Archivi Mensili: giugno 2012

Piccoli golpe estivi in Regione Toscana

Fonte: Associazione Valdisieve

Riportiamo 2 comunicati sull’inquietante vicenda che si sta consumando all’interno della “ROSSA” REGIONE TOSCANA e che riguarda ( o riguarderà) probabili decisioni in merito a PROGETTI sottoposti a VIA e VAS, chiedendoci come mai il Presidente Rossi avrà deciso di fare questa cosa. Forse i comnicati sotto riescono a chiarire meglio la situazione.

Italia Nostra Firenze, 335 5410190
Comitato Notunneltav Firenze, 338 3092948

E’ molto inquietante quello che sta accadendo in Regione Toscana: il Presidente della Regione Enrico Rossi, con decreto del 15 giugno, toglie all’Assessorato all’Ambiente e riserva a se stesso le competenze su VIA (valutazione di impatto ambientale) e VAS (valutazione ambientale strategica), peraltro senza alcuna motivazione.
E’ inquietante perché avviene all’indomani delle dichiarazioni dello stesso Presidente sull’assoluta necessità di procedere con le “grandi opere” infrastrutturali che interessano massicciamente la Regione, a partire dal nefasto progetto di sottoattraversamento fiorentino di TAV. Non vorremmo che quella dichiarata necessità comportasse lo svuotamento degli strumenti di controllo e valutazione dei progetti, fra cui appunto la VIA e la VAS.
Nello stesso momento voci fondate e sempre più insistenti parlano della rimozione, che sarebbe già avvenuta, del Responsabile del Settore regionale competente per la VIA, per destinarlo ad altro incarico.
Forse perché applicando le leggi e quegli strumenti di controllo e valutazione, costituiva un ostacolo agli appetiti dei cementificatori?
Non sarà perché, per esempio, con un atto esemplare, basato su pareri tecnici di ARPAT e Ministero, il Settore VIA ha dato parere negativo all’utilizzo alla miniera di Santa Barbara del materiale scavato nei tunnel fiorentini dalla fresa (Monnalisa) in quanto classificato come rifiuto?
Questa classificazione rende impossibile l’inizio dello scavo delle gallerie, dimostrando la falsità delle dichiarazioni di tutti quelli che vogliono questo progetto ad ogni costo (dall’AD delle ferrovie Mauro Moretti, all’ex ministro delle infrastrutture Altero Matteoli, all’ex assessore regionale e attuale responsabile del PD per le infrastrutture e consigliere del Fondo F2i Riccardo Conti, fino al presidente Enrico Rossi).
Purtroppo i fatti denunciati, privi di alcuna motivazione, autorizzano domande inquietanti, a cui speriamo qualcuno voglia dare risposta.
Si tratta di un atto gravissimo che non ha precedenti e che coinvolge un settore tanto delicato proprio in un momento in cui non solo per TAV, ma per le più grandi opere infrastrutturali della Toscana, sono in scadenza le autorizzazioni. Davanti a serie e circostanziate difficoltà la soluzione del presidente Rossi appare fortemente antidemocratica e assai opaca; possiamo definire questi atti come un piccolo golpe che svela l’ottuso e arrogante bisogno dei fautori del tunnel di non fermarsi davanti a nulla.
L’associazione Italia Nostra e il Comitato Notunneltav sperano in un sussulto di orgoglio del Consiglio Regionale perché fermi questo vergognoso tentativo di annullare ogni controllo democratico e amministrativo. 

