dispersione degli inquinanti è ritenuta insoddisfacente.
    La proponente ha prodotto un documento, sottoscritto in data 18 giugno 2008 insieme ai rappresentanti dei tre Comuni interessati, intitolato “Protocollo d’intesa per la realizzazione di una rete di teleriscaldamento tra: AER S.p.a., Comune di Pelago, Pontassieve e Rufina”, ma l’unico obiettivo che si rinviene nell’accordo riguarda solo e unicamente la “realizzazione di uno studio di fattibilità tecnico-economica” per la rete di teleriscaldamento e non la realizzazione della rete stessa.
    Durante la seconda seduta della Conferenza dei Servizi (27 giugno 2008) la prescrizione (sull’accordo per la realizzazione del teleriscaldamento) veniva di fatto commutata nella richiesta che venisse prodotto lo studio di fattibilità tecnico-economica della rete di teleriscaldamento stessa. In sostanza si passava dalla richiesta di una misura compensativa a quella della consegna, di uno studio di fattibilità che presumibilmente potrebbe dare esito negativo alla realizzazione della misura medesima, da presentarsi addirittura concessi dopo concessione dell’autorizzazione, dato che i termini previsti sono sei mesi a partire dalla data di sottoscrizione del protocollo d’intesa, quindi oltre il termine fissato dalla Conferenza dei Servizi di giugno 2008 per la convocazione della successiva seduta, che si dichiarava essere quella finale della procedura di AIA.
    La Conferenza di Servizi in occasione della seduta finale del 30 settembre 2008, pur non avendo ricevuto alcun riscontro circa l’effettiva fattibilità della rete di teleriscaldamento anziché negare l’autorizzazione per mancato rispetto di una delle fondamentali prescrizioni imposte all’inizio della procedura istruttoria, si pronunciava inspiegabilmente per la concessione dell’autorizzazione rinviando la valutazione di ulteriori sistemi di abbattimento degli ossidi di azoto alla fase di progettazione esecutiva dell’inceneritore.
    La proponente si è unicamente dichiarata disponibile ad attivarsi per l’installazione di pannelli solari termici e per l’individuazione di non meglio identificati “sistemi di combustione e trattamento [di che cosa?, ndr] che presentino caratteristiche ambientali migliorative [rispetto a che cosa? ndr] in collaborazione con i produttori”.
    In conclusione, al termine della procedura AIA non è stata rispettata la prescrizione prevista nell’autorizzazione VIA, non è stato presentato uno studio sui dati di compensazione delle emissioni inquinanti per garantire il mantenimento della qualità dell’aria, non è stata fornita alcuna garanzia di realizzazione di un’opera compensativa, non è stato imposto un valore all’altezza del camino.
  13. pag. 104, Il tema è il contrasto del progetto del nuovo inceneritore con i valori paesaggistici che caratterizzano da sempre l’area dove la Provincia ed AER intendono realizzare lo stesso impianto.
    La scelta della localizzazione dell’inceneritore esistente nella sua sede attuale, dal punto di vista paesaggistico, aveva già sollevato gravi perplessità in occasione di alcune proposte di modifica dell’esistente inceneritore, come evidenziato in una nota inviata nel 1991 al Comune di Rufina dalla Commissione Beni Ambientali Alto Mugello – Mugello – Val di Sieve, in cui si fornivano indicazioni sulla permanenza “auspicabilmente breve” del manufatto in quel luogo, ma tali indicazioni sono state completamente disattese nel momento in cui si è ipotizzato di realizzare nello stesso sito un impianto del tutto nuovo.
    Fatto questo rilievo preliminare, veniamo ad esaminare l’atteggiamento della Soprintendenza.
    In data 5 giugno 2006 la Soprintendenza nel suo parere allegato al procedimento di VIA affermava
     che:“Il sito prescelto per la realizzazione del nuovo impianto di incenerimento possiede elevate qualità paesaggistiche soprattutto in relazione alla confluenza della valle fluviale della Sieve e delle colline che la fiancheggiano, tra Rufina e Pontassieve, dove nei secoli l’opera dell’uomo ha modellato l’ambiente naturale creando un paesaggio tra i più tipici e meglio conservati del territorio toscano a est di Firenze [tale affermazione avrebbe dovuto comportare un parere negativo in ordine alla realizzazione del nuovo inceneritore];
    — che “le dimensioni del progettato impianto di incenerimento sono ragguardevoli e richiedono necessariamente l’attento studio della configurazione architettonica esterna. AER S.p.a. ha dato risposta presentando una soluzione in cui sono rimaste inalterate le dimensioni di massimo ingombro planimetrico (larghezza di m 37,80 e lunghezza di m 103,00), mentre l’altezza massima passava da m 36,60 a m 32,15 con il camino per l’espulsione dei fumi alto non più di m 49,90, bensì di m 62,00. [È evidente che il giudizio negativo non poteva in alcun modo cambiare].
    Successivamente, nel febbraio 2007 la Soprintendenza, ha chiesto nuovamente un “adeguato inserimento dell’opera nel contesto paesaggistico” . AER S.p.a. ha presentato una soluzione nell’agosto 2007 per cui l’unico modo per rendere l’inceneritore, in qualche misura, accettabile fosse quella di “nasconderlo” interamente dietro un rivestimento superficiale che potesse essere in grado di “mimetizzarlo”, realizzando in pratica una specie di “carter” costituito da piante rampicanti. Sono previsti alcuni giardini pensili [viene però da chiedersi come possano alberi di vario tipo, con altezza variabile compresa fra m 7 e m 12,50 circa, trovare posto in vasche di terra profonde poco più un metro].
    A seguito di quest’ultima proposta progettuale, la Soprintendenza, nel parere presentato a giugno 2008 in sede di AIA, nonostante i numerosi interrogativi che l’ultima soluzione lascia senza risposta e nonostante le omissioni istruttorie, avalla definitivamente il progetto presentato e lascia aperta la possibilità d’introduzione di modifiche indefinite e di nuove soluzioni non valutabili ex ante. Ciò evidentemente è sintomo di grave perplessità e di rinuncia da parte della Soprintendenza a svolgere concretamente ed efficacemente i suoi compiti di controllo del rispetto dei vincolo paesaggistico e di tutela del paesaggio.
  14. pag.110, Da ultimo, riprendendo quanto denunciato nel motivo sub B. 2., punto c), in ordine alla mancata considerazione delle osservazioni proposte dall’Associazione, preme censurare più specificatamente l’assenza di ogni e qualsiasi approfondimento istruttorio relativo all’incidenza dell’incenerimento dei rifiuti sulla salute.

Il ricorrente, nelle sue osservazioni, basandosi su documentazione e testi scientifici, ha evidenziato i seguenti aspetti che avrebbero dovuto indurre la Provincia di Firenze a non autorizzare oggi un nuovo inceneritore:

  • recenti studi hanno evidenziato : 1) tassi più elevati di cancri negli adulti e nei bambini e difetti alla nascita intorno agli inceneritori; 2) che l’inquinamento da polveri, specialmente quello da polveri fini (PM2,5) – tipico delle emissioni degli inceneritori – contribuisce in misura rilevante all’insorgenza di patologie cardiache, di cancro del polmone e di una gamma di altre malattie, causando un aumento lineare nella mortalità; 3) che le emissioni degli inceneritori causano, in particolare sugli organismi in via di sviluppo (embrione, feto e neonato), mutazioni genetiche trasmissibili alle generazioni successive;
  • la scelta dell’incenerimento dei rifiuti, fra tutte le moderne alternative possibili, risulta la più costosa e la meno rispettosa dell’ambiente e della salute. Sul punto la Provincia di Firenze non ha effettuato alcuna istruttoria (neanche a livello di pianificazione di settore) e nello stesso tempo non ha comparato (neanche sotto il profilo economico) la scelta di realizzare il nuovo inceneritore con le altre soluzioni oggi possibili (trattamento dei rifiuti a freddo, implementazione del ciclo “Riduzione, Riciclo, Riuso e Recupero”, etc.).
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Una Risposta

  1. Una sintesi veramente ben fatta. Confidiamo nella correttezza deontologica del TAR per poter affondare sul nascere questa macchina di morte, che stanno tentando di tirar sù seguendo una scorciatoia a quanto pare illecita  (sperando nella disinformazione generale).
    Sarebbe il punto di partenza per poter invece procedere alla realizzazione di impianti di trattamento e selezione che, assieme alla raccolta differenziata spinta e applicazione della Tariffa Puntuale, sono ciò di cui si necessita per far fronte alla cosìdetta emergenza rifiuti.
    Nel 2010 Riduzione, Riciclo e Riuso sono le chiavi di volta per gestire i rifiuti, come ci insegnano le esperienze europee e italiane.
    3 inceneritori (per la sola provincia di Firenze) che diffondono sostanze cancerogene e distruggono materiali riutilizzabili,  in un periodo di crisi generale e di minor reperimento delle materie prime è pura follia retrograda.

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