Sequestrato il cantiere di Cascine di Tavola

Dopo anni di lavoro ecco un primo risultato: gli sforzi congiunti di Italia Nostra Firenze e di Legambiente hanno portato al sequestro del cantiere di cascine di Tavola.
Di seguito trovate gli articoli sugli ultimi sviluppi di una vinenda che vede la nostra associazione impegnata in prima fila da anni.
Clicca sui nomi dei quotidiani per scaricare gli articoli

Fonte: Il Tirreno – Prato 15/07/2008
Di: Giovanni Ciattini

Sequestrato il cantiere della Cascina

Cade dalle nuvole la funzionaria della Soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio delle province di Firenze, Prato e Pistoia, la dottoressa Fiorella Facchinetti. Mai si sarebbe aspettata che il cantiere della Fattoria Medicea delle Cascine di Tavola potesse essere messo sotto sequestro. Come invece è accaduto ieri mattina quando una decina di vigili urbani hanno eseguito il provvedimento del sostituto procuratore Laura Canovai. «E’ incredibile – commenta la dottoressa Facchinetti – qui si fa pura demagogia. E’ un progetto di restauro che io porto ad esempio a tutti».
Ma le cattive notizie non vengono mai sole. La funzionaria Fiorella Facchinetti risulterebbe infatti, al momento, l’unica persona indagata per il presunto reato di abuso d’ufficio. Secondo l’accusa la soprintendenza non avrebbe mai dovuto rilasciare il nulla osta ad un progetto destinato a trasformare l’antica fattoria medicea in un albergo (la Cascina) e in una quarantina di miniappartamenti (nell’ex scuderia). «Non capisco perché venga chiamata in causa proprio io – si meraviglia – non sono stata io a firmare l’autorizzazione, ma il soprintendente, che all’epoca ritengo fosse Domenico Valentino. Certo, io ho seguito l’istruttoria, ma l’ultima parola spetta comunque a lui». Al di là delle responsabilità ciò che sconcerta la funzionaria è il provvedimento adottato dalla Procura. «C’è qualcosa che non capisco – prosegue – abbiamo fatto di tutto per la tutela delle Cascine. Ho chiesto ed ottenuto anche che fossero esposti nell’ex chiesa tutti i progetti e le varianti per documentare pubblicamente ciò che veniva fatto, giorno dopo giorno. Il cantiere è sotto gli occhi di tutti. Io stessa ci vado almeno una volta al mese. Forse ci si dimentica che quel complesso stava crollando, cadendo letteralmente a pezzi, e che il mio nulla osta era finalizzato in primo luogo ad impedire che ci ritrovassimo con un cumulo di macerie. Ora che l’edificio è scoperchiato e le travi in legno sono scoperte, si rischia di mandare all’aria tutto quel lavoro meticoloso di restauro compiuto fino ad oggi. Il vero danneggiamento lo si potrebbe avere d’ora in poi». Lo sconcerto non ha fine. «Ma lo sa – continua la Facchinetti – che sono state recuperate le pale di legno a cucchiaio dei mulini e che sono state affidate per i restauri al centro che si occupa del restauro delle navi romane rinvenute a Pisa? E’ in corso un lavoro eccellente che ha ricevuto il plauso di tutti. Ma che cosa si sperava? Che la Fattoria Medicea venisse comprata dallo Stato? Ma se non ci sono i soldi? In questi casi se non interviene il privato si rischia di perdere tutto».
Tra i primi ad accorrere al cantiere, ieri mattina, è stato l’ingegner Massimo Perri, direttore dei lavori per conto della proprietà, la società Fattoria Medicea di cui è amministratore unico Alessandro Martini. Il 60% della società Fattoria Medicea è nelle mani della Re Sole Srl mentre il 40% è posseduto dalla Masaccio Srl. Anche l’ingegner Perri è sorpreso. «Avevamo già programmato una grigliata all’aperto per stasera, ora dovremo rimandare tutto», scherza nel tentativo di sdrammatizzare la situazione. «Da parte nostra siamo con la coscienza più che tranquilla – spiega – in questi abbiamo passato tutti i vagli possibili. E’ stato approvato il piano di recupero, c’è stata il via libera da parte della conferenza dei servizi, in cui erano presenti anche Italia Nostra e Legambiente, e poi ottenuto il permesso di costruire. Con alla base il nulla osta della Soprintendenza. Ora avevamo in attesa della concessione di una variante in corso d’opera. A settembre contavamo di partire speditamente coi lavori contando di ultimarli in una ventina di mesi». Fino ad oggi che cosa è stato fatto? «In un anno e mezzo abbiamo eseguito soprattutto interventi di pulitura, consolidamento e messa in sicurezza. E’ un cantiere trasparente: ogni poco ci sono sopralluoghi della commissione edilizia, saggi, rilevazioni. Ritrovarsi così dopo dieci anni è assurdo: si mette in discussione la certezza del diritto. Se lo Stato avesse voluto acquistare la Cascina, per impedire che vi nascessero appartamenti e un albergo, avrebbe potuto farlo anche al momento che la “Fattoria Medicea” ha acquistato da “Agrifina”: invece il Ministero dei Beni culturali non ha esercitato alcun diritto di prelazione». Interrompere i lavori in questo momento viene giudicato incomprensibile non solo dalla funzionaria Facchinetti, dall’ingegner Perri, ma anche da Franco Di Martino, presidente di Legambiente di Prato, che a suo tempo aveva presentato un esposto-denuncia contro l’intervento alla Fattoria Medicea: «Questo è il momento peggiore per sequestrare il cantiere: i muri sono liberi, si rischiano crolli».
C’è una domanda che incombe sull’intera vicenda: perché prima, soprintendente Lolli Ghetti, per due volte fu negato il nulla osta, poi col soprintendente Valentino, è stato dato il via libera? Risponde Fiorella Facchinetti: «Quasi sempre succede questo. Valutiamo di volta il tipo di progetti, chiediamo correzioni, poi se va bene, salvo verifiche, concediamo il nulla osta. In questo caso ha pesato la necessità di evitare crolli».

