La risposta di Tomaso Montanari sul caso di Vasari-Da Vinci

Fonte: Corriere Fiorentino
Di Tomaso Montanari

Caro Giuliano,
vorrei provare a rispondere pubblicamente alle critiche pubbliche che tu hai fatto personalmente a me, e a tutti gli oltre quattrocento firmatari dell’appello in cui si chiede a Cristina Acidini e a Matteo Renzi di sospendere del tutto le ricerche invasive sul Vasari di Palazzo Vecchio, e di costituire un comitato scientifico indipendente. Ma prima permettimi di notare che, nonostante i tuoi sforzi, la giunta Renzi ha un grosso problema con la cultura.
Come ha scritto benissimo su questo giornale Francesco Bonami, per quanti scambi di idee e confronti ci siano, alla fine prevale sempre una decisione politica, che non tiene in alcun conto il merito ‘tecnico’ delle questioni e la competenza dei vostri interlocutori, ma si fonda esclusivamente su una strategia di visibilità mediatica. In questo caso, col bel risultato che vi trovate asserragliati nel Salone dei Cinquecento in compagnia di Cristina Acidini (che fino a ieri avete attaccato e delegittimato in tutti i modi, e assai spesso a ragione), contestati da tutti i massimi esperti mondiali di Leonardo e Vasari e dalla comunità internazionale degli storici dell’arte.
Non ci sarà stato, come minimo, un difetto di comunicazione? E se Renzi aspira davvero a resposabilità più alte, non sarebbe bene abituarsi a reagire senza insulti a critiche autorevoli? Dichiarare che gli studiosi non hanno letto l’appello che firmavano non mi pare esattamente una reazione da aspirante statista.
Ma veniamo ai contenuti. Secondo te, il Comune sta facendo cultura, tentando «di svelare, dopo appena cinque secoli, uno dei più grandi misteri della storia dell’arte». Secondo me questa non è cultura, ma marketing che strumentalizza la storia dell’arte. Perché lo dico? Primo, perché lo ha detto Matteo Renzi stesso, il 30 novembre: «Per non capire questa importante azione di marketing per Firenze bisogna essere proprio… e ci siamo capiti».
Secondo, perché se tu vuoi fare cultura, non puoi farla contro o senza le professionalità della cultura. Il Comune sta con National Geographic, tu sottolinei. Ma questo va benissimo per la divulgazione, non per la ricerca. Recentemente National Geographic ha prodotto un terrificante documentario sullo pseudoritrovamento delle ossa di Caravaggio avvenuto a Porto Ercole: è questo il livello a cui ambisce il Comune di Firenze? In Toscana ci sono tre eccellenti dipartimenti di storia dell’arte, e ci sono importanti cattedre di tecnologia dei beni culturali: perché non vi siete rivolti a loro? A Firenze ha sede il più importante centro di ricerca internazionale per la storia dell’arte, il Kunsthistorisches Institut (della fondazione Max Planck, che spero tu non voglia paragonare al National Geographic!), il cui direttore (Alessandro Nova, esperto di Leonardo) ha firmato l’appello: non sarebbe stato meglio coinvolgerlo nella ricerca? Se tutti i massimi esperti di Leonardo vi criticano pesantemente, non pensi che abbiate sbagliato qualcosa? E non converrebbe ammetterlo? La sensazione è che un serio comitato scientifico avrebbe rappresentato un ostacolo alla spettacolarizzazione, e che dunque sia stata scelta la strada del dilettantismo.
Questa impressione è rafforzata dalla pessima gestione del dissenso scoppiato nell’Opificio. Il nostro appello parte di lì: nessuno si sarebbe permesso di attaccare le riconosciute competenze dell’istituto, ma nel momento in cui la responsabile delle pitture murali ha lasciato, dichiarando apertamente che l’operazione non è affatto innocua, avreste dovuto immediatamente sospendere i lavori. Si è invece preferito tirar dritto, togliendo ogni dubbio sulla natura mediatica, e non scientifica, dell’operazione. Con la conseguenza dirompente che altri autorevoli dirigenti dell’Opificio, insieme a moltissimi funzionari della Soprintendenza, hanno firmato l’appello, unendosi coraggiosamente al coro internazionale che sta facendo perdere la faccia a Cristina Acidini.
In terzo luogo, la ricerca della Battaglia di Anghiari, non è un caso isolato, ma ha un contesto che permette di comprenderla e giudicarla. Matteo Renzi ha prima dato battaglia sulla proprietà del David di Michelangelo, poi ha proposto di costruire la facciata michelangiolesca di San Lorenzo (altra figuraccia mediatica globale), quindi è arrivato a Leonardo.
Questo, caro Giuliano, è un progetto di marketing: una gara piuttosto cinica a spararla più grossa possibile cavalcando i grandi nomi della storia dell’arte per fare cassetta. Ufficialmente, per farla a favore della città, ma di fatto per costruire un’immagine del ‘sindaco del bello’ che metta il fattore Firenze al servizio di una carriera personale. Infine, la parte che mi sta più a cuore. Tu concludi le tue dichiarazioni leggendo negli storici dell’arte di tutto il mondo che hanno firmato l’appello un’«evidente mancanza di curiosità, di spirito della scoperta». E qui, caro Giuliano, ti sbagli davvero. La storia dell’arte – la ricerca storica in generale – non è Voyager di Giacobbo, non si occupa dei ‘misteri’, di templari, graal o complotti. Ogni giorno coloro che hanno firmato l’appello fanno piccole e grandi scoperte, che qualche volta arrivano sui media, e qualche volta no. Hanno dedicato la vita alla storia dell’arte proprio per curiosità storica e spirito di scoperta. Ma le scoperte non si fanno con le americanate di chi dichiara alla stampa che Leonardo salterà fuori in ottime condizioni, come una fotografia del National Geographic. Ma non è questione di identità culturali: tra i firmatari ci sono alcuni tra i massimi studiosi di Leonardo e della Battaglia di Anghiari, e molti di loro sono americani. È invece questione di professionalità: che per la ricerca storica significa abnegazione, fatica, studio, precisione, esattezza. Tutti gli studiosi di Leonardo sanno che Vasari fu costretto a descrivere la Battaglia dal cartone, perché sul muro non si leggeva niente, e sanno (perché conoscono le fonti, i documenti: la storia) che Vasari non avrebbe mai chiuso dietro un muro qualcosa di leggibile (sperando in Renzi e Seracini), ma l’avrebbe salvato, visto che aveva tutti mezzi per farlo. Per questo, e per la complicatissima questione topografica, pensano che non c’è nessun serio motivo di bucare Vasari. E quando Cecilia Frosinini ha detto che c’era un pericolo, i ricercatori di tutto il mondo l’hanno ascoltata e hanno chiesto di smettere, e di insediare un comitato di studiosi, che non hanno l’obiettivo del marketing: perché le scoperte si fanno cominciando a rispettare la competenza, non calpestandola con arroganza e demagogia.

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