Era una notte buia e tempestosa. Persi nel Santuario dei cetacei 35 quintali di veleni

Fonte: Il Journal
Di: Maria Ferdinanda Piva

Era una notte buia e tempestosa di fine 2011 (mai frase fatta fu più calzante) quando la motonave da carico Eurocargo Venezia perse i bidoni contenenti 30-35 quintali discorie tossiche in un non meglio precisato luogo al largo dellaGorgona, nel mare della Toscana.
Sono ancora lì, ovviamente, e nessuno sa come recuperare quella roba caduta – oltretutto – in un’area protetta: il Santuario internazionale dei cetacei, che si estende fino al Mar Ligure e alla costa francese.
Il caso è esploso su scala nazionale quando l’Arpat (agenzia per la protezione dell’ambiente della Toscana) ha messo nero su bianco che il contenuto dei bidoni può contaminare la catena alimentare; inoltre se le sostanze arrivassero in spiaggia o si impigliassero nelle reti di un peschereccio potrebbero andare in autocombustione.
Le contromisure, fino ad ora, consistono sostanzialmente in una diffida all’armatore proprietario della Venezia perchè recuperi i bidoni: più o meno come recuperare un ago in un pagliaio, dato che si trovano (tutti insieme? sparpagliati?) in un tratto di mare ampio oltre 115 chilometri quadrati.
Inoltre la Regione Toscana si è impegnata a cercare le tracce delle schifezze disperse in mare durante i periodici campionamenti delle acque: che però vengono effettuati vicino a riva, mentre le scorie sono al largo.
L’incidente è avvenuto il 17 dicembre, a 20 miglia dalla costa di Livorno. Dall’Eurocargo Venezia della Grimaldi Lines sono stati sbalzati in acqua 198 fusti d’acciaio contenenti catalizzatori esausti a base di nichel e molibdeno utilizzati per la desolforazione del petrolio.
Non si conosce nemmeno il momento, e di conseguenza il punto, in cui la nave ha perso i bidoni: è successo in un intervallo di circa tre ore durante il quale la Venezia ha percorso circa 20 miglia.
L’Arpat dice che i rischi immediati sono remoti, dal momento che le sostanze tossiche sono contenuti in bidoni. Però – nota – un bidone affondato in mare non rimane ermeticamente chiuso in eterno. Se i fusti non verranno recuperati, prima o poi entrerà in mare “una quantità rilevante e concentrata di materiale inquinante”.
C’è un particolare da sottolineare: la notte dell’incidente c’era una mareggiata come non se ne ricordano e, scrive Greenpeace,

Cosa ci faceva una nave carica di materiale inquinante nel bel mezzo del Santuario dei cetacei con un mare forza 9/10 e onde di 10 metri (…) Ma in un’area di mare protetta – il Santuario – non dovrebbero esserci regole che permettono di fermare i trasporti di sostanze pericolose in caso di burrasca?

Domanda puramente retorica: non ci sono.

Vedi anche:
Cobalto: una bomba tossica in fondo al mare di Livorno
Gorgona: 40 tonnellate di rifiuti tossici. Vogliamo la verità

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: