Allarme Tav per l’Opificio. Acidini: aspetto chiarezza

Fonte: Corriere Fiorentino – 3 febbraio 2012
Di: Edoardo Semmola 

L’Opificio vuole sapere: c’è o non c’è un rischio Tav? «Vorremmo poter analizzare fatti concreti, studi reali, che ancora non ci sono. E speriamo di poterli avere presto». E una risposta anti allarmistica quella di Cristina Acidini, soprintendente al Polo Museale Fiorentino e di nuovo, ad interim, a capo dell’Opificio delle Pietre Dure. Il dubbio c’è. L’allarme lo lancia Italia Nostra, che in una lettera aperta alla soprintendente Alessandra Marino fa notare quanto l’estrema vicinanza tra il tunnel Tav e dell’Opificio alla Fortezza possa mettere in pericolo il laboratorio di restauro: «Se con le vibrazioni prodotte dai lavori corre un grave rischio il David di Michelangelo, come paventato dall’architetto De Simone, che si trova a circa 400 metri dal tunnel — è la tesi di Signorini, restauratrice agli Uffizi — figurarsi quanto dovrebbero temere i capolavori custoditi nel laboratorio dell’Opificio, che si trova proprio sopra al tunnel stesso». E ancora: «In un periodo in cui il patrimonio culturale del nostro Paese sta letteralmente cadendo a pezzi — scrive ancora Signorini —constatare che si sprechino miliardi per scavare una voragine sotto Firenze, ci indigna». I tesori dell’Opificio sono custoditi in un loft di 140 metri per 120 in un’ala della Fortezza da Basso, sotto due bastioni e sopra il tunnel. Già a fine 2011 l’architetto De Simone aveva palesato il problema. Da allora, fa sapere Acidini, si sono tenuti «molti contatti con la direzione regionale attraverso i tecnici dell’Opificio» e ancora si cerca, anzi si aspetta, «di avere elementi di conoscenza più approfonditi». Intanto si è mossa «segnalando al Comune la necessità di avere materiali conoscitivi: Palazzo Vecchio è in contatto con i tecnici di Ferrovie e con i nostri, adesso aspettiamo risposte». Fatto sta che il laboratorio ha caratteristiche di delicatezza uniche al mondo. I suoi capolavori come l’Adorazione dei Magi di Leonardo, la croce di Giotto, i 33 metri quadri dell’Ultima Cena del Vasari, e altre inestimabili opere in attesa di restauro, sono conservati in un ambiente protetto con un microclima controllato, umidità e depurazione dell’aria calcolati alla perfezione, contro il deterioramento dei materiali. La Tav passerà a pochi metri di distanza da quel microcosmo di delicata tecnologia e meticolosa cura. Senza considerare che il laboratorio di restauro si serve anche di due pozzi sotterranei le cui acque sono necessarie agli impianti e che corrono il rischio di essere messi fuori gioco dalle iniezioni di cemento.

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