Comunicato stampa perUnaltracittà – lista di cittadinanza

Il presidente regionale Enrico Rossi sta mostrando un decisionismo muscolare in materia di “grandi opere” che ci suscita più di un allarme. Prima fa le distinzioni fra ambientalisti “buoni” (lui) e “cattivi” (chi si oppone a un inceneritore, una autostrada, un supertunnel), con una logica del “fare” che prescinde dal merito delle opere e delle motivazioni. Poi, individuando nelle “grandi opere” il motore del futuro regionale, si lamenta che queste vadano troppo a rilento, e sprona tutti ad affrettarsi.
Passando dalle parole ai fatti, con un decreto del 14 giugno, che non riporta alcuna motivazione, toglie la competenza in materia di Valutazione di Impatto Ambientale e di Valutazione Ambientale Strategica a chi ne è naturale depositario, l’Assessore all’Ambiente Bramerini, per riservare a se medesimo l’onere e l’onore di occuparsi direttamente della questione.
Infine rimuove, secondo notizie fondate, il dirigente regionale del settore Valutazioni ambientali, per sostituirlo non si sa con chi. Non è dato conoscere neanche in questo caso le motivazioni di un avvicendamento improvviso e inspiegabile. Evidentemente qualcosa non andava. Il dubbio che ci coglie, vedendo tutto l’insieme, è che quello che non piaceva al presidente Rossi fosse un sistema di regole, di tutele e di valutazioni evidentemente troppo invadente per il suo ambientalismo, più attento al “fare” che all’ambiente.
Il dubbio è che meno si scava (nei progetti, non nei tunnel) e meglio è, che l’importante è aprire cantieri, senza tanti “lacci e lacciuoli”. Hai visto mai che su certi terreni Rossi e Renzi, che sono ormai come cane e gatto, sono in realtà più vicini di quanto non si pensi?

L’Onu e la sostenibilità insostenibile

Fonte: Cronache
Di: Paolo Fior

“L’uomo pensa, Dio ride” recita un antico proverbio yiddish. Su Dio non mi esprimo, pur convenendo che il ridere abbia un qualcosa di divino; quanto al pensare dell’uomo, beh, talvolta è un esercizio che produce ben magri risultati. E’ il caso, a mio avviso, dell’iniziativa lanciata nel corso del vertice Rio+20 dal Programma per l’ambiente delle Nazioni Unite (UNEP, United Nations Environment Program). Si tratta di un’iniziativa in sé encomiabile: un piano globale per aiutare le città a utilizzare in modo più efficiente le risorse, sprecando cioè meno energia, meno acqua, producendo meno rifiuti e inquinamento. Uno degli aspetti chiave per raggiungere questi obiettivi è il rilancio e il potenziamento del trasporto pubblico. Tutto vero, tutto giusto, tutto importante. Allora dove sta il problema? Il problema secondo me sta nelle premesse, tutte sbagliate. Eccole: “Si stima che nel 2050 l’80% della popolazione mondiale vivrà nelle città. Secondo le proiezioni, questa seconda ondata di urbanizzazione porterà più di 3 miliardi di persone aggiuntive nelle metropoli in un lasso temporale di soli 80 anni, principalmente in Africa e Asia. In un mondo che si urbanizza così rapidamente, le città sono sempre più al centro degli sforzi e delle attenzioni della comunità internazionale per aumentarne la sostenibilità”.
Se voi aveste una qualche possibilità di incidere sulla realtà, concentrereste i vostri sforzi per cercare di rendere sostenibile l’insostenibile (l’80% della popolazione mondiale urbanizzata, 3 miliardi di individui in più in megalopoli come Lagos, Mumbai etc.), oppure cerchereste di promuovere politiche che incentivino attività economiche diffuse sul territorio capaci di dare prospettive concrete alle comunità locali proprio per prevenire l’urbanizzazione di massa? Le premesse da cui muove l’iniziativa delle Nazioni Unite sono premesse da incubo e se quello scenario si concretizzasse il problema delle citttà non sarebbe certo quello della sostenibilità intesa come uso efficiente delle risorse… Ci sarebbe un problema sanitario e alimentare enorme, una povertà, una disperazione, una violenza ancora più estrema di quella che già oggi c’è negli slums di molte megalopoli anche occidentali. La mentalità che traspare da molti studi e iniziative riccamente finanziate, come questo Programma per l’Ambiente delle Nazioni Unite, è frutto di un sapere a tal punto parcellizzato da aver perso di vista l’uomo in quanto tale. E’ quello che Heidegger definiva “l’oblio dell’essere”: un uomo che da signore della natura diventa una semplice cosa in mano a forze che lui stesso ha scatenato ma che lo travalicano e per le quali l’uomo in quanto tale non ha alcun valore, non riveste alcun interesse. Per cambiare davvero occorre pensare in un modo differente, innanzitutto rimettendo al centro l’uomo. E poi magari tornando a occuparsi della risata di Dio dal cui eco – si diverte a pensare Milan Kundera – è venuta al mondo l’arte del romanzo. Perché la risata è una cosa molto più seria di quello che si sarebbe portati a pensare.