Fonte: La Nazione – Prato 15/07/2008
Di: Elena Duranti

Sequestro alle Cascine di Tavola. Sigilli al cantiere di recupero
Sigilli giudiziari alle Cascine di Tavola. Il sequestro del complesso immobiliare della fattoria medicea è stato disposto dalla procura della Repubblica di Prato ed eseguito dalla polizia municipale. I vigili hanno chiuso il cantiere di lavori che era aperto da circa un anno e mezzo. Nel mirino degli inquirenti ci sarebbero le autorizzazioni al progetto di recupero presentato dai precedenti proprietari ed approvato nel 2003 dal Comune e concordato con la Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici

Prato, 15 luglio 2008 – Sigilli giudiziari alle Cascine di Tavola. Il sequestro del complesso immobiliare della fattoria medicea, scattato ieri mattina, è stato disposto dalla procura della Repubblica di Prato ed eseguito dalla polizia municipale. I vigili hanno chiuso il cantiere di lavori che era aperto da circa un anno e mezzo. Nel mirino degli inquirenti ci sarebbero le autorizzazioni al progetto di recupero presentato dai precedenti proprietari ed approvato nel 2003 dal Comune e concordato con la Soprintendenza la Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici.
C’è un nome iscritto nel registro degli indagati: è quella di una donna, funzionario della stessa Soprintendenza, che dette il via libera al progetto. Il reato ipotizzato dall’accusa è abuso d’ufficio, secondo l’articolo 323 del codice penale. Quel piano che porta la firma di Renato Bosa, si riproponeva di far tornare a nuova vita l’angolo di Prato caro ai Medici. Resta da vedere se le opere programmate siano o meno rispettose della costruzione rinascimentale.
E non è mai stato modificato anche se la proprietà nel 2006 è passata di mano, cioè dalla società ‘Agrifina’ all’immobiliare ‘Fattoria Medicea srl’, costituita al 60% dalla Re Sole e al 40% da Pirelli Real Estate. I soci della società pratese Re Sole (che ha una lottizzazione in Versilia e la quota di maggioranza dello Spezia Calcio, il cui azionista di minoranza è il presidente dell’Inter Massimo Moratti) sono Tramil – la finanziaria della famiglia Mariotti – e Stefano Biagini, imprenditore tessile, fornitore di Donna Karan, Sacks Fith Avenue e degli altri più importanti brand americani della moda. Sia Re Sole che Pirelli Real estate sono di fatto parti lese nel procedimento, perché l’attuale proprietà aveva iniziato le opere di urbanizzazione previste lungo via Roma e lungo via Traversa del Crocifisso e poi consegnate alla Provincia, ente competente per quel tratto viario.
Nei circa 14mila metri quadrati della cascina datata 1470, erano stati effettuati i saggi per il restauro conservativo. Si tratta del corpo centrale della fattoria, destinato secondo il piano sotto accusa, a un resort di lusso. Quindi spese e investimenti erano stati sostenuti dai nuovi acquirenti, confidando nella presenza di un piano di recupero correttamente autorizzato.
E il cantiere era stato avviato, trascorsi i 60 giorni dalla stipula del contratto, durante i quali l’amministrazione comunale e lo Stato, avrebbero potuto chiedere di comprare il lotto alle stesse condizioni. Ma nessuno si fece avanti. A farsi avanti, invece, sono state le associazioni ambientaliste, prima ‘Legambiente’ poi ‘Italia Nostra’, intenzionate a lasciare l’antica perla medicea ‘incontaminata’ da ruspe, divisioni in monolocali, opere urbane e soprattuttuto dal futuro servizio in camera.

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