Archivi Mensili: febbraio 2012

Anche Capalbio dice no al progetto Cambia idea l’unico Comune che, finora, era stato possibilista: «Non hanno accolto nessuna nostra proposta»

Fonte: Il Tirreno
Di Guido Fiorini 

Il caso Tirrenica: la Maremma contro la SAT

CAPALBIO Anche Capalbio dice no alla Sat. Cade l’ultimo baluardo “a favore” di Sat in Maremma, il comune più a sud della Provincia che, finora, pareva orientato ad accettare il progetto della Tirrenica. Invece le ultime novità sulla vicenda, in particolare il “no” di Sat alle osservazioni della Regione, hanno spinto il consiglio comunale a respingere in toto la proposta. Temono, i capalbiesi, che interrompere l’autostrada proprio a Capalbio trasformi il territorio in zona di attraversamento, di uno sfogo per l’inevitabile tappo che si verrà a creare. Infatti il Comune di Capalbio aveva presentato osservazini su 15 aspetti e 18 richieste/proposte specifiche per il territorio. «Si prende atto ora con estremo disappunto – scrivono – che la maggior parte delle osservazioni e proposte non sono state recepite da Sat nonostante gli impegni assunti». Nel dettaglio il Comune contesta che: «Non viene dato riscontro all’osservazione-proposta di esenzione dal pedaggio per il transito dei residenti in provincia di Grosseto che, oltre ad un’esigenza di equità, consentirebbe di convogliare quasi tutto il traffico locale sull’autostrada e quindi di alleggerire funzioni e volumi di traffico sulle strade di servizio con conseguente minor impatto ambientale, urbanistico e paesaggistico». «Sul tratto di confine fra i comuni di Capalbio e Montalto, nella risposta di Sat si fa riferimento di una nuova ipotesi progettuale del tutto ignota al Comune, sulla quale è richiesto pertanto un confronto in merito. Lo stessoper la zona di Nunziatella e di Torba». «La proposta di realizzare sottopassi in luogo di sovrappassi in corrispondenza della SP Valmarina-Capalbio Scalo (km. 5.490) e del km. 9.540 coinvolge aree non soggette a rischio idraulico così come addotto dalla Sat ed inoltre è stato fatto presente ancora che a fronte di un costo di realizzazione relativamente maggiore l’impatto paesaggistico e urbanistico risulterebbe fortemente ridotto». Più in generale il consiglio ha osservato che la sospensione della progettazione del tratto Grosseto Sud-Orbetello è in contrasto con l’esigenza di intervenire prioritariamente sui tratti caratterizzati da minore adeguatezza e da massima pericolosità. Quindi il consiglio comunale di Capalbio ha formulato un parere contrario sul progetto definitivo riguardante il completamento autostradale A12 Rosignano Civitavecchia lotto 5° – tratto Ansedonia/Capalbio demandando alla Regione Toscana di fare propri i contributi, osservazioni e proposte connesse al progetto definitivo contenute nella delibera consiliare del luglio scorso.

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Chiedi ai nostri amministratori di fermare l’inceneritore in Valdisieve

Fonte: Associazione Valdisieve

Sosteniamo l’appello di Assovaldisieve per salvare la nostra terra dall’impianto di Selvapiana e spingere la realizzazione di un nuovo modo di raccogliere e smaltire i rifiuti.
Sosteniamo il progetto “Rifiuti Zero”: vi chiediamo quindi di cliccare qui per firmare la lettera che riportiamo di seguito.
Abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti per far capire alle amministrazioni che il futuro non si può costruire sulla progettazione di nuovi inceneritori o discariche ma sulla scelta di vedere i rifiuti come risorse da sfruttare.

FIRMATE E FATE FIRMARE!!
Impiegherà un secondo della vostra vita ma può fare molto per il futuro e dei nostri figli!!

