Archivi Mensili: aprile 2012

Casabona,inaugurazione della Biblioteca comunale e del Museo civico

Italia Nostra sezione di Crotone
Inaugurazione della Casa della Cultura “Salvatore Liguori”

Fonte: Il Crotonese
“A palazzo Liguori la cultura trova casa”
(cliccate sull’immagine per leggere gli articoli) 

La Presidente di Italia Nostra Crotone, Teresa Luguori, al taglio del nastro

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Italia Nostra Crotone – V Giornata Nazionale delle Ferrovie Dimenticate: da Crotone a Sibari

V Giornata Ferrovie Dimenticate-22 aprile 2012
Itinerario da Crotone a Sibari e Albidona, sulle orme di George Gissing.
Non in treno.

Nel mese di novembre 1897 lo scrittore inglese e viaggiatore del Grand Tour, George Gissing, si avventurava in Calabria, desideroso di visitare le antiche terre della Magna Graecia, percorrendo in treno tutta la linea jonica, da Taranto a Reggio Calabria, con alcune soste a Metaponto, Crotone, Catanzaro-Squillace.
A noi, abitanti del litorale jonico, nel XXI secolo viene negata la possibilità di viaggiare su linea ferrata, per mancanza di mezzi di linea nei giorni festivi.
E’ quanto avvenuto domenica 22 aprile 2012, in occasione della V Giornata delle Ferrovie Dimenticate, organizzata da Italia Nostra Crotone, Trebisacce e CR Calabria.
Arrivati in autobus alla mèta, l’antica stazione di Sibari (1869), è stata “scoperta” la targa dedicata a Garibaldi ed a G.Gissing, che da quel luogo erano transitati, rispettivamente nel 1882 e nel 1897.
Nell’occasione, è stato letto un brano significativo del capitolo dedicato da George Gissing al viaggio, tratto dal libro “By The Jonian Sea”(Lungo le Rive dello Jonio) e ribadita la proposta di fruizione della linea ferrata con dei treni navetta, possibilmente di nuova generazione, come il Minuetto a trazione diesel. Treni che dovrebbero essere acquistati dall’Ente Regione Calabria, come hanno fatto in questo periodo le Regioni Toscana, Lazio ed Emilia Romagna.
Lo spettacolo dello scalo sibarita è davvero desolante. Pur essendo stati completati costosi lavori di elettrificazione, non sono affatto utilizzati dai pochissimi treni in transito per la tratta Cosenza e Taranto. Inoltre, nonostante l’investimento di ingenti somme di denaro pubblico per lavori di restauro ed ammodernamento dello scalo sibarita, lo stesso è diventato un vuoto a perdere, un fantasma.
Davanti a questi sprechi di risorse pubbliche, Italia Nostra chiede che gli investimenti siano finalizzati alla riorganizzazione ed al potenziamento dell’intera tratta da Reggio Calabria a Taranto, per una fruizione turistico-culturale dei siti archeologici della Magna Grecia da parte di gruppi organizzati/visite scolastiche. Se la Regione deciderà finalmente di investire risorse nell’ammodernamento del materiale rotabile, ormai obsoleto, si potrebbero utilizzare dei treni-navetta, denominati ad esempio “Sulle Rive del marJonio”, così da facilitare i collegamenti fra le tre regioni, attualmente impossibili, ed arrivare a completare il famoso progetto infrastrutturale del corridoio adriatico, che dovrebbe unirsi a quello jonico, come l’Unione Europea prescrive. Inascoltata.
Queste ed altre proposte sono state ribadite nel corso del convegno pomeridiano, tenuto nella masseria della Torre di Albidona, in una tenuta sorta intorno all’omonima torre medievale, un bene culturale incastonato in un contesto paesaggisticamente rilevante, ben salvaguardato e tutelato.
All’incontro, tenuto all’interno dell’antica biblioteca messa a disposizione dal proprietario della masseria, ha partecipato numeroso pubblico. Tra i relatori, il giornalista Maurella, che ha coordinato i lavori, l’arch.Malatacca, presidente della sezioneTrebisacce,che ha fatto riferimento alla nascita delle antiche ferrovie joniche. Il dott. Grilletta, storico, del direttivo di Crotone, ha descritto la distanza tra il periodo aureo del traffico ferroviario allo scalo crotonese e l’attuale situazione di abbandono delle linee joniche, utilizzando dati del calo del trasporto ferroviario sia merci che passeggeri. Ha proposto l’utilizzazione di treni navetta per il collegamento tra Sibari e Crotone-aeroporto S.Anna. Di sterminio sistematico e programmato delle ferrovie e della mancanza di un rapporto armonioso tra le strutture ferroviarie ed i cittadini ha parlato il prof. Capogreco, docente di storia contemporanea all’UNICAL.
Il preside Masneri ha poi fatto riferimento all’opera meritoria della famiglia Aletti, industriali provenienti da Brescia a seguito dei lavori sulla linea jonica, ed alle ingenti risorse economiche che hanno investito in numerose attività produttive nel territorio. Paolo Donadio, presidente della sezione-Potenza, ed Antonio Bavusi del direttivo, hanno riferito su problemi comuni alle due regioni: la carente tutela del territorio, anzi lo sfruttamento persino di aree protette, come nel caso della val d’Agri per le perforazioni petrolifere, le inadeguate infrastrutture ferroviarie ed i mancati investimenti nei valori del territorio.
A conclusione dell’incontro, la consigliera nazionale Liguori ha auspicato che si possa ampliare ed intensificare la rete di collegamento tra le sezioni di Italia Nostra delle tre regioni limitrofe ed altre associazioni/comitati, così da concordare iniziative comuni affinchè venga garantito a tutti i cittadini, in eguale misura, il diritto di civiltà e di mobilità. In caso contrario, si potrà parlare di violazione dei diritti umani, con tutte le conseguenze possibili, comprese quelle legali.
Crotone, 23 Aprile 2012
Teresa Liguori
Consigliera nazionale Italia Nostra
Presidente sezione di Crotone

