Archivi Mensili: dicembre 2011

La Sat presenta il progetto definitivo: opposizioni municipali e ambientaliste Autostrada Tirrenica: un anno di scontri

Fonte: Il Corriere di Maremma

GROSSETO- Dopo mesi di polemiche e opposizioni municipali e ambientaliste arriva il progetto definitivo dell’autostrada tirrenica, presentato al Ministero delle Infrastrutture dalla Sat. La società rende noto che le scelte del progetto definitivo sono fortemente orientate alla realizzazione di un’opera sostenibile sia da un punto di vista tecnico che finanziario. Partendo da questi presupposti, per rispettare le indicazioni del Cipe, il progetto definitivo è stato integrato con un nuovo studio di impatto ambientale propedeutico, ovvero di un approfondito studio di archeologia preventiva e una nuova campagna di indagini specialistiche del territorio attraversato. Dai risultati di questi studi la Sat conclude che anche nel tratto Sud, da Grosseto a Civitavecchia, la scelta di un tracciato meno impattante e più condiviso dal territorio è senz’altro quella che prevede la sovrapposizione dell’asseautostradale al tracciato della statale “Aurelia”, unico corridoio certo già studiato e conosciuto, che quindi presenta meno rischi di interferenze con ritrovamenti che potrebbero condizionare la realizzazione delle opere. Il progetto definitivo che ne deriva prevede, per il tratto Nord da Rosignano a Grosseto, la conservazione della scelta di tracciato, già individuato nel progetto preliminare e senza l’introduzione di sostanziali variazioni. Viene così riconfermata l’ipotesi dell’ampliamento in sede della “Variante Aurelia”, con una larghezza della piattaforma complessiva di ventiquattro metri, riconsiderando le opere non strettamente connesse all’intervento, a favore di riqualificazioni delle viabilità locali strettamente correlate alla nuova infrastruttura. Per il tratto Sud, invece, il tracciato è stato posto il più possibile in sovrapposizione all’asse della statale “Aurelia”, sempre con sezione complessiva di ventiquattro metri. Si è realizzato inoltre un sistema di ricucitura della viabilità locale, riqualificando tratti di viabilità esistenti e realizzando nuovi tratti di complanari al servizio dei fondi interclusi. Con questo sistema di fatto si è realizzato anche un percorso alternativo agli utenti non autostradali, venendo meno la necessità della realizzazione della cosiddetta “Strada Parco”, da cui ne è conseguito un ampio risparmio di territorio. Il costo complessivo dell’opera è di circa 2 miliardi di euro, al netto del ribasso d’asta comprensivo dei due lotti già avviati, di cui è in via di completamento il lotto 1 da Rosignano a S. Pietro in Palazzi, di 4 chilometri, ed è in fase di progettazione esecutiva il lotto 6A da Tarquinia a Civitavecchia, di 15 chilometri. Per il presidente della Regione Rossi “L’ammodernamento infrastrutturale della Toscana è un’esigenza che non può conoscere ulteriori ritardi”. Critico l’onorevole Sani: “Le notizie sul progetto del Corridoio tirrenico sono molto preoccupanti, perché di fatto sono state individuate soluzioni diverse da quelle che istituzioni e comunità di questo territorio si aspettavano”. Il progetto causa insoddisfazione su tutti i fronti. E’ questo il giudizio dell’amministrazione provinciale di Grosseto e del Comune di Orbetello. “Il progetto illustrato da Sat – dichiarano il vicepresidente Marco Sabatini e il sindaco di Orbetello, Monica Paffetti – prevede la completa sovrapposizione dell’autostrada alla statale Aurelia, compresa la zona di Orbetello, e questo per noi rimane inaccettabile. Ma non solo questo: nel corso della presentazione del progetto ci sono state palesi omissioni sulla localizzazione delle complanari nella zona sud della provincia, altro problema che avevamo sollevato, e sono state