Archivi Mensili: marzo 2012

MUOS di Niscemi: crimini e misfatti contro l’ambiente

SICILIA, 25 marzo 2012_Un paesaggio da incubo. La collina stuprata, sventrata. Voragini ampie come i crateri di un vulcano. Il terreno lacerato dal transito dei mezzi pesanti, ruspe, betoniere, camion. Recinzioni di filo spinato, tralicci di acciaio. Una selva di antenne. E poi ancora e solo antenne. Terrazzamenti, gli uni sugli altri, per centinaia e centinaia di metri. Uno di essi mostra già evidenti segni di cedimento. Forse per la pioggia dell’ultima coda d’inverno. In cima, tre piattaforme in cemento armato. E un primo blocco di casermette, container in alluminio e i box per i generatori di potenza. Non conoscono soste i lavori di realizzazione, all’interno della riserva naturale “Sughereta” di Niscemi, del terminale terrestre del MUOS, il nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari della Marina militare USA. Scempi che si sommano ad altri scempi, l’elogio della follia della guerra, l’estrema profanazione del paesaggio e dell’ambiente.
“Abbiamo fatto un sopralluogo in contrada Ulmo per seguire i lavori del MUOStro di Niscemi rilevando alcune problematiche sulla conduzione delle opere di sbancamento”, denunciano i rappresentanti delMovimento No MUOS. “Negli elaborati grafici del progetto, la dislocazione delle piattaforme su cui saranno montate le mega-antenne non corrisponde con quelle in corso di costruzione. Nelle tavole le basi erano disposte lungo una direttrice nord-sud, mentre adesso le stanno realizzando in direzione est-ovest. Non sappiamo se siano mai state approvate varianti in corso d’opera al progetto autorizzato la scorsa estate. Se non è così, i lavori non sono coerenti con le autorizzazioni rilasciate. Di sicuro questa modifica, per il profilo del terreno, ha comportato un maggiore volume di terra movimentata e di conseguenza un più pesante impatto sull’ambiente e il territorio”.
“È perfettamente visibile, poi, la distruzione di essenze arboree tutelate”, aggiungono i No MUOS. “La scomparsa di parte della macchia mediterranea è provata anche dalle foto satellitari in nostro possesso, scattate prima dell’inizio dei lavori. Il minimo che ci si aspetti è un intervento chiarificatore dell’Ente Forestale di Trapani, il soggetto interessato alla vigilanza degli interventi in atto nella riserva”.
L’installazione delle tre antenne paraboliche del MUOS di 18,4 metri di diametro e di due torri radio di 149 metri d’altezza sta avendo conseguenze assai più devastanti di quanto era possibile prevedere dalla lettura del progetto del Comando US Navy di Sigonella. Originariamente si accennava solo all’esecuzione di opere di recinzione del perimetro interessato al sistema satellitare, alla realizzazione di un impianto di illuminazione e di un sistema di drenaggio delle acque meteoriche, al “livellamento superficiale” del terreno e al suo “consolidamento”, a “sistemi di viabilità” e “collegamenti dell’area con le esistenti reti idriche, elettriche e telefoniche mediante tubazioni interrate”. Interventi di per sé impattanti che l’allora ministro della difesa Ignazio la Russa si era ripromesso di mitigare e compensare. “Entro sei mesi dall’inizio dei lavori del MUOS sarà realizzata all’interno dell’area naturalistica una infrastruttura ecocompatibile per il controllo, la gestione ed accoglienza della Riserva, adeguata a supportare l’attività di unità ippomontate e di sistemi per la vivibilità del parco”, riporta il protocollo sottoscritto lo scorso anno dal dicastero della Difesa e dal presidente della Regione, Raffaele Lombardo. Di mesi ne sono trascorsi dieci e le uniche strutture realizzate nella “Sughereta” di Niscemi sono quelle adeguate a supportare il nuovo sistema per le future guerre teleguidate del XXI secolo.
I lavori del MUOS erano stati autorizzati, l’1 giugno 2011, dall’assessorato territorio ed ambiente della Regione siciliana, senza tenere minimamente conto delle norme di attuazione previste dal Piano territoriale paesistico della Provincia di Caltanissetta per la riserva naturale di Niscemi, approvato dalla stessa Regione nel maggio 2008. Il Piano inseriva l’area naturalistica all’interno del cosiddetto “livello di tutela 3”, limitando gli interventi alla mera conservazione del patrimonio naturale esistente “in un’ottica integrata di consolidamento delle funzioni ecologiche e protettive”, alla “rinaturalizzazione” e alla “sostituzione delle specie vegetali alloctone con specie autoctone” ai fini del potenziamento della biodiversità e della salvaguardia idrogeologica. Di contro, il Piano territoriale per la “Sughereta” (Sito di Importanza Comunitaria – SIC), vietava espressamente la “realizzazione di infrastrutture e reti, tralicci, antenne per telecomunicazioni, impianti per la produzione di energia anche da fonti rinnovabili; nuove costruzioni e l’apertura di strade e piste”. Proprio quanto è stato invece autorizzato per il terminale terrestre dell’EcoMUOStro di Niscemi.
