Grandi opere, Val di Susa, democrazia

Il 3/4 marzo a Firenze, promosso dal Comitato contro il  sottoattraversamento TAV  di Firenze, Italia Nostra e Perunaltracittà lista di cittadinanza si è tenuto un convegno sulle Grandi Opere Inutili.   Un appuntamento partecipato che ha visto numerosi interventi non solo locali ma anche nazionali e internazionali sul tema: dal nodo fiorentino TAV, al ponte di Messina, dal Mose di Venezia ai progetti di  autostrada Cispadana, fino all’importante caso di Stoccarda 21.  In primo piano la lotta degli abitanti della Val di Susa rappresentata al Convegno da una nutrita delegazione che ha illustrato e informato sulle drammatiche vicende in corso.
Il convegno è stato inteso anche come risposta alle argomentazioni sviluppate dal governo Monti e dalle forze sostenitrici del progetto TAV in Val di Susa che vorrebbero ridurre ad un problema di ordine pubblico le ragioni argomentate e articolate portate avanti dai valsusini.
In Val di Susa si sta attuando su scala geografica un copione sperimentato per certe grandi opere. Un progetto gravemente carente sotto il profilo della trasparenza, della condivisione con le comunità interessate e del rispetto delle procedure viene imposto con l’occupazione militare dei territori.
Rispetto al modello keynesiano che produceva consenso con opere utili e ben accette anche per i risvolti occupazionali e di mantenimento del reddito in periodi di crisi, oggi le grandi opere sono spesso inutili, dannose e dispendiose e provocano opposizioni in larghi strati della società.
L’opposizione nasce sì dalle carenze progettuali, ma soprattutto dal modo autoritario e apodittico con cui vengono imposte da ristrette lobbies economico-finanziarie.
La Val di Susa e ciò che attorno a quel progetto sta avvenendo va ben al di là delle normali e patologiche controversie che da sempre caratterizzano i lavori pubblici, ponendosi come un problema più generale di legalità democratica e rispetto delle regole. Questi principi, che una stampa in gran parte collaterale ai poteri centrali, indica come disattesi dai manifestanti no TAV, sono prima di tutto dimenticati dalle autorità governative e statali.
Tre mesi fa ad esempio come Comitato Cittadini area Fiorentina, insieme a Italia Nostra e al Comitato contro il sottoattraversamento TAV, abbiamo inviato una lettera argomentata al Presidente Monti per invitarlo a considerare la possibilità di sospendere l’avvio dei lavori del tunnel fiorentino della TAV, ma non abbiamo avuto risposta.
Il mese scorso ben 360  docenti di università rappresentative di tutta Italia e guidati da autorevoli esperti di grandi opere, di problematiche ambientali e di scienze  dei trasporti hanno rivolto un appello per un ripensamento sulla TAV in Val di Susa al Governo “tecnico” Monti: anche questa sollecitazione non ha avuto  risposta (clicca qui per leggere la lettera)
Altrettanto significative ci sono sembrate due lettere inviate sempre a Monti:

  • da Angelo Tartaglia docente del Politecnico di Torino nella quale ricostruisce le circostanze nelle quali , alla fine del 2009, è stato espulso dall’Osservatorio tecnico sulla Torino-Lione (clicca qui per leggere la lettera)
  • da Maria Rosa Vittadini docente dell’IUAV ed esperta di sistemi di mobilità (clicca qui per leggere la lettera)

Sono queste non risposte eminentemente politiche che deteriorano la fiducia nelle regole democratiche e inaspriscono i contrasti sociali, pertanto invitiamo il Governo a recedere dal suo atteggiamento annunciato venerdì scorso per giungere ad una moratoria dei cantieri in Val Di Susa, incontrandosi con i tecnici che hanno indirizzato un documento di osservazioni critiche sul progetto. Si avvii un serio ripensamento della politica delle grandi opere basata sulle priorità, sui principi della trasparenza, su serie analisi costi/benefici, sul migliore utilizzo delle scarse risorse finanziare per progetti che interessino veramente gli interessi della collettività.
Poiché siamo convinti che il dialogo possa ottenersi con forme di pressione  dell’opinione pubblica sulle autorità, proponiamo di pubblicizzare la lettera dei 360 docenti a Monti e di sottoscrivere la petizione on line con cui si richiede al Governo di incontrare i rappresentanti che hanno promosso l’iniziativa.

Chiediamo che il professor Mario Monti riceva i promotori dell’Appello dei
360 professori che lo hanno invitato a rimettere in discussione in modo
trasparente ed oggettivo la Torino-Lione 

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