consegnate mappe e planimetrie a tutti i Comuni, eccetto che alle Province di Grosseto e Livorno. Fra l’altro, il presidente della Regione Rossi si deve essere dimenticato che Orbetello è in Toscana, dal momento che nel suo intervento ha citato come unica criticità del progetto quella relativa al tratto livornese Maroccone- Chioma noto come lotto Zero. Sinceramente un atteggiamento simile ce lo aspettavamo dal ministro Matteoli, che anche per questo motivo ha perso le elezioni ad Orbetello, ma dal presidente Rossi ci saremmo attesi ben altra considerazione. Ad ogni modo, pur nelle more della verifica di dettaglio delle carte al momento in cui ci saranno ufficialmente consegnate, possiamo dire sin da ora che l’impianto delle soluzioni previste dal progetto presentato da Sat non ci convince neanche un po’, e quindi faremo i conseguenti passi tecnici e politici per sottolineare il nostro dissenso”. Un progetto che non soddisfa nemmeno Leonardo Marras, presidente della Provincia: “La Provincia di Grosseto non ha dubbi sull’opportunità di realizzare l’autostrada tirrenica ma non ha dubbi nemmeno sul fatto che questo non può significare avere una ‘strada in meno’, con la scomparsa della statale Aurelia e una rete di complanari inadeguata”. E anche la Giunta del Comune di Grosseto esprime forte preoccupazione per le conseguenze realizzative del progetto qualora non vi venissero apportate sostanziali correzioni e non venissero previste opere provvisorie e definitive in grado di implementare il livello di mobilità e di sicurezza rilevabile dagli elaborati. Dalle parole ai fatti. Dai “no” secchi contro ogni tracciato in grado di deturpare la costa, si cominciano a mettere in pratica le iniziative. Democratiche, civili, ma forti. Come quella in cui i cittadini di Albinia si sono radunati sull’Aurelia dove, in maniera pacifica, hanno rallentato il traffico. Un serpentone di oltre cinque chilometri composto da macchine, moto, trattori e chi più ne ha più ne metta per gridare ancora No alla sovrapposizione dell’autostrada sul tracciato dell’Aurelia. Fin dalle prime ore del mattino, Albinia, da cui la manifestazione è partita, si presenta tappezzata di lenzuola, cartelli con scritte inequivocabili: nessuno vuole questo tracciato, abbasso la Sat, salviamo questo territorio da quello che sarebbe uno scempio. La voglia di gridare al mondo intero la propria rabbia, di far sentire alta la voce di un’intera comunità, far capire che, se dall’alto qualcuno vuol far calare come nulla fosse una decisione che ucciderebbe l’intera Costa D’argento, troverebbe tutta la popolazione pronta a ribellarsi. Un messaggio chiaro che da Albinia e non solo è rivolto alle autorità competenti, alla Regione, alla Sat, a Bargone. La parola d’ordine è coinvolgere tutto il territorio, tutti gli orbetellani, tutte le frazioni per fare un fronte comune. Perché una cosa è certa: il sovrappasso autostradale sull’Aurelia in Costa d’Argento ed a Orbetello in particolare, non lo vuole nessuno. Continuano quindi sempre più le prese di posizione: assemblee, dibattiti, incontri di vario tipo, da Orbetello e dalle frazioni tutti indistintamente hanno un solo pensiero, scongiurare la realizzazione di questo progetto che sarebbe deleterio per tutto il territorio. Da più parti si chiede uno scatto d’orgoglio da parte di tutta la cittadinanza, i partiti politici, le associazioni di categoria, i sindacati, la società civile, contro quello che tanti hanno definito come la morte civile della Costa D’Argento della bassa Maremma. Iniziative dimostrative che richiamano anche l’attenzione mediatica a carattere nazionale. La Costa d’Argento come la val di Susa, si grida in una delle tante riunioni infuocate. Con l’unico distinguo derivante dalle volontà di manifestare pacificamente, anche se con durezza.

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Nel Paese del Sole per l’eolico servono regole. Riflessione sulla lettera inviata dalle associazioni ai ministri

Fonte: L’Unità, 27/12/2011
Di Vittorio Emiliani

“L’incentivazione agli impianti eolici in Italia è stata fino ad oggi la più alta del mondo. Soltanto per questa ragione è stato conveniente impiantare oltre 5.000 torri per una potenza complessiva di 6.000 MW, non certo per la loro produttività. Infatti la ventosità in Italia si attesta in media sulle 1.500 ore/anno, ben al di sotto delle 2.000 ore/anno ritenute utili per una produzione competitiva”. E’ soltanto un passo della lunga e argomentata lettera indirizzata in questi giorni ai ministri competenti (Clini, Ornaghi, Passera, ecc.) da associazioni come Italia Nostra, Lipu, Mountain Wilderness, VAS, Comitato per la Bellezza. Comitato Nazionale del Paesaggio, Amici della Terra, Altura, Movimento Azzurro, Terra Celeste e da decine e decine di Comitati nati soprattutto nelle zone appenniniche. Iniziativa che si deve soprattutto alla passione di Carlo Alberto Pinelli, regista di storici documentari per la Rai, alpinista e ambientalista.
Il documento, giustamente critico nei confronti della politica di incentivi, insieme caotica e costosa, del governo Berlusconi, cerca di inquadrare il problema delle fonti energetiche rinnovabili, con un approccio “freddo”: per razionalizzare una materia complessa e arginare “il proliferare di giganteschi impianti eolici nei luoghi più belli e integri d’Italia”. In tal senso fanno ben sperare le parole pronunciate dal ministro dell’Ambiente, Corrado Clini sul “rispetto degli usi bilanciati del territorio” e sulla necessità di “paragonare il valore economico e ambientale della generazione dell’elettricità da eolico con quello della protezione del paesaggio, prezioso per la nostra economia”. Rappresenta un delitto anche in termini di turismo culturale scempiare il paesaggio della mirabile città romana di Saepinum (Campobasso) o quello di zone vicine a grandi e affascinanti parchi, quali le Foreste Casentinesi, o ai monti solenni sopra Urbania e Urbino.
Poiché la situazione economico-finanziaria del Paese è drammatica – come più volte sottolineato dal presidente Napolitano – bisogna riflettere tanto più attentamente sull’uso migliore delle risorse. Anche i maxi-impianti fotovoltaici pongono seri problemi se installati in zone coltivate, di elevato pregio agricolo. “Impianti che noi vorremmo vedere collocati – propone il documento – esclusivamente nelle aree industriali e sopra i tetti degli edifici recenti”. Pensate quanto sarebbe oggi più favorevole la situazione nel “Paese del sole”, se si fossero dotati per tempo di impianti fotovoltaici tutti i quartieri costruiti negli ultimi decenni, a cominciare da Roma e dal Sud. E se si fosse utilizzata, in modo accorto, anche la geotermia.
E’ assolutamente indispensabile riportare in onore un’idea di fondo che in questi anni di deregulation berlusconiana (e uso già un termine nobile) è stata invece affossata: l’idea cioè di pianificare attentamente e quindi selezionare tutte le (limitate) risorse sia finanziarie che territoriali e paesaggistiche in un Paese la cui bellezza è stata brutalmente intaccata da sviluppi abusivi o “drogati”, pur rappresentando essa, se tutelata, anche un valore economico in termini di turismo culturale e naturalistico. Il documento propone queste linee di azione: a) andare ad una moratoria degli incentivi; b) ridurre la soglia dei certificati verdi emessi annualmente; c) detrarre le installazioni di fotovoltaico già eccedenti il valore obiettivo proposto dalla UE (8.000 MW, “mentre siamo già a quasi 12.000 MW in esercizio”) dalla quota prevista per l’eolico; d) ridefinire in sede governativa e non regionale, o, peggio, locale le quote dell’eolico per il quale hanno spinto e spingono con forza anche gruppi inquinati dalla criminalità e che ci hanno regalato parchi eolici in zone assai poco ventose. Un grido di dolore serio e motivato, questo delle associazioni e dei comitati, che, in un momento di vera emergenza, economica e paesaggistica, è bene che il governo Monti ascolti con molta attenzione.”

Tramvia fino a Careggi saranno abbattuti 40 alberi

Fonte: La Repubblica – Firenze, 28/12/2011
Di: Massimo Vanni

Viale Morgagni, giù 40 alberi per far posto allanuova tramvia.
Linea 3: cantieri pronti per gennaio, abbattimenti già previsti.
Le piante sono in viale Morgagni, piazza Dalmazia e via Cocchi.

TRAMVIA, giù altri 40 alberi tra viale Morgagni, piazza Dalmazia e via Cocchi.Dopo aver dato il solenne via ai lavori per la linea 2 diretta all’aeroporto, il 5 novembre scorso (i lavori in effetti ancora stentano), Palazzo Vecchio certifica la fase operativa anche per la linea 3, quella per Careggi. E come primo atto, rivela Tommaso Grassi di “Sinistra e cittadinanza”, si mette giù la lista degli alberi da abbattere.
In tutto 40, tra platani, bagolari, lecci e cipressi. Che saranno in parte reimpiantati (se ne calcolano 19 su 40) e che vanno ad aggiungersi, ricorda Grassi, «agli oltre 100 già abbattuti tra il 2008 e il 2009», durante la precedente amministrazione Domenici. Quando i residenti della zona dettero vita ad una vera e propria battaglia di resistenza in difesa delle piante.
Il 13 dicembre scorso l’elenco degli alberi da buttare giù è stato pubblicato nell’Albo Pretorio. E la direzione infrastrutture del Comune ha trasmesso alla direzione ambiente e alle imprese riunite nella Tram Spa l’elenco: 3 platani e 1 pino austriaco in Largo Palagi, 12 platani in viale Morgagni, tra Largo Brambilla e Largo Palagi (di questi 5 verranno reimpiantati, anche se con specie diverse), 1 platano in Largo Brambilla (reimpiantato), 6 lecci e 7 bagolari in viale Morgagni, tra via Cisalpino e piazza Dalmazia (7 verranno rimessi), 1 cipresso in viale Morgagni nel tratto di via Cisalpino (qui si prevedono 2 reimpianti), 4 lecci sempre in viale Morgagni tra via Lombraso e via Cocchi (4 reimpianti) e, infine, 2 cipressi e 3 lecci m viale Morgagni nel tratto tra via Cocchi e via Vittorio Emanuele II.
«Non è cambiato niente rispetto ai piani originari», si fa sapere da Palazzo Vecchio. L’elenco è solo un atto pubblico dovuto, dal momento che il consiglio comunale ha disposto nel 2009 l’obbligo di «informare i cittadini». E’ comunque iniziato il conto alla rovescia per la linea 3?
Secondo Grassi, il crono-programma indicherebbe la data del 17 gennaio.«Le imprese si sono dette disponibili a partire tra fine gennaio e inizio febbraio», si spiega da Palazzo Vecchio. Una vera e propria data per l`inizio dei lavori ancora non c’è. Anche se il problema dei tempi esiste: «Se le imprese ci avessero comunicato prima la loro disponibilità, saremmo già partiti», dice il Comune. Ricordando che sono stati il collasso della Btp prima e del Consorzio Etruria dopo a cambiare il calendario. E che adesso i tempi già stringono, perché entro il 2015 deve essere tutto pronto. Pena la perdita dei finanziamenti europei.
Il bello è che, se gli uffici avviano la fase operativa, il sindaco Matteo Renzi non ha ancora sciolto la riserva sul tracciato e sui cantieri della linea 3. Soprattutto su quel sottopassaggio di fronte a viale Milton, i cui lavori impatteranno pesantemente sul traffico. Tanto che Grassi incalza: «Se la passata amministrazione era accusata di navigare a vista, altrettanto vale per questa».

Lettera a La Nazione su sottoattraversamento AV: Alea iacta est o no?

Il quotidiano La Nazione ha pubblicato il 23 dicembre la lettera di risposta a Mauro Moretti inviata da Italia Nostra, Comitato contro il sottoattraversamento AV e Cittadini Area Fiorentina nella quale si mette l’accento sui veri rischi della TAV a Firenze, che non sono tanto quelli per il David di Michelangelo, come Moretti aveva detto scrivendo al giornale. Dato che in questi anni pochissimo è stato lo spazio concesso dai giornali cittadini per esporre le ragioni del no al tunnel, anche un piccolo segnale come questo va notato. Tanto più che ai primi di dicembre lo stesso direttore Mauro Tedeschini, aveva confessato la propria simpatia per Moretti e Marchionne, aggiungendo che “decisioni prese dopo approfondimenti e trattative estenuanti [quelle per la TAV a Firenze] non possono essere continuamente rimesse in dubbio da minoranze che, per quanto rispettabili, devono a loro volta rispettare le regole del gioco democratico. Ormai il dado è tratto”.
Invece non hanno prodotto risultati i tentativi da noi fatti in questi anni per convincere i maggiori quotidiani locali a promuovere inchieste e seri approfondimenti sulla questione TAV o ad organizzare forum e dibattiti per mettere a confronto opinioni diverse. EVIDENTEMENTE IN QUESTA CITTA’ DI TAV si trema ma non si parla.
Curiosamente ciò avviene mentre una rivista della sinistra riformista, “Italianieuropei” di D’Alema e Amato, sul numero 9/2011, in un Focus dedicato alle infrastrutture, ospita interessanti interventi di Luisa Torchia, Edoardo Reviglio ed altri, in gran parte critici nei confronti della visione cementizia e finanziaria delle grandi opere infrastrutturali, oggi prevalente in Italia.
In quel numero persino un irriducibile sostenitore del sottoattraversamento come Riccardo Conti si spinge a dire che il concetto di grandi opere va superato (senza ovviamente alcun riferimento a quanto avviene a Firenze)
Inoltre Michele Roccato – psicologo sociale all’ Università di Torino – spiega come una lettura in chiave NIMBY dell’opposizione ad opere “sgradite” (oggi prevalente nell’opinione pubblica, sui media e tra decisori pubblici e privati) contribuisca a scatenare il radicalismo. Roccato smonta il pregiudizio che giudica ignoranti, irrazionali ed egoisti i movimenti di opposizione alle grandi opere, dimostrando che questi “controesperti” sviluppano talvolta competenze superiori a quelle dei proponenti. Infatti mentre in altri Paesi (Francia, Belgio, Svezia, Canada e Stati Uniti) per la costruzione di opere “sgradite” si ricorre alla concertazione tra proponenti e popolazione locale, in Italia prevale un modello chiuso e tecnocratico i cui esiti negativi,  specie per la costruzione di opere tecnologicamente complesse e lunghe, sono sotto gli occhi di tutti.
In assenza di veri processi partecipativi, a quanto pare invisi ai nostri decisori pubblici, da una stampa che si dice libera, indipendente e vicina ai cittadini ci aspetteremmo inchieste e reportage per comprendere, ad esempio, l’intreccio tra affari delle imprese, formazione del debito pubblico e sistema politico.
Si cominci descrivendo chi sono, nel nodo ferroviario fiorentino, gli appaltatori di questa grande opera e ricostruendo le modalità con cui si è giunti al progetto Foster e al passante sotterraneo.

Rinnovabili: il Tar annulla le linee guida della Puglia per l’istallazione degli impianti

Fonte: GreenBiz
Di: Annalisa Tancredi

Sono state annullate le Linee guida della Regione Puglia in materia di installazione degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, approvate con il Regolamento regionale del 30 dicembre 2010, perché in contrasto con la normativa nazionale che individua le aree non idonee alla costruzione di impianti.
A pronunciare la sentenza è stato il Tar pugliese di Lecce in accoglimento del ricorso proposto da alcuni imprenditori del settore, intenzionati a realizzare un progetto fotovoltaico da circa 1.000 kW a Taranto nell’agro di Grottaglie: alla richiesta di autorizzazione per l’installazione, gli impresari avevano ricevuto responso negativo avviando di conseguenza il procedimento di ricorso.
Con la sentenza n. 2156 del 14 dicembre 2011 il Tar di Lecce ha annullato il Regolamento regionale pugliese sugli impianti FER e in particolare le norme che individuano le aree non idonee all’installazione degli impianti a fonti rinnovabili perché, secondo i giudici amministrativi, le “aree non idonee” non possono “essere qualificate come zone soggetto a un divieto preliminare assoluto”.
Brutto colpo per la Regione Puglia che con l’approvazione Regolamento regionale n. 24 del 30 dicembre 2010 era stata la prima regione italiana ad aver approvato le Linee guida per l’installazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili sul territorio, recependo così le Linee guida nazionali ancora prima che entrassero in vigore (approvate con DM il 10 settembre 2010 e in vigore dal 1° gennaio 2011). La regione guidata da Nichi Vendola poteva vantarsi di aver soffiato il primato alle regioni Toscana, Emilia Romagna, Piemonte e Marche. “Parchi, riserve, siti Unesco, beni culturali, immobili e aree dichiarate di notevole interesse pubblico, territori costieri, laghi, fiumi, torrenti e corsi d’acqua, boschi, zone archeologiche, tratturi, grotte, lame e gravine e versanti” erano le zone escluse dalla costruzione di impianti, insieme ai “coni visuali”, ovvero le vedute panoramiche e le aree agricole con caratteristiche tipiche del pugliese.
Ma il Tar di Lecce richiama l’attenzione alla sentenza n. 1221/2011 della prima sezione in cui si afferma che in qualsiasi caso “non sono ammissibili aprioristiche interdizioni estese ad intere porzioni di territorio” ma che invece delle volte risulta necessario “operare anche nelle ipotesi in cui si tratti di aree di particolare pregio ambientale e/o paesaggistico, un bilanciamento in concreto dei diversi interessi contrapposti (da un lato i valori, come detto, di carattere ambientale/paesaggistico, dall’altra quelli alla produzione di energia nonché alla salubrità ambientale)”.
I giudici amministrativi hanno inoltre richiamato quanto già affermato nell’allegato 3 delle Linee guida nazionali per cui “L’individuazione delle aree e dei siti non idonei non deve, dunque, configurarsi come divieto preliminare, ma come atto di accelerazione e semplificazione dell’iter di autorizzazione alla costruzione e all’esercizio” e quindi, afferma la sentenza, il provvedimento di diniego alla realizzazione di un impianto “deve contenere una motivazione specifica che contenga adeguate indicazioni sulla valutazione effettuata in concreto riguardo a quella specifica zona indicata nel progetto, non potendo richiamare genericamente le linee guida, nazionali o regionali”.
In concreto si afferma che le valutazioni delle aree non idonee non può essere fatta aprioristicamente ma deve essere effettuata caso per caso, controbilanciando i diversi interessi in gioco, siano essi paesaggistici, di tutela ambientale o di produzione di energia pulita per il benessere del paese. Un giusto principio che però potrebbe incorrere nel rischio di appesantire la procedura burocratica per il rilascio dell’autorizzazione.

La giunta Polverini propone l’abrogazione dei parchi regionali

Fonte: Gaianews.it
Di: Federica di Leonardo

In una proposta di legge presentata il 16 novembre scorso, il consigliere del PDL Pier Ernesto Irmici propone l’abrogazione degli Enti Parco regionali del Lazio che sarebbero sostituiti dai relativi comuni di appartenenza.
Perciò le aree naturali protette sarebbero gestite direttamente dai comuni e i parchi regionali verrebbero liquidati e chiusi.
Le motivazioni addotte alla proposta di legge sono le seguenti: “Il parco risulta una figura obsoleta, inidonea a soddisfare i parametri di efficienza, efficacia ed economicità dell’azione amministrativa”.
Nella legge si prevede che le aree afferenti a più comuni siano gestite da un’unione dei comuni. Ai comuni e alle unioni dei comuni sarà data, secondo la proposta, la possibilità di “procedere agli aggiornamenti e alle variazioni dei piani delle relative aree naturali protette così come previsto dall’articolo 26 della legge regionale 29/1997. allo scopo di rendere le perimetrazioni maggiormente confacenti alle esigenze amministrative  e alle diverse vocazioni territoriali”.
Tutto il personale delle aree protette sarebbe “censito” dal commissario liquidatore e passerebbe alle dipendenze dei comuni di riferimento.
Che i parchi regionali del Lazio siano in grandi difficoltà è un dato di fatto.
Ma ricordiamo che molte della aree protette della regione Lazio da molti mesi non ricevono dalla regione finanziamenti che dovrebbero consentire le funzioni essenziali (pagare le bollette o la benzina dei mezzi).  Inoltre, la gestione è ulteriormente farraginosa a causa del commissariamento della maggior parte dei parchi, che dipende da un cattivo funzionamento del meccanismo delle nomine che prevede la partecipazione anche della regione.
Un’ultima riflessione che rubiamo al commento di un nostro lettore: far gestire le aree protette ai comuni, non sarà come dire alla volpe di guardare le galline?

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