Il messaggio che ti chiederemo di confermare sarà il seguente:
All’attenzione delle Amministrazioni Comunali, della Provincia di Firenze e della Regione Toscana
Gentile Amministratore,
faccio seguito alle parole del Presidente Rossi dopo i tristi eventi accaduti in Lunigiana: non un mattone in zone a rischio. Eppure, il nuovo piano interprovinciale sui rifiuti recentemente approvato conferma la costruzione del megainceneritore progettato in prossimità dell’alveo del fiume Sieve.
Noi abitanti della Valdisieve vogliamo rilanciare il messaggio e dire al presidente Rossi: non un mattone nelle zone a rischio della Valdisieve, no all’impianto di Selvapiana.
In quanto cittadino della Valdisieve e della Toscana sono qui a chiederle di fermare l’ampliamento dell’inceneritore in Valdiseve e di intraprendere, insieme a me e a tutti gli altri cittadini, un percorso virtuoso verso la strategia dei Rifiuti Zero già attuata con orgoglio da molti comuni anche in Toscana.
Voglio poter pensare che io, insieme al mio Comune, alla mia Provincia e alla mia Regione, possa non diventare mai causa di qualcosa di cui saranno i miei figli a pagare gli errori.
Non vogliamo rinunciare a vivere qui per non ipotecare il futuro e la salute dei miei figli e nipoti; voglio essere orgoglioso delle scelte che saranno compiute dalle Amministrazioni che mi rappresentano.
La strategia del Rifiuto Zero è vincente non solo perché rispetta l’ambiente ma soprattutto perché si autofinanzia: solo la raccolta differenziata porta a porta e una strategia a lungo termine che non bruci ne’ nasconda potrà trasformare i rifiuti da problema in risorsa, così come anche Napoli sta iniziando a dimostrarci.
Voglio tornare ad essere orgoglioso del posto in cui vivo soprattutto per le scelte che in questo vengono compiute.
Con la più sentita speranza di un Vostro messaggio positivo Vi saluto cordialmente.

Comunicato di Italia Nostra sulla bocciatura dell’impianto eolico di Poggio Tre Vescovi

Firenze 28-2-2012

Grande soddisfazione di Italia Nostra per la bocciatura definitiva dell’impianto di Poggio Tre Vescovi dal Consiglio dei Ministri; prima era stato bocciato da Regione Toscana, Regione Emilia Romagna, dal MIBAC e della provincia di Arezzo, ma col parere favorevole dei Comuni e delle Comunità Montane.
Nel caso ci siano pareri discordanti tra gli Enti che partecipano alla conferenza dei servizi, come in questo caso, anche se sono Enti che dovrebbero essere sottordinati rispetto a Provincie Regioni e Ministero, la questione può diventare di competenza del Consiglio dei Ministri.
In tal caso erano state fatte forti pressioni dai Sindaci e dalla ditta proponente l’impianto con avvocati al seguito, alla fine della stessa conferenza dei servizi del 14 dicembre 2011, con un atteggiamento di assoluta arroganza e lancio d’invettive dirette ai responsabili dei settori VIA di entrambe le Regioni, del Ministero e nei confronti di Italia Nostra (quest’ultime da parte del Sindaco di Casteldelci) rea a suo dire di condizionare pesantemente il Ministero e le Amministrazioni contrarie al progetto. Atteggiamenti al limite della querela.
Siamo rimasti in sospeso in una sorta di limbo per più di due mesi, ma questa è davvero una buona notizia, hanno prevalso le ragioni della tutela dell’ambiente.
Italia Nostra s’è tanto spesa insieme a WWF e ai Comitati locali contro questo impianto.
Si ringraziano gli uffici dei Settori Via di entrambe le Regioni, per la competenza e la fermezza con cui hanno portato avanti la spinosa pratica, si ringrazia l’ufficio legale della Regione Toscana.

Infine si ringrazia il Consiglio nazionale di Italia Nostra, per aver votato all’unanimità nella seduta del 21 gennaio scorso la chiusura della sezione di Sestino, che si era schierata favore dell’impianto in questione in più di una occasione pubblica. La sezione, chiusa a un solo anno dalla sua fondazione, ha avuto un comportamento in contrasto con lo statuto dell’associazione, contravvenendo più volte alla linea chiara e inequivocabile che Italia Nostra ha espresso a tutti i suoi livelli associativi: dalle sezioni ai regionali al nazionale, in campo dell’energia rinnovabile e segnatamente su impianti eolici di tale impatto ambientale e paesaggistico.

Mariarita Signorini responsabile comunicazione Italia Nostra Toscana

Vittoria a Poggio Tre Vescovi!! “Parco eolico, no del governo: Troppi rischi per l’ambiente”

Fonte: La Repubblica Firenze, 28/02/2012
Di: Mario Neri

Troppo rischioso per l’impatto che avrebbe generato sul paesaggio, perfino una minaccia per l’ambiente, gli uccelli migratori e «l’assetto idrogeologico del territorio». Fabrizio Giovanini dovrà rassegnarsi a rimanere il sindaco-pastore di Badia Tedalda.
Niente di più, niente di meno. Il primo cittadino del comune in provincia di Arezzo ieri ha detto definitivamente addio alle royalties promesse dal business del vento che già pregustava lassù dai pascoli dell’Appennino. Dopo il no di tre Regioni (Toscana, Emilia, Marche), 7 soprintendenze e una provincia arrivato in conferenza dei servizi ad ottobre, adesso c’è anche il niet del governo. Il Consiglio dei ministri ha bocciato definitivamente il progetto per il parco eolico che la Geo Italia srl avrebbe voluto realizzare sui crinali al confine fra Badia Tedalda, Verghereto (Forlì, Cesena) e Casteldelci (Rimini) con l’unico avallo dei tre Comuni. Il promontorio di Poggio Tre Vescovi, insomma, non ospiterà mai quella che sarebbe stata una della più grandi dorsali del vento d’Europa.E proprio il sindaco Giovannini, che mesi fa ammise a Repubblica di essere proprietario della maggior parte dei terreni sui cui sarebbe sorto l’impianto, adesso dovrà rinunciare «ai 50mila euro annui» che gli avrebbe garantito l’affitto dei suoi 420 ettari. Quelle 36 pale alte 180 metri – un’altezza finora mai raggiunta dall’eolico nel nostro Paese – avrebbero prodotto un impatto devastante su uno dei paesaggi più delicati e affascinanti della penisola. E soprattutto avrebbero sfregiato la parte toscana, sulla quale erano previsti ben 22 aerogeneratori. Il parco – scrive il governo nella delibera che boccia i progetti della Geo Italia – «avrebbe impatti negativi significativi sulla flora, sulla vegetazione e sulla fauna e per questi non sono state individuate misure idonee di mitigazione e compensazione anche in considerazione della recente approvazione di un impianto eolico a pochi chilometri di distanza». Inoltre «il progetto può determinare impatti rilevanti anche sull’assetto idrogeologico dei terreni, sia durante la fase di cantiere che a fine lavori».

Tav, la lezione del Mugello

Fonte: Stamp Toscana

Terza puntata del viaggio di Stamp a bordo dell’Alta Velocità.
Tocca alla tratta Bologna-Firenze.
Tra dirigenti pubblici a processo, danni ambientali e imprese in odor di mafia.
I documenti, le testimonianze.

Firenze – La tratta Bologna-Firenze, secondo i dati forniti dalle Ferrovie prima e da Ivan Cicconi poi, è stata la più costosa dell’intero progetto ad Alta Velocità. I contratti del 1991, quelli stipulati secondo la delibera FS AS971 del 07/08/1991 (vedi prima puntata dell’inchiesta), prevedevano lo stanziamento di 1.074 milioni di Euro per un totale di 78.5 km, dei quali il 93% circa in galleria. Al 2006 i milioni di euro erano diventati 5.954 e nel 2010, con la linea in esercizio da un anno, è stato stimato dall’esperto in appalti Cicconi un ulteriore incremento a 6.700 milioni . Un aumento derivante in parte dalla struttura morfologica del territorio su cui la Bo-Fi si staglia e in parte dovuto all’architettura finanziaria del progetto Alta Velocità, che, abbiamo visto, con il sistema del project financing e del general contractor (in questo caso Fiat) ben si presta a gonfiare i prezzi dei lavori. Ma la tratta Bologna-Firenze ha significato oltre ai costi anche altro, soprattutto per chi si è trovato da abitante del Mugello a convivere per anni con i suoi cantieri. Un “altro” che ha voluto dire danni ambientali inestimabili, processi penali e amministrativi, prosciugamenti idrici e, non da ultimo, il tentativo di infiltrazione di imprese poco pulite nella sua messa in opera.
La storia del progetto – Le nove gallerie a lunghezza variabile che costituiscono la Firenze-Bologna, assieme ai ponti, ai viadotti e alle trincee, sono stati inaugurati nel 2009 dall’allora premier Silvio Berlusconi, che per l’occasione indossò per un giorno il cappello da capotreno. Ma le sue radici progettuali vengono da più lontano, precisamente dagli anni Ottanta, quando le FS avviano all’interno del nascente progetto Alta Velocità i primi studi sulla sua reale fattibilità. Accantonata l’ipotesi per qualche anno, la linea comincia a prendere forma dopo il 1991. L’anno successivo alla delibera delle FS, in aprile, «viene presentato – come ricorda nella sua tesi di laurea l’architetto Silvano Fabrizio – un primo progetto di massima, con il relativo Studio di Impatto Ambientale». L’esito di quel primo parere fu favorevole e, con alcune importanti modifiche, esso si è tradotto nel progetto esecutivo redatto e proposto nella Conferenza dei Servizi che si apre nel 1993. Questa si concluderà nel luglio del 1995, con la firma dell’Accordo Procedimentale per la tratta appenninica.
I firmatari dell’accordo – Chi firma l’accordo? Al tavolo della Conferenza sono seduti il ministro all’Ambiente Paolo Baratta, quello dei Trasporti Giovanni Caravale, le Ferrovie dello Stato dell’ad Lorenzo Necci (all’epoca ancora vivo e a piede libero), TAV SpA, le regioni Emilia Romagna e Toscana, le cui giunte erano presiedute rispettivamente da Pier Luigi Bersani e Vannino Chiti. Sono nomi importanti. Soprattutto quest’ultimo, attuale vice-presidente del Senato, che in qualità di Governatore è stato dapprima parte lesa nel processo penale ma poi, dopo la trasmissione degli atti di quest’ultimo alla Corte dei Conti, è stato accusato assieme ad altri dirigenti regionali dei danni ambientali nel Mugello. La posizione della Regione è in questo senso ambivalente, ed è sulla stretta linea di confine fra ciò che essa sapeva e poteva evitare e fra ciò che essa ha avallato inconsapevolmente che tutt’oggi si colloca la decisione della magistrature contabile. Dove finiscono le responsabilità delle amministrazioni e cominciano quelle di chi effettivamente ha eseguito i lavori? Questo è il dilemma da affrontare se si vuole comprendere il percorso intrapreso dalla magistratura e, soprattutto, se si vuole fare tesoro dell’esperienza passata per quello che riguarda il nodo fiorentino della Tav, con il sottoattraversamento della città e la stazione Foster (dei quali Stamp vi parlerà nelle prossime puntate). Ma la prima domanda da porsi, allora è un’altra, e cioè chi ha costruito la Bologna-Firenze? Cavet, questo (s)conosciuto – Con la famosa delibera 971 dell’agosto 1991, le FS affidavano a TAV S.p.A la concessione per la progettazione, la costruzione e lo sfruttamento economico dell’Alta Velocità. Il contratto non fu firmato subito. Solo dopo alcune settimane di bagarre, infatti, si riuscì ad arrivare a un compromesso tale da garantire il giusto equilibrio fra le volontà dell’ad di FS Lorenzo Necci e la Democrazia Cristiana. L’oggetto della contesa, secondo il presidente del Comitato di Sorveglianza della stazione unica appaltante della Regione Calabria Ivan Cicconi, era la nomina per la presidenza di TAV SpA Quando questa fu affidata a Salvatore Portaluri – teste chiave delle vicende processuali che portarono alla condanna per associazione a delinquere dello stesso Necci – si raggiunse anche l’accordo con i general contractor, i soggetti che avrebbero dovuto materialmente progettare e costruire l’opera. Per le due tratte Torino-Milano e Firenze-Bologna (quelle che a conti fatti sono risultate con il più alto valore di costo al chilometro) venne scelta la Fiat, che “a cascata” affidò le sue mansioni a due consorzi di imprese, il CAVTOMI per la prima e il CAVET per la seconda. Capofila di ambedue i consorzi era una delle più grandi imprese italiane nel settore delle costruzioni, l’Impregilo SpA, attualmente in mano ai gruppi Gavio e Benetton, vertici di Autostrade. Nel Cavet, assieme ad Impregilo, sono presenti altri grandi marchi dell’edilizia italiana, fra i quali ricordiamo la Cooperativa Muratori e Cementisti (CMC), la Maire Tecnimont e il Consorzio Ravennate delle Cooperative di Produzione e Lavoro.
È del tutto evidente che il ruolo di Fiat in questo caso sia meramente procedurale. Cicconi ha parlato di una  funzione di «passa-carte», tramite la quale il gruppo torinese «incasserà il 3% dell’importo complessivo, una sorta di tangente contrattualizzata e legittimata da un contratto fra soggetti di diritto privato» (da “Il libro nero dell’Alta Velocità”, p. 79).
Nell’ambito dell’effettiva realizzazione dei lavori, poi, a sua volta CAVET ha sub-appaltato ad altre imprese l’esecuzione materiale dell’opera: COESTRA, Ghella SpA, Callisto, Pontello e Generali solo per citarne alcune (per una completa si veda il libro “Tav sotto Firenze” p. 193).

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Poggio Tre Vescovi: vittoria!!! “Eolico bocciato dal governo Il parco aretino non si fa più”

Fonte: La Repubblica

L’impianto di Poggio Tre Vescovi, nel Comune di Badia Tedalda
non riceve il via libera. La ragione: troppo “impattante”

Bocciato il grande parco eolico che doveva nascere nell’aretino. Il no è firmato dal  Governo per l’impianto di Poggio Tre Vescovi, l’area eolica che Geo Italia voleva costruire tra i comuni di Badia Tedalda (Arezzo) Verghereto (Forlì Cesena) e Casteldelci (Rimini): non sussistono possibilità di procedere alla sua realizzazione. La delibera della Presidenza del Consiglio dei Ministri è stata resa nota dalla Regione Toscana che, insieme a quella dell’Emilia Romagna e al ministero per i Beni culturali aveva già detto no nell’ambito della Conferenza dei servizi del 14 dicembre scorso.
Il progetto, si spiega, è stato ritenuto impattante: avrebbe previsto la realizzazione di un impianto costituito da 36 aerogeneratori, di cui 14 in Emilia Romagna e il resto in Toscana, di potenza 3,4 MW ciascuno, per una potenza totale di 122,40MW.
Con questo pronunciamento, spiega la Regione Toscana in una nota, “è stata sciolta in modo definitivo la questione con la quale si era chiusa la Conferenza dei Servizi dove era emerso il dissenso fra le parti. Da un lato le Regioni Toscana ed Emilia Romagna, il ministero per i Beni culturali e la Provincia di Arezzo, vista anche la posizione critica espressa nel parere del Comune di Sestino, si erano dichiarate sfavorevoli al progetto, dall’altro le amministrazioni locali che invece si erano dette favorevoli. La situazione aveva fatto sì che, come prevede la legge, la decisione a quel punto fosse rimandata a Roma. E Roma si è pronunciata. La Presidenza del Consiglio  dei Ministri – prosegue la nota – ha fatto proprie le posizioni delle Regioni confermando che il progetto determina impatti rilevanti sul paesaggio, che l’impianto avrebbe impatti negativi significativi sulla flora, sulla vegetazione e sulla fauna e per questi non sono state individuate misure idonee di mitigazione e compensazione anche in considerazione della recente approvazione di un impianto eolico a pochi chilometri di distanza. Inoltre che il progetto può determinare impatti rilevanti anche sull’assetto idrogeologico dei terreni interessati, sia durante la fase di cantiere che a fine lavori. Ancora, che il progetto non ha efficacemente mostrato la sostenibilità ambientale ed economica delle scelte fatte e ha preso sommariamente in esame le modalità di dismissione e ripristino ambientale paesaggistico dell’opera”.

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