Archivi Mensili: febbraio 2012

Gorgona, trovati altri 98 bidoni tossici

Fonte: Corriere Fiorentino

Sono stati localizzati dalla nave Minerva Uno altri fusti:
67 intatti, gli altri aperti 

FIRENZE – Altri 98 fusti dispersi dal cargo Venezia il 17 dicembre scorso nel mare al largo dell’Isola della Gorgona (Livorno) sono stati localizzati dalla nave oceanografica Minerva Uno. Lo rende noto la Regione Toscana spiegando anche che secondo le ultime informazioni 67 fusti sarebbero intatti, gli altri aperti.
Nelle vicinanze dei fusti sono segnalati, prosegue la Regione, «18 sacchi contenenti i materiali stivati dei bidoni, di questi 13 sarebbero chiusi e 5 aperti». Dopo il ritrovamento dei giorni scorsi – 55 i fusti che erano stati individuati – mancherebbero all’appello una cinquantina di fusti. Le ricerche continueranno nei prossimi giorni.

Smog, De Zordo e Grassi chiedono ed ottengono la verifica delle centraline

Fonte: Nove da Firenze

Le centraline di “fondo” di Boboli e Bassi, che misurano il livello del Pm10 nell’aria e su cui ci si basa per i provvedimenti antismog in città, dovranno essere verificate e valutate per la loro rappresentatività rispetto all’esposizione al Pm10 dei cittadini di Firenze.
Lo chiede una mozione, approvata all’unanimità dalla Commissione Ambiente di Palazzo Vecchio, che impegna il sindaco e la giunta ad attivarsi presso la Provincia e soprattutto la Regione Toscana perchè “sia completato urgentemente il processo di valutazione” delle centraline collocate nel territorio regionale e quindi anche di Firenze.
Oggi infatti le centraline assunte come riferimento per la misura del livello di Pm10 in città sono posizionate una dentro il giardino di Boboli e l’altra in un cortile con giardino di viale Bassi, mentre la terza centralina di “fondo” dell’area fiorentina è invece collocata nel territorio di Scandicci. Secondo la legislazione regionale, le centraline di fondo devono servire a “valutare l’esposizione agli inquinanti nelle aree urbane dove vive e lavora la maggior parte della popolazione”, rispecchiando così la qualità dell’aria della città e del territorio di Firenze e facendo da riferimento per l’attivazione dei provvedimenti antismog.
“Fino a un anno fa le centraline di riferimento per il Pm10 erano di tipo “urbana-traffico” e poste in viale Gramsci e in via Ponte alle Mosse, dove il Pm10 supera più frequentemente i valori limite e le soglie di allarme, mentre dal 2011 le centraline di riferimento sono diventate quelle di tipo “urbana-fondo” e collocate appunto nei gardini di Boboli e di viale Bassi e a Scandicci. Ed è stato verificato che nelle centraline di “fondo” il Pm10 misurato risulta in genere 3-5 volte minore di quelle di “traffico”. Non a caso associazioni ambientaliste hanno più volte posto in dubbio la rappresentatività delle centraline di Boboli e di Bassi, proponendone una diversa collocazione nel territorio cittadino.
Già mettendo a confronto gli ultimi dati disponibili di Arpat degli anni 2008, 2009 e 2010 si può notare che a Gramsci i giorni di superamento del Pm10 sono stati rispettivamente 98, 88 e 65, a Ponte alle Mosse 88, 82 e 66, mentre a Bassi 33, 23 e 13 e a Boboli 19, 13 e 10 e invece a Scandicci 48, 49 e 38 giorni di superamento.
Chiediamo quindi al Comune di attivarsi presso la Regione Toscana e la Provincia di Firenze perché si valuti se le stazioni di “fondo” di Boboli e Bassi corrispondano effettivamente a zone in cui si possa “valutare l’esposizione agli inquinanti nelle aree urbane dove vive e lavora la maggior parte della popolazione”, e se non sia invece necessaria una loro diversa collocazione in aree maggiormente corrispondenti alla definizione normativa, al fine di poter descrivere la qualità dell’aria nel territorio fiorentino e applicare quelle norme che salvaguardano la salute della popolazione. Che deve essere uno degli impegni primari di chi governa un teritorio”.

“Impianti a terra. Più rigore per i pannelli solari”

Fonte: Il Tirreno 24 febbraio 2012
Di Mario Lancisi

Impianti a terra
Più rigore per i pannelli solari
Le prevede una direttiva della Regione per le zone di pregio

L’ultimo caso viene da Siena, dove nel regno delle Crete senesi i monaci dell’abbazia di Monte Oliveto Maggiore, nel comune di Asciano, hanno presentato un progetto per un impianto fotovoltaico in grado di produrre 199 kw di energia elettrica, che verrà costruito in un terreno di 4500 metri quadrati della loro azienda (850 ettari coltivati a farro, ceci, vini e olio).
L’azienda dei monaci si trova 
dentro l’area delle Crete vincolata paesaggisticamente dal Codice Urbani, ma il terreno dove dovrebbero essere installati i pannelli si trova ad una manciata di metri. Il dilemma è questo: si può a pochi metri da una zona di pregio installare il fotovoltaico?
Il dilemma, spiega l’assessore all’urbanistica Anna Marson, riguarda molte zone della Toscana. Dove il confine tra il pregio e il quasi pregio è labile. Per questo la Marson ha fatto approvare in giunta una direttiva che stabilisce i criteri per l’impianto di pannelli solari a terra. E come si dovranno mitigare i possibili impatti sull’ambiente e sul paesaggio che questi possono provocare.
Quattro i cardini su cui ruota la proposta: minor consumo di territorio, riutilizzo di aree degradate, progetti “ad hoc” in base alla specificità dell’area in cui l’intervento viene realizzato, e innovazione.
«Ogni progettazione dovrà partire dall’analisi del rapporto tra l’impianto e la preesistenza dei luoghi. E poi dovrà tener conto di una serie di criteri che riguardano aspetti quali la localizzazione, le condizioni di interferenza nei coni visivi, le modalità di recinzione, quelle per i sistemi di sicurezza, e soprattutto le caratteristiche con cui si dovranno costruire gli impianti e la viabilità di accesso», spiega l’assessore Marson.
Regole alle quali dovranno sottostare anche i monaci di Monte Oliveto. Che alle regole sono abituati da secoli…
(M.L)

Tav, scavi Belfiore: viaggio da Firenze a una discarica di Roma

Fonte: Firenze Today
Di Diego Giorgi

Dove vanno i camion della discordia che escono
dai cantieri Tav di Rifredi?
Uno lo abbiamo seguito ed è arrivato fino alla
capitale in una discarica in località Selvotta

Dove sono diretti i camion che escono dai cantieri della Tav a Rifredi? Se lo chiedono in tanti, ma un nome preciso per adesso non si è sentito. Così noi di Firenze Today abbiamo deciso di seguirne uno, dalla partenza allo scarico. Per far questo ci siamo messi alle calcagna di uno dei tanti bestioni, uno a caso. Un autocarro partito dal rione Lippi che, dopo diverse ore e circa 290 chilometri verso sud, è approdato in una discarica di Roma. Precisamente nella discarica di rifiuti inerti Quattro “A” srl, in località Selvotta, una minuscola frazione, quasi invisibile, nella periferia estrema della capitale.“
Cantieri e terre di scavo. Tema caldissimo qui a Firenze, rovente. L’Ad di Trenitalia, Mauro Moretti, lunedì ha avviato il conto alla rovescia per l’inizio dei lavori di scavo del tunnel sotterraneo lungo poco meno di 8 chilometri che taglierà la città da parte a parte: “Nel giro di un mese o due inizieranno i lavori di scavo”. L’enorme fresa Monnalisa, la talpa che i tecnici stanno montando pezzo dopo pezzo all’interno del cantiere di Campo di Marte, sta in pratica già affilando i ‘denti’. Intanto procedono i lavori per le opere propedeutiche alla realizzazione di quest’opera mastodontica, come quelli effettuati dentro i cantieri del lotto 2 del progetto esecutivo. Per questi interventi si intende la “realizzazione del camerone e delle opere fuori terra della stazione AV e di un sottopasso della nuova fermata Circondaria”, come riportato nel sito web dell’Osservatorio ambientale fiorentino, nella sezione ‘Attività in corso’. In pratica: opere di sostegno, diaframmi, pali di vari diametri, opere in calcestruzzo armato ed in acciaio, scavi a cielo aperto. Si scava quindi, non con la talpa ma si scava. E quando si scava c’è subito un problema da affrontare: le terre e la loro ubicazione. Si toglie per metterci qualcos’altro. Ma il tolto non si volatilizza, va riposto in altre aree.

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Verdi per Impruneta: Raccolta differenziata con lo “spread”

Ampiamente condividiamo dunque diffondiamo il comunicato stampa del 24/2/2012 dei Verdi per Impruneta

Raccolta differenziata con lo “spread”
I Verdi: subito la “raccolta porta a porta” per recuperare i ritardi accumulati,
ed una “stazione ecologica” nel territorio di Impruneta.

“Se la raccolta differenziata dei rifiuti mantiene un incremento medio solo del 2% l’anno si va davvero poco lontano” – è il commento dei Verdi per Impruneta – dopo che il Quadrifoglio (che ha incorporato la SAFI) ha reso noto i dari riferiti all’anno appena trascorso.
I dati del 2011 indicano infatti per il Comune di Impruneta una raccolta differenziata del 47,29%, registrando quindi un incremento del 2,25% rispetto al 2010, quando era stata del 45,04%.
Analogamente, nell’ultimo quinquennio (2007-2011) la percentuale è salita a passo di lumaca di circa 10 punti (dal 37,8 al 47,29), in pratica una media di circa il 2% all’anno. Un risultato certo non brillante che dovrebbe quantomeno far riflettere il Comune. Continuando di questo passo, è doveroso chiede: come sarà possibile centrare l’obiettivo “minimo” di raccolta differenziata che la normativa stabilisce debba essere raggiunto in maniera crescente negli anni?
La normativa prevede che nell’anno 2012 in corso, i Comuni debbano raggiungere l’obiettivo minimo del 65% di raccolta differenziata! Praticamente siamo in ritardo di 18 punti (questo si un vero “spread”!), un differenziale che è da colmare entro il prossimo dicembre (e le medie si fanno sull’intero anno, non sull’ultimo mese).
Il mancato raggiungimento di tale obiettivo comporterà inoltre che sui nostri rifiuti “non differenziati”, oltre ai vari costi del loro trasporto e smaltimento a discarica, la relativa “ecotassa” regionale sarà gravata da un’addizionale del 20%.
Il confronto fra questi obiettivi ed i risultati finora ottenuti in questi anni rendono sempre più evidente – sottolineano i i Verdi per Impruneta – l’urgente necessità che il servizio di raccolta dei rifiuti venga riorganizzato completamente, passando alla “raccolta differenziata spinta” domiciliare, col cosiddetto sistema “porta a porta”.
Non è più tempo quindi di sperimentazioni limitate a talune frazioni di rifiuto od a porzioni del territorio comunale (es. la raccolta domiciliare attuata nel solo centro storico di Impruneta), occorre realizzare una raccolta differenziata “porta a porta” diffusa sul territorio comunale, che preveda un forte coinvolgimento e condivisione da parte della popolazione.
Nel contempo è urgente che venga attivata anche una “stazione ecologica” anche nel territorio comunale di Impruneta, a cui cittadini ed aziende possano conferire direttamente i propri materiali e oggetti di scarto, consentendo così di ampliare le tipologie dei rifiuti riciclabili.
Finora infatti gli abitanti di Impruneta, per poterne fruire, debbono recarsi presso quelle localizzate nei Comuni di San Casciano o Scandicci.
Le numerose esperienze già realizzate in tanti comuni italiani dimostrano non solo la concreta fattibilità del sistema “porta a porta”, ma anche la sua convenienza per le casse comunali (e quindi per le tasche dei cittadini): valutando i costi totali di gestione dei rifiuti (raccolta e smaltimento/recupero), il sistema “porta a porta”, se gestito in modo corretto, risulta essere economicamente vantaggioso, rispetto al sistema di raccolta tramite i grandi cassonetti stradali.
Per vedere che la cosa può funzionare non occorre andare lontano, basta guardarsi intorno e prendere esempio dalle migliori esperienze in atto anche nei comuni della nostra provincia; come nel Comune di Montespertoli, dove l’introduzione del sistema di raccolta “porta a porta” ha consentito anche nel 2011 di ottenere un livello di raccolta differenziata superiore al 90%.

Autostrada, il Tar decide sul ricorso di Italia Nostra

Fonte: La Nazione

Attesa per oggi la decisione del Tar laziale sul ricorso presentato da Italia Nostra contro l’autostrada tirrenica. Una decisione alla quale guardano con interesse anche gli oppositori grossetani alla realizzazione dell’infrastruttura. Anche se con il niet di Sat alla Regione, la società di Antonio Bargone ha di fatto rimescolato le carte in tavola. Nessun progetto per il tratto della discordia, quello tra Ansedonia e Fonteblanda, che di fatto resta un buco nel tracciato. La resistenza opposta dal territorio ha ottenuto quello che voleva? Difficile dirlo. Difficile capire quanto un territorio come quello orbetellano potrà continuare a non volere un’autostrada quando nella sua statale, priva di corsie di emergenza, si riverserà il traffico autostradale sia a sud che a nord. Sempre che il Tar, con un colpo di scena assoluto, non decida di sospendere le autorizzazioni e chiudere tutti i cantieri aperti dalla Sat tra Rosignano e Civitavecchia. «La Sat ha risposto in modo arrogante alle richieste della Regione — affermano dall’associazione No Sat — confermando quanto la sua posizione sia solo legata a interessi finanziari e speculativi lontanissimi da quelli dei cittadini. Ha congelato il progetto a sud di Grosseto, zona dove si attende la messa in sicurezza dell’Aurelia da sessant’anni. Tra pochi mesi scatterà il primo balzello a favore dei soci Sat, con l’apertura dei nuovi caselli, 80 centesimi per percorrere quattro chilometri di un’ottima variante gratuita trasformata in finta autostrada. In pratica daranno una verniciata ai cartelli che da blu diventeranno verdi».

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