Opificio, l’allarme di Ciatti “A rischio entro cinque anni”

Fonte: La Repubblica – Firenze

Il sovrintendente in commissione cultura del consiglio regionale: “Potrebbero venire meno alcune delle più antiche tradizioni di restauro”. Il presidente Danti (Pd):
“Imminente visita per decidere iniziative mirate”

“Entro cinque anni c’è il rischio che venga meno la trasmissione di alcune delle più antiche tradizioni di restauro dell’Opificio delle Pietre dure”. A lanciare l’allarme è il sovrintendente dell’istituto, Marco Ciatti, durante una lunga audizione in commissione cultura del consiglio regionale.
L’istituto, che lavora per le sovrintendenze di tutta Italia ma che porta avanti anche attività di ricerca e di didattica – la scuola di alta formazione per restauratori è una delle due del Mibac – ha “fortissime capacità operative per le quali gode di ampi riconoscimenti internazionali”, ha ricordato il direttore. Il problema è però il futuro, e in particolare “il rischio che vada disperso, con i programmi di pensionamento, il personale che ricopre ruoli tecnici, i restauratori”. Il blocco del turn over previsto in tutto il settore pubblico rende quasi impossibile, infatti, affiancare giovani restauratori accanto ai “maestri” entrati per lo più dopo l’alluvione di Firenze, depositari delle tecniche di scuola della cinquecentesca manifattura medicea, poi affiancata dal laboratorio di restauro voluto da Ugo Procacci nel 1932.
Il presidente della commissione Nicola Danti (Pd), ha annunciato che dopo l’imminente visita all’Opificio, sollecitata dallo stesso Ciatti, l’organo valuterà “decisioni e iniziative operative”, oltre alle  sollecitazioni alla giunta regionale per ulteriori interventi presso il ministero già condivise da tutto il consiglio con una mozione approvata in occasione della legge Finanziaria regionale. “Sia il presidente Rossi che l’assessore Scaletti hanno fatto egregiamente il loro dovere – ha commentato Danti – tuttavia possiamo considerare di intervenire su aspetti diretti, come ad esempio sulla formazione, rispetto alla quale la Regione ha competenze specifiche”.
Secondo Mauro Romanelli (Fed.Sin-Verdi), che con Daniela Lastri (Pd) ha richiesto l’audizione di Ciatti, la Regione può giocare la sua parte sollevando “con grande energia un grido di allarme rivolto al ministero”, per sollecitare “una deroga o un intervento immediato”. Da Marco Carraresi (Udc), che non fa parte della commissione cultura ma che è stato il primo firmatario della mozione sull’Opificio, la volontà di “affiancare l’attività dello Stato: uno dei 4 magazzini dell’Opificio ha sede alla Fortezza e dovrà essere smantellato per fare posto all’attività del Polo fieristico; ma sulla Fortezza la Regione ha certamente voce in capitolo”. Ancora: “C’è la possibilità intanto di affiancare giovani ai restauratori più anziani grazie a stages o tirocini, in attesa di tempi migliori; la Regione potrebbe intervenire in piccola parte con finanziamenti propri”.
Daniela Lastri (Pd) ha anche proposto di dedicare un’apposita Giornata di Palazzo Aperto all’Opificio, offrendo al pubblico l’opportunità di conoscere dal vivo l’attività di restauro e organizzando un’apposita conferenza “su un patrimonio unico al mondo”.

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