Ai danni ambientali si è aggiunto poi l’aggiramento dei protocolli istituzionali in tema di legalità e opere pubbliche. Dopo che la Marina USA ha affidato l’esecuzione dei lavori al consorzio d’imprese “Team MUOS Niscemi” di Arcugnano (Vicenza), in contrada Ulmo è comparsa come subappaltatrice la “Calcestruzzi Piazza Srl”, società sotto osservazione da parte degli organi inquirenti per presunte contiguità criminali. Secondo il senatore Giuseppe Lumia (Pd) che il 14 febbraio 2012 ha presentato una specifica interrogazione ai Ministri della difesa e dell’interno, “la Calcestruzzi Piazza ha come amministratore unico Concetta Valenti, il cui marito convivente è Vincenzo Piazza, che, in base ad indagini della Direzione distrettuale antimafia (DDA) di Caltanissetta nonché ad altri elementi info-investigativi segnalati dalle Forze dell’ordine, apparirebbe fortemente legato al noto esponente mafioso del clan Giugno-Arcerito, Giancarlo Giugno, attualmente libero a Niscemi”.
Il 7 novembre 2011, la Prefettura di Caltanissetta ha reso noto che dopo le verifiche disposte dalle normative in materia di certificazione antimafia e delle più recenti direttive impartite dal Ministero degli interni, “sono emersi allo stato degli attuali accertamenti e dagli atti esistenti presso questa Prefettura-U.T.G. elementi tali da non potere escludere la sussistenza di tentativi di infiltrazione mafiosa tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi della sopracitata società”. Alla base del pronunciamento prefettizio, i contenuti di un rapporto della Divisione Polizia anticrimine della Questura di Caltanissetta del 6 ottobre 2011, e di quello della Sezione Criminalità organizzata della stessa Questura del 27 dicembre 2010.
A seguito delle verifiche della Prefettura, il 25 novembre 2011 il dirigente dell’Area servizi tecnici della Provincia regionale di Caltanissetta ha sospeso la “Calcestruzzi Piazza” dall’Albo delle imprese per le procedure di cottimo-appalto. Venti giorni dopo anche il capo ripartizione per gli Affari generali del Comune di Niscemi ha disposto l’esclusione della società dall’elenco dei fornitori e dall’Albo delle imprese di fiducia. Contro i provvedimenti, i Piazza hanno presentato ricorso al TAR, minacciando pure di querelare il senatore Lumia e i giornalisti che avevano segnalato la presenza dell’azienda nei lavori del MUOS. “La conoscenza o la frequentazione di Giancarlo Giugno da parte di Vincenzo Piazza non ha influenzato le scelte personali del secondo, che invece sono state di segno esattamente opposto rispetto alla vicinanza ad un comportamento mafioso”, affermano i legali della società. “Non si comprende, dunque, secondo quale passaggio logico il primo avrebbe sul secondo un’influenza così profonda ed estesa, da fare ritenere probabile l’intromissione nella gestione della società, di cui peraltro il secondo non è socio né amministratore”. La tesi deve aver lasciato tranquilli e soddisfatti il Dipartimento della difesa, il Comando USA di Sigonella, l’Ambasciata degli Stati Uniti a Roma e il Consorzio Team MUOS Niscemi. Non risulta, ad oggi, che qualcuno sia infatti intervenuto per revocare il subcontratto all’azienda sfiduciata dal Prefetto e dagli Enti locali.
Nonostante stiano per essere completati i lavori del MUOS, continuano in buona parte della Sicilia le iniziative di mobilitazione e di protesta contro il nuovo sistema di telecomunicazioni militari. Il comitato dei Sindaci dei Comuni del comprensorio interessato (Niscemi, Comiso, Riesi, Acate, Butera, Gela, San Cono, Mazzarrone, Mirabella Imbaccari, Chiaramonte Gulfi, Vittoria, Piazza Armerina, Caltagirone, San Michele di Ganzaria e Mazzarino) ha indetto un corteo per il prossimo 31 marzo a Niscemi, a cui dovrebbero partecipare movimenti e comitati No MUOS, studenti ed associazioni ambientaliste. I sindaci, in un appello congiunto, chiedono alla Regione Siciliana e al Consiglio dei Ministri di adottare “ogni utile provvedimento finalizzato alla revoca delle rispettive autorizzazioni rilasciate per l’inizio dei lavori del MUOS”, alla luce dei rischi per la salute della popolazione evidenziati in un recente studio dei ricercatori del Politecnico di Torino, prof. Massimo Zucchetti e Massimo Coraddu.“Le gigantesche antenne inizialmente erano destinate a Sigonella, ma la vicinanza con l’aeroporto civile di Catania ed il rischio di detonazione delle armi presenti nella vicina base NATO ne sconsigliarono l’ubicazione”, scrivono gli amministratori. “A pochi chilometri da Niscemi, invece, a breve entrerà in funzione l’aeroporto civile di Comiso, e di questo nessuno si preoccupa adeguatamente sulle conseguenze negative che avrebbe l’attività del MUOS”.
Per fine aprile, il Movimento No MUOS di Niscemi ha indetto invece un happening di tre giorni con sit-in, incontri, concerti e proiezioni, a cui interverranno artisti ed esponenti dei comitati no war siciliani. Perché la lotta contro la militarizzazione del territorio continui. Noi ci saremo.
Antonio Mazzeo, giornalista, vincitore del premio nazionale Giorgio Bassani 2010 indetto da Italia Nostra 
Leandro Janni, consigliere nazionale di Italia Nostra, già presidente regionale di Italia Nostra Sicilia