“i binari che vanno da ogni parte d’Italia non sono solo lunghi pezzi di ferri che fanno muovere persone e merci. Sono anche storia, cultura, ingegno, capitale sociale investito dai nostri antenati per le generazioni future, per le nostre generazioni”…(Albano Marcarini).

Clicca qui per leggere l’articolo de “Il Crotonese”: “Alla giornata delle ferrovie noi ci andiamo in pullman”

La Basilicata è una gruviera petrolifera!

Riceviamo e pubblichiamo la petizione di Ola (Organizzazione lucana ambientalista) a cui Italia Nostra Crotone ha aderito contro la devastazione della Basilicata. Vi chiediamo di sottoscrivere e diffondere la petizione!! Per mandare le firme potete contattare l’associazione Ola: ola@olambientalista.it

L’UNMIG sconfessa i dati del governatore lucano

Le sottoscritte Associazioni, Comitati, Movimenti e Organizzazioni, premesso che:

  • In Basilicata sono stati già realizzati ben 473 pozzi minerari tra attivi, sterili ed esauriti: 202 nel potentino e 271 nel materano. Di questi 473 pozzi, quelli attualmente attivi sono 68: 43 insistono nel materano e 25 in Val d’Agri. A questi ultimi, occorre aggiungere quelli di prossima attività.
  • In considerazione del fatto che il governatore lucano afferma pubblicamente che i pozzi attivi sono solo 30 (in calce il documento AGR/Petrolio con la dichiarazione del presidente), e giura che la Basilicata non è una gruviera e che non concederà nuovi permessi di ricerca ed autorizzazioni per nuovi pozzi senza il consenso del territorio interessato, le associazioni, i comitati e i movimenti firmatari di questo documento consigliano a Vito de Filippo di collegarsi al sito ufficiale dell’Unmig (che è realizzato dal Ministero per lo Sviluppo Economico), per conoscere il numero effettivo dei pozzi, e di rileggersi il Decreto Ministeriale del 23 gennaio 2012, “aggiornamento del programma dei lavori della concessione di coltivazione Val d’Agri”, per smentire la sua promessa che nessun pozzo nuovo verrà mai realizzato senza il consenso del territorio.
  • In tale decreto si prevede un’intensa attività petrolifera – della quale il presidente della giunta regionale Vito De Filippo non ha chiesto il consenso ai territori interessati – che causerà ulteriori impatti negativi sull’ambiente, sui fragili e delicati ecosistemi idrici della Basilicata e sul ciclo dell’acqua, che e’ già risultata contaminata da idrocarburi nei sedimenti delle dighe. Il problema della contaminazione dell’acqua lucana riguarda anche parte della Puglia (regione che utilizza l’acqua lucana e che con la raffineria Eni di Taranto è direttamente coinvolta nella gestione e negli effetti del petrolio lucano del Progetto Tempa Rossa) e il Cilento della “Grande Lucania”, con il permesso Shell di Monte Cavallo, che interessa gli stessi monti di Tramutola, dal loro versante occidentale. Al permesso Monte Cavallo si oppongono tutti e 18 i Comuni del Vallo del Diano, cosa che ci obbligherà a controllare che la Shell, per ovviare alla forte opposizione in atto, rinunci al permesso di Monte Cavallo, ma vada ugualmente a pescare il petrolio del Vallo del Diano tramite pozzi da realizzare nel limitrofo territorio di Tramutola, già facente parte della concessione Val d’Agri che