Santa Luce come il Sahel: fango secco e pesci morti

Italia Nostra e WWF hanno fatto già due ricorsi contro Eti- Solvay e andremo avanti!

Fonte: La Repubblica
Poco più di 100 ettari di riserva naturale, un terzo del bacino idrico che la società Solvay realizzò a cavallo tra gli anni ’50 e ’60 per avere riserve d’acqua per la sodiera e le altre fabbricazioni dello stabilimento, dal ’92 poi oasi Lipu (vi sono state censite ben 150 specie di volatili) e centro di osservazione delle migrazioni. Da ieri il lago di Santa Luce è un gigante d’argilla senza vita: la fauna ittica devastata, un danno ambientale incredibile che fa gridare il sindaco del piccolo comune collinare del Pisano al disastro. Così Andrea Marini definisce la situazione del lago nella lettera urgente che di prima mattina ha inviato al prefetto e al presidente della Provincia di Pisa. Invocando un rapido intervento per ripristinare, laddove possibile, l’originale stato dei luoghi. Solvay, ieri, è già intervenuta con i propri mezzi per rimuovere le carcasse di pesci rimaste sull’alveo del lago: centinaia di carpe, lucci, anguille senza vita. Un’opera di pulizia, in sostanza. La polizia provinciale coi vigili urbani di S. Luce ha fatto un accurato sopralluogo nell’area della riserva naturale stilando un verbale ed allegando un’eloquente documentazione fotografica della situazione. In attesa di valutare se ci sono responsabilità al di là della grave siccità che sta rendendo critico l’approvvigionamento idrico nell’Alta e Bassa Val di Cecina. Nel mirino c’è la multinazionale chimica, proprietaria del lago, ritenuta responsabile di aver prelevato troppo dalla diga, affossando di fatto lo specchio d’acqua in un momento già critico, nel pieno dell’estate. L’azienda, d’altro canto, si difende. La siccità – spiega Solvay in una nota – rischia di mettere a repentaglio anche le nostre produzioni. «A Santa Luce gli interventi non vanno oltre i prelievi lungo il corso del fiume Fine, si spiega, nel rispetto delle normative vigenti». E Solvay ricorda come alcuni provvedimenti presi per la riserva idrica del fiume Cecina stiano comunque mettendo a rischio alcune fabbricazioni la cui attività – si sostiene – potrebbe essere ridotta. Eppure grida d’allarme sullo stato del lago di Santa Luce c’erano già state a gennaio. E poi ancora a marzo, e a giugno. Giorno dopo giorno il livello dell’acqua si abbassava, tanto che – in Comune a S. Luce – c’era chi aveva invocato un intervento urgente. Si è fatto tardi. Ieri la constatazione del disastro in atto: un bacino a secco e la fauna ittica completamente devastata. E risanare sarà difficilissimo.

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