Tira aria di vendetta

Di: Pietro Cipollaro

Sono decenni, oltre al paio di secoli che ci separano dall’inizio della civiltà delle macchine, particolarmente vivace nei paesi anglosassoni, che l’individuo teme per lo sviluppo; parola che apre la strada a concetti molto positivi, ma incute anche un certo incognito timore. Riportano le cronache di operai inglesi, che sfogarono la loro ira, colpendo con mazze di ferro i macchinari inseriti in fabbrica a portargli via il posto di lavoro. Nel complesso le cose non andarono troppo male; ci fu sviluppo economico che portò un certo benessere alle classi non abbienti, sviluppo rallentato da terribili guerre, che devastarono ed impoverirono soprattutto l’Europa; che grazie all’avanzata tecnologia, si riprendeva abbastanza rapidamente, insieme ai miracoli economici di Usa, prima, e del Giappone, dopo, ma presto interconnessi.
Esprimiamo tutta la devozione a San Francesco d’Assisi, il santo “poverello” quindi l’anticosumista, che vestiva con un sacco di rustica tela, che con “Il Cantico delle Creature” ha indicato all’uomo la comprensione della Terra ed ha dato una Bibbia agli ambientalisti.
Poi non ci stancheremo di cantare la gloria di Arturo Peccei, che nel fatidico, rivoluzionario, 1968 costituì il Club di Roma, un gruppo di intellettuali illuminati, di grandi iniziati; nel 1972 il Club pubblicò “I Limiti dello Sviluppo”, un libro fatto da laici, che osiamo dire sacro. Perché affronta il problema della continuità della vita umana su questa Terra; loro, profetici, la Terra la vedevano non come un regno minerale variamente abitato, ma come un organismo vivente, mutevole e consumato dalla presenza dell’uomo.
Quel sacro testo non è stato preso molto sul serio dai politici di tutto il mondo; senza saperlo, ne hanno a grandi linee osservato il contenuto i capi villaggio di qualche isoletta o sperduta savana, posti considerati dai paesi sviluppati anche con disprezzo come ”selvaggi” e “fuori del mondo”; dove vivono secondo natura, attenti a conservare l’ambiente per i posteri. La quasi totalità dei politici del Mondo è gente che conosce un solo verbo universale: lo sviluppo. Tutto si fa in nome dello sviluppo capitalistico della generazione presente, tutto si realizza nello sfruttamento delle risorse della Terra, per arricchire il Mondo. La caduta del Comunismo ha rinsaldato con trionfalistica arroganza i fautori del capitalismo. Contro di loro si è levata la voce della Chiesa Cattolica, colpita dal dramma della povertà. Era salito al Pontificato nel 1978, Giovanni Paolo II, già attento al materialismo ed ai problemi sociali che affliggono anche l’umanità ricca di beni e talvolta povera di valori. Quel Papa ha vissuto la Caduta del Muro di Berlino, a cui si data, 1989, il crollo del sistema economico comunista; subito è intervenuto, per mettere in guardia il Mondo contro i pericoli del capitalismo consumistico ed edonista, ormai senza avversari, libero di strangolare economicamente i paesi poveri.
Dopo Peccei qualche grido di allarme si è alzato e si alza da associazioni ambienaliste; che, trattandosi di volontariato, hanno avuto scarso ascolto presso i politici; fino a quando non hanno ricevuto l’apporto di istituzioni scientifiche e cultuali ufficialmente riconosciute dagli stati. Ma i politici, tutti presi dallo sviluppo, hanno recepito con fastidio e con l’epiteto di “catastrofisti”, quegli scienziati i cui allarmi pretendevano mettere in dubbio la teoria dello sviluppo senza limiti Tali resistenze alla scienza erano tanto più forti, quanto maggiore era la potenza degli stati, per grandezza di territorio, per ricchezza di risorse, di apparato industriale e militare, da farli sentire dominatori sugli altri e sull’ambiente globalmente inteso, un ambiente considerato a servizio della loro potenza..