vede la Shell in società con l’Eni. Il Comune di Tramutola, guarda il caso, è rimasto silente e non si oppone con chiarezza alle attività di ricerca e quelle estrattive. I dati UNMIG relativi al 2011 confermano come vi sia in Basilicata un incremento del rapporto tra superficie petrolizzata e superficie totale regionale con una proiezione della regione indiscutibilmente al primo posto tra le regioni Italiane ove si guardi agli iter autorizzativi in atto.. Un trend di crescita per quanto attiene lo sfruttamento delle fonti fossili che oltre a segnalare la dismissione del settore al nord pone un ingiustificato andare a ritroso nel tempo e contro la storia per quanto attiene il settore dell’energia e lo sviluppo durevole basato su fonti rinnovabili.

Il programma autorizzato dal decreto ministeriale prevede:

  1. la perforazione di 3 pozzi di ricerca “Pergola 1” (Marsiconuovo), “Sant’Elia 1” (Marsicovetere) situati su delicati bacini idrici sotterranei dell’Alta Val d’Agri, dove esistono numerose sorgenti già duramente messe a rischio da inquinamenti di idrocarburi; “Serra del Monte Montemurro” (Viggiano, nuova postazione e pozzo ex novo), vicino la diga del Pertusillo e in area a rischio sismico;
  2. la perforazione di ulteriori 6 pozzi di coltivazione e precisamente “Monte Enoc 6 e 7” (nel centro abitato di Viggiano), ”Alli 2” (con l’attuale ubicazione vicino all’Ospedale e centro abitato di Villa d’Agri), “Cerro Falcone 7” (nel Comune di Marsicovetere) e “Caldarosa 2 e 3” (di questi ultimi pozzi, da delocalizzare al di fuori dell’area del parco nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese, si ignora la nuova ubicazione e anzi, non risulterebbero addirittura presenti nei programmi approvati all’ENI, mentre inspiegabilmente altri pozzi che si trovano all’interno del perimetro del parco non verrebbero delocalizzati);
  3. l’allestimento a produzione con facilities definitive (alias estrazione di greggio), nelle 7 aree pozzo esistenti, di “Cerro Falcone 1”, “Cerro Falcone 2”, quest’ultimo ubicato nel parco nazionale dell’Appennino Lucano e nel SIC/ZPS Serra di Calvello e Monte Volturino. Si tratta del pozzo che può aver provocato l’inquinamento da metalli pesanti della sorgente Acqua dell’Abete, nel comune di Calvello, già riperforato due volte;
  4. il “Cerro Falcone 3-4” (nel P.N. Appennino Lucano), i pozzi petroliferi “Cerro Falcone 5-8”, “Monte Enoc 1”, “Costa Molina ovest 1”, “Monte Enoc Ovest 1”,“Monte Enoc 10” e “Alli 4”: si tratta di work over, ovvero di nuove perforazioni pur se nelle stesse piattaforme. Così come la Regione Basilicata con recente determinazione dirigenziale 24/2/2012,n.240 (BUR Basilicata n. 7 del 6/3/2012), al di fuori di quanto previsto dal decreto ministeriale, ha autorizzato il progetto di work over (nuova perforazione) dei pozzi Monte Alpi 1 e Monte Alpi 2 localizzati in località Carleo di Viggiano;
  5. Il decreto parla anche di aree pozzo per i pozzi ancora da perforare Monte Enoc 6-7, Alli2, Cerro Falcone 7, Caldarosa 2-3 (dunque nuove opere?) e di nuove condotte da realizzare dai pozzi nuovi di Pergola 1 e Sant’Elia 1 al Centro Olio di Viggiano, di un adeguamento dell’impianto di raffinazione per il trattamento di 104 mila b/g.

