Treni in città o sistema ferroviario integrato?

Italia Nostra Firenze
Cittadini Area Fiorentina
Comitati dei Cittadini-Firenze

Secondo Mauro Moretti AD del Gruppo Ferrovie dello Stato i problemi di mobilità delle aree metropolitane dipendono dal fatto che le città italiane seguono il modello della “città giardino” (sic). Lo ha detto a Firenze al Convegno nazionale “Treni in città” organizzato lo scorso 20 aprile dalla Regione Toscana e da Legambiente sul tema del Trasporto Pubblico Locale. Facendo uno spericolato confronto tra Firenze e New York Moretti ha detto che dovremmo smettere di sognare bellezza e sostenibilità ripensando invece la forma delle nostre città. Forse biasimava la città diffusa o forse auspicava la costruzione di grattacieli nei centri storici. Fatto sta che il nervosismo del Convegno – dimostrato anche dal fatto che all’esterno c’erano più poliziotti che manifestanti noTAV – è aumentato.
Ermete Realacci per Legambiente si è indispettito ed Enrico Rossi Presidente della Regione Toscana si è scaldato prendendosela – ma tu guarda – con i comitati e i referendum per il ritardo nell’avvio dei cantieri delle tramvie.
Al di là di analisi e soluzioni piuttosto scontate emerse dal breve Convegno il vero tema era un altro. Proprio nel momento in cui, anche in seguito alla crisi economica, aumenta la domanda di trasporto pubblico nelle aree urbane, ci si accorge che non ci sono più soldi perché le risorse sono finite nelle Grandi Opere, specialmente inutili e costose come il sottoattraversamento TAV di Firenze (tre mld di euro) che per Rossi va fatto “presto e bene”. Oppure finiscono nei nuovi treni da 360 km/h, assolutamente inadatti al territorio italiano.
Tenendo conto che Ferrovie dello Stato controlla numerose aree ferroviarie dismesse, se Moretti parla di densificazioni edilizie a un convegno sui trasporti c’è da temere il peggio, cioè casermoni invece di stazioni. Per il trasporto locale – ci dice – ci sarà da spendere ben poco: solo i ricavi dell’Alta Velocità hanno potuto impedire un taglio del 15% dei treni per i pendolari.
Insomma l’AV concepita in Italia a spese del trasporto locale, dovrebbe al tempo stesso finanziarlo. Insieme all’incertezza finanziaria e alla mancanza di pianificazione sono queste incongruenze a rendere insostenibile per l’Italia il confronto con i più virtuosi esempi europei. E’ quanto denunciano esperti e amministratori locali, ma i governi da una decina d’anni concepiscono le liberalizzazioni solo come tagli e non come occasione per una ottimizzazione del servizio.
In Toscana malgrado i dati positivi snocciolati dai vertici regionali e confermati dal rapporto Pendolaria 2011, restano ritardi e contraddizioni. Ci sono carenze gravi nella dotazione infrastrutturale – sulla Rovezzano-Figline, nel nodo di Firenze, sulla Pistoia-Lucca e su tutte le linee non elettrificate. Ci sono carenze gravi nell’integrazione modale e nel coordinamento delle politiche. Risulteranno scarse le connessioni tra treni e tram a Firenze anche a rete tranviaria completata.
Come dichiarano RFI, Regione, Comune e Provincia di Firenze nell’Accordo sottoscritto per il nodo AV, una volta realizzato il sottoattraversamento “permarranno alcuni elementi di criticità che sembrano limitare la possibilità di esercire i diversi servizi di superficie”.
Insomma i faraonici lavori per tav E TRAMVIE , non serviranno a realizzare un Servizio DI TRASPORTO Metropolitano CHE, UTILIZZANDO LA RETE FERROVIARIA LOCALE E BASANDOSI sui nodi funzionali, SIA organizzato per linee suburbane e coordinato con i servizi su gomma.
SERVIRANNO di più, invece, A COOPSETTE coooperativa di Reggio Emilia che, con alcune tra le più qualificate imprese specialistiche per la COSTRUZIONE di tunnel, sta realizzando il sottoattraversamento di Firenze.

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