Finché un brutto giorno ci si accorge della crisi, che non è solo finanziaria, recuperabile con meccanismi di politica economica e monetaria; è una crisi totale, globale, creatrice di masse di disoccupati. Era successo anche nel 1929; allora ci si salvò con una politica di investimenti, perché nei paesi ricchi o quasi, c’erano ancora spazi di sviluppo e pezzetti di terra dove coltivare l’orto, per mettere qualcosa sotto i denti. Adesso è molto più difficile, perché i processi produttivi sono orientati verso la società dei consumi, quasi priva di spazi liberi, dove tutti hanno tutto; pazienza per chi resta ai limiti della società consumistica in un mondo a parte. Ci sono vaste aree di povertà, interi stati dove esigue minoranze posseggono la ricchezza, che è nel complesso poca. Nel Terzo Mondo ci sono paesi, dove per ragioni di disorganizzazione sociale, non si crea un salto di qualità dell’intero stato; si crea un fenomeno di emigrazione dei singoli più disperati ed intraprendenti, anche nel senso cattivo del termine, verso i paesi ricchi o almeno benestanti; là sperano sia accolta la loro offerta di forza lavoro, altrimenti sono costretti a vivere di espedienti talvolta criminosi.
Senza accordi tra gli stati ricchi ed i poveri, ripetutamente auspicati da alcuni vertici religiosi, si assiste ad un disperato e rischioso espatrio di individui, che spesso finisce in tragedia. In conclusione il Mondo va molto male, con sacche di benessere, che difendono la loro posizione privilegiata.
Il globo terraqueo, il nostro pianeta, va inteso in 2 momenti: prima la Terra, complesso a vita naturale, dove il Regno Animale viveva una vita violenta, ma apparentemente armonica agli occhi del sopraggiunto uomo. La successiva comparsa dell’uomo, con la sua intelligenza e l’abilità, ha svolto un’opera da apprendista stregone ed è stato il Mondo. L’inventato concetto, comune a più religioni, dell’uomo padrone della Terra, ne ha favorito il consumo, sempre più spregiudicato; quando l’uomo inventava mezzi meccanici, che facilitavano il lavoro con la moltiplicazione dell’energia. Nel consumo della Terra, il Mondo crea un contrasto contro la materia e si contano i morti: l’amianto era una sostanza, nascosta, tranquilla nella roccia, che l’uomo ha prelevato ed usato per la sua casa, finché non ha capito che provocava gravi mali; l’impianto frenante dei veicoli consuma ferodo ed altri cancerogeni; l’uranio impoverito è un’altra maledetta sostanza, maneggiata o subita dall’uomo in uniforme con effetti letali. Tanti incidenti continuano ad ostacolare il cammino dell’uomo verso la completa conoscenza e conquista della Terra; il grosso uccello o lo stormo di uccelli che entra nel motore di un aereo a reazione abbattendolo, segue la pericolosa intromissione delle macchine volanti, costruite dall’uomo per muoversi nello spazio aereo, che un tempo era spazio esclusivo dei volatili. Il rumore violento creato dall’uomo fa perdere ai piccoli uccelli l’orientamento ed il nido; anche i grossi cetacei, perduto l’orientamento, compiono quasi un suicidio di massa, un rito di morte, spiaggiandosi; gli ambientalisti samaritani con getti d’acqua cercano di salvarli dalla morte per disidratamento. La distruzione continua con enormi aree di foresta che per ignoranza bruciano in Sud America e nell’Asia di Sud Est .
L’attuale cambiamento del clima ha tutta l’aria di una ribellione della Terra alle condizioni in cui la riducono gli abitanti del Mondo; che sono sempre più numerosi, suscitando l’allarme dei demografi. A sua volta, la crisi economica ha tutta l’aria di essere una vendetta del Mondo, per le condizioni in cui la riducono i suoi abitanti, consumistiche cicale.
Non volendo essere generici, distinguiamo una categoria di uomini responsabili ed una, prevalente, di uomini irresponsabili. Questi ultimi dunque sono doppiamente colpevoli, di come hanno ridotto la Terra, in quanto ambiente naturale, e di come hanno ridotto il Mondo, in quanto complesso di molteplci interessi individuali e sociali.
Su come si rimedia al danno ambientale subito dalla Terra si è molto studiato: gli scienziati sono convinti della colpe del riscaldamento globale e quindi della necessità di ridurre il famigerato effetto serra, provocato per lo più dall’anidride carbonica.
Su come ridurre i danni che sta provocando la crisi economica, gli specialisti sono al lavoro; ma non danno molta fiducia, per quanto ricchi dell’esperienza del 1929; da cui si uscì, grazie al fatto che allora c’era spazio, aree e settori da sviluppare, posti di lavoro da creare.
Adesso, invece, la situazione è talmente sviluppata su certe industrie, come l’auto; che hanno saturato il mercato. Ci sarebbero da conquistare ulteriori mercati finora detti emergenti, come Cina ed India; ma con le stesse modalità di esercizio, si provocherebbe un collasso ambientale causato dall’inquinamento.
Vediamo cosa è successo alla maggiore potenza economica mondiale: primo annuncio di Barak Obama presidente degli Stati Uniti d’America e primo errore. A che servono i finanziamenti alla colossale industria automobilistica americana? A comprare ferro e costruire altre automobili, che, oltre ai soliti ricchi, nessuno più gli compra, perché c’è la recessione. Allora gli aiuti sono una cassa integrazione mascherata a spese dell’intera comunità (ma ci sono i soldi ?), affinché le maestranze specializzate continuino a prendere uno stipendio, anche senza lavorare, in attesa di tempi migliori; che con questi metodi non torneranno.
Occorre un’economia diversa: dare quei soldi ai poveri, i quali ci compreranno beni necessari, scarpe e cappotti. Così i fabbricanti ed i commercianti di beni necessari aumenteranno il reddito e potranno comprare una nuova macchina; allora l’economia, si spera, potrà riprendere il suo ciclo.
Quanto all’industria automobilistica americana, in attesa che le non inquinanti auto ad idrogeno siano attuali, dovrà fare opera di umiltà, cambiare completamente mentalità, rendersi conto di dover ricominciare da capo, costruire non più station wagon, monovolumi e suv, ma auto di piccola cilindrata come le nostre 500 e 600; è l’unica speranza di rinnovare il parco macchine, con la rottamazione dei consumistici ed inquinanti veicoli attuali. Ampliando il concetto a tutti gli stati ed a tutti i settori industriali, si deve cambiare molto: facendo partecipare al processo economico chi finora ne era rimasto escluso; scegliendo le produzioni meno inquinanti nella costruzione e nell’esercizio. L’azzeramento dei debiti ai paesi del Terzo Mondo è un’elemosina, che li mette in grado di presentare una domanda di beni essenziali e di produrre, reinserendoli in una più diffusa ripresa economica.
La vendetta della Terra e del Mondo ci ha colpiti, ma c’è l’occasione per uscirne; sarà faticoso, ma l’unico modo è la rivoluzione ambientale. Nei paesi ricchi devono prevalere nuovi stili di vita, orientati all’anticonsumismo ed all’uso delle energie rinnovabili, creando economie; che un intervento politico internazionale userà a favore dei paesi poveri; da inserirli meglio nell’economia mondiale e non servire solo da semplici fornitori di materie prime e di disgraziata manodopera. Tutto dipenderà anche dalla demografia, che non deve assolutamente essere una bomba, un fenomeno irrazionale, ma regolato armoniosamente con le possibilità di sostentamento, che può concedere la Terra; che è grande, ma fissa, limitata, non estendibile (G. Sartori, G. Mazzoleni: La Terra Scoppia – sovrappopolazione e sviluppo, Rizzoli, 2007).
L’homo sapiens sapiens ha avuto paurosi sbandamenti, ha provocato disastri e continua; la Terra e il Mondo si stanno vendicando con prospettive terrificanti; ci salveremo, solo se l’homo ambientalisti guiderà le nazioni.

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