Le Associazioni, Movimenti e Comitati firmatari, pertanto, nel ricordare al Governatore filo petroliere che il petrolio in 60 anni di attività estrattiva (dal ’50 si estrae in Val Basento, dal ’97 in Val d’Agri) ha portato povertà e problemi e che i suoi «Patto per lo sviluppo» e «Patto per l’ambiente» contenuti nel
Memorandum, altro non sono che scatole piene di pura propaganda per ri-imbrogliare elettoralmente la gente dopo le promesse andate a vuoto negli anni ’50 e ’97,

RIBADISCONO
che la Basilicata è già una gruviera e chiedono al responsabile di questa gruviera del suolo lucano, Vito De Filippo, di spiegare:

  • perché la Regione Basilicata attiva procedure per nuovi pareri VIA per nuove istanze di ricerca di idrocarburi (sono 15 ed attualmente ne sono in itinere 3 da parte di Shell, Monte Cavallo, La Cerasa e Pignola e 2 della Total Tempa La Petrosa e Oliveto Lucano), in una terra che ha già 12 permessi di ricerca e 22 concessioni estrattive, 2 campi di stoccaggio del gas per un totale di 51 tra nuove istanze di permesso, permessi, concessioni e stoccaggio di gas. Parte delle infrastrutture petrolifere esistenti (pozzi, oleodotti, gasdotti, piattaforme ed impianti) , le istanze di ricerca, i permessi e le concessioni, coinvolgono anche aree protette, zone vulnerabili dal punto di vista idrogeologico, corsi d’acqua ed invasi, sorgenti e bacini idrici di superficie e di profondità;
  • perché non si chiedono i piani ingegneristici dei singoli pozzi alle società minerarie a tutela delle falde idriche del sottosuolo;
  • cosa sono i work over, perché vengono realizzati nelle concessioni minerarie già estrattive e come mai sono esentati dalla presentazione di una VIA, Valutazione di Impatto Ambientale, nonostante raggiungano in alcuni casi profondità di 7 km circa?
  • perché non si ascoltano , in un confronto democratico, i cittadini interessati che poi sono, essendo tutta la Regione territorialmente compromessa, tutti gli abitanti del suolo lucano.
  • perché le società di coltivazione petrolifera non finanziano: studi epidemiologici nelle aree di attuale estrazione che interessino sia la popolazione sia i lavoratori diretti; la Sorveglianza sanitaria in atto per le conseguenze generate tra i lavoratori ed i loro familiari che hanno prestato servizio nei siti industriali dell’area Basento e quelli in Val Camastra e Val d’Agri; un Fondo Regionale Vittime per rimborsare le vittime (invalide) e i loro familiari, in caso di decesso di un loro congiunto per esposizione a sostanze tossichenocive, irritanti e fibrosanti (benzene, trielina, IPA, amianto,etc);

Alla luce di quanto sopra esposto, si chiede alla regione Basilicata di sospendere
tutti gli iter per l’autorizzazione di nuovi pozzi di idrocarburi e per nuove istanze
per permessi di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi.

