Piano strutturale, polemica sugli aggiustamenti chiesti dalla Regione

Fonte: STAMP Toscana

Tommaso Grassi (Sinistra e Cittadinanza) e Paolo Celebre (Cittadini Area Fiorentina e Italia Nostra) contestano il rinvio a tempi incerti dell’adeguamento alle osservazioni regionali da parte dell’amministrazione comunale. E chiedono la modifica urgente della legge regionale sul governo del territorio

Firenze – L’attacco parte dal consigliere comunale di Sinistra e Cittadinanza Tommaso Grassi e dal rappresentante dei Cittadini dell’Area Fiorentina e di Italia Nostra Paolo Celebre: il Piano strutturale del Comune di Firenze è ufficialmente incompatibile col Piano di Indirizzo Territoriale della Regione Toscana. La frattura, denunciata qualche settimana fa sulle pagine di Stamp, è il motivo che spinge i due esponenti a chiedere di sanare la discontinuità con l’adeguamento immediato del Piano strutturale in consiglio comunale.
Ma la situazione è anche motivo di ulteriori e più ampie riflessioni, visto che l’adeguamento non è così semplice e diretto come apparirebbe dover essere di primo acchito. “Che vi sia una incompatibilità del Piano strutturale del Comune di Firenze rispetto al Piano d’Indirizzo Territoriale della Regione Toscana è stato confermato ufficialmente dall’assessore Marson in risposta ad una interrogazione dei consiglieri Romanelli e Sgherri – ricordano infatti Grassi e Celebre – per rimuovere il conflitto tra i due documenti, è stata individuata dai due enti, come unica soluzione possibile, la modifica del Piano strutturale, ma il Comune di Firenze ha finora approvato in Giunta solo una delibera d’intenti che prende unicamente atto delle indicazioni della Regione e rinvia la modifica da parte del Consiglio comunale alla ‘prima occasione utile’. Una bocciatura del Piano da parte della Regione che si è voluto in qualche modo ridimensionare, ma che invece chiediamo possa essere discussa al più presto in Consiglio comunale”.
Il primo punto contestato dai due esponenti è il rinvio da parte comunale dell’ “aggiustamento” richiesto dalla Regione. “Indipendentemente dalla legittimità dell’azione comunale, non possiamo che sottolineare come da una parte il Comune rinvii di qualche anno l’adeguamento del Piano strutturale – spiegano Grassi e Celebre – e dall’altra invece proponga  al Consiglio comunale di approvare alcune varianti urbanistiche, la prima fra tutte quella della Manifattura Tabacchi. Intervento quest’ultimo peraltro su cui non si comprende come possa convivere la previsione di due medie strutture commerciali aggregate con la necessità riconosciuta dalla Regione di anticipare la loro nuova collocazione ‘mediante una ulteriore integrazione del Piano Strutturale, per stabilire i criteri per l’individuazione delle aree da ritenere sature”.
Secondo punto, i criteri e i limiti posti dal Piano alla gestione del territorio, punti su cui la Regione ha chiesto adeguamenti. Dalla salvaguardia delle aree collinari, “all’individuazione del limite dei 2000 metri quadrati sotto i quali gli interventi non rientrerebbero nel dimensionamento del Piano Strutturale, passando per le modalità e i limiti con cui proporre al Consiglio comunale qualsiasi piano attuativo; non possono ritenersi materie secondarie in un atto di pianificazione territoriale. Tutti dubbi e rilievi che erano stati oggetto di osservazioni ed emendamenti che avevamo posto all’attenzione nel dibattito consiliare durante l’iter di approvazione del Piano strutturale, ma ci era sempre stato risposto che eravamo noi a sbagliaci: evidentemente le cose non stavano proprio così”.
In conclusione, il nocciolo dei problemi: quali competenze ha la Regione in materia di urbanistica, ma soprattuto, quale forza nel fare rispettare le proprie osservazioni? In altre parole: quanto può essere in concreto una forza sovraordinante e omogenea per tutta la Toscana, e con quali strumenti può far rispettare  il Pit (piano di indirizzo territoriale) dai Comuni?
“Non possiamo che sottolineare come, nonostante l’impegno della Regione a far rispettare i propri atti pianificatori, l’Ente regionale abbia ben poca forza nel vincolare il Comune al rispetto della pianificazione sovraordinata. – concludono i due esponenti –  è per questo motivo che torniamo a richiedere con forza che la regione metta mano alla Legge 1/2005 per apportarvi le modifiche necessarie a rafforzare i poteri della Regione, gli strumenti di partecipazione dei cittadini e a valorizzare la figura del garante per la comunicazione, proprio come richiesto dalla proposta di iniziativa popolare su cui i Cittadini Area Fiorentina, Italia Nostra e molte altre associazioni del territorio toscano hanno raccolto più di 6000 firme che nella primavera scorsa sono state depositate in Consiglio regionale”.

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