Tramvia: Navigate a vista e “facite ammuina”

      

Un paio di mesi fa con un notiziario sulla Linea 1 della tramvia denunciavamo la rumorosità dei veicoli “Sirio” sulle curve del tratto centrale. Le cose da allora non sono cambiate e per compiere la curva tra il viale Fratelli Rosselli e via Jacopo da Diacceto (un tratto di 50 m) le vetture impiegano tuttora un minuto in direzione di Porta al Prato e un minuto e mezzo verso Alamanni – Stazione. Tanto che alcuni giorni fa in quel punto c’era un via vai di tecnici che effettuavano rilievi. Insomma, malgrado i dati confortevoli sulla frequentazione della Linea 1, il cui bilancio definitivo è stato rimandato al prossimo novembre, noi continuiamo ad avere dubbi su una progettazione, quella del sistema tranviario fiorentino, che consideriamo approssimativa e inadeguata da un punto di vista funzionale ed urbanistico e azzardata da un punto di vista economico.
Solleviamo ancora il problema perché l’annunciato avvio dei lavori per la Linea 2, vuoi motivato dal pressing delle banche, vuoi dalla necessità di dare un senso alla “Tram di Firenze S.p.a.” e di onorare gli impegni presi con le imprese costruttrici, ha tutta l’aria di una “ammuina”, viste le numerose incognite ed incertezze che ancora gravano su quei progetti.
Come è noto l’approvazione “in via tecnica” dei progetti esecutivi delle Linee 2 e 3, licenziati recentemente dalla Giunta di Palazzo Vecchio, comporta grosse varianti in corso d’opera che non sono state mai validate né da un punto di vista tecnico né da uno economico.
Non si tratta di piccole modifiche, ma della cancellazione del passaggio della Linea 2 dal Duomo, sostituita con un tortuoso itinerario per Unità d’Italia, Valfonda, Lavagnini, Libertà, Cavour, S. Marco, Lamarmora, viali.
Per quanto riguarda la Linea 3, che rientra anch’essa nel project financing di 360 milioni, le incognite e le varianti sono ancora maggiori, tanto che l’avvio dei lavori è sospeso.
Insomma al di là delle dichiarazioni di Renzi, l’unico progetto appaltato che esiste per il Ministero e sul quale sono stati concessi i finanziamenti è quello che passa dal Duomo. Si impone allora una domanda.
Siamo sicuri che la progettazione delle varianti raggiungerà il livello di esecuzione nei tempi giusti per ottenere i finanziamenti? E se non si fa in tempo chi paga?
La questione non la poniamo solo noi ma la stessa Regione Toscana – Direzione Generale delle Politiche territoriali e Ambientali – che, in un’osservazione al Piano strutturale adottato, ricorda di aver contribuito a finanziare il sistema tranviario dell’area metropolitana fiorentina, sia direttamente, sia tramite risorse comunitarie (160 milioni dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale 2007-2013).
Secondo l’Ufficio regionale: “… alcune previsioni relative alle linee 2 e 3 di Piano strutturale non sono coerenti al progetto notificato alla Commissione Europea. Si ritiene quindi necessario che qualora il Comune confermi proposte diverse da quelle presentate per la notifica, predisponga gli atti necessari ai fini della valutazione regionale e della successiva valutazione della Commissione europea per garantire l’approvazione del progetto e la realizzazione nei tempi strettamente necessari per evitare pregiudizio alle risorse del programma…”
Per la Regione le eventuali varianti dovranno garantire “la stessa valenza funzionale e trasportistica per l’intero sistema tramviario fiorentino”.
A questo punto, visto che non c’è all’orizzonte alcun serio studio di fattibilità per l’attraversamento in sotterranea del Centro Storico (soluzione che compare nel Piano Strutturale), restano in campo due percorsi possibili: il tortuoso e aleatorio passaggio di superficie, per la cui preparazione questa Amministrazione non sembra essersi mossa in tempo, e il progetto già finanziato, col passaggio dal Duomo, sostenuto con rinnovato vigore dalla “sinistra affaristico – tranviaria” per aggirare il risultato del Referendum del 2008.
Al momento è questo il solo progetto in campo.
Il costoso “show” della pedonalizzazione di Piazza del Duomo, soluzione lodevole di per sé sempre da noi sostenuta, ha però provocato gravi conseguenze sulla rete ATAF, mai veramente ripensata nel suo complesso mediante un progetto di mobilità integrata. Il risultato, in una situazione di gravi tagli al trasporto pubblico, è la privatizzazione dell’Azienda, il degrado delle linee più importanti e gli scarsi investimenti sul servizio.

I successi mediatici del Sindaco “rottamatore”, che continua a tenersi stretto
l’Assessorato all’urbanistica, corrispondono spesso a sconfitte per la sua città:
dalla TAV, al trasporto pubblico, dalla difesa del patrimonio collinare, alla cultura.
Paladino della pedonalizzazione e a parole contrario al passaggio della tranvia dal Duomo,
non ha in realtà fatto molto per cancellare un progetto inefficace e invasivo.
Di fatto, a meno di smentite e di convincenti accordi tecnici ed economici che
dimostrino il contrario, egli sta aprendo la strada a quel progetto.

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