Le Associazioni, Movimenti, Comitati ed Organizzazioni Firmatari (elenco in aggiornamento) :

– Forum Ambientalista
– Comitato Cittadini Attivi di Bernalda e Metaponto
– Briganti
– M.T.A.B.
– EPHA – Basilicata
– Legamjonici – Taranto
– Ola – Organizzazione Lucana Ambientalista
– Comitato Boscotrecase di Picerno
– AIEA Val Basento
– No Scorie Trisaia
– Movimento 5 Stelle Matera
– Associazione Ambiente Legalità
– Satriano Insieme
– Onda Rosa Viggiano
– Comitato No Petrolio Vallo di Diano
– SOS Costa Jonica
– Comitato No Oil Potenza
– Comunità Lucana
– Collettivo Corletano – Corleto Perticara
– Confederazione Cobas di Basilicata
– Laboratorio Marmo – Melandro per i Beni Comuni (Baragiano)
– Ciac – Centro Incontro Azione Culturale – Nova Siri (MT)
– Forum “Stefano Gioia” delle Associazioni e Comitati calabresi e lucani per la tutela della legalità e del territorio
– Associazione Ambientalista “il Riccio” – Castrovillari
– Associazione cittadina “Solidarietà e Partecipazione” – Castrovillari
– La Locomotiva della Val d’Agri
– Comitato Sor Aqua di Paterno
– Citta Plurale – Matera
– Legambiente –Circolo Montalbano Jonico
– Associazione 100 Comuni – Avigliano
– Comitato “Uno si distrae al bivio” – Tricarico
– Movimento “Capitanata Rifiuti Zero” – Foggia
– Comitato Civico per Gorgoglione – Gorgoglione (MT)
– Karakteria – Policoro
– Comitato Bosco Soprano – Policoro
– Laboratorio per Viggiano – Viggiano
– Emergenza Ambiente Abruzzo
– Collettivo 10 Maggio – Picerno
– WWF – sezione di Potenza e Aree Interne
– LIPU Coordinamento Puglia e Basilicata
– G.A.T. Gorgoglione Ambiente e Territorio
– Pro Vita Sana Sant’Arcangelo
– Pro Vita Sana – Spinoso
– Italia Nostra – Sezione Potenza e Provincia di Potenza
– Comitato Parchi Italia
– Comitato Diritto alla Salute – Lavello
– Italia Nostra – Sezione di Crotone
– Collettivo Global Info Action
– Uànm Web Tv di Lotta – Altavilla Irpina
– Wolf Emergency
– Movimento Politico Contro l’Indifferenza Sui-GeneriS – Basilicata
– Agernova, associazione di Agroecologi, Biologi, Naturalisti” dalla provincia di Perugia
– Altratella –Atella
– Coordinamento Regionale Acqua Pubblica Basilicata
– Meetup Amici di Beppe Grillo – Taranto
– S.E.L. (Sinistra Ecologia Libertà) Provincia di Potenza
– Circolo Rifondazione “Michelangelo Canonico” – Francavilla in Sinni
– Collettivo Culturale Francavillese – Francavilla in Sinni
– Associazione Brio – Matera
ALLEGATO
* Dichiarazione del presidente della Giunta De Filippo in occasione del Consiglio Regionale sul Memorandum: «Ebbene, ha spiegato il presidente, “sulla base degli accordi del 1998, in Basilicata l’Eni avrebbe dovuto realizzare 54 pozzi” aggiungendo che ad oggi “dei 54 pozzi inizialmente previsti, ben 9 non saranno più realizzati e altri 15 nel frattempo sono stati chiusi o posti in non produzione, con buona pace di chi continuamente, ancora in questi giorni, paventa una regione-gruviera, alla mercé indiscriminata delle Compagnie petrolifere” e, ha ancora aggiunto” non uno in più è stato autorizzato né al momento prevediamo di autorizzarne, in assenza del consenso delle popolazioni locali e degli sviluppi legati alla attuazione del Memorandum, a suo tempo sottoscritto tra Regione e Governo».

Eolico e camorra, nuove accuse dalla Campania

Per la prima volta al nome camorra viene avvicinata la ESSEBIESSE POWER, la società che ha voluto l’eolico che minaccia gli scavi di Seapinum-Altilia, e che ha stravinto al Consiglio di Stato.