Rossi toglie all’assessorato all’Ambiente le deleghe per Vas e Via

Fonte: Stamp Toscana

Con delibera del 15 giugno, il governatore compie il “piccolo golpe” (secondo
la definizione di Italia Nostra e ComitatonotunnelTav che
denucniano l’accaduto) e avoca a se stesso le deleghe

Firenze – Cosa succede in Regione Toscana? Qualcosa che Italia Nostra Firenze giudica “un piccolo golpe”. E sono Maria Rita Signorini, del direttivo nazionale dell’associazione ambientalista, insieme a Tiziano Cardosi, esponente del ComitatonotunnelTav, a fare emergere la delibera del 15 giugno con cui il presidente Enrico Rossi toglie all’assessorato all’ambiente e riserva a se stesso le competenze su Via (valutazione d’impatto ambientale) e Vas (valutazione ambientale strategica) “peraltro – come aggiungono Signorini e Cardosi – senza alcuna motivazione”.
“E’ inquietante perché avviene all’indomani delle dichiarazioni dello stesso presidente sull’assoluta necessità di procedere con le “grandi opere” infrastrutturali che interessano massicciamente la Regione, a partire dal nefasto progetto di sottoattraversamento fiorentino di Tav – spiega la nota congiunta – non vorremmo che quella dichiarata necessità comportasse lo svuotamento degli strumenti di controllo e valutazione dei progetti, fra cui appunto la Via e la Vas”.
Ma non basta, come spiegano Signorini e Cardosi. “Nello stesso momento voci fondate e sempre più insistenti parlano dell’avvenuta rimozione del Responsabile del Settore regionale competente per la Via, per destinarlo ad altro incarico”. Insomma, quello che preoccupa l’associazione ambientalista e il ComitatonotunnelTav, è la “desertificazione” che di fatto “sembra essere praticata in una postazione così importante, che svolge un controllo su permessi fondamentali per assicurare la sostenibilità delle opere sottoposte a giudizio degli esperti”.  E la polemica è inevitabile: fra le cause della decisione del governatore, i dubbi espressi da Signorini e Cardosi energono chiari. “Forse applicare le leggi e quegli strumenti di controllo e valutazione, costituiva un “ostacolo” agli appetiti cementizi? – attaccano – non sarà perché, ad esempio, con un atto esemplare, basato su pareri tecnici di Arpat e Ministero, il Settore Via ha dato parere negativo all’utilizzo alla miniera di Santa Barbara del materiale scavato dalla talpa (Monnalisa) classificato come rifiuto? Questa classificazione rende impossibile l’inizio dello scavo delle gallerie fiorentine, dimostrando la falsità delle dichiarazioni di tutti quelli che vogliono questo progetto ad ogni costo (dall’AD delle ferrovie Mauro Moretti, all’ex ministro delle infrastrutture Altero Matteoli, all’ex assessore regionale e attuale responsabile del PD per le infrastrutture e consigliere del Fondo F2i Riccardo Conti, fino al presidente regionale). Purtroppo i fatti denunciati, privi di alcuna motivazione, autorizzano domande inquietanti, a cui chiediamo una risposta”.
E di fronte al fatto compiuto, Italia Nostra parla di un vero e proprio “piccolo golpe”: in realtà, si tratta di una competenza propria del presidente, anche se, vista la delicatezza eell’argomento, forse sarebbe stata auspicabile una decisione più … “condivisa”.
E dunque? Tutto, per Italia Nostra e per il Comitato NotunnelTav rimane affidato al consiglio regionale, di cui si auspica “un sussulto di orgoglio perché fermi questo vergognoso tentativo di annullare ogni controllo democratico e amministrativo”.

Consegna delle firme contro la costruzione dell’inceneritore a Selvapiana

ASSOCIAZIONE VALDISIEVE
COMITATO VALDISIEVE
ASSOCIAZIONE VIVERE IN VALDISIEVE

Sabato 23 giugno 2012, una rappresentanza dell’Associazione, del Comitato e di Vivere in Valdisieve ha consegnato al Sindaco di Rufina 1.400 firme di cittadini della Valdisieve che si oppongono alla costruzione del mega inceneritore a Selvapiana.
Ad inizio di incontro sono stati letti gli articoli della Costituzione Italiana 9, 2° comma,
“la Repubblica… tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”
e 32: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività…”
E’ stato poi sollecitato un incontro pubblico con amministratori e cittadini per dare un’approfondita informazione sulla costruzione del nuovo inceneritore e sulle possibili alternative, dato che gli effetti della decisione che verrà presa condizioneranno la popolazione e il territorio per almeno i prossimi trent’anni.
E’ stato fatto notare al Sindaco che né lui né alcuno dei suoi collaboratori ha mai partecipato, anche se invitato, alle assemblee sul tema dei rifiuti promosse dai cittadini con la partecipazione di eminenti scienziati di livello internazionale; questa è stata la sua risposta “ come voi siete liberi di promuovere le iniziative che volete, anch’io sono libero di partecipare o no!” , dimenticando che il sindaco non è un cittadino qualunque e perciò ha il diritto dovere di ascoltare i suoi cittadini e non solo i vertici del suo partito.
Inoltre gli è stato fatto presente che le direttive dell’U.E. impongono il massimo impegno per il recupero e il riciclo dei rifiuti senza ricorrere all’incenerimento. La costruzione di un nuovo inceneritore potrà dar luogo a eventuali sanzioni pecuniarie; tali sanzioni a parer nostro devono ricadere solo sul Sindaco e sugli amministratori che non hanno rispettato tali direttive e non come sempre sugli incolpevoli cittadini.
La raccolta delle firme continua e presto le consegneremo anche ai Sindaci di Pontassieve e Pelago.

Terremoto: Italia Nostra chiede un incontro urgente con il Ministro Ornaghi

Il Consiglio Direttivo dell’Associazione ribadisce la propria posizione contro l’esautorazione delle Soprintendenze, la subordinazione alla protezione civile ed esprime forte preoccupazione per i ritardi delle operazioni di ricognizione del danno e di messa in sicurezza degli immobili e la  mancanza di trasparenza della gestione post-sisma

Il Consiglio Direttivo di Italia Nostra riunito a Roma si riconosce, sostiene e condivide l’analisi e le critiche espresse nei confronti dell’azione del Ministero dei beni culturali nella conferenza stampa dell’11 giugno 2012 promossa dalle sezioni dei territori colpiti dal sisma.
In particolare respinge:

  • l’esautorazione delle Soprintendenze territorialmente competenti e capaci di gestire i problemi della messa in sicurezza del patrimonio culturale
  • l’illegittimo incardinamento degli organi di tutela – che significa acritica subordinazione – alla protezione civile che  ha dimostrato scarso interesse alla difesa del patrimonio culturale colpito, come evidenzia il numero ancora imprecisato di demolizioni già realizzate o programmate
  • la tendenza, frutto di ignoranza culturale, di dividere il patrimonio storico delle zone colpite in edifici di serie A da conservare ed edifici di serie B da tutelare
  • l’abbandono del concetto di centro storico come complesso indivisibile da tutelare nel suo insieme, così come Italia Nostra, a partire dalla Carta di Gubbio, ha sostenuto sempre. Il centro storico rappresenta per la popolazione elemento indispensabile di identità civile e sociale.

Segnala con vivissima preoccupazione:

  • i ritardi delle operazioni di ricognizione del danno e di messa in sicurezza degli immobili
  • la mancanza di trasparenza e di coinvolgimento di queste fasi post-sisma, pericolosa anche sotto il profilo della tenuta democratica.

Vista la gravità e l’urgenza dei problemi, Italia Nostra richiede un incontro immediato con il Ministro Lorenzo Ornaghi ai fini di esporgli nel dettaglio le criticità della situazione attuale e proporgli immediate azioni correttive, senza le quali il Ministero rischia di uscire definitivamente screditato.
La gestione aquilana è un’esperienza da archiviare e Italia Nostra metterà in atto ogni azione legittima affinché non si ripeta.

Cimabue Usa, e getta

Fonte: Il Corriere fiorentino,  23/06/2012 
Di: Tomaso Montanari

«Credette Cimabue ne la pittura tener lo campo»: e si sbagliava alla grande – si potrebbe dire, massacrando per par condicio anche Dante –: perché il suo campo non è la pittura, ma il marketing.
L’addetto culturale italiano a Washington, Renato Miracco, è venuto ad Arezzo per spiegare al sindaco Fanfani, all’assessore alla cultura Macrì, al Soprintendente Bureca e al vescovo Fontana perché dovrebbero precipitarsi a spedire negli Stati Uniti il grandissimo Crocifisso di Cimabue conservato nella chiesa di San Domenico. L’opera dovrebbe essere esposta a Washington nel 2013 (in occasione dell’Anno della cultura italiana in America) insieme al Satiro danzante di Mazara del Vallo: non perché qualcuno veda un nesso tra le due opere (almeno spero), ma perché si tratta di due ‘capolavori assoluti’ e ‘rarissimi’.
L’assessore Macrì ha prontamente commentato: «Siamo di fronte a un’occasione irripetibile che offre ad Arezzo due eccezionali opportunità. La prima è di legare, negli Stati Uniti, la cultura italiana alla nostra città. Gli eventi programmati in occasione dell’Anno della Cultura avranno formidabili riflessi mediatici in America e noi saremo sotto la luce dei riflettori. Essere stati scelti per rappresentare l’Italia è una gratificazione, ma soprattutto un “treno promozionale” che non può essere assolutamente perduto».
Non discuto le ottime intenzioni dell’assessore. Ma l’effetto di queste parole è terrificante: dipingono l’Italia come una vecchia aristocratica decaduta che per mantenersi deve prostituire le sue bellissime figliole, con i mezzani che si fregano le mani quando c’è un cliente col portafoglio gonfio. Guai a perdere l’occasione.
Ma è davvero a questo che serve, Cimabue? Io credo di no, e credo che
spedirlo in America sia profondamente sbagliato per almeno quattro ragioni.
La prima è che è pericoloso. Se tra i giganti dell’arte italiana ce n’è uno raro, fragile, sfortunato, ebbene quello è Cimabue. Il tempo, le alluvioni e i terremoti hanno decimato il corpus di questo patriarca della lingua figurativa italiana, e noi non possiamo mettere a rischio una delle sue poche opere sicure e ben conservate: un colosso di 3 metri e 36 per 2 e 67, dipinto a tempera su legno quando Dante aveva meno di cinque anni. Come possiamo anche solo pensare di caricarlo su un aereo per fargli fare l’uomo-sandwich del turismo aretino? L’anno scorso, l’arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori provò a spedire a Mosca un’opera analoga per importanza e dimensioni, il Crocifisso di Giotto di Ognissanti, ma per fortuna l’Opificio si mise di traverso: e c’è da sperare che anche questa volta gli organi di tutela battano un colpo.
La seconda è che è illegale. L’articolo 9 della Costituzione dice che la Repubblica tutela il patrimonio storico e artistico della nazione italiana. E l’articolo 66 del Codice dei Beni culturali dice che «può essere autorizzata l’uscita temporanea dal territorio della Repubblica» delle opere vincolate solo per «manifestazioni, mostre o esposizioni d’arte di alto interesse culturale, sempre che ne siano garantite l’integrità e la sicurezza». Ma in questo caso non c’è alcun valore culturale, e la natura eccezionale dell’opera rende impossibile garantirne davvero la sicurezza.
La terza è che è diseducativo. Come dimostrano alcune sentenze della Corte Costituzionale, l’articolo 9 dice che il patrimonio serve ad aumentare la cultura, non a fare da volano allo sviluppo economico. Forse mi sbaglio, ma mi aspetterei che un sindaco, un assessore alla cultura, un soprintendente e un vescovo mettessero al primo posto la formazione dei cittadini: e non si strappa un crocifisso da una chiesa, un’opera dal suo contesto originario. E non si assoggetta al mercimonio un testo poetico e sacro così alto.
La quarta è che è inutile. Nessun economista pensa che ci sia davvero un nesso tra l’esposizione del Crocifisso di Cimabue a Washington e il turismo americano ad Arezzo: non c’è alcuna ricaduta, se non per l’immagine personale di coloro che organizzano l’‘evento’, i quali sono gli unici a guadagnarci.
Tutti gli altri – Cimabue, la città di Arezzo, la cultura italiana – hanno solo da perderci.

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