La denuncia dell’Arpat “In regione 42 impianti contestati”

Fonte: La Repubblica, Firenze

L’Agenzia regionale per la protezione ambientale ha estrapolato i dati regionali
dal rapporto del Nimby Forum.
Le strutture oggetto di contestazione per timore di effetti negativi sul territorio

Sono in Toscana 42 delle 331 infrastrutture e impianti contestati in Italia per timore di effetti negativi sull’ambiente e sul territorio. Ne dà notizia l’Arpat – Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana – che ha estrapolato i dati regionali dal rapporto, recentemente presentato a Roma, del Nimby Forum, creato dalla associazione Aris per analizzare l’andamento della cosiddetta sindrome Nimby (Not In My Back Yard, cioè non nel mio cortile). Con 42 impianti contestati, la Toscana risulta la Regione più contestatrice d’Italia dopo la Lombardia (con 46 impianti osteggiati) e prima dell’Emilia Romagna (40). L’Arpat fornisce l’elenco delle 42 strutture contestate in Toscana: si tratta di 17 impianti di produzione di energia (eolica, fotovoltaica, biomasse), di 1 rigassificatore, di 6 fra elettrodotti, gasdotti o metanodotti, di 4 discariche, di 10 impianti vari per lo smaltimento rifiuti (inceneritori, cogeneratori, gassificatori, impianti di compostaggio) e di 4 termovalorizzatori. Secondo il Forum Nimby è in crescita il numero dei Comuni che si oppongono agli impianti, per cui dal Nimby si starebbe passando al Nimto, cioè Non In My Term of Office (non nel mio mandato). L’impressione è che l’elenco toscano sia errato per difetto. Non include, infatti, i casi di opposizione crescente ai lavori per la variante di valico e la terza corsia autostradale nell’area fiorentina e in Mugello, e al tracciato della autostrada tirrenica nelle province di Livorno e di Grosseto.
Questi i 42 impianti contestati in Toscana:

Impianti di produzione energia: 17
Impianto eolico di Badia Tedalda (AR)
Impianto eolico sul Monte Faggiola (FI)
Centrale a biomasse di Castiglion Fiorentino (FI)
Impianto eolico di san Benedetto in Alpe  –  Valle dell’Acqua Cheta (FI)
Centrale a biomasse di Capalbio (GR)
Impianto fotovoltaico di Scansano (GR)
Centrale a biomasse di Gallicano (LU)
Centrale a biomasse di Fornoli (LU)
Centrale a biomasse di Canevara (MS)
Impianto eolico Cisa Cirone (MS)
Impianto eolico off shore di Pisa (PI)
Impianto fotovoltaico di San Miniato (PI)
Impianto eolico sul Monte Canneto (PI)
Centrale termoelettrica di Bottegone (PT)
Centrale a biomasse di Colle Val d’Elsa (SI)
Centrale a biomasse di Torrita di Siena (SI)
Centrale a biomasse di Sinalunga (SI)

Rigassificatori: 1
Rigassificatore di Rosignano (LI)

Energia (altro): 6
Elettrodotto Colunga-Calenzano
Gasdotto Brindisi-Minerbio (tratta Foligno-Sestino)
Metanodotto Palaia-Collesalvetti
Elettrodotto Santa Barbara-Monte San Savino
Metanodotto Pontremoli-Cortemaggiore
Elettrodotto La Spezia-Acciaiolo

Discariche RU: 4

Discarica di Podere Rota (AR)
Discarica di Gambassi Terme (FI)
Discarica di Mulazzo (MS)
Discarica di Peccioli (PI)

Rifiuti (altro): 10
Discarica di Le Borra (FI)
Inceneritore di Monterotondo marittimo (GR)
Gogeneratore di Scarlino (GR)
Discarica di Livorno (LI)
Impianto di compostaggio di Capannori (LU)
Gassificatore di Castelfranco di Sotto (PI)
Gassificatore di Lugnano (PI)
Gassificatore di Pontedera (PI)
Impianto di produzione CDR di Badia a Pacchiana (PT)
Impianto di compostaggio di Piteglio (PT)

Termovalorizzatori: 4

Termovalorizzatore di Testi (FI)
Termovalorizzatore di Firenze (FI)
Termovalorizzatore di Castelnuovo (LU)
Termovalorizzatore di Montale (PT)

Si incatena ai cancelli del Comune per protesta contro la gestione urbanistica

Fonte: La Repubblica, Firenze
Di Ernesto Ferrara

Maurizio Toma, presidente del comitato del Galuzzo si è incatenato all’ufficio.
Replica l’assessore Meucci: “La nostra gestione è pulita, chie ha dei dubbi
lo denunci a noi o meglio alla Procura”

In catene, come fece l’ex sindaco Domenici. Ma ai cancelli dell’ufficio dell’Urbanistica del Comune. L’autore della protesta è Maurizio Toma, architetto, presidente del comitato per la tutela del patrimonio storico e paesaggistico del Galluzzo. E’ arrabbiato con la gestione urbanistica di Palazzo Vecchio e per questo da stamani alle 9 è incatenato fuori dagli uffici di via Andrea del Castagno.
“L’urbanistica è ancora il regno della discrezionalità. Non c’è stata nessuna discontinuità rispetto al passato. E il caso del geometra Tolve arrestato nei giorni scorsi per concussione, non è isolato nè senza valore come ha tenuto a dire l’assessore Meucci”, protesta Toma, uno fra i primi 3 anni fa a denunciare il caso Quadra, lo scandalo della società di progettazione finita poi al centro delle inchieste della Procura. Secondo Toma, che fu anche candidato alle elezioni 2009 nella lista Renzi, all’Urbanistica “c’è ancora qualcuno più uguale degli altri, ci sono pratiche per un cancello ferme dal 2006 e lavori che corrono veloci, secondo la massima discrezionalità. Da tempo chiedo un appuntamento per discutere delle scorrettezze di un progetto edilizio al Galluzzo: non mi hanno mai ricevuto”. Non solo: secondo l’architetto Toma il caso del geometra dipendente dell’ufficio urbanistica (Lucio Canio Tolve) che chiedeva la mazzetta per far andare avanti le pratiche, arrestato nei giorni scorsi dalla squadra mobile di Firenze, non è isolato: “Lui è un poveraccio frustrato, evidentemente costretto a comportarsi così, anche se non lo difendo affatto. E comunque sono indignato perchè ho sentito l’assessore all’Urbanistica Elisabetta Meucci sminuire il caso, dire che Tolve non contava nulla”. Toma rimarrà incatenato agli uffici finchè non sarà ricevuto. A quanto pare per ora da Palazzo Vecchio non hanno intenzione di incontrarlo ufficialmente.
L’assessore all’urbanistica Elisabetta Meucci però ribatte: “‘Chi vuole ostinarsi a pensare che siamo una banda di ladri faccia pure, ma la verita’ è che la nostra gestione è pulita, e da due anni e mezzo questa amministrazione si sta impegnando al massimo nel rinnovamento del sistema di funzionamento dell’urbanistica a Firenze. Chi ha dei dubbi o è a conoscenza di fatti poco chiari sulla gestione delle pratiche, li denunci. A noi o meglio ancora alla magistratura”. E ancora: “I casi Tolve ci sono in tutti i posti. Per parte mia torno a garantire che in questi uffici non c’è alcun sistema di irregolarità. Anzi stiamo portando avanti un importante lavoro di riorganizzazione rispetto al passato: abbiamo allontanato molte persone, cambiato dirigenti, puntato sulla trasparenza, e continueremo ogni giorno su questa strada”.

La frana arriva sull’Autostrada del Sole. I geologi: “Si muove il pilone di un viadotto”

Fonte: Il Fatto Quotidiano

La situazione peggiora. I geologi lanciano l’allarme:
“Il pericolo non è più soltanto la Variante di Valico, ma l’A1 stessa. Tozzi nega,
Defranceschi (Movimento 5 Stelle): “Bugie reiterate”

Scavano un tunnel a valle e mettono a rischio una strada a monte. La nuova storia della frana della galleria val di Sambro si potrebbe sintetizzare così. La frana che sta interessando il paesino di Ripoli-Santa Maria Maddalena nel Bolognese, risvegliata dagli scavi per la Variante di valico, ha fatto muovere i piloni della attuale Autostrada del sole, che da Firenze porta al capoluogo emiliano. Lo spostamento di almeno uno dei giganteschi pilastri che reggono il viadotto Piazza, registrato dalla fine di ottobre, è di un centimetro e mezzo. A segnalare il movimento sono stati gli strumenti di monitoraggio piazzati dalla stessa Autostrade per l’Italia, che dopo le proteste dei cittadini ha dovuto monitorare palmo a palmo l’area del paese. Ora a muoversi è anche il gigantesco viadotto.
A confermare la voce che già da alcuni giorni circolava, c’è una lettera di due tecnici della Regione Emilia Romagna, i geologi Marco Pizziolo e Annarita Bernardi, che da tempo si stanno occupando del caso Ripoli. La lettera, indirizzata all’assessore regionale alla difesa del suolo,Paola Gazzolo e resa pubblica oggi dal consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, Andrea Defranceschi, non lascia spazio a dubbi: “La superficie interessata dai movimenti è in aumento – scrivono i due tecnici – i limiti a monte continuano a essere oggetto di particolare attenzione, in quanto presentano segnali di un possibile coinvolgimento di almeno un pilastro dell’autostrada esistente. Analogamente è da tenere sotto particolare attenzione la strada provinciale a monte della stazione ferroviaria”.
Il breve passaggio della relazione è un ennesimo allarme che a questo punto non riguarda più solo i cittadini della frazione di San Benedetto val di Sambro, ma l’incolumità di tutti. Gennarino Tozzi condirettore generale Sviluppo Rete di Autostrade, ancora in una intervista apparsa sabato su  Repubblica, negava il movimento del viadotto. “Non mi risulta”. Ora la conferma giunge dai palazzi di viale Aldo Moro. Che emette anche altre “sentenze”: la frana, anche dove gli scavi sono già passati, non si è fermata. Anzi, accelera. Forse è stata favorita anche dalle nevicate degli ultimi mesi che, sciogliendosi, hanno reso più scivoloso il terreno.
Proprio nelle scorse settimane il consiglio regionale emiliano romagnolo aveva votato all’unanimità un documento che chiedeva ad Anas e Autostrade lo stop ai lavori almeno fino alla fine delle indagini, portate avanti dai magistrati di Bologna. Ma per ora gli scavi proseguono e né il prefetto di Bologna, Angelo Tranfaglia, né il sindaco di San Benedetto val di Sambro, Gianluca Stefanini, hanno mosso un dito per bloccarli. Nel frattempo, un’altra famiglia (con una bambina piccola) è stata “de-localizzata”, cioè allontanata dalla propria casa. Papà, mamma e figlia sgomberati nei giorni scorsi vanno così ad aggiungersi all’altra dozzina di persone (sulle 500 totali di Ripoli) già evacuate dalle proprie case.
Intanto, la frana non solo interessa zone sempre più ampie, ha anche ripreso a correre. Come segnalano i tecnici della Regione: “Per quanto riguarda l’area di Santa Maria Maddalena allo stato attuale le velocità del movimento appaiono maggiori rispetto al periodo precedentemente oggetto di rapporto, raggiungendo in alcune aree più prossime agli scavi 1,5 centimetri al mese”. L’area di cui si parla nel rapporto è quella di casa Pellicciari, finora la più colpita dagli scavi che le stanno passando accanto.
I geologi Pizziolo e Bernardi evidenziano come le speranze che i movimenti franosi si fermassero erano risultate troppo ottimistiche: “La tendenza alla stabilizzazione menzionata nel rapporto precedente – si legge nella lettera – non sembra confermata dalle ultime rilevazioni. Sono osservabili infatti nell’ultimo periodo segnali indicanti una possibile accelerazione del movimento”.
Infine, in conclusione, la lettera dei geologi lancia un monito inquietante. “È probabile nel breve termine una prosecuzione delle attuali velocità, per l’effetto combinato delle due canne in avanzamento sia pure nell’incertezza del comportamento che tali fenomeni possono avere e nell’ipotesi che non si verifichino eventi non prevedibili attualmente, come svuotamenti improvvisi di sacche acquifere, precipitazioni intense e prolungate o collassi delle gallerie per motivi costruttivi. Tale deformazione non potrà che produrre un incremento delle deformazioni sui manufatti e sulle infrastrutture con estensione delle lesioni precedenti”. Insomma, per i prossimi mesi allerta massima.
Il primo commento, naturalmente, è proprio di Andrea Defranceschi. “Il documento di cui siamo in possesso è la pietra tombale sulle reiterate bugie che Autostrade ha tentato di propinarci negli ultimi mesi, e che la Regione ha avallato col suo silenzio. I dati e le conclusioni sono chiari: gli spostamenti delle case nelle frazioni Ripoli e Scaramuzza di Santa Maria Maddalena sono dovuti agli scavi. Basta con questa favoletta che fossero danni precedenti”.

Paesaggio: Settis, subito legge su modello tedesco

Intervenire su frane, priorità tecnica per governo tecnici

Fonte: ANSA
ROMA, 21 MAR – Una ”normativa urgente contro il consumo del suolo sul modello di quanto gia’ avviene in Germania”, sia per le opere pubbliche sia per quelle private: Salvatore Settis, ex presidente della Normale di Pisa, torna a chiedere un intervento di urgenza per ”un Paesaggio da vivere”. Lo fa nel corso dell’omonimo convegno di oggi al Maxxi, il primo degli appuntamenti di ‘Re-Cycle’, che ha visto schierati gli esponenti – da Franco Iseppi (Touring Club) a Ilaria Borletti Buitoni (Fai) a Alessandra Mottola Delfino (Italia Nostra) a Fulco Pratesi (WWf Italia) – delle associazioni che lottano contro la cementificazione per la conservazione e la tutela del paesaggio, per la salvaguardia e la riqualificazione. E i dati – e’ stato sostenuto nel dibattito – parlano chiaro: tra il 1995 e il 2009 sono state costruite oltre 4 milioni di nuove abitazioni, mentre sono oltre 800 mila gli immobili inutilizzati, in gran parte nei centri storici; nel solo 2010 sono stati usate 34 milioni di tonnellate di cemento (565 chili procapite) e sono 2 milioni gli ettari di terreno agricolo fertile consumati tra il 1990 e il 2005. Per questo Settis rivendica, cosi’ come previsto dalla Costituzione, una difesa dell’ambiente da anteporre a qualsiasi interesse economico privato. Dice esplicitamente che la legge da approvare dovrebbe prevedere al primo punto il divieto di costruzione in una determinata regione ”se ci sono appartamenti sfitti o edifici in abbandono”. In attesa, a parere di Settis – c’e’ un’urgenza da affrontare subito: ”l’Italia e’ il paese piu’ franoso di Europa e non si sta facendo nulla per metterlo in sicurezza. Dovrebbe essere questa la priorita’ tecnica per un governo di tecnici”. Pio Baldi, presidente della Fondazione Maxxi, si dice d’accordo con Settis e sottolinea che la normativa dovrebbe avere una serie di incentivi e disincentivi: ”chi costruisce su suolo vergine dovra’ pagare di piu’, chi, invece, interviene su suolo gia’ edificato, molto meno”. Per Baldi tra le ”emergenze” della ricostruzione del paesaggio ci sono ”da una parte, la zona intensiva intorno al Vesuvio e, dall’altra, la costa adriatica che sale dalla Puglia fino al Veneto”. ”Il paesaggio non e’ da guardare – conclude Settsi – ma da vivere: la dimensione estetica non basta piu’ a giustificarne la tutela”.

Raggiunto il quorum per il referendum contro le pale eoliche

Fonte: Il Tirreno, Cecina-Rosignano

Esulta la lista civica, Mancini: «Il 20% in due sole settimane.
La maggioranza ha l’ultima occasione per non smentirsi»

RIPARBELLA. Missione compiuta e la lista civica Insieme per cambiare esulta. Il referendum abrogativo sul progetto di un parco eolico a Riparbella si farà. Lo annuncia il capogruppo Emilio Mancini: «A due sole settimane dall’inizio della raccolta firme è stato raggiunto il quorum del 20% degli iscritti alle liste elettorali come richiesto dallo statuto comunale. I cittadini hanno prontamente risposto e l’obiettivo è stato raggiunto molto prima del previsto. Questo dimostra quanto sentita sia la necessità di un confronto trasparente e democratico rispetto a una scelta che ancora oggi è oscura e imposta con prepotenza da una maggioranza che ha perso il contatto con la realtà di Riparbella».
Le firme, spiega ancora Mancini, saranno consegnate al sindaco Ghero Fontanelli subito dopo Pasqua, quindi nella seconda metà di aprile, «per poter dare l’opportunità anche ai tanti stranieri residenti che frequentano il paese di firmare e comunque di essere informati circa la battaglia a difesa del territorio».
«Il consigliere Giorgio Gremigni – prosegue Mancini – fece una dichiarazione di voto, a nome della maggioranza, in cui si dichiarò favorevole all’istituto del referendum, ora hanno un’ultima occasione per dimostrare che quanto dicono corrisponde a quanto pensano. I cittadini hanno fatto la loro richiesta secondo le previsioni normative vigenti ed è da questa volontà popolare che si deve ripartire per ridare credibilità alle istituzioni e alla politica e se la maggioranza ignorerà anche questa richiesta formale chiederemo l’immediato intervento del prefetto e del ministero degli interni».
«Siamo solo stupiti dal fatto – conclude Mancini – che la Ewf prosegua i lavori per la costruzione del parco eolico senza sosta, ignorando la protesta popolare. Che abbiano già avuto rassicurazioni circa l’esito referendario? Intanto in paese la gente continua a mormorare che arriveranno rimborsi a tutti dal conto energia, ennesima promessa non mantenuta, usata come trovata politica per convincere la gente a non andare a votare, ma ormai per i più il gioco è stato scoperto».

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