Fonte: Tvimolise

Nuove accuse sull’energia rinnovabile a firma della giornalista anticamorra, Rosaria Capacchione che punta il dito sui rapporti tra Caturano e la Essebiesse Power, società che doveva
realizzare l’eolico a Sepino.

Le grinfie della camorra sull’eolico molisano in un business complessivo che coinvolge gli ambienti malavitosi casertani e napoletani fino ad arrivare nella nostra regione in Sardegna e addirittura negli Stati Uniti. A parlarne è la nota giornalista anticamorra Rosaria Capacchione che da anni sulle colonne del quotidiano partenopeo Il Mattino porta avanti la sua battaglia contro la criminalità organizzata campana. In effetti i clan camorristici, come noto, non sono nuovi all’imprenditoria legata all’energia e ai rifiuti. Intrecci quelli criminali per cui è necessaria un’attenta disamina dei fatti. In un articolo di qualche giorno fa, la Capacchione parla di una connessione che passa dalla gestione delle discariche fino alle società che si occupano di energia eolica e di pannelli fotovoltaici. In primis il provvedimento del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere con cui è stata posta sotto sequestro la società Ictea che proprio di eolico si occupa. Dietro alcuni prestanome ci sarebbe infatti Pasquale Pirolo, già noto per i suoi rapporti con la famiglia Bardellino prima e con altri personaggi legati ai boss Iovine e Zagaria. “Le indagini” riferisce la Capacchione “hanno portato a scoprire collegamenti con aziende e personaggi che hanno effettuati lavori di vario genere per parchi eolici in Molise e Sardegna”. Qui viene fuori il nome di un personaggio, il trasportatore Antonio Caturano, noto in Molise per una vicenda di smaltimento illecito di rifiuti pericolosi, la famosa operazione Re Mida che lo portò agli arresti alle porte del Molise. Oggi sotto accusa per presunti rapporti d’affari con la Essebiesse Power, società romana che tra mille polemiche ha ottenuto il via libera per l’installazione di 16 pale eoliche di grosse dimensioni a ridosso dell’area archeologica Altilia Saepinum e sulla quale, in diverse conferenze stampa, era stata messa sotto accusa per una campagna pubblicitaria con fondi destinati alla Direzione dei Beni Culturali. Quanto emerso dalle indagini, insomma, pone nuovi dubbi sulla limpidezza di taluni affari che portano il Molise a ritrovarsi centinaia di torri del vento su un territorio incontaminato.

Treni in città o sistema ferroviario integrato?

Italia Nostra Firenze
Cittadini Area Fiorentina
Comitati dei Cittadini-Firenze

Secondo Mauro Moretti AD del Gruppo Ferrovie dello Stato i problemi di mobilità delle aree metropolitane dipendono dal fatto che le città italiane seguono il modello della “città giardino” (sic). Lo ha detto a Firenze al Convegno nazionale “Treni in città” organizzato lo scorso 20 aprile dalla Regione Toscana e da Legambiente sul tema del Trasporto Pubblico Locale. Facendo uno spericolato confronto tra Firenze e New York Moretti ha detto che dovremmo smettere di sognare bellezza e sostenibilità ripensando invece la forma delle nostre città. Forse biasimava la città diffusa o forse auspicava la costruzione di grattacieli nei centri storici. Fatto sta che il nervosismo del Convegno – dimostrato anche dal fatto che all’esterno c’erano più poliziotti che manifestanti noTAV – è aumentato.
Ermete Realacci per Legambiente si è indispettito ed Enrico Rossi Presidente della Regione Toscana si è scaldato prendendosela – ma tu guarda – con i comitati e i referendum per il ritardo nell’avvio dei cantieri delle tramvie.
Al di là di analisi e soluzioni piuttosto scontate emerse dal breve Convegno il vero tema era un altro. Proprio nel momento in cui, anche in seguito alla crisi economica, aumenta la domanda di trasporto pubblico nelle aree urbane, ci si accorge che non ci sono più soldi perché le risorse sono finite nelle Grandi Opere, specialmente inutili e costose come il sottoattraversamento TAV di Firenze (tre mld di euro) che per Rossi va fatto “presto e bene”. Oppure finiscono nei nuovi treni da 360 km/h, assolutamente inadatti al territorio italiano.
Tenendo conto che Ferrovie dello Stato controlla numerose aree ferroviarie dismesse, se Moretti parla di densificazioni edilizie a un convegno sui trasporti c’è da temere il peggio, cioè casermoni invece di stazioni. Per il trasporto locale – ci dice – ci sarà da spendere ben poco: solo i ricavi dell’Alta Velocità hanno potuto impedire un taglio del 15% dei treni per i pendolari.
Insomma l’AV concepita in Italia a spese del trasporto locale, dovrebbe al tempo stesso finanziarlo. Insieme all’incertezza finanziaria e alla mancanza di pianificazione sono queste incongruenze a rendere insostenibile per l’Italia il confronto con i più virtuosi esempi europei. E’ quanto denunciano esperti e amministratori locali, ma i governi da una decina d’anni concepiscono le liberalizzazioni solo come tagli e non come occasione per una ottimizzazione del servizio.
In Toscana malgrado i dati positivi snocciolati dai vertici regionali e confermati dal rapporto Pendolaria 2011, restano ritardi e contraddizioni. Ci sono carenze gravi nella dotazione infrastrutturale – sulla Rovezzano-Figline, nel nodo di Firenze, sulla Pistoia-Lucca e su tutte le linee non elettrificate. Ci sono carenze gravi nell’integrazione modale e nel coordinamento delle politiche. Risulteranno scarse le connessioni tra treni e tram a Firenze anche a rete tranviaria completata.
Come dichiarano RFI, Regione, Comune e Provincia di Firenze nell’Accordo sottoscritto per il nodo AV, una volta realizzato il sottoattraversamento “permarranno alcuni elementi di criticità che sembrano limitare la possibilità di esercire i diversi servizi di superficie”.
Insomma i faraonici lavori per tav E TRAMVIE , non serviranno a realizzare un Servizio DI TRASPORTO Metropolitano CHE, UTILIZZANDO LA RETE FERROVIARIA LOCALE E BASANDOSI sui nodi funzionali, SIA organizzato per linee suburbane e coordinato con i servizi su gomma.
SERVIRANNO di più, invece, A COOPSETTE coooperativa di Reggio Emilia che, con alcune tra le più qualificate imprese specialistiche per la COSTRUZIONE di tunnel, sta realizzando il sottoattraversamento di Firenze.

Un Eco MUOStro a Niscemi

Un Eco MUOStro a Niscemi
L’arma perfetta per i conflitti del XXI secolo
Antonio Mazzeo

Famelico e insaziabile, il Dio di tutte le guerre ha partorito un nuovo Mostro. Per annientare il pianeta dallo spazio ed eclissare i Soli e le Lune. Si nutrirà del sangue di ogni essere vivente. Muterà il Dna delle specie e degli habitat. Trasformerà i ghiacciai in deserti, i laghi in paludi, gli oceani in melma. Fiumi e torrenti di fuoco, piogge di ceneri, uragani di polveri e fumo. Il quinto Cavaliere dell’Apocalisse. Vestale dell’Olocausto. Elogio della Follia e della Morte.
Il padre Marte ha battezzato il figlio MUOS, Mobile User Objective System, perché fosse chiara a tutti la sua natura infernale. Una rete di mega-antenne e satelliti per telecomunicazioni veloci come la luce perché sull’infinito domini l’oscurità. L’arma perfetta per i conflitti del XXI secolo, quelli con i missili all’uranio impoverito, gli aerei senza pilota e le armi atomiche in miniatura. È a Niscemi, nel cuore di un’importante riserva naturale, che fervono i preparativi per l’installazione di uno dei suoi quattro terminali terrestri mondiali. Un’opera benedetta dai Signori del Pentagono, dal governo italiano e dalla Regione Siciliana. E a cui non fa mancare il suo contributo la borghesia mafiosa isolana. Per il MUOStro di Niscemi sembrava cosa fatta, ma centinaia di giovani ci hanno messo lo zampino …

In stampa con Sicilia Punto L – Edizioni – Ragusa
e-book